Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





martedì 31 maggio 2016

Rifiuti in Sicilia: tra l’export di munnizza e gli inceneritori siamo ormai al ridicolo!

Rifiuti in Sicilia: tra l’export di munnizza e gli inceneritori siamo ormai al ridicolo!


L’unica cosa chiara in questa vicenda è che “l’emergenza” rifiuti della Sicilia verrà utilizzata dal Governo nazionale per spendere una barca di milioni di Euro in due ‘settori strategici’: la realizzazione di inceneritori di rifiuti (che non hanno nulla a che vedere con l’emergenza, visto che, per realizzarli, passeranno almeno 5 anni!) e l’export di munnizza verso altre regioni e verso altri Paesi europei. Non potendo più esportare altro, la Sicilia di Crocetta e Faraone esporta munnizza… 
Ormai nella gestione dei rifiuti in Sicilia siamo al ridicolo. Le iniziative annunciate dal Governo nazionale e dal Governo regionale si susseguono una dietro l’altra, una più strampalata dell’altra. L’unica cosa che emerge da questa sarabanda di proposte, di proteste, di decreti, di discariche mezze vuote e mezze piene, di commissariamenti ora negati e ora concessi è che, all’insegna dell’emergenza, sta per iniziare un mangia mangia di denaro pubblico che Roma non vuole fare gestire alla Sicilia.
Siamo al ridicolo. E’ semplicemente ridicolo che il Governo nazionale e il Governo regionale, di fronte a un’emergenza – che non riusciamo a capire quanto sia vera o quanto sia inventata – stia programmando la realizzazione di sei, forse cinque inceneritori di rifiuti.
Il motivo è semplice: se c’è l’emergenza, se – come si dice – non c’è più dove seppellire i rifiuti, dal momento che, in Sicilia, i governanti regionali e non i marziani hanno scientificamente boicottato la raccolta differenziata in favore delle discariche, in molti casi private – che cosa c’entrano gli impianti per l’incenerimento degli stessi rifiuti?
Solo due rilievi.
Primo rilievo. Per realizzare un inceneritore di rifiuti, bene che vada – ma deve andare veramente bene – passano cinque anni. Dunque un inceneritore non ha nulla a che vedere con l’emergenza. A meno che “l’emergenza” non sia quella di acquistare il terreno dove sorgerà l’impianto – magari a un prezzo quattro-cinque volte superiore a quello di mercato (certe volte il ‘mercato impazzisce’…) – e quello di affidare a ‘qualcuno’ le decine e decine di milioni di Euro per realizzare l’impianto.
Insomma, a meno che “l’emergenza” non sia quella di spendere un fiume di fondi pubblici, gli inceneritori di rifiuti, sul piano logico, non hanno motivo di esistere. 
Secondo rilievo. Nella seconda metà del ‘700 Antoine-Laurent de Lavoisie, riprendendo studi precedenti ai suoi (a cominciare da quelli di Priestley), elaborò una legge, relativa alla conservazione della massa, che pare non sia ancora stata smentita: Nulla si creanulla si distruggetutto si trasforma.
Che cosa vogliamo dire? Che i rifiuti, una volta ‘infornati’ e bruciati, non scompaiono, ma si trasformano in cenere. Se in Sicilia, come si dice, si producono, ogni anno, oltre 2 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti, bruciandoli produrrebbero sicuramente energia e inquinamento, ma anche circa 800 mila tonnellate di cenere che, poi, dovrebbe essere smaltite. Come? Con nuove discariche dove seppellire tali ceneri.
Quindi, le discariche dove seppellire i rifiuti verrebbero sostituite da discariche dove seppellire le ceneri.
Tra i ‘programmi’ del Governo nazionale e del Governo regionale c’è anche“l’export” di rifiuti.
Non riuscendo più ad esportare le nostre arance e, in generale, i nostri prodotti agricoli, travolti dalla concorrenza di arance marocchine, di olio d’oliva tunisino, della passata di pomodoro cinese, dei pomodorini e dei datterini asiatici e via continuando esportiamo l’unica cosa che, grazie al Governo Renzi e al Governo Crocetta, la Sicilia riesce oggi ad ‘esportare’: ‘a munnizza.
Ancora non è chiaro se la nostra‘munnizza-export’ verrà dirottata in altre regioni italiane o in altri Paesi europei (la seconda ipotesi sembra la più probabile).
Va da sé che, anche con l’export dimunnizza, ci troviamo davanti a un’ipotesi che dovrebbe fare guadagnare una barca di soldi a chi trasporterà questi rifiuti e a chi li riceverà.
La cosa strana di questa “emergenza rifiuti della Sicilia” è che non sappiamo ancora se Bruxelles allenterà i vincoli per il 2017. Insomma, oltre alla mancata applicazione del Fiscal Compact per il terzo anno consecutivo, l’Italia potrebbe beneficiare di un’ulteriore agevolazione che dovrebbe scongiurare una manovra d 10-14 miliardi di Euro.
Se ne deve dedurre che il mangia-mangia sugli inceneritori di rifiuti e sull’export di munnizza made in Sicily dovrebbe essere finanziato con una quota dei fondi che l’Unione Europea concederebbe all’Italia allentando i vincoli per il 2017.
Cari Siciliani, dobbiamo essere contenti. Noi, sempre mal pensanti, pensavamo che Renzi, il sottosegretario Davide Faraone e, in generale, il PD nazionale non avrebbero assegnato risorse finanziarie alle nostra Isola. Ci siamo sbagliati. Al contrario, Renzi e Faraone hanno un ‘grande progetto’ per Sicilia: liberarci – in tempi brevi con l’export di munnizza, in prospettiva con gli inceneritori – dei rifiuti che il Governo regionale ha lasciato marcire nei nostri territori.
Insomma, fa tutto il PD: il Partito Democratico lascia marcire i rifiuti nelle nostra città e il Partito Democratico romano ci organizza l’export di munnizza e ci ‘apparecchia’ gli inceneritori…
Qualcuno obietterà: ma con le decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine e decine di milioni di Euro che si spenderanno per l’export di munnizza e per gli inceneritori, nel giro di due-tre anni, sempre in Sicilia, si potrebbe portare la raccolta differenziata dei rifiuti al 60-70 per cento, facendo lavorare anche le 13 mila persone assunte durante la ‘gloriosa’ stagione degli ATO rifiuti, persone – e non ‘cose’ – che oggi nessuno vuole pagare.
In due tre anni, con tutte le decine di milioni di Euro che il Governo Renzi intende spendere per l’export di munnizza e per gli inceneritori, si potrebbero creare le condizioni per liberare la Sicilia da rifiuti, per chiudere buona parte delle discariche oggi ancora aperte, senza bisogno di ricorrere all’export massiccio di rifiuti e, soprattutto, senza bisogno di realizzare gli inquinanti inceneritori.
Giustamente Renzi e il sottosegretario Faraone risponderanno: ma non è che potete volere tutto dalla vita? Per ora fateci gestire “l’emergenza” con l’export dimunnizza e con gli inceneritori, abbiamo già preso degli impegni…
Foto tratta da riciclanews.it
Rifiuti in Sicilia, Crocetta annuncia: “Commissari dei Comuni e cinque termovalorizzatori”


