Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





martedì 26 maggio 2015

Roberta Benetti e la molecola che blocca il cancro: ordinaria storia di sensazionalismo scientifico

Roberta Benetti e la molecola che blocca il cancro: ordinaria storia di sensazionalismo scientifico


Immagine circolante su Facebook sulla ricerca della dottoressa Roberta Benetti Facebook (l'immagine della dott.ssa Benetti è dell'Università di Udine)

Nei giorni scorsi ha ricominciato a circolare con una certa frequenza un'immagine che raffigura una ricercatrice italiana, la dottoressa Roberta Benetti, accompagnata da una descrizione che illustra i risultati da lei conseguiti nello sviluppo di terapie anti-tumorali.

In particolare, la dottoresa Benetti viene descritta come "la ricercatrice italiana che ha scoperto le molecole che bloccano la proliferazione tumorale e che, aggredendo soltanto le cellule malate, potranno rappresentare l’alternativa alla chemio e alla radioterapia". In questo modo, si spiega nell'immagine, si aprirebbe "la strada per l’uso di queste molecole nelle future terapie antitumorali. Questo tipo di terapia  in futuro potrebbe sostituire le tecniche attualmente utilizzate nel trattamento del cancro ossia la chemioterapia e la radioterapia".
Dal momento che in passato abbiamo trattato notizie di questo tipo che potevano tranquillamente essere bollate come bufale, è bene fare subito una doverosa precisazione: la ricerca della dottoressa Benetti esiste, ed è decisamente molto promettente. Ci permettiamo di rimarcare questa parola: "promettente".
Infatti, come troppo spesso capita, una ricerca "semplicemente" promettente viene riportata dai mezzi d'informazione come se si trattasse della scoperta del secolo, con toni sensazionalistici che decisamente mal si coniugano con il lungo e complesso lavoro che qualsiasi avanzamento in ambito scientifico richiede.
Di norma, quando da queste parti trattiamo qualche progresso scientifico (ed in particolare in campo medico) preferiamo sin dal titolo utilizzare espressioni come "nuova speranza", "è possibile", "fatti dei progressi", "passi in avanti" e così via. Questo perché non esiste nulla di peggio che creare false aspettative sparando titoli ltisonanti ma poco attinenti con la realtà.
Anche la ricerca della dottoressa Benetti è purtroppo passata attraverso questo meccanismo, ed è infatti spesso citata (a sproposito) come uno studio boicottato dalle case farmaceutiche, che hanno l'interesse a non far sviluppare da nessuno cure alternative alla chemioterapia ed alla radioterapia. A scanso di equivoci, chiariamo subito: non pensiamo che i colossi del settore farmaceutico siano degli enti caritatevoli che hanno a cuore la salute dei pazienti. Sono delle normali società a scopo di lucro, e gli interessi che più hanno a cuore sono i loro. 
Ciò non vuol dire che "Big Pharma" si nasconda dietro a qualsiasi ricerca apparentemente promettente che poi non approda a nulla: quando questo capita, è nella maggior parte dei casi un esito assolutamente naturale, che non dipende da intricati complotti volti a danneggiare la salute pubblica.
Lo studio della dottoressa Benetti e dei suoi colleghi dell'Università di Udine è, come detto, di particolare importanza: come spiegato già nel 2010 in un paper pubblicato su Cancer Research, con questa ricerca è stato dimostrato per la prima volta come la molecola microRNA miR-335 sia direttamente responsabile nel controllo della generazione e delle funzioni dell’oncosoppressore Rb, gene coinvolto nella protezione dello sviluppo dei tumori.
"Inoltre, nello studio si evince che l’espressione della miR-335 influisce in modo diretto nel bilanciare il delicato equilibrio di protezione contro lo sviluppo tumorale, perché intacca attraverso l’indiretta influenza anche sull’oncosoppressore p53, gli effetti di due fondamentali proteine note per essere deregolate nella genesi dei tumori", spiegavano qualche anno fa dall'Università di Udine.
Questi eccezionali risultati hanno spinto nel corso degli anni molte testate a sovrastimare non tanto l'importanza della ricerca, quanto il livello di avanzamento di quanto scoperto: ci fu chi proclamò l'individuazione di "Un'alternativa alla chemioterapia", mente altri definirono la Benetti "la donna che ha scoperto la cura per il cancro".
Niente di tutto questo, purtroppo, era vero. A precisarlo fu due anni fa la stessa giovane dottoressa friulana, oggi 41enne, in una lettera inviata al blog Polisemantica, che già dall'esordio lascia ben poco spazio alle interpretazioni: "Le notizie che girano in internet (...) si sono amplificate con un sensazionalismo giornalistico incontrollabile che in primis non garantisce il rispetto ai pazienti colpiti da questa terribile malattia".
"In termini di applicabilità terapeutica lo studio sul miR-335 è ancora molto lontano dalla clinica e nessuno di noi ricercatori si è mai permesso di affermare che possa SOSTITUIRE la chemioterapia", spiega la Benetti, che conclude spiegandodi voler "dare speranza alla gente (e per questo le forze di tutti noi ricercatori, di cui la mia è parte milionesima, sono sempre unite e stimolate) ma anche assolutamente evitare false illusioni".
Difficile essere più d'accordo con quanto scritto dalla nostra ricercatrice: specialmente quando si tratta di studi in campo medico, si dovrebbe sempre tenere a mente che determinate notizie non vengono lette soltanto da chi le trova interessanti dal punto di vista scientifico, ma anche da chi vive quel determinato problema di salute sulla propria pelle, e vede in derminati annunci roboanti una speranza che in realtà (ancora) non esiste. Il percorso che conduce ad una scoperta scientifica realmente rivoluzionaria non è quello di uno sprint sui 100 metri, ma di una sfiancante maratona.

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