Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





giovedì 16 aprile 2015

Rifiuti in Sicilia/ Commissione regionale sulle discariche private: «Pareri rilasciati al telefono e “pizzini” delle ditte sulla gestione»

Rifiuti in Sicilia/ Commissione regionale sulle discariche private: «Pareri rilasciati al telefono e “pizzini” delle ditte sulla gestione»

Cari lettori, come sapete nel recente passato ho trattato della gestione ambientale in Sicilia, con riferimento alle audizioni svolte a Roma dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti (rimando per questo ai link a fondo pagina).
La stessa Commissione a metà marzo si è recata in trasferta in Sicilia, segnatamente a Catania, dove ha svolto una serie di altre interessantissime audizioni.
Tra queste ho scelto di dar conto di quella forse più paradossale che però, attenzione, rappresenta plasticamente il delirio gestionale che attraversa questa regione.
L’audizione in parola è quella della Commissione di verifica sulle discariche che sì è svolta il 13 marzo dalle ore 10.27, alla presenza del presidente della Commissione bicamerale Alessandro Bratti (Pd). Sapevate che in Sicilia esiste anche una commissione regionale su questo tema? Ora che lo sapete leggete cosa ha da dire.

A parlare è Livia Di Franco, componente della Commissione, che ci tiene a sottolineare che i componenti della stessa, hanno analizzato solo le discariche private (sono quattro) ma all’interno della Commissione hanno lavorato anche alcuni rappresentanti delle pubbliche amministrazioni (sai che sollievo saperlo).

Specificato questo, Di Franco dipana i fili comuni che hanno incontrato nel loro lavoro.
Un filo comune è che tutti gli impianti cominciavano sempre i lavori prima di ottenere le autorizzazioni. Ebbene si, avete letto bene. E ora leggete meglio: «L’autorizzazione era sempre successiva. Nella relazione, abbiamo citato degli esempi per par condicio per tutte le discariche, in modo che potete verificare. Ne abbiamo citati un paio per discarica. Ovviamente, i procedimenti amministrativi sono stati condotti leggendo e studiando le conclusioni dove c’erano le non conformità legislative».

Tuttavia, l’aspetto più interessante di queste relazioni sono i paragrafi, i verbali, le conferenze di servizio, la copiosa corrispondenza, che la Commissione ha trovato o ritrovato agli atti (anche informali) trattenuti nei faldoni dai responsabili dei procedimenti, che dimostrano quale il tipo di rapporto intercorresse tra la pubblica amministrazione, la ditta e il rilascio dell’autorizzazione.
Nulla di penalmente rilevante (o quanto meno non è certo la Commissione che può esprimersi sul punto) ed infatti Di Franco è chiara sul punto: «Queste non sono non conformità legislative. Le abbiamo chiamate anomalie, discrasie dell’istruttoria, ma sono quelle che in realtà rendono meglio l’idea».
Già, rendono bene l’idea su quale andazzo abbia seguito la gestione ambientale, con riflessi che inevitabilmente si proiettano nell’attualità che attraversa perennemente questa regione.
Di Franco cita qualche esempio, a prescindere dalla discarica, perché tutte e quattro hanno lo stesso problema. «Abbiamo incontrato pareri rilasciati telefonicamente, non nel senso che abbiamo prova che c’è stata la telefonata – spiegherà bene Di Franco  ma che in un verbale di una conferenza di servizio svolta presso la prefettura di Catania si scrive che viene contattato telefonicamente il responsabile del dipartimento che rilascia telefonicamente il proprio parere».

Tutto qui il campionario? Ma va…Leggete: «Abbiamo ritrovato pareri contrari, ribaditi più volte dagli enti, per esempio da un comune, trasformati in pareri positivi nell’autorizzazione, anche citando con protocollo e data pareri positivi dello stesso comune dati per un altro impianto. Non si citano, quindi, quelli negativi, ma quelli positivi dati per un’altra situazione. Abbiamo trovato rapporti istruttori di valutazione d’impatto ambientale negativi portati in conferenze di servizio negativi e diventati positivi nelle premesse del decreto».

Ma il bello deve ancora venire: «Ci sono addirittura carte informali, che quindi potevano anche essere stracciate, come normalmente accade, e invece lasciate agli atti, in cui per esempio esce un decreto per una ditta, che consegna al responsabile del procedimento, che ce l’ha ai suoi atti, una copia modificata: “Questo non lo voglio”, “Questo non mi va bene”, “Questo, ma sei pazzo”. Il decreto viene revocato e dopo dieci giorni esce un decreto con le esatte modifiche richieste, con prescrizioni eliminate o cambiate, così com’era stato richiesto dalla ditta».