Rifiuti in Sicilia, ogni giorno c’è nuovo annuncio, che cambia tutto rispetto al precedente. L’ultimo annuncio è di  Crocetta: commissari nei Comuni che non rispettano gli standard minimi per la raccolta differenziata e cinque piccoli termovalorizzatori.
Entro due mesi verranno pubblicati i bandi per realizzare in Sicilia cinque piccoli termovalorizzatori. Nel frattempo la Regione invierà commissari in tutti i Comuni che non raggiungono livelli accettabili di raccolta differenziata. Rosario Crocetta, in un’intervista al Giornale di Sicilia traccia la rotta di medio periodo e dopo due giorni di confronto col governo nazionale mette sul tappeto le soluzioni al caos rifiuti:
«È arrivato il momento di dare attuazione a un sistema nuovo. Posso anticipare che entro due mesi pubblicheremo le prime manifestazioni di interesse per realizzare piccoli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti. Abbiamo superato l’impostazione iniziale del ministero, che prevedeva due grossi impianti. Ora siamo in grado di ipotizzarne 5 piccoli, capaci di smaltire 150 tonnellate al giorno. Verranno localizzati in zone da cui saranno facilmente raggiungibili da tutti i Comuni che li utilizzeranno. Così abbasseremo i costi di trasporto».
Altra novità è la creazione di unico Ato regionale.  «Abbiamo fatto un’intesa che potenzierà la raccolta differenziata, l’obiettivo in questa fase di transizione è portare meno rifiuti in discarica, abbiamo realizzato un cambiamento della governance nel settore dei rifiuti con un solo Ato contro i 27 ambiti territoriali previsti, abbiamo tagliato poltrone per avere una gestione più organizzata, perché il paradosso è che i siciliani pagano tantissimo di tasse sui rifiuti per aver un pessimo servizio». Lo ha detto il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone.
«Il governo nazionale sta avviando un percorso che mette ordine in questo settore – ha aggiunto Faraone – speriamo di poterci sbarazzare presto delle discariche che ora sono bandite in Europa, potenziare la raccolta differenziata, e quello che non riusciamo a differenziare lo bruciamo in sicurezza perché gli impianti sono moderni. Sono molto soddisfatto dell’intesa che si sta portando avanti».
Roma chiede che da qui a fine novembre la Regione abbia avviato le procedure per i termovalorizzatori e che entro 12 mesi incrementi la differenziata del 3%. nello step di novembre, dunque, dovrebbe bastare anche un incremento del 1,5% in aggiunta alla pubblicazione delle procedure per i termovalorizzatori. L’accordo parla di due impianti ma il nodo sono le quantità. 800 mila tonnellate quelle da smaltire sui 5 milioni che la Sicilia produce. Gli impianti proposti da Crocetta potrebbero smaltirne 750 mila. Nel frattempo accordi con le altre regioni per il conferimento dei rifiuti e gara internazionale per lo smaltimento all’estero.
“Crocetta propone 5 termovalorizzatori come Cuffaro e Lombardo prima di lui” scrive su twitter l’assessore comunista di Palermo Giusto Catania.
“Apprendiamo dalla stampa che sarebbe stato raggiunto un accordo tra il Governo e la Regione Siciliana sull’annosa questione dei rifiuti. La nuova ordinanza escluderebbe il commissariamento e autorizzerebbe l’esportazione di una parte dei rifiuti fuori regione e l’avvio immediato di tutte le procedure per la realizzazione di due mega inceneritori. Nonostante le smentite di Crocetta e della Contrafatto durante gli ultimi mesi, tutto questo era programmato, come avevamo dichiarato a gennaio scorso: discariche sature, rifiuti fuori dalla Sicilia e spese per impiantistica dannosa per l’ambiente che, nella migliore delle ipotesi, entrerà in funzione tra 4-5 anni. Qui si concretizza il completo fallimento del governo Crocetta, che solo per quanto fatto nel settore dei rifiuti dovrebbe dimettersi”. Così la deputata alla Camera Claudia Mannino, assieme al parlamentare all’Ars Giampiero Trizzino e all’eurodeputato Ignazio Corrao. “Significativo – dicono i tre portavoce – anche l’atteggiamento del Ministero, che sembra abbia imposto un aumento della differenziata del 3 per cento: possiamo dormire sogni tranquilli, entro l’anno raggiungeremo il 15 per cento, a ‘soli’ 50 punti percentuali da quanto previsto dalla legge”.








