Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





mercoledì 27 maggio 2015

VOTO DI SCAMBIO POLITICO-MAFIOSO IN SICILIA. TUTTE LE INTERCETTAZIONI DELLA FINANZA



Roma, 27 mag - Dalle prime ore di questa mattina ifinanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria stanno eseguendo 5 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, Ettorina Contino, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, Procuratore Aggiunto Vittorio Teresi, nell’ambito di una più ampia indagine che vede indagati 28 persone per i reati di scambio elettorale politico-mafioso, corruzione elettorale, peculato, malversazione ai danni dello stato, usura e corruzione.
I provvedimenti restrittivi, richiesti dai pp.mm. Del Bene, Picozzi, Scaletta e Luise, sono stati disposti nei confronti di Antonino Dina, Roberto Clemente, Francesco Mineo, Giuseppe Bevilacqua e Leonardo Gambino, per aver promesso o ricevuto denaro o altre utilità in cambio di voti, per sé o per altri, in occasione delle ultime elezioni di maggio ed ottobre 2012 per il rinnovo, rispettivamente, del Consiglio Comunale di Palermo e dell’Assemblea Regionale Siciliana (A.R.S.).
Le attività investigative traggono origine dall’approfondimento dei legami esistenti tra un politico palermitano, Giuseppe Bevilacqua, ed esponenti della locale criminalità organizzata, con particolare riferimento al mandamento mafioso di "Tommaso Natale", grazie ai quali il primo per sua stessa ammissione - come emerso dalle indagini- già nel 2007 aveva ottenuto la nomina a Consigliere presso la VII Circoscrizione del Comune di Palermo.
L’operazione Agorà, come denominata dalle Fiamme Gialle, ha fatto emergere come in occasione delle consultazioni di maggio 2012 per il rinnovo del Consiglio Comunale di Palermo, Bevilacqua, candidato nelle file del partito "Cantiere Popolare", in cambio della promessa di "posti di lavoro" per familiari ed amici suoi "sostenitori", fra cui alcuni nomi storici di mafia, faceva nuovamente ricorso all’illecito scambio ed "appoggio" elettorale.
Bevilacqua, non si è fatto alcuno scrupolo pur di ottenere benefici economici ed elettorali, neanche quando ha fatto ricorso ai prodotti alimentari destinati ai bisognosi. L’uomo politico ha, infatti, indirizzato prima presso la propria segreteria l’attività di distribuzione di generi alimentari forniti dalla fondazione "Banco delle Opere di Carità", per poi prevalentemente destinarla quale merce di scambio per ottenere, in modo criminale, vantaggi economici personali nonché consensi elettorali, da parte degli stessi indigenti che avrebbe dovuto aiutare. Al riguardo, si rappresenta che sono tuttora in corso gli accertamenti finalizzati a consentire la corretta qualificazione giuridica di tale condotta.

Le elezioni comunali non hanno avuto l’esito sperato dal Bevilacqua che, nonostante i 1.114 voti ottenuti, si classificava terzo, e quindi primo dei non eletti del suo partito. Insoddisfatto, le elezioni regionali indette per il successivo mese di ottobre 2012 costituivano per Bevilacqua una ulteriore opportunità per ottenere il seggio al Consiglio comunale. Le indagini, infatti, hanno evidenziato che concludeva un accordo con il collega di partito Roberto Clemente, già vincitore delle precedenti elezioni comunali.

Bevilacqua si impegnava ad appoggiare la candidatura di Clemente, ottenendone in cambio, in caso di elezione all’Assemblea Regionale, l’impegno a dimettersi dalla carica di Consigliere comunale per favorirlo in quanto primo dei non eletti.
Nonostante il successo politico (ben 7.267 voti), Clemente non si dimetteva dal proprio incarico comunale. Sempre durante le stesse consultazioni regionali, Bevilacqua concludeva analoghi accordi criminali con altri due esponenti politici locali, Antonino Dina, detto Nino, e Francesco Mineo – entrambi già Deputati Regionali, il primo dei quali rieletto – interessati, al pari di Clemente, a beneficiare del consistente bacino elettorale del Bevilacqua.

In contropartita, Dina offriva sia denaro, sia utilità consistenti nell’attribuzione di incarichi presso enti pubblici a persone indicate da Bevilacqua, con la precisazione che avrebbero prestato attività lavorativa solo fittiziamente a fronte di una retribuzione reale. Mineo, invece, prometteva l’erogazione di un finanziamento dell’importo di 20.000 euro a favore di un’associazione riconducibile ad un familiare di Bevilacqua. 



https://www.youtube.com/watch?v=uBtu_iWkIsA#action=share

L’ex cuffariano Dina e i sospetti fuori tempo massimo di Crocetta

Un pacchetto di trenta voti venduto per centocinquanta euro: in pratica, 5 euro per ogni preferenza.

LE INTERCETTAZIONI:
 

È uno spaccato di mafia, criminalità e miseria quello che viene fuori dall’ultima indagine del nucleo di Polizia valutaria della Guardia di finanza: agli arresti domiciliari sono finiti tre deputati regionali (due in carica e un ex) dal passato altisonante come Nino Dina, Franco Mineo e Roberto Clemente

Nessun commento:

Posta un commento