Ora, forse, questi ultimi aspetti interesseranno la magistratura (che magari ne sarà già informata, perché a me pare gravissimo quel che Di Franco dice a nome e per conto della Commissione e del resto non va dimenticato che la stessa Commissione bicamerale ha gli stessi poteri della magistratura ordinaria) ma leggete cosa ho scelto per voi, fior da fiore. «Anche negli atti ufficiali, come provvedimenti impugnati al Tar, magari dai comitati o dai sindaci – continua serena nella sua analisi Di Franco  ci sono note ufficiali delle ditte che scrivono all’autorità competente ordinandole di difenderle in un certo modo. Parliamo di carte ufficiali, protocollate, firmate, lasciate agli atti, per obbligare a difendere il provvedimento dato in un certo modo. Potremmo citare tanti altri esempi…».

C’è altro da aggiungere? Non credo ma forse la magistratura…
(ma si vedano anche i precedenti di marzo 2015:






Commissione parlamentare sulle attività illecite sui rifiuti/ Riesplode lo scontro sulla gestione delle discariche private in Sicilia

Alle 17.05  del 23 febbraio, vale a dire poche settimane or sono, l’ex assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana, Nicolò Marino, si siede davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Marino, già magistrato alla Dda di Caltanissetta, ha assunto l’incarico quando è stato autorizzato dal Consiglio superiore della magistratura, il 12 dicembre del 2012 e ha ultimato l’incarico di governo il 14 aprile 2014.
Dire che la sua relazione stordisce, è dire poco.
Una parte importante è sulla situazione di monopolio nella gestione delle quattro discariche private, che Marino cita espressamente: Catanzaro Costruzioni a Siculiana, Oikos a Catania, Sicula Trasporti a Catania, Mazzarrà Sant’Andrea a Messina. «Si voleva innanzitutto iniziare a bilanciare il monopolio dei privati nella gestione delle discariche – dirà Marino di fronte ai commissari lasciando fuori da questa parte di analisi la provincia di Palermo – perché era una situazione surreale: il gestore privato, dimentico di esercitare un servizio di interesse pubblico (intervenni poi con una circolare in materia), chiudeva la discarica al comune che non corrispondeva il prezzo alle condizioni talvolta dovute a richieste unilaterali di modifica contrattuale da parte del gestore. 

Avveniva il surreale che Monreale andava ad abbancare a Catania, quindi gli autocompattatori viaggiavano, con buona pace della tutela ambientale, per tutto il territorio siciliano proprio per questa ragione. Qualche sindaco nel messinese (non me ne vorranno se ci sono deputati del messinese) un po’ ci ha marciato a non pagare i prezzi di conferimento, però in gran parte il problema era serio e, come sapete, ha determinato l’indebitamento degli Ato e di tutti i comuni. Viene dichiarata l’emergenza, il 20 dicembre del 2013 riusciamo a pubblicare tre bandi per tre discariche. Sapevamo già la situazione di Mazzarrà Sant’Andrea, perché avevamo un monitoraggio e prescindendo dai lavori della Commissione sapevamo cosa sarebbe accaduto, quindi uno a Messina, Enna abbancava a Catania, quindi Enna, dovevamo creare una concorrenza su Siculiana e quindi ripotenziare Gela, non perché fosse la terra di provenienza del presidente della regione, ma perché logisticamente si imponeva di intervenire lì».
Marino va avanti con la sua relazione e ad un certo punto, dopo avere approfonditamente parlato della necessità avvertita di fare impianti, termovalorizzatori, riciclo dei rifiuti e via di questo passo, ricorda che nel frattempo doveva formalizzare lo stato dell’arte per le quattro discariche private.
Siculiana

Marino costituisce quindi una commissione composta dal suo vice capo gabinetto, talBuceti, un vicequestore che era alla Dia a Caltanissetta con cui aveva collaborato quando era magistrato, da tal ingegnere Pace e da una dirigente dell’Arpa di Palermo, talDi Franco. Il Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri di Palermo aveva già contattato Marino mesi prima (lo afferma lui alla Commissione) e formalizzerà successivamente una richiesta di supporto tecnico, una sorta di consulenza tecnica nelle fasi di preliminari investigazioni (chiaramente erano delegati dalla procura di Palermo, dice ancora Marino) per quanto riguarda la discarica di Siculiana.  «Stavamo parlando della vicenda nota alla Commissione ambiente del vicepresidente di Confindustria – proseguirà il magistrato che se non erro esercita ora le sue funzioni a Roma –. Per quanto riguarda Catanzaro, anni prima, quando io ero in procura a Caltanissetta un collega si occupò di un’altra vicenda, perché il gruppo Catanzaro aveva chiesto di costruire ad Astro, un comune in provincia di Enna, una piattaforma privata. 