Roma boccia anche la ‘scienziata’ Contrafatto. Le proteste di Stoccolma


L’Accademia svedese che si occupa di assegnare il Nobel è molto seccata per la bocciatura dell’ecotassa voluta da Vania Contrafatto: l’Italia non comprende i suoi geni, Paese ingrato nei confronti di chi stava per risolvere, in maniera altamente innovativa, l’emergenza rifiuti in Sicilia
di Satyrus
Tra ‘scienziati’, solitamente, ci si intende. Questa volta però qualcosa è andato storto lungo l’asse scientifico Palermo-Roma e della questione pare si stia occupando anche l’Accademia di Stoccolma. Parliamo della clamorosa bocciatura da parte del Consiglio dei Ministri- menti illuminate di grande scienza- della norma fatta inserire nella scorsa finanziaria da Vania Contrafattoche prevedeva di tassare ulteriormente i Comuni siciliani che non raggiungono il 65% di raccolta differenziata con la cosiddetta ‘ecotassa’.
La trovata era costata all’assessora anni di lavoro scientifico: resta segretissima l’equazione grazie alla quale si era convinta del fatto che il nuovo balzellopotesse incentivare la raccolta differenziata nei Comuni che non possono neanche farla perché mancano tutte le infrastrutture necessarie a questo scopo.
Segreta, ma validissima, a quanto pare. Tanto che l’Accademia di Stoccolma, nonostante le solite chiacchiere siciliane secondo cui la Contrafatto in questo settore non sta facendo nulla di diverso da Cuffaro e Lombardo, voleva conferirle il Nobel per l’innovazione in tema di gestione di rifiuti. Dopo il Nobel a Crocetta per l’economia, era il minimo che potessero fare. 
La bocciatura di Roma rende le cose un po’ più complicate. In queste ore, secondo i bene informati, gli scienziati svedesi stanno tentando di convincere il Governo italiano a ripensarci e a dare ancora una chance a questa donna che, anche grazie al suo passato di magistrato (proprio come il suo predecessore Nicolò Marino che però aveva un ‘malo carattere’ e aveva fatto arrabbiare la sana Confindustria Sicilia, quindi meglio tenerlo fuori), sta facendo un ottimo lavoro in tema di rifiuti, introducendo le più moderne tecniche di smaltimento e tagliando i fili con un passato fatto di affari, di emergenze prodromiche ad una gestione allegra degli appalti e di assoluto monopolio delle discariche private.
E’ proprio vero: nemo propheta in patria (sua). 
Un piccolo particolare di colore: quando i membri dell’Accademia di Stoccolma hanno saputo che a coadiuvare i lavori della Contrafatto c’è un certo Faraone sono saltati dalla sedia: vuoi vedere che questo genio incompreso dall’Italia è pure in contatto con le antiche e avanzatissime civiltà egizie che magari le stanno dettando i segreti delle loro incredibili scoperte?  Qualcuno ha dovuto spiegargli che il Faraone cui ci si riferisce- padre o figlio che sia- non ha nulla a che vedere con gli antichi egizi. Nonostante ciò, hanno insistito: ci portiamo a Stoccolma la scienziata e i suoi aiutanti ‘faraonici’.
E chi li ferma?
A2a, AMIA, Bellolampo, CONTRAFATTO, CORTE EUROPEA, CROCETTA, diossine, DON PALMIRO PRESUTTO, EDILPOWER, ELETTROAMBIENTE, FARAONE, IMPREGILO, INCENERITORI, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, M5S, RENZI, TUMORI, 

mercoledì 25 maggio 2016

Terra dei fuochi anche in Sicilia?  Carabinieri alla Italcementi di Isola delle Femmine ITALCEMENTI CEMENTIFICIO DI ISOLA DELLE FEMMINE , IL “GIALLO”  DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE

CRONACA

Terra dei Fuochi, 250mila tonnellate rifiuti smaltiti illegalmente - VIDEO


Napoli -  Un mix di rifiuti e pozzolana per fabbricare mattoni e rivenderli. E' l'ultima scopertra dei carabinieri del Noe di Caserta nell'ambito dell'inchiesta sullo smaltimento illegale dei rifiuti nella Terra dei Fuochi. Circa 250mila tonnellate di rifiuti sono state sotterrate nelle due cave di Giugliano, conosciute con il nome di San Severino e Neos e non sottoposte ai processi di separazione, vagliatura e macinazione come previsto dalla legge, peraltro in una zona ad alto rischio idraulico. 
Il gip di Napoli ha emesso 18 misure cautelari, di cui 14 domiciliari e 4 obblighi di dimora. Le due cave e alcuni stabilimenti sono stati sequestrati. Ma questa volta le perquisizioni sono state estese a molte regioni italiane tra cui la Sicilia (Catania, Isola delle Femmine) la Puglia (Foggia) e la Lombardia (Bergamo). I rifiuti sotterrati nelle cave di Giugliano provenivano da tutta Italia. Il reato contestato agli indagati che in totale sono 39 è quello di traffico di rifiuti in concorso. L'area interessata all'illecito smaltimento è compresa tra i comuni di Quarto, Bacoli e Giugliano, nel Napoletano, area ricadente all'interno della cosiddetta Terra dei Fuochi.

Dalle indagini è emerso inoltre che nella cava di Neos venivano mischiati i rifiuti delle demolizioni con la pozzolana, e il mix era rivenduto ad una ditta di Caserta, produttrice di laterizi e cemento. E da intercettazioni telefoniche è emerso che i mattoni dell'impresa Moccia sono particolarmente fragili.
Traffici illeciti anche a Quarto, dai lavori di ripulitura dell'alveo di via Cirillo è emerso che sono stati smaltiti rifiuti speciali non pericolosi, lasciati sulle sponde del canale e nei terreni circostanti e ricoperti con terreno vegetale che, però, con le piogge è franato. Alcuni rifiuti erano stati nascosti nella vasca di laminazione dell'alveo, proprio nel luogo da cui erano stati rimossi, causando così l'ostruzione del flusso delle acque.
Tra i destinatari delle 14 misure cautelari  ci sono Toni Gattola, titolare di una società di consulenza ambientale (Omega Srl), e tre componenti della famiglia Liccardi, titolari di una società edile (Eu.Sa.Edilizia Srl), nonché i titolari della San Severino ricomposizioni ambientali (Massimo Capuano, Enrico Micillo, Gennaro Pianura), il titolare della societa' Te.Vin Srl (Crescenzo Catogno), e quelli della Neos (Biagio Illiano, Antonio e Luigi Carannante), insieme a collaboratori e dipendenti delle società coinvolte nell'indagine. (AGI) 

Terra dei fuochi anche in Sicilia?  Carabinieri alla Italcementi di Isola delle Femmine 


SU DISPOSIZIONE DELLA PROCURA DI NAPOLI  

di Manlio Viola e Ignazio Marchese



Una perquisizione è in corso alla Italcementi di Isola delle Femmine nel palermitano da parte dei carabinieri del Noe, il Nucleo Operativo Ecologico, su disposizione della procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli
L’inchiesta che ha portato a numerose perquisizioni in tutta Italia è quella sulla ‘terra dei fuochi’. n Sicilia sono due le operazioni in corso, una a Isola delle femmine l’altra nel catanese.
Quello dei rifiuti stoccati nei cementifici o degli scarti di lavorazione dei cementisono stati argomenti al centro della polemica politica dell’ultimo anno. Sull’Italcementi sono numerose le interrogazioni dei Cinque Stelle sia all’Ars che a livello nazionale anche su altri aspetti dell’attività. L’azienda ha sempre risposto che tutte le procedure di legge sono regolarmente seguite nei processi produttivi
Non è noto cosa cerchino i militari in base alla delega della procura. l’azienda potrebbe essere esclusivamente depositaria di documentazione necessaria all’inchiesta
Non si conoscono gli esiti della perquisizione i cui risultati saranno comunicati dai carabinieri direttamente alla procura di Napoli.

