Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


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Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





sabato 12 maggio 2018

Isola delle Femmine, vivere con la cementeria nel centro abitato

Isola delle Femmine, vivere con la cementeria nel centro abitato 


Però si può fare. Basta organizzarsi e abituarsi. Ma c’è chi non si abitua. Come quelli del “Comitato Isola pulita” che, in occasione della manifestazione promossa oggi dai gestori della cementeria, tornano a porre il problema dei controlli. ‘Viaggio’ nella cittadina, alle porte di Palermo, dove il cemento è il filo conduttore dell’aria che si respira… E dove il Governo regionale fa il pesce dentro il barile alla ricerca dell’AIA ‘fantasma’
“L’ho detto e lo ripeto per l’ennesima volta: serve un’analisi epidemiologica per capire quello che sta succedendo. Perché qualcosa, qui ad Isola delle Femmine sta succedendo”.
Pino Ciampolillo del “Comitato Isola pulita” si batte da anni per fare chiarezza sulla presenza, nel centro abitato di Isola delle Femmine, della cementeria. 
“Siamo l’unico caso – precisa – di una cementeria realizzata dentro un centro abitato. Per carità, loro, i signori della Italcementi, dicono di essere in regola con tutte le autorizzazioni. Ora, a parte i nostri dubbi sulle autorizzazioni, noi, oltre alle parole, oltre alle rassicurazioni, vorremmo anche qualcosa di concreto”.
Intanto, questa mattina, a Isola delle Femmine va in scena la manifestazione “Incontriamoci: porte aperte alla comunità”, promossa dai gestori della cementeria, l’Italcementi.
“Ben venga la manifestazione – ci dice sempre Ciampolillo -. Però c’è il rispetto della legge. Viene rispettata la legge a Isola delle Femmine? Ribadiamo: qui siamo in un centro abitato. E spesso, la mattina, l’aria che respiriamo non ci fa sognare. Anzi. Sì, l’ARPA dice che è tutto regolare. Ma l’aria la respiriamo noi”.
Già, l’ARPA. E’ l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente. Un ente che costa quasi 30 milioni di euro all’anno e, nel silenzio generale, viene pagata con i soldi tolti, abusivamente, agli ospedali pubblici della Sicilia. Un inghippo dei Governi regionali che si fanno scippare i fondi da Roma e poi, non sapendo dove trovare i soldi per pagare questo e quello, li tolgono, per esempio, ai Pronto Soccorso che, non a caso, somigliano a bolgie dantesche. 
Questa è la politica siciliana. E questi sono i politici che la governano: arruffoni, confusionari, spesso disinformati.
Circa tre mesi fa, su Palermotoday, abbiamo letto la seguente dichiarazione del segretario generale Fillea Cgil Palermo Francesco Piastra:
“Apprendiamo positivamente che il Presidente della Regione ha annunciato la volontà del governo regionale di garantire il rinnovo delle concessioni a Italcementi per garantire la continuità produttiva”.
La storia è sempre la stessa: la cementeria di Isola delle Femmine Inquina, ma dà lavoro. E il sindacato, in Sicilia – l’area industriale di Siracusa lo insegna – tra occupazione, inquinamento e malattie da una parte e disoccupazione dall’altra parte sceglie la prima opzione.
Quando il Presidente Musumeci ha rilasciato questa dichiarazione, Claudia Mannino, già parlamentare nazionale, che vive da quelle parti, rilasciava, invece, la seguente dichiarazione:
“Musumeci cede al ricatto di Italcementi, ma manca l’autorizzazione ambientale”.
Claudia Mannino solleva un problema che la Regione nasconde da anni sotto il tappeto: l’autorizzazione sulla quale non è mai stata fatta chiarezza.
“Confermo – ci dice sempre Campolillo -: l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata dagli uffici dell’assessorato al Territorio e Ambiente è illegittima e, in ogni caso, è scaduta dal 2014”.
Claudua Mannino, tre mesi fa, è stata ancora più precisa:
“Sono senz’altro contenta del fatto che gli operai dello stabilimento Italcementi di Isola delle Femmine abbiano salvato il proprio posto di lavoro. Al tempo stesso mi chiedo come sia possibile che la politica regionale ceda ad un vero e proprio ricatto, prorogando l’autorizzazione per lo sfruttamento della cava di Carini, senza verificare l’effettivo rispetto delle norme vigenti da parte dell’azienda e la sostenibilità dell’impatto ambientale. La documentazione dell’AIA è del 2008, e quella per cui si richiede il rinnovo non mi risulta riporti all’interno del suo ciclo produttivo questa concessione”. (QUI L’ARTICOLO CON LE DICHIARAZIONI PER ESTESO DI CLAUDIA MANNINO).
Di questa storia dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ‘fantasma’ non si deve parlare. Gli ultimi due o forse tre Governi regionali – compreso l’attuale – fanno finta che il problema non esiste. La regola è sempre quella che CGIL, CISL e UIL hanno introdotto in Sicilia negli anni ’60 del secolo passato e che, ancora oggi non è cambiata:
L’operai travagghianu…“.
E se “l’operai travagghianu“, ebbene, tutto il resto passa in cavalleria. E poi, via, che volete che sia un’autorizzazione? Un pezzo di carta straccia…
“Sarà anche un pezzo di carta – aggiunge Campolillo – ma qui l’inquinamento ce lo ‘sciroppiamo’ noi. Io e alcuni amici abbiamo fatto una nostra piccola indagine a Isola e nelle abitazioni del circondario. Ci risulta che certe patologie dell’apparato respiratorio, e non soltanto dell’apparato respiratorio oggi colpiscono anche i bambini. Abbiamo fatto un giro per le farmacie del comprensorio e abbiamo appurato che il consumo di medicinali è in aumento. E ci siamo informati anche on le agenzie di viaggio: anche i viaggi della speranza, dalle nostre parti, sono in aumento. Ora mi chiedo e chiedo: possibile che dobbiamo essere noi cittadini a fare quello che dovrebbe essere fatto dalle autorità preposte?”.
“Dopo di che vorrei capire una cosa – ci dice in conclusione Campolillo -. In altre parti d’Italia, dove le cementerie sono, peraltro, lontane dai centri abitati, come a Calusco d’Adda, in Lombardia, ci sono dei risarcimenti al territorio. Le cementerie intervengono per realizzare strade, asili nido e altre infrastrutture. Qui, nulla di tutto questo. Solo inquinamento. E inibizione delle potenzialità del territorio. Isola della Femmine, Capaci e tutto il circondario dovrebbe valorizzare il mare e il territorio interno per il turismo. Invece…”.
Inutile porre la questione alla vecchia politica. Se gli parlare della cementeria di Isola delle Femmine e dell’autorizzazione ‘fantasma’, vi guardano con sufficienza e sorridono. Loro sì che sano come stanno le cose: anche perché sono loro che hanno organizzato questi imbrogli e che, ancora oggi, continuano a coprirli. tanto, se non hanno fatto nulla ai precedenti, perché dovrebbero andare a rompere le scatole a loro? Una mano lava l’altra…
Ah, dimenticavamo: nel 2012 l’allora Governo regionale retto da Raffaele Lombardo volò a Roma per discutere e approvare un piano stralcio per la gestione dei rifiuti in Sicilia. A Roma c’erano i ‘geni’ del Governo nazionale di Mario Monti.
Insieme, i ‘geni’ del Governo Monti e i ‘geni’ del Governo Lombardo elaborarono un piano stralcio dei rifiuti che è rimasto agli annali per lungimiranza. Tra le previsioni c’era anche quella di bruciare i rifiuti nei forni delle cementerie della Sicilia.
D’accordo con questa trovata geniale era anche Legambiente Sicilia: non la gestione odierna di Gianfranco Zanna, ma i suoi ‘geniali’ predecessori (nella Sicilia del 2012 i ‘geni’ si sprecavano: ce n’erano così tanti che l’attuale Presidente della Regione, Musumeci, ha pensato bene di portarne un po’ nel suo Governo… l’intelligenza si ‘valorizza’).
Come finì, poi, con le cementerie che dovevano bruciare i rifiuti? Dicono che non se ne fece nulla. Così dicono.
http://www.inuovivespri.it/2018/05/12/isola-delle-femmine-vivere-con-la-cementeria-nel-centro-abitato/
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