All’epoca era Ministro laPrestigiacomo, il dottor Lupo era direttore generale, ci fu una levata di scudi della popolazione perché era una zona agricola coltivata.
Ci fu un sopralluogo del ministro, del colonnello Di Caprio, vice comandante del Noe, e del dottor Lupo per capire cosa stesse accadendo. Questo sopralluogo fu fatto di venerdì o di sabato, il lunedì successivo (sto parlando di 4-5 anni fa) chiesero gli atti e poiCatanzaro ritirò ogni richiesta. Ci fu però una vicenda giudiziaria che io non conosco bene, ma mi ricordavo di Catanzaro anche sotto questo profilo e lo abbinavo al discorso che il Noe lo attenzionava da tempo anche per questa vicenda che aveva visto la presenza di Di Caprio.

Cosa era accaduto per la creazione di questa benedetta discarica? Lo troverete anche nella relazione della commissione che vi posso mettere a disposizione, ma sicuramente il dottor Lupo ve ne potrà dare ulteriori copie. Erano sorti dei problemi fra l’allora sindaco del comune di Siculiana e il gruppo Catanzaro, perché questa discarica su terreni di proprietà del comune (alcuni in corso di espropriazione) la voleva fare il comune di Siculiana.

Lì nacque una delle tante surreali vicende antimafia siciliane, perché il sindaco venne arrestato insieme al capo dell’ufficio tecnico e del comandante dei vigili urbani perché accusato da Catanzaro di voler costruire e gestire questa discarica per favorire dei mafiosi. Il sindaco verrà poi assolto, quindi l’antimafia nasce con questo passaggio drammatico e surreale. Ebbi poi modo di incontrare il sindaco, che credo sia tutt’oggi molto colpito da quella vicenda giudiziaria.
Vengono assolti e il Noe ci chiede di svolgere degli accertamenti anche sulle particelle perché il giudice è molto duro in questi passaggi. Vi consegno la nota del Noe…
 Questa parte dovremmo segretarla».

Secretazione dopo secretazione

Marino dunque, per gli aspetti più delicati, che ci piacerebbe tanto conoscere, chiede e ottiene di secretare la seduta. Capiamo però, dalle stesse parole del magistrato quando i microfoni vengono riaperti e le telecamere riaccese, almeno che il Noe fare una disamina completa di tutte le autorizzazioni di cui aveva beneficiato la Catanzaro costruzioni.
Poi Marino riprende a battere il tasto della discarica privata di Catanzaro Costruzioni, sembra quasi un duello personale e i precedenti di anni di querele, denunce e controdenunce tra i due sembrano suggerirlo e dunque c’è da attendersi che lo scontro continuerà quando la Commissione si recherà in Sicilia e non potrà non ascoltareCatanzaro e gli altri proprietari o gestori delle discariche private.

«Ironia della sorte, chi voleva criticare il Governo della Regione siciliana e chiedeva l’emergenza grazie solo all’emergenza aveva avuto la possibilità di costruire e gestire questa discarica – dirà infatti Marino –: tutta la storia della discarica di Siculiana passa per l’emergenza, anche con alcuni atti prefettizi in cui probabilmente ci sono degli errori. Non voglio però dilungarmi sul contenuto tecnico, che potrete valutare autonomamente. Poniamoci sul problema autorizzativo a monte con cui appunto avevo iniziato il mio intervento. Qui ci sono dei casi di scuola di palesi violazioni della normativa, gravissime violazioni di leggi poste in essere dal territorio e ambiente a favore della Catanzaro costruzioni. Farò due passaggi di cui forse uno bisogna segretare. In una delle tante autorizzazioni per ampiamento sia Via che Aia 2006, 2007 e 2008 trovate che a un certo punto l’assessorato al territorio e ambiente correttamente impone per l’ampliamento della vasca V3 gli impone di fare l’impianto di biostabilizzazione, che non verrà mai fatto. A distanza di un anno Catanzaro chiede un altro ampliamento, e lo chiede dove doveva sorgere l’impianto di biostabilizzazione, la Regione siciliana se lo dimentica e gli dà l’ulteriore ampliamento. Arriviamo al 2009. Se il Governo Lombardo fu lungimirante sulla vicenda dei termovalorizzatori, perché la Sicilia sarebbe diventata per la potenzialità di quei termovalorizzatori, così come erano stati impostati, la discarica di Europa, fu responsabile in maniera preponderante di queste violazioni amministrative. Nel 2009 si hanno i più grossi ampliamenti, che noi paghiamo oggi, delle discariche, con particolar riferimento a Siculiana e Oikos, 2,7 milioni di metri cubi per Oikos, 3 milioni di metri cubi per Catanzaro costruzioni. Gli istruttori della pratica correttamente si chiedono perché dare questa volumetria così ampia in quel territorio, perché Trapani debba avvalersi di questo, perché a Siculiana e non a Enna o in qualsiasi altro posto della regione siciliana, in quanto non era motivato, perché questa volumetria spaventosa, perché non ci fosse nulla sull’impianto di biostabilizzazione, che nel 2003 era un obbligo di legge. Purtroppo la storia italiana è fatta anche di deroghe, e di anno in anno si andò avanti con deroghe all’applicabilità della normativa europea sulla biostabilizzazione. Nel 2008 la Comunità europea si arrabbia e dice basta all’Italia, quindi il dottor Lupo come direttore del Ministero dell’ambiente emana una circolare in cui impone che non possa essere rilasciata alcuna autorizzazione senza l’impianto di biostabilizzazione, a meno che non si tratti soltanto di discariche in corso di gestione.