http://palermo.blogsicilia.it/terra-dei-fuochi-anche-in-sicilia-carabinieri-alla-italcementi-di-isola/339851/



ITALCEMENTI CEMENTIFICIO DI ISOLA DELLE FEMMINE , IL “GIALLO”  DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE IMPOSSIBILE

17 dicembre 2014

L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente avrebbe rilasciato il Via-Vas ad Italcementi, con la firma di un dirigente che non aveva titolo per farlo. La denuncia del Comitato cittadino e dell’eurodeputato grillino Corrao, che ha portato la vicenda a Bruxelles

di Paolo Patania

Può uno dei più grandi cementifici siciliani operare, per ben sei anni, con un’autorizzazione rilasciata da un dirigente regionale che non aveva titoli per firmare l’atto? Stando a quello che si legge in un documento del “Comitato cittadino Isola pulita”, sembrerebbe di sì. Di più: sembra che Bruxelles, nei giorni scorsi, abbia acceso i riflettori sul cementificio di Isola delle Femmine partendo proprio dai fatti raccontati nel documento dal quale ha preso spunto l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Ignazio Corrao, che su questa storia sta conducendo una battaglia politica. Le carte sono state peraltro inviate a Regione, carabinieri e magistratura.
Nella relazione del “Comitato cittadino Isola pulita” c’è scritto che il decreto del responsabile del Servizio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente che ha rilasciato l’Autorizzazione integrale ambientale (Aia) alla cementeria di Isola delle Femmine sarebbe nullo. Il riferimento è al “Drs 683 del 18 luglio 2008”. Questo perché Drs – sigla che sta per Dirigente responsabile del servizio – ha emanato un’autorizzazione “da soggetto che non ne aveva titolo”.
Nel mirino finisce l’ingegner Vincenzo Sansone, firmatario del provvedimento, che a quella data “non era di fatto il dirigente responsabile del servizio Via-Vas”. Il riferimento è al servizio dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente che rilascia la Valutazione di impatto ambientale (Via) e la Valutazione ambientale strategica (Vas). E qui c’è il primo passaggio strano di questa vicenda: il decreto del dirigente generale che nomina Sansone dirigente del servizio Via Vas risale al 17 dicembre 2008. Quindi quando lo stesso Sansone ha rilasciato l’autorizzazione all’Italcementi – e cioè  cinque mesi prima – non era dirigente del servizio Via-Vas. La nomina di Sansone, stando alle date, sarebbe addirittura a “sanatoria” del periodo pregresso, e quindi retroattiva. In pratica, stando a quanto si legge in questo documento, l’ingegnere Sansone viene nominato responsabile del Servizio Via-Vas cinque mesi dopo aver rilasciato l’Autorizzazione integrale ambientale alla cementeria di Isola delle Femmine.
Nel documento si legge che il dirigente generale dell’epoca dell’assessorato al Territorio, Pietro Tolomeo, fa riferimento “alla nota a sua firma, Dta n. 17818 del 29 febbraio 2008, con la quale avrebbe affidato all’ingegnere Sansone l’incarico di responsabile del Servizio”. Punto, questo, che viene contestato nel documento del Comitato di Isola delle Femmine: “È persino superfluo evidenziare che l’affidamento (o attribuzione) di un incarico dirigenziale non può avvenire con una semplice nota, ma esclusivamente con un apposito provvedimento. Altrettanto dicasi nel caso di proroga, in quanto, per la gerarchia degli atti amministrativi, può avvenire con un provvedimento di pari livello della precedente attribuzione, giammai con una nota”.
La nomina di Sansone, secondo il documento, sarebbe irregolare “e, di conseguenza, priva di ogni efficacia amministrativa”. E avrebbe anche violato il contratto collettivo di lavoro dell’area della dirigenza regionale. “In ogni caso – si legge sempre nel documento – l’ingegnere Sansone, alla data di emanazione del Drs n. 693, il 17 luglio 2008, non aveva il titolo, né il potere occorrenti a formalizzare il provvedimento dell’Aia”.
Fine dei problemi? Non esattamente. Nel documento si parla anche di collaudi e prescrizioniche riguarderebbero lo stesso cementificio di Isola delle Femmine. E di obblighi. Il cementificio avrebbe dovuto procedere “entro 24 mesi dal rilascio dell’autorizzazione (da parte dell’assessorato al Territorio e Ambiente, ndr), alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle migliori tecnologie disponibili previste per il settore del cemento…”. “Tuttavia, alla scadenza dei 24 mesi – si legge sempre nel documento – risulta che nessuna delle autorità preposte si è premurata di adempiere agli obblighi discendenti dalle prescrizioni di propria competenza contenute nel Drs n. 693 al fine di rendere definitiva o meno l’autorizzazione”.
Il 9 giugno del 2011, cioè con tre anni di ritardo, l’assessorato al Territorio e Ambiente riconoscendo che “il decreto prevedeva condizioni e prescrizioni da attuare con scadenze temporali…da effettuarsi entro 24 mesi dalla data di rilascio…”, teneva la riunione di un tavolo tecnico “al fine di verificare se la società Italcementi ha provveduto a dare corso alla attuazione delle prescrizioni contenute nel Decreto di riferimento”.
Dalla lettura del verbale risulta che, ad eccezione della Italcementi che dichiara di operare nel rispetto delle prescrizioni previste dall’autorizzazione, “inspiegabilmente nessuna delle autorità competenti alle verifiche si pronuncia nel merito” degli interventi strutturali. La discussione viene limitata “solo ad alcuni aspetti relativi al monitoraggio delle emissioni ed al posizionamento delle centraline di rilevamento degli inquinanti” “Da allora ad oggi – si legge sempre nel documento – cioè a distanza di sei anni, la situazione, come risulta agli atti, è rimasta del tutto invariata: ai rilievi di nullità del provvedimento si somma anche la mancanza divalidità di merito, in quanto nulla è dato a sapere circa il rispetto di tutte le prescrizioni che avrebbero dovuto essere rispettate dall’Italcementi nei termini di 24 mesi dalla data di emanazione dell’autorizzazione”.




