Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


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Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





venerdì 22 maggio 2015

Isola delle Femmine Documenta: FERVONO I PREPARATIVI PER LA STAGIONE BALNEARE A ...

FERVONO I PREPARATIVI PER  LA STAGIONE BALNEARE A ISOLA DELLE FEMMINE 












































Balneabilità, ecco la Sicilia che non si tuffa - QdS.it





di Rosario Battiato





Sul portale web Acque del ministero della Salute tutti i tratti di costa vietati con le ordinanze dei sindaci. A Gela la qualità delle acque è risultata scarsa, oltre che temporaneamente vietata per inquinamento

PALERMO – L'Italia è la regina europea dei siti di balneazione, ne ospita un quarto del totale. Lo stesso ruolo non ricopre nella graduatoria della qualità delle acque che vede il Belpaese piazzarsi soltanto al settimo posto, sebbene abbia guadagnato una posizione rispetto all'ottavo degli ultimi due anni. Bene anche la Sicilia, anche se i ben noti problemi con la depurazione (leggi la nostra inchiesta di ieri) continuano a rappresentare una minaccia costante per le acque di balneazione.
Tutti i dati sono contenuti nell'ultimo rapporto redatto dall'Agenzia europea dell'ambiente (Aea), sulla base dei dati raccolti l'anno scorso in oltre 21mila acque di balneazione. Noi abbiamo fatto il quadro regionale per raccontarvi i tratti di costa che le ordinanze dei sindaci, per varie ragioni, hanno reso non balneabili per la stagione in corso anche a fronte di una qualità positiva delle acque.



Come sta la Sicilia? Il portale Acque del ministero della Salute ci offre una panoramica virtuale della costa isolana e noi l'abbiamo percorsa interamente per evidenziare quei tratti segnalati e vietati con le ordinanze dei sindaci per la stagione balneare che si è aperta il 16 aprile e si chiuderà il prossimo 31 di ottobre. Anche nei casi di costa non balneabile la qualità delle acque difficilmente scivola sotto il livello “buona”, eppure ci sono fenomeni di inquinamento, anche provvisori, che ne impediscono la balneabilità.




Il primo tratto “temporeamente vietato per inquinamento” si trova in provincia di Catania, più precisamente nel comune di Acireale a Capo Mulini-sbocco via Gurne. Una situazione identica a Messina nel punto di campionamento Marmora, alla foce del torrente Marmora. Sempre nella provincia peloritana rintracciamo il punto di Saja Archi nel comune di Pace del Mela.




Il nostro viaggio prosegue nella provincia palermitana con l'acqua certificata come temporaneamente non balneabile nel comune di Trabia, alla foce del fiume Milicia nel comune di Altavilla Milicia, a Fondachello e nelle vicinanze del cantiere S. Elia nel comune di Santa Flavia e nei pressi del nolo Vergine Maria nel comune del capoluogo, nella zona del Torrente Pinto a Trappeto, nell'area di Colonia de Gasperi a Balestrate. Due punti nel comune di Bagheria: nel sito a ovest del piazzale prime rocce, nei pressi del fiume Eleuterio che si prende pure un'altra segnalazione negativa nel comune di Ficarazzi. Anche nel comune di Isola delle Femmine c'una segnalazione. La qualità dell'acqua comincia ad abbassarsi sensibilmente (appena 'sufficiente') nelle vicinanze del fiume Nocella a Terrasini, sempre in provincia di Palermo, dove il tratto di costa comunque non risulta balneabile.




Ci spostiamo ad Agrigento per rintracciare alcuni divieti temporanei nella zona di Torrente Ganetici nel comune di Sciacca, presso il lido Ancora a Porto Empedocle, un altro ancora ad Acquedolci nel comune di Realmonte dove anche la qualità delle acque è risultata “scarsa”. In provincia di Caltanissetta rintracciamo tre punti con qualità dell'acqua “scarsa” e divieto di balneazione all'interno del perimetro del comune di Gela: due nei pressi del torrente Gattano e uno del fiume Gela.




A Siracusa alla foce del fiume Tellaro la qualità è appena sufficiente, ma i bagni sono temporaneamente vietati. Alla foce del fiume Asinaro nel comune di Noto, invece, la qualità dell'acqua è eccellente ma il sito è temporaneamente vietato per inquinamento. Stessa situazione per Torre Ognina nel comune aretuseo. Bloccati dalle ordinanze comunali anche spiaggia della Maddalena, Punta Spinazza, Punta Carrozza, ex Lido Azzurro, Sacramento-Circolo unione, Spiaggetta Larina, Lungomare Alfeo, Fonte Aretusa. Altri tre punti non balneabili si trovano nel comune di Carlentini.



Rapporto dell’Aea: i numeri premiano l’Italia
PALERMO - Il dato complessivo a livello comunitario è positivo: il 95% delle zone di balneazione monitorate nell'Ue ha rispettato gli standard minimi per la qualità delle acque, con livelli al top nell'83% dei casi, segnando un aumento di quasi l'1% rispetto all'anno precedente. Andando nel dettaglio, poco meno del 97% dei siti costieri e il 91% di laghi e fiumi è in regola nell'Ue, che diventano rispettivamente 85% e più del 78% per i casi di eccellenza. 


La mappatura europea delle acque di balneazione premia l'Italia con 5.507 siti e 107 aree (primo posto assoluto) con una scarsa qualità. Subito dietro troviamo Francia e Spagna, rispettivamente a quota 105 e 67. Dati che non impediscono al Belpaese di stare comunque stabilmente nella top ten del 2015 assieme a Cipro, Lussemburgo e Malta, sul podio, e dietro Grecia, Croazia, Germania, ma prima di Austria e Lituania, tutte comunque sopra la media europea del 95% dei siti in regola. 




In Italia il 96,6% di tutte le spiagge balneabili rispetta gli standard obbligatori di qualità. Crescono i siti al top (4377 nel 2014 contro 4309 nel 2013) e scendono quelli insufficienti (105 contro 135), che si concentrano fra Abruzzo, Campania, Calabria e Marche.

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