Come interpreta la regione siciliana questa cosa
? Che quello è un ampliamento. Fra laltro, questa vasca V4 è anche fisicamente distinta dalle altre vasche, da cui è divisa da una strada pubblica, e 3 milioni di metri cubi non possono mai essere un ampliamento di discarica, come neanche i 2,7 milioni di Oikos. Nonostante quanto rilevato, inoltre, ritiene di non imporre l’impianto di biostabilizzazione. Vi consegno la relazione».

Ma sul più bello riparte la secretazione e dunque perdiamo ancora passaggi di una storia che sembra molto interessante, anche se da quello che si capisce Marino denuncia una serie inaudita di, come vogliamo chiamarli…presunti favoritismi e presunte concessioni benevole. Non possiamo chiamarli diversamente perché, da quel che si capisce dalla parole del magistrato, il Noe è sceso in campo ma non ci sarebbero stati esiti giudiziari (a meno che non ci siano ancora indagini o nuove indagini in corso e allora la lasciamo che sia eventualmente la Giustizia a pronunciarsi su quei fatti denunciati da Marino). Ma non possiamo chiamarli diversamente perché abbiamo la versione di Marino e attendiamo quella, si presume rovente, di Catanzaro. Quel che sappiamo per certo è che Marino si è già espresso in un suo giudizio, parlando di «casi di scuola di palesi violazioni della normativa, gravissime violazioni di leggi poste in essere dal territorio e ambiente a favore della Catanzaro costruzioni».
Ma tanti altri passaggi scottanti, nella relazione di Marino, certo non mancano, soprattutto quando passa a parlare di Oikos. «Almeno Catanzaro gestiva la discarica in maniera corretta nel rispetto della normativa ambientale – proseguirà in audizione Marino  invece Oikos era un disastro, tanto che trasmisi gli atti, perché se ne occupava la procura di Palermo perché le autorizzazioni erano state rilasciate a Palermo, quindi la competenza territoriale era di quella procura, ma per eventuali reati ambientali la competenza è di Catania e infatti sia per Mazzarrà che per Oikos furono trasmessi alla rispettiva autorità giudiziaria anche agli atti della relazione. Credo ci siano dei procedimenti, però non posso aggiungere altro.

Per quanto riguarda Oikos furono revocate tutte le autorizzazioni precedenti, c’è un problema di post mortem, una situazione gravissima anche sotto il profilo della tutela ambientale. La Regione siciliana avrebbe dovuto esercitare (questo vale anche per le vasche esaurite della Catanzaro costruzioni nella discariche Siculiana) le azioni di risarcimento danni. Anche se non ci sono responsabilità penali, non devi valutarle tu, in quanto non sei estraneo a quei princìpi di terzietà e indipendenza, che appartengono non soltanto alla magistratura, ma anche all’alta amministrazione, come cercavamo di far capire ai dirigenti della Regione siciliana e anche ai politici, che pressano troppo sui dirigenti. Alcuni dirigenti hanno avuto purtroppo la debolezza di cedere alle richieste della politica e ne hanno anche pagato le spese.

La regione aveva il dovere di intraprendere azioni di risarcimento danni perché, ad esempio, l’impianto di biostabilizzazione è una condizione essenziale del contratto. Nessuno si è accorto nel 2007 che è stato violato il contratto e manca l’impianto di biostabilizzazione
? Ci sarebbe un problema di autorizzare ampliamenti alle discariche, come sono stati dati nel 2008 e nel 2009? No».
Insomma, per essere oxfordiani, la situazione della gestione ambientale vista dall’ex assessore all’energia è un verminaio, con evidenti, come vogliamo chiamarle di nuovo,…stranezze.
Ed infatti Marino poco dopo sarà chiaro e tondo: «Quello che noi viviamo oggi, compreso l’esaurimento delle discariche, è il frutto di una palese gestione illecita dell’amministrazione pubblica e, leggendo tutte le relazioni, potrete verificarlo. I prezzi di conferimento in discarica chiaramente si riversano sulla tariffa, ma nessuno aveva mai accertato e (non ci arriverò neanch’io perché sono costretto ad andar via) nessuno ha mai accertato se l’investimento dell’imprenditore in 100 autisti e 100 autobotti fosse gonfiato. Nessuno l’ha mai verificato, e tutto questo modificava, unitamente ai prezzi di trasporto, i prezzi di conferimento in discarica. Questo è uno dei lavori della Commissione, non so se i miei successori abbiano spinto per questo accertamento, ma è essenziale compierlo e nessuno l’ha mai fatto.