Italcementi Isola delle Femmine ottiene L'autorizzazione Integrata Ambientale con decreto 693 18 luglio 2008 con tutta un serie di prescrizioni che in caso di inottemperanza l'atto Autorizzativo sarebbe decaduto.

In base alla documentazione in possesso dal Comitato Cittadino Isola Pulita Alcune fra le piu' importanti prescrizioni non sarebbero state ottemperate quindi: L' A.I.A. DECRETO 693 18 LUGLIO 2008 SAREBBE DECADUTO SIN DALL'ANNO 2010

Nel gennaio 2014 la Italcementi di Isola delle Femmine avanza richiesta di "RINNOVO" dell'A.I.A. 

il procedimento iniziatosi nel luglio 2014 non si è ancora concluso i documenti presentati dalla Italcementi a parere del Servizio 1 VIA VAS, che ha diffidato per ben 2 volte la Italcementi a presentare il Progetto di Revamping. 

Sembrerebbe che  ad oggi la Italcementi di Isola delle Femmine non abbia presentata alcuna istanza relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale così come da normativa giurisprudenziale della Corte Costituzionale.


SCADUTI I TEMPI DELLA DIFFIDA ALLA ITALCEMENTI 




Il  giorno 24 febbraio 2016 protocollo 11929, è la data di invio della DIFFIDA, da parte del Servizio 1 VIA VAS Assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia, alla Italcementi di Isola delle Femmine a provvedere nel termine di 45 giorni a presentare il progetto per la concessione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale

Il Servizio 1 VIA VAS dell'Assessorato Territorio Ambiente con protocollo 47711 del 19 ottobre 2015 aveva DIFFIDATO la Italcementi  " presentare, entro 30 Giorni  dal ricevimento della presente il progetto definitivo di revamping dell'impianto e contestuale istanza di valutazione di  Impatto Ambientale ai sensi dell'art. 23 del D.Lgs 152/2006 e s.m.i. e di Valutazione di Incidenza ,nonchè l'aggiornamento di tutte le informazioni di cui all'art. 29-ter, comma 1 del più volte citato D.Lgs 152/2006 e s.m.i. per il riesame dell'Autorizzazione di che trattasi......

ad OGGI ?????????????????????????????

PRESO ATTO 
che il gestore dell’impianto in oggetto non ha ottemperato alla trasmissione dei documenti integrativi o dei chiarimenti richiesti dalle amministrazioni competenti in materia ambientale e coinvolti nel presente procedimento, secondo tempi e modalità indicati nelle predette richieste,  

Di procedere alla conclusione del procedimento de quo allo stato degli atti, ai sensi dell’art. 2, comma 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241, per improcedibilità della domanda ed all’archiviazione della documentazione relativa all’istanza sopra richiamata, presentata dalla ditta  s.r.l. per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale per attività industriale di cui al punto 3.5 dell’Allegato I del D. Lgs. 59/05 (oggi Allegato VIII alla Parte seconda del D. Lgs. 152/2006 e s.m.i.);



VERACE 2015 MAURO 19 OTTOBRE SERVIZIO 1 ASSESSORATO ENTRA 30 GIORNI LA ITALCEMENTI DEVE PRESENTARE PROGETTO REVAMPING prot 47711 del 19 10 2015 Italcementi spa


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SCADUTI I TEMPI DELLA DIFFIDA ALLA ITALCEMENTI SERVIZIO 1 2016 24 FEBB ASSESSORATO AMBIENTE PROTOCOLLO 11929 DIFFIDA ITALCEMENTI ENTRO 45 GIORNI


AIA, ATTO NULLO,CARABINIERI, DECADENZA, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, PRESCRIZIONI, RIESAME, RIFIUTI,RINNOVO, SANSONE, SERVIZIO 1, TERRA DEI FUOCHI, TOLOMEO, VERACE, VIA,ZUCCARELLO ,



Terra dei fuochi anche in Sicilia?  Carabinieri alla Italcementi di Isola delle Femmine ITALCEMENTI CEMENTIFICIO DI ISOLA DELLE FEMMINE , IL “GIALLO”  DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE

lunedì 9 maggio 2016

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Emergenza rifiuti in Sicilia, Crocetta: 'Commissariamento o gravi danni'

Emergenza rifiuti in Sicilia, Crocetta: "Commissariamento o gravi danni"





Il governatore risponde a distanza al sottosegretario Faraone: "Stiamo facendo la nostra parte per completare gli impianti". Legambiente: "Emergenza serve solo a creare nuovi guai"

Emergenza rifiuti in Sicilia, Crocetta: "Commissariamento o gravi danni"
Il governatore Rosario Crocetta e il premier
Matteo Renzi (fotogramma)
L'ennesimo appello al governo nazionale lo lancia da Gela, sua città natale: "Per far fronte all'emergenza rifiuti abbiamo bisogno ancora di qualche mese per completare i lavori all'impiantistica e metterli a norma. Se Roma vuole portare la spazzatura all'estero, lo faccia pure anche perchè vedo qualcuno che è un pò bizzarro su questo. Il governo Cuffaro, ai tempi in cui aveva l'emergenza, non ha fatto un accidenti". Rosario Crocetta risponde a distanza al sottosegretario Davide Faraone, che nei giorni scorsi ha aperto alla proroga del commissariamento chiesto dalla Regione a partire dal primo giugno, per evitare il collasso del sistema e l'emergenza sanitaria.

Il presidente non ci sta a far passare l'idea di una Regione rimasta con le mani in mano a guardare alla Sicilia che affoga tra i rifiuti: "Il governo - dice - ci dovrebbe autorizzare a completare l'impiantista non realizzata quando c'era l'emergenza. Tutti gli impianti li stiamo facendo noi, ma abbiamo bisogno ancora di qualche mese. Se il governo non ci riconosce il tempo necessario, si assume una grave responsabilità nei confronti dei siciliani". Una replica nemmeno tanto velata alle parole di Faraone che aveva parlato dei ritardi dell'amministrazione sull'approvazione della riforma del settore, chiedendo algoverno regionale di fare la sua parte per risolvere la situazione.