Mi hanno chiesto a volte se potremmo avere in Sicilia problemi come nella Terra dei fuochi, ma non lo sappiamo perché sono mancati in Sicilia (e questa è un’altra grande responsabilità) i veri controlli di Arpa e provincia. Non sono i 3 carabinieri del Noe a Palermo e i 3-4 a Catania, anche perché il processo penale deve essere residuale, ci deve essere la capacità della pubblica amministrazione di ripristinare la legalità, non possiamo delegare sempre al processo penale, alle indagini, perché il processo penale può anche non raggiungere i suoi effetti per ragioni varie, ma c’è una responsabilità morale, amministrativa, politica, penale, e sono concetti assolutamente diversi, come si cercò di dimostrare.

Sono convinto che, se l’ipotesi investigativa che i colleghi di Palermo seguono è quella di un pagamento di tangenti a monte e poi per l’intervento della Corte di giustizia e per la gara deserta nel 2009 non fu possibile per i privati che si aggiudicarono e furono i firmatari delle convenzioni rientrare in un’ipotesi investigativa di quel denaro, anche perché la Catanzaro costruzioni faceva parte di una delle Ati che si aggiudicò, l’ampliamento delle discariche è sospetto.

Mi sono chiesto perché Lombardo facesse due cose contrapposte, ma la verità è che quella dei termovalorizzatori dal mio punto di vista fu una guerra politica vera e propria con il senatore Firrarello che spingeva per il discorso dei termovalorizzatori. La guerra sui termovalorizzatori, più che essere una guerra di giustizia (poi magari i fini di giustizia coincidono casualmente con altri fini, come sempre capita), mi è sembrata una guerra politica, perché non si giustifica assolutamente l’ampliamento a dismisura delle discariche del 2009 proprio sotto la gestione Lombardo
».

E così scopriamo, dalla viva voce di Marino e della sua versione dei fatti, che l’antimafia vive di vicende surreali, che i termovalorizzatori erano terreno di una guerra politica personale, nessuno in Regione verificava o controllava nulla, dai tariffari alla necessità di assumere, che i controlli sanitari erano zero (sono ancora zero?), che i Carabinieri erano (sono ancora?) quattro di numero e poco potevano e ad un certo punto volarono tangenti o quantomeno era (o è) questa un’ipotesi investigativa della Procura di Palermo anche se non ho capito bene per cosa siano volate, forse per l’ampliamento delle discariche (tutte, una, alcune? Boh?).

Insomma, come riassumerà al termine dell’audizione il presidente della Commissione parlamentare Alessandro Bratti (Pd) «sono passati cinque anni ma sembra che non sia successo assolutamente nulla, anzi alcune questioni sono peggiorate. Questa come legislatori e uomini delle istituzioni è una triste e amarissima constatazione».

Sarebbe però il caso di mettere un punto fermo almeno in Commissione (si tratta di una Commissione d’inchiesta), anche perché la guerra, pure a colpi di querele milionarie traMarino e Catanzaro e di denunce in varie procure e alle Commissioni parlamentari sui rifiuti e antimafia, prosegue come detto da anni e anche perché non solo Giuseppe Catanzaro è vicepresidente di Confindustria Sicilia ma anche perché la “ggente” vuole capire.

Nell’occasione del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale riunitosi a Caltanissetta il 22 ottobre 2013 e dunque in periodo se non sbaglio immediatamente precedente alla contesa sulla gestione dell’ambiente in Sicilia di cui ho scritto, fu proprio la Dia, ad esempio, all’epoca guidata dal colonnello Gaetano Scillia, a citare, ma in ben altro e lusinghiero modo, Giuseppe Catanzaro (il quale, ricordiamo anche, è tra i protagonisti, con le sue accuse formalizzate con coraggiose denunce, di processi contro la mafia agrigentina e quindi, capirete, cari lettori di questo umile e umido blog, la bussola si perde e si confonde).

La Dia consegnò al ministro dell’Interno Angelino Alfano una relazione in cui si legge: «Da un pò di tempo a questa parte, invece, si assiste, sempre di più, ad una crescente reazione delle organizzazioni mafiose e dei suoi poteri collegati (come ad esempio quello dei “colletti bianchi”) contro l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, nonché contro l’opera di legalità posta in essere in questi anni dall’associazione confindustriale di Caltanissetta e, in generale, da quella regionale. Appare ormai evidente, infatti, l’incessante azione denigratoria e di intimidazione che viene condotta (con varie modalità e diversificati strumenti) nei confronti della nuova classe dirigente confindustriale siciliana, costituita dal Cav. Lav. Antonello Montante, dal dr. Ivan Lo Bello, da Giuseppe Catanzaro, Marco Venturi e altri dirigenti), frequentemente aggredita anche attraverso il metodo della diffamazione e del discredito mediatico».

Per ora mi fermo ma domani torno con un nuovo e incredibile approfondimento, sempre sulla gestione ambientale in Sicilia.


Nella foto potete ammirare le due bandiere della legalità e dell'antimafia siciliana, Roberto Helg, ex presidente della camera di commercio di Palermo, arrestato per tangenti ed Antonello Montante, inquisito per mafia; entrambi finiti nella polvere. Accanto a loro, non solo nella foto, ma anche in tutte le loro attività, il senatore Beppe Lumia.

Lumia è un eminenza grigia della politica siciliana, anch'egli 'antimafioso di professione', più volte tirato in ballo da pentiti e mafiosi per vicende poco chiare e già presidente della Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia.
Qualche mese fa, il parlamentare palermitano di SEL, Erasmo Palazzotto, ha chiesto al presidente del Senato Grasso ed al Presidente della Repubblica l'estromissione di Lumia, da componente della Commissione Antimafia, per i suoi rapporti poco chiari con chi gestisce, in maniera scandalosa, il settore dei rifiuti in Sicilia.


''In Sicilia, come è risaputo, c'è stata una vicinanza molesta fra imprenditori e rappresentanti dello Stato (si racconta di questori che si trasformavano in tappetini al cospetto di Montante, di prefetti che hanno ricevuto esagerate regalie), ci sono investigatori che si sono fatti assumere parenti e amiche dalla cordata (è il caso di un ufficiale della Dia e di un maggiore della Finanza), ci sono uomini dei servizi segreti che sguazzano allegramente nell'ambiente "antimafioso", c'è una prossimità imbarazzante con molte toghe''.


E ciò si può tranquillamente leggere su ANTIMAFIA 2000 o su La Repubblica.
Non più di qualche giorno fa, sempre Palazzotto, ha dichiarato: “la gestione privata delle discariche, gli interessi, il giro di denaro, le commistioni con la politica sono tutti elementi che, ci auguriamo, la commissione antimafia esaminerà. Di certo un cambiamento radicale nella gestione del ciclo dei rifiuti è, oggi, una priorità della Sicilia”.


Credo che a giorni, si registreranno nuovi arresti, tra le file dei cosiddetti 'professionisti dell'antimafia' se si considerano anche le dichiarazioni, rilasciate dal fondatore di LIBERA, Don Luigi Ciotti:


"mi pare di cogliere, e poi non sono in grado di dire assolutamente altro, che fra pochi giorni avremo altre belle sorprese, che sono in arrivo, che ci fanno soffrire. Perché riguardano personaggi che hanno sempre riempito la bocca di legalità, di antimafia".


E sui rapporti tra mondo dell'informazione e talune grandi imprese, sotto l'ombrello della Confindustria e delle Camere di Commercio dell'indagato per mafia, Antonello Montante e di Robero Helg, recentemente arrestato per tangenti?


Leggete questa pillola di saggezza culturale siciliana.


La CMC di Ravenna, general contractor dei più grandi lavori pubblici che si stanno realizzando in Sicilia, quali la strada statale Agrigento -Caltanissetta del valore di un miliardo e mezzo di euro o l'Agrigento-Palermo, assieme al presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, inquisito per mafia, di concerto con Roberto Helg, ex presidente della Camera di Commercio di Palermo, recentemente arrestato per tangenti,con la fattiva collaborazione dei giornalisti racalmutesi, Felice Cavallaro de Il Corriere della Sera e Gaetano Savatteri di Mediaset, si stanno occupando dei milioni di euro da spendere, destinati dalla Regione Siciliana per l’EXPO 2015.
Tra l'altro i due valenti giornalisti si sono anche inventati una formula vincente, per dar fondo ad una serie di finanziamenti, pubblici e privati, attraverso la CMC di Ravenna che proprio di strade si sta occupando per adesso in Sicilia.
Hanno pensato di mutuare dall'attività svolta da questa grande impresa un suggestivo nome per la loro iniziativa culturale, ossia : 'LA STRADA DEGLI SCRITTORI'.


Malignamente, la loro iniziativa qualcuno l'ha subito ribattezzata: 'LA STRADA DI LI PICCIULI', la strada dei soldi a buon mercato.


Soldi che Savatteri e Cavallaro hanno iniziato a spendere, speculando sulla memoria dei grandi scrittori siciliani, quali Sciascia, Pirandello, Brancati, Tomasi di Lampedusa e, non ultimo Andrea Camilleri, originari proprio di quei territori attraversati dalle strade che sta ammodernando l'impresa ravennate.


Non sappiamo se adesso, alla luce delle recenti inchieste giudiziarie per mafia, a carico di Antonello Montante e dopo l’arresto del suo collega Roberto Helg, a questa cordata, giornalistico -imprenditoriale, verrà ancora garantita questa prerogativa di occuparsi, in maniera esclusiva, in nome e per conto della Sicilia, dei milioni di euro destinati a EXPO 2015 e se potranno ancora raggranellare soldi con la loro strada virtuale (che a questo punto rischia di diventare sempre più virtuale).