E mentre la giunta Crocetta ha formalizzato la richiesta dello stato d'emergenza, l'assessore Vania Contrafatto accelera sul disegno di legge di riforma con l'istituzione dell'Ato unico: "Bisogna portarlo subito in giunta", ha dichiarato nei giorni scorsi. L'idea dell'esportazione dei rifiuti altrove non piace al governatore, che preferirebbe altre soluzioni. La Regione sta studiando un'altra strada, quella di smaltire l'immodizia nei cementifici siciliani. Un'ipotesi, questa, che non piace agli ambientalisti e ai deputati Cinquestelle, che hanno annunciato iniziative di protesta.

Faraone attacca: "Ars come il soviet, poche riforme fatte con le minacce di Roma". Intanto da Faraone arrivano nuovi attacchi non solo a Crocetta ma anche ai deputati regionali. "L'Ars a volte è un soviet. Per esempio, se penso alla legge regionale sull'acqua, gli imprenditori che vogliono investire nel settore idrico lo possono fare solo per 9 anni". A dirlo il sottosegretario all'Istruzione partecipando al primo meeting regionale di Confimprese. "Io credo che di fronte a questo dramma credo ci sia una classe politica, comprensiva del Movimento5 Stelle che è il più grande partito conservatore, e sindacale, che è complice della situazione economica in cui la Sicilia è ridotta". "Ogni giorno che passa in questa condizione rischiamo di portarci dietro ritardi che possono diventare devastanti".  "Stiamo cercando di dare un aiuto alla Sicilia condizionandolo alle riforme. Le pochissime riforme di questa legislatura sono state fatte per costrizione, sotto minaccia costante del Governo, che ha detto 'o fai le riforme o non ti aiuto, non ti do sostegno'. Così non si può vivere.
Eppure questa Regione dovrebbe sentire da sola il bisogno di cambiare - conclude Faraone - Lo Statuto sta diventando un argine continuo a tutto - aggiunge Faraone -. Nel resto del Paese c'è un Governo che corre e noi dovremmo correre di più. Dobbiamo mettere in campo misure radicali".


Legambiente: "Crocetta ha poche idee ma confuse". "Su come gestire i rifiuti il governo Crocetta continua ad avere poche idee e pure confuse. Dopo tre anni e mezzo di pseudo governo si accorgono di non avere più tempo e invocano l'emergenza. Ma non è la stessa richiesta di sempre, fatta e rifatta più volte?". Lo afferma il presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna secondo cui è ormai "dimostrato e accertato" che le dichiarazioni d'emergenza "servono solo a fare altri e nuovi danni". La Sicilia, aggiunge, "è da 15 anni in regime di emergenza e i risultati si vedono: discariche sature, raccolta differenziata a zero, rifiuti per strada. Adesso parlano di un'altra riforma, l'ennesima legge da discutere, approvare e poi da non applicare.Il governo Crocetta ha fallito allo stesso modo degli esecutivi precedenti e a pagare sono solo i siciliani, con le bollette più care d'Italia e il servizio di raccolta e smaltimento peggiore del Paese". Legambiente precisa non essere contro l'uso delle cementerie
 ma, afferma, "questa ipotesi non può essere presentata come la soluzione di domattina. Così come non siamo affezionati alla proposta di portare i rifiuti all'estero ma ci sembra, al momento, l'unica soluzione per avere tempo e programmare e realizzare una vera e seria politica di gestione dei rifiuti. Ma, con il chiaro di luna che passa - conclude Zanna - e con l'improvvisazione che ci governa, questa resta solo un'illusione e una nostra utopia".



I rifiuti bruciati nei cementifici ?





















Il 31 maggio scade il termine della ennesima emergenza rifiuti in Sicilia, ed è attesa, in mancanza di alternative, una proroga. Nel frattempo, la Regione, assillata dalla saturazione delle discariche, è a lavoro su un piano di smaltimento per risolvere il perenne stato emergenziale. Si tratta di bruciare i rifiuti nei cementifici. In 6 stabilimenti per la produzione di cemento, che sono stati già individuati, i rifiuti potrebbero essere riconvertiti e utilizzati come combustibile. Gli uffici preposti garantiscono sulla sicurezza dell’ operazione, colorandola finanche con il colore verde, “green”, del rispetto dell’ ambiente. 





Così si procede anche in altre regioni di Italia, ad esempio in Abruzzo. 





Del resto non vi sono soluzioni diverse, e il presidente Crocetta ha lanciato l’ allarme sanitario, sollevando il rischio dei cumuli di immondizia in strada. Il ricorso ai cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi intende costruire in Sicilia, ma è un intervento per risolvere velocemente l'emergenza, dati i tempi ristretti, scongiurando la misura costosissima di inviare i rifiuti siciliani all’estero. 





Alla Regione, in assessorato, è stato costituito un “Tavolo di lavoro permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti tra cui il docente universitario a Palermo di Ingegneria ambientale, Gaspare Viviani, e il collega di Diritto amministrativo, Riccardo Ursi. Più nel dettaglio tecnico, il materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia sarà utilizzato come combustibile alternativo ai combustibili fossili negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati. 





I 6 impianti prescelti sarebbero Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), e poi Melilli, Modica, Ragusa e Augusta. Il sistema dei rifiuti in Sicilia si basa sulle strutture private. Le 3 più capienti discariche sono gestite da privati, a Lentini, Siculiana e Motta Sant'Anastasia. 





La Regione è intenzionata a realizzarne altre due pubbliche, a Gela e a Enna. Ecco perché è stato chiesto il commissariamento, ancora senza esito. 







http://www.teleacras.com/home_02/index.php?option=com_content&task=view&id=56585&Itemid=1








Le 2 cementerie di Ragusa e Modica diventeranno delle discariche?

DAL PROSSIMO MESE LE DISCARICHE SICILIANE NON SARANNO PIÙ IN GRADO DI SOPPERIRE ALLE ESIGENZE





Duccio Gennaro 

















Le due cementerie della zona industriale di Modica e di Ragusa, entrambe di proprietà della Colacem, sono tra le sei in Sicilia indicate per lo smaltimento dei rifiuti. Il progetto è del governo Crocetta alle prese con l’emergenza rifiuti visto che dal prossimo mese le discariche siciliane non saranno più in grado di raccogliere la quantità dei rifiuti prodotti nell’isola perché sature o inadeguate. Per evitare il trasferimento all’estero dei rifiuti che graverebbe sul bilancio regionale e quindi sulle bollette pagate dagli utenti il Dipartimento regionale Rifiuti sta lavorando all’ipotesi di smaltire l´immondizia preventivamente trattata nelle cementerie. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all´avanguardia. Oltre ai due impianti nel ragusano gli altri quattro si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti «trasformati» in combustibile dopo un passaggio negli impianti di «trattamento meccanico biologico» come quello inaugurato l’anno scorso nella discarica di Bellolampo a Palermo. Il piano di smaltimento dei rifiuti parte dall’idea che i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. «Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili».









«Il combustibile – sottolinea Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell´autorizzazione integrata ambientale basata sull´adozione delle migliori tecniche disponibili». Il progetto del governo regionale è stata subito bocciata dal presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna: «Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l´umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia. Il solo scopo del governo è fare scoppiare un´emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento».





Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: «La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l´unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall´isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione».

















NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 


Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli 





ambientalisti contro il piano della Regione









Legambiente: "La Sicilia non è pronta, il governo Crocetta vuole solo il commissariamento"




Rifiuti a fuoco nei cementifici, protesta degli ambientalisti contro il piano della Regione


Battono ancora sulla differenziata. E accusano il governo Crocetta di “immobilismo, ignoranza e faciloneria”. Dopo l’anticipazione di Repubblica sul piano della Regione per smaltire il combustibile prodotto dai rifiuti nelle cementerie, gli ambientalisti salgono sulle barricate: “L’ipotesi – dice il presidente regionale di Legambiente, Gianfranco Zanna – non è pronta e praticabile già domattina.  Questa ipotesi prevede innanzitutto la presenza degli impianti di selezione dei rifiuti per togliere l'umido e contestualmente bisogna adeguare le cementerie, che, a loro volta, devono essere autorizzate. Per questo ci vuole tempo, lo stesso per indire le gare e portare i rifiuti fuori dalla Sicilia”. L’accusa è durissima: “Il solo scopo del governo è fare scoppiare un'emergenza sanitaria e arrivare allo scellerato e fallimentare commissariamento”. Per gli ambientalisti la soluzione è una sola: “La raccolta differenziata. Senza di essa – prosegue Zanna non si può parlare di gestione dei rifiuti. Per arrivare a questo, lo ribadiamo, l'unica soluzione resta purtroppo quella di portare i rifiuti fuori dall'isola per un breve periodo, ma a condizione che si pratichino subito scelte e azioni per una non più rinviabile politica seria e sostenibile di gestione”.













Al dipartimento Rifiuti si ragiona sull'ipotesi di smaltire l'immondizia trattata nelle cementerie seguendo il modello abruzzese. Per farlo, però, è necessario che le aziende si dotino di filtri anti-inquinamento all'avanguardia. I cementifici attivi in Sicilia sono sei: si trovano a Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem). Nelle strutture finirebbero rifiuti “trasformati” in combustibile dopo un passaggio negli impianti di “trattamento meccanico biologico” come quello inaugurato l’anno scorso a Bellolampo.









L’idea è semplice: i cementifici bruciano già combustibile, e quindi se nei loro forni andassero i rifiuti trattati l’impatto ambientale si ridurrebbe. “Utilizzare gli impianti già esistenti per smaltire i rifiuti – dice il presidente della Regione Rosario Crocetta – permetterebbe di inquinare meno. È una favolosa opportunità per alleggerire il sistema e allo stesso tempo evitare l’uso di combustibili fossili”. “Il combustibile – annota Giuseppe Napoli, il professionista incaricato di redigere l’adeguamento del piano - può essere utilizzato unicamente da cementifici in possesso dell'autorizzazione integrata ambientale basata sull'adozione delle migliori tecniche disponibili”. Nelle cementerie, secondo le stime della Regione, potrebbe finire circa il 20 per cento del carico destinato ai termovalorizzatori, se questi fossero realizzati.

Intanto, ieri Crocetta è tornato a invocare il commissariamento.








 Sabato il governatore ha riannodato i fili del confronto con il sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenzi. Oggi il confronto proseguirà con una telefonata fra i due per arrivare a un commissariamento che la Regione vuole ottenere in tempi brevi: senza l’emergenza, secondo il dipartimento Rifiuti, il caos potrebbe arrivare entro fine mese. “Non ottenere il commissariamento – avvisa Crocetta – potrebbe provocare un problema di carattere sanitario”.

http://palermo.repubblica.it/politica/2016/05/03/news/rifiuti_da_smaltire_nelle_cementerie_scoppia_la_protesta_degli_ambientalisti-138990558/

NO ALL'USO DI COMBUSTIBILE CDR PER I 

CEMENTIFICI 





"Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti". Gli ambientalisti lanciano l'allarme, per un eventuale coinvolgimento dei cementifici dell'isola allo smaltimento di rifiuti, con un comunicato stampa congiunto di Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina. 

"Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile, - spiegano le associazioni - diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica). Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia. Dietro l'angolo - concludono le associazioni ambientaliste - ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l'autorizzazione del co-incenerimento del CDR; questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare CDR nei cementifici". Il Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o, assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.Il 22 dicembre 2008 l'Italia è stata condannata dall'Unione europea, perché il CDR (anche il CDR-Q, la qualità migliore) va considerato non nuovo prodotto ma rifiuto, e deve quindi sottostare alle norme di sicurezza relative. 


Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo, Rete Rifiuti Zero Messina