Dispiace che la loro iniziativa possa diventare una chimera, alla luce dei recenti guai giudiziari che riguardano i loro mecenati, Montante ed Helg.
Si può così spiegare alla gente, a questo punto, qual è il rapporto di interessenza, che eufemisticamente potremmo definire socio-economico, esistente tra certa stampa, principalmente quella agrigentina e i vari sponsor economici?


Salvatore Petrotto11/MAR/2015 23:39:45

Sulla discarica di Siculiana, potete informarvi, pende un giudizio per falso, truffa, abuso d'ufficio e reati ambientali, presso il Tribunale di Agrigento. Il titolare della discarica, Lorenzo Catanzaro, fratello del comproprietario, Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia, è comparso il 13 novembre 2014, davanti al giudice del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, nella veste di indagato, assieme al funzionario della Regione Siciliana, Cannova, già arrestato e rinviato a giudizio per avere rilasciato delle analoghe autorizzazioni, uguali a quelle della discarica di Siculiana ed all'ex presidente della Provincia Regionale di Agrigento, il deputato regionale l'alfaniano del NCD, Vincenzo Fontana. Se volete, persino sul mio profilo facebook, potete leggere l'avviso di comparizione, datato 13 novembre 2014, di dette persone indagate, a seguito della denuncia dei Carabinieri del NOE. A giorni il giudice Provenzano deciderà se rinviare a giudizio Catanzaro e le altre persone indagate.



Nicolò Marino, ex assessore in Sicilia: «Ex generale dei Cc nominato all’Arpa da Crocetta perché la moglie era una brava persona»

Cari amici di blog, da ieri vi sto raccontando alcune parti scioccanti dell’audizione, iniziata alle 17.05  del 23 febbraio, vale a dire poche settimane or sono, dell’ex assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana, Nicolò Marino, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Marino, già magistrato alla Dda di Caltanissetta, ha assunto l’incarico quando è stato autorizzato dal Consiglio superiore della magistratura, il 12 dicembre del 2012 e ha ultimato l’incarico di governo regionale il 14 aprile 2014.
Ieri abbiamo visto, tra le altre cose, la verità di Marino sulla gestione delle discariche private in Sicilia*. Oggi spostiamo l’ottica su un altro aspetto paradossale sollevato da questo magistrato prestato per un breve tempo alla politica.

Marino, ad un certo punto della sua audizione, racconta dell’Arpa (l’Agenzia regionale per l’ambiente) e descrive il fatto che ha anche funzionari di polizia giudiziaria, ma tutti i dirigenti sono appannaggio di chi li nomina (Provincia di Palermo, Commissario della provincia di Palermo).

Ma dopo questa introduzione, ad un certo punto racconta* che «viene nominato un ufficiale dei carabinieri, un ex generale, persona perbene che ha avuto due ictus. Presidente, lei si dovrebbe far raccontare, quando scenderà in Sicilia, dal sindacoOrlando, dai sindacati cos’erano le riunioni pubbliche. Questo che doveva esercitare una serie di attività di controllo, noi l’avevamo scomodato per il fallimento Aps a Palermo, 52 comuni serviti da Aps, aveva avuto due ictus, presidente, e la Giunta rideva. Non voglio segretare perché l’ho anche scritto, mi spiace sotto il profilo umano perché è un uomo delle istituzioni e la colpa è dei familiari che gli consentono di accettare un incarico di questo tipo, ma quando lo conobbi chiamai Crocetta e gli dissi allarmato: “Rosario, la Giunta ride”. Mi rispose che la moglie era brava: aveva nominato questa persona perché la moglie era stata revisore dei conti a Gela e quindi dovevamo contattare la moglie per far ragionare questa persona.  Questa è la regione siciliana, Presidente, e questa è una delle tantissime cose che bisognava fronteggiare».

Dunque, ricapitolando e se ho ben capito (chiedo scusa se così non fosse e sono dunque pronto a correggermi), secondo il magistrato ed ex assessore Marino, alle riunioni per la gestione di alcune delicate materie ambientali, si presentava per l’Arpa di Palermo un ex generale dei Carabinieri, colpito da due ictus, di cui la gente rideva (sic!), che non desisteva dal suo incarico e che per farlo ragionare (doppio sic!) doveva essere contattata la moglie, che sarebbe la vera ragione per cui il Governatore Rosario Crocetta lo avrebbe nominato, vale a dire questa donna era una brava persona!

Ora, non so se ho riassunto bene (credo di si) ma se tutto questo è vero per qualcuno (non so chi ma andrebbe cercato) va consigliato il trattamento sanitario obbligatorio e questa verità di Marino (mancano infatti le verità contrapposte dei diretti interessati chiamati in causa e questo blog è a disposizione per raccontare tutti i punti di vista e credo che lo farà anche la Commissione sul ciclo dei rifiuti nella sua nuova missione in Sicilia*) va immediatamente spedita ad un bravo regista perché, da sola, è già mezza sceneggiatura di un film nel quale vedrei bene, come interpreti, Ficarra e Picone (tanto per restare in Sicilia).

Conosco il nome dell’ex generale dei Carabinieri di cui Marino parla ma, per doveroso rispetto, ho deciso di non citarlo.

L’ex magistrato, nel prosieguo dell’audizione proseguirà così: «Voglio dire anche perché l’ho detto più volte che il referente in Sicilia di Renzi è l’onorevole Faraone, a cui nel febbraio 2014, poco prima di andare via, ancora assessore, dissi: “Se gli lasciate ancora nelle mani la Sicilia, finirà per distruggerla”. Oggi finalmente lui sta litigando con Crocetta. Ho depositato alla Corte dei conti tutte le note che avevo scritto a Crocetta su come venivano fatte le Giunte: non c’erano ordini del giorno, erano convocate a minuti, a Palermo, quando tu potevi essere in qualsiasi altra parte del mondo, nessuno studiava le cose, ed è tutto documentato. La Corte dei conti, che ha rinviato a giudizio Crocetta e altri colleghi per la vicenda dell’informatizzazione, trova scritte dichiarazioni mie e di Luca Bianchi. Di che dobbiamo discutere? Il problema è che bisogna cacciare le persone».

Quando Alessandro Bratti (Pd), presidente della Commissione, gli fa presente che non compete a loro cacciare le persone, Marino ribatte: «questo è il mio punto di vista, come continuo a dire, come avevo anticipato la vicenda Montante… ». Marino, scopriamo, ha anticipato la vicenda Montante (il delegato nazionale di Confindustria e presidente di Confindustria Sicilia, di cui parlerebbero cinque presunti pentiti per presunte vicende poco chiare) ma non è dato sapere con chi e come.

E quando il commissario Pamela Giacoma Giovanna Orrù, Pd, eletta a Trapani, gli chiede se si rendeva conto della gravità di quello che diceva, Marino risponde così: «assolutamente, ma io l’ho già detto. Questa macchina è assolutamente complessa, anche la migliore squadra avrebbe difficoltà…Nel settore dei rifiuti la migliore squadra avrebbe grandi difficoltà a riprendere in mano questa situazione. Nel momento in cui la gestione diventa approssimativa per una serie di circostanze che ho ufficialmente comunicato in tutte le sedi competenti (non è quindi una novità che dico a voi, l’ho già fatto in passato), diventa impossibile recuperare questa situazione».

Pamela Giacoma Giovanna Orrù precisa: «quello che lei ha detto l’abbiamo capito perfettamente. Siccome lei ha fatto un riferimento preciso a una nomina e a come le persone vengono nominate, la mia battuta “lei si rende conto della gravità di quello che dice?” era in questo senso, non rispetto a tutto il resto. Già è grave quello che è stato detto, questo è ancora più grave…. Un commissario che viene nominato perché la moglie era brava è ancora più grave» ma anche Marino precisa punto su punto: «Io sono andato via per questo…È assolutamente così e lo ribadisco, ma l’ho anche dichiarato e contestato. Non ci sono cose che non abbia cercato di fare per rimettere in piedi la situazione».

Bratti, esausto, alle 19.10 chiude: «Va bene (va bene per modo di dire). La ringraziamo per tutta la serie di indicazioni che ci ha dato, adesso inizieremo il nostro approfondimento in Sicilia…».
Auguri vivissimi.
p.s. dopo il mio servizio, ripreso abbondantemente da agenzie di stampa e giornali che, ovviamente, nel pieno rispetto (sic!) della deontologia professionale NON hanno citato come fonte il blog (con la scusa del documento pubblico in Commissione rifiuti che nessuno aveva letto!), lo stesso Marino ha dettato alle agenzie una precisazione. Eccovela: “Nella trascrizione della commissione Ecomafia ci sono delle discrasie tra quanto dichiarato e quanto verbalizzato: non ho detto la ‘giunta ride’, ma ‘la gente ride’”. Lo precisa l’ex assessore regionale all’Energia, Nicolò Marino, in una dichiarazione, spiegando che il riferimento non era a un funzionario dell’Arpa, ma al commissario della Provincia di Palermo e alle tante riunioni che si tenevano. “Avvisai telefonicamente il governatore – ricostruisce Marino – e gli dissi: la ‘gente ride e tutto questo danneggia le istituzioni’. Questo perché nel settore dei rifiuti gli organi di controllo non aveva lavorato bene e io mi sono trovato in difficoltà”.

·         Per una ulteriore di conoscenza dei fatti con più campane metto a disposizione questo link della Rai nel quale ciascuno, se crede, potrà approfondire la vicenda

2 – the end (per la precedente puntata si veda


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