Sicilia, il piano della Regione: bruciare i rifiuti nei cementifici  







martedì, 3 maggio 2016







Per risolvere l’emergenza rifiuti in Sicilia la Regione ha un piano: bruciare i rifiuti nei cementifici. Le discariche infatti, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, si vanno esaurendo –  il loro riempimento è previsto per fine Maggio – e le alternative sono poche. In sei stabilimenti per la produzione di cemento, già individuati, i rifiuti potrebbero essere utilizzati come combustibile. Dagli uffici della Regione dicono che si tratta di un’operazione sicura, addirittura “green”, che si fa già in altre parti d’Italia, ad esempio in Abruzzo.  Sembra l’ultima spiaggia per la Regione, dato che il presidente Rosario Crocetta paventa un’emergenza sanitaria nell’isola, con il ritorno dei cumuli di immondizia in strada.   L’uso dei cementifici per bruciare i rifiuti non è alternativo ai termovalorizzatori, che comunque il governo Renzi vuole costruire in Sicilia. E’ uno strumento in più, per risolvere ancora più velocemente l’emergenza, evitando la misura costosissima e imbarazzante dell’invio dei rifiuti all’estero. 
A rivelare il piano segreto della Regione e dell’assessore Vania Contraffatto è Repubblica Palermo di oggi:
 Un piano che si intreccia con la discussione romana sull’emergenza: sabato, a margine della visita del premier in Sicilia, il presidente della Regione Rosario Crocetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti hanno riannodato i fili del dialogo, con un confronto che proseguirà telefonicamente oggi.
In assessorato è stato costituito un gruppo di lavoro, un “tavolo permanente per la gestione dei rifiuti”, composto da dirigenti e consulenti gratuiti fra i quali Gaspare Viviani e Riccardo Ursi, rispettivamente ordinario di Ingegneria ambientale e associato di Diritto amministrativo all’università di Palermo. Continua Repubblica:
L’ipotesi di lavoro è appunto lo smaltimento “alternativo”, confluito già nella correzione del piano Rifiuti trasmessa a gennaio al ministero dell’Ambiente: l’uso del materiale prodotto dal trattamento dell’immondizia “come combustibile alternativo ai combustibili fossili, in modo particolare negli impianti termoelettrici e nei cementifici appositamente attrezzati”. 
Gli impianti dovrebbero essere quelli di  Isola delle Femmine e Porto Empedocle (entrambi gestiti dall’Italcementi), Melilli (Sicical), Modica e Ragusa (entrambi Colacem) e Augusta (Buzzi Unicem).
C’è timore di eventuali proteste degli ambientalisti ma Legambiente in altre occasioni si è detta favorevole all’ipotesi perché bruciare i rifiuti nei cementifici, si legge in un documento
– rende i cementifici più controllati.
I cementifici quando bruciano rifiuti sono obbligati a monitorare alcuni inquinanti – come ad esempio le diossine – che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze classificate come combustibili tradizionali;
– a parità di risultati, bruciare rifiuti in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso (cementificio) infatti il rifiuto sostituisce un (pessimo) combustibile fossile, che comunque verrebbe impiegato; nel secondo caso (inceneritore) invece i rifiuti verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al massimo per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso nell’ambiente come calore: gli inceneritori, anche i migliori possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del recupero energetico, specie nei paesi caldi;
Il tema dei rifiuti in Sicilia è tornato prepotentemente di attualità sia dopo la decisione della Regione di accentrare di nuovo la gestione, sia per le dichiarazioni di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. – “Noi le discariche private ce le siamo trovate. Non le abbiamo fatte. Se ci avessero dato altri sei mesi di gestione commissariale, le cose sarebbero diverse, sicuramente migliori”. Lo ha detto il governatore Rosario Crocetta ai giornalisti che chiedevano cosa pensasse delle ultime dichiarazioni del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sulla gestione dei rifiuti. “A Bellolampo – ha spiegato Crocetta – si possono conferire 1.200 tornante di rifiuti all’anno. Se ne producono 4.500. Vorrei capire cosa vogliamo fare, le mandiamo all’estero?”.
 Il sistema dei rifiuti si basa sulle strutture private: tre delle principali discariche siciliane – Lentini, Siculiana  Motta Sant’Anastasia – non sono pubbliche ma la Regione, che sta cercando di realizzarne altre due, a Gela e a Enna. Proprio per accelerare le procedure su questo fronte è stato chiesto il commissariamento, sul quale però c’è ancora uno stallo.
Ma per capire come mai siamo arrivati a questo punto sarebbe importante guardare indietro, e seguire, ad esempio un piccolo, ma importante processo che si tiene a Marsala, in questi mesi, e che riguarda proprio i presunti casi di truffa e corruzione nella gestione della raccolta dei rifiuti avvenuta in provincia di Trapani negli ultimi anni. Il processo lo segue, udienza dopo udienza, Tp24.it.  Un investigatore ha raccontato ad esempio come nel centro del conferimento per i rifiuti organici venivano scaricati anche rifiuti non differenziati e Rsu, e plastica, per un totale di 47.000 tonnellate di rifiuti illecitamente trattati.

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

20 aprile 2015

“La Commissione Europea avvia un’indagine sui decreti del Ministero dell’Ambiente del 2013 che regolano l’utilizzo del combustibile solido secondario prodotto dai rifiuti (CSS) all’interno dei cementifici”. A darne notizia sono l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao e la collega “pentastellata” alla Camera dei Deputati Claudia Mannino. “

L’interrogazione – spiegano i due parlamentari siciliani – prende le mosse dalla denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” integrata nel 2014 con un contributo scientifico dell’International Society of Doctors on Environment (ISDE) che evidenzia tutte le possibili violazioni della normativa europea da parte di tali decreti. L’accento é posto in particolare sull’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE per cui la classificazione di “non rifiuto” è attribuibile esclusivamente in assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Il contributo dell’ISDE dimostra con dati empirici come l’impiego dei CSS nei cementifici causi produzione ed emissione di sostanze nocive come i metalli pesanti, le diossine, il PCB, addirittura in misura superiore ai già dannosissimi inceneritori”. L’interrogazione alla Commissione Europea, depositata dall’europarlamentare Ignazio Corrao, richiama sia la denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” che una precedente denuncia di cui il Movimento 5 Stelle Palermo si era fatto promotore nella passata legislatura su questi stessi decreti (allora in fase di adozione). Oggi a tal proposito la risposta ufficiale della Commissione Europea dell’avvio di indagini. “Questi decreti – aggiungono i due portavoce Corrao e Mannino – cercano di ovviare al fatto che la gente non vuole più sentire parlare di inceneritori e, in palese violazione della normativa europea, stanno tentando di cambiare il nome ai rifiuti per bruciarli nei cementifici con danni ambientali e sanitari irreversibili. Vogliono sfruttare l’esistente per attirare meno l’attenzione pubblica, facendo circolare la menzogna che bruciare è la soluzione facile ed economica, senza alcun rischio. Per fortuna c’è una parte della cittadinanza estremamente attenta che va ringraziata e sostenuta a livello istituzionale nel suo percorso. Stiamo seguendo la vicenda da vicino in quanto il piano rifiuti della Sicilia, per quanto scaduto, pone il CSS come uno degli elementi chiave del ciclo dei rifiuti. Lo stesso mega impianto di TMB in via di ultimazione a Bellolampo è funzionale a tale politica. Stiamo cercando di lavorare per difendere i cittadini da ulteriori scelte disastrose dal punto di vista sanitario e ambientale. Pretendiamo – concludono i deputati – solo l’applicazione corretta della normativa europea in quanto sarebbe sufficiente a proteggere la popolazione”.


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