Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





martedì 10 marzo 2015

MARCO LUPO EX DIRIGENTE ACQUE RIFIUTI SICILIA DEPONE COMMISSIONE SUL RICICLO RIFIUTI CANNOVA SANSONE LUPO D’ANGELO LATTEO ARNONE GELARDI GULLO LO BELLO CONTRAFATTO MARINO ASSESSORATO IN DISFACIMENTO

MARCO  LUPO   EX DIRIGENTE ACQUE  RIFIUTI   SICILIA DEPONE  COMMISSIONE SUL RICICLO RIFIUTI CANNOVA SANSONE   LUPO D’ANGELO LATTEO ARNONE GELARDI GULLO  LO BELLO CONTRAFATTO  MARINO ASSESSORATO IN DISFACIMENTO



CAMERA DEI DEPUTATI SENATO DELLA REPUBBLICA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI E SU ILLECITI AMBIENTALI AD ESSE CORRELATI RESOCONTO STENOGRAFICO MISSIONE IN SICILIA

Seduta n. 28 di Mercoledì 4 marzo 2015 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ALESSANDRO BRATTI Audizione dell'ex assessore all'energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana, Marco Lupo L’audizione comincia alle 14.05.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso. 

(Così rimane stabilito).

Audizione dell'ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013, Marco Lupo:

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione dell'ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013, Marco Lupo, che oggi è direttore di ARPA Lazio. 

  L'audizione odierna si colloca nell'ambito dell'approfondimento sulla regione siciliana, di cui sono relatrici Stella Bianchi e Renata Polverini. Ricordo che, secondo quanto stabilito dall'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nelle riunioni del 10 e 17 febbraio scorsi, la Commissione prima di recarsi in Sicilia per lo svolgimento di due missioni ha ascoltato lunedì 23 scorso il dottor Nicolò Marino, ex assessore all'energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana, e mercoledì 25 scorso l'assessore all'energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana, Vania Contraffatto. 
  Abbiamo quindi chiesto di audire il dottor Lupo, che ha lavorato negli ultimi anni su diverse questioni importanti di nostra competenza, in modo che con la sua audizione e le due precedenti abbiamo un quadro esaustivo per poter poi affrontare i diversi auditi e le diverse situazioni che si presenteranno. 
  Avverto quindi il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, consentendo la Commissione, i lavori proseguiranno in seduta segreta, invitando comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta. 
  Do la parola al dottor Marco Lupo per delinearci un quadro dell'attività che ha svolto in questi anni in Sicilia, per poi passare alle domande dei commissari.
 MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Ho preparato una relazione che contiene circa 22 allegati, che lascerei agli atti della Commissione, perché mi rendo conto che non è semplice parlare in poco tempo di un settore così importante in una regione molto complicata. 

  Io ho svolto l'incarico di dirigente generale del dipartimento delle acque e dei rifiuti della regione siciliana per circa due anni, da fine luglio 2012 a settembre 2014, e ho svolto anche l'incarico di custode giudiziario della discarica di Bellolampo, che è stata sequestrata a febbraio del 2013 e poi dissequestrata a giugno del 2014.
  Ho svolto altresì per circa 8 mesi, da maggio 2013 a dicembre 2014, l'incarico di commissario per evitare l'interruzione del servizio di raccolta dei rifiuti urbani nel territorio di Palermo. 

  Non è semplice riassumere tutte le attività espletate e le varie problematiche e difficoltà incontrate in due anni di attività, in cui si sono susseguiti quattro assessori regionali. Quando sono stato nominato, infatti, l'assessorato era retto ad interim dal presidente della Regione Lombardo, dopo qualche mese è stato nominato l'assessore Torrisi, che è rimasto in carica il tempo delle elezioni. A dicembre 2012 si è insediato il presidente Crocetta, che ha nominato l'assessore Nicolò Marino, poi seguito dall'assessore Calleri. In seguito sono andato via e adesso c’è l'assessore Vania Contraffatto. 
  Non è semplice riassumere tutte le problematiche e tutte le criticità, ma può essere significativo il fatto che dopo due anni di incarico, pur avendo altri due anni di contratto, abbia chiesto la risoluzione anticipata del contratto e me ne sia andato, perché le difficoltà erano molte e tutte queste attività di custode e di commissario sono state particolarmente usuranti. Il presidente Bratti è stato in passato all'ARPA e sa che non è comune che un direttore esterno rinunci a due anni di contratto, non so se ci siano precedenti nella regione. 
  Mi sono insediato a luglio del 2012 e all'atto del mio insediamento nella regione siciliana vi era uno stato di emergenza dichiarato ad aprile del 2010, perché l'ultima emergenza prima del mio insediamento era stata da aprile 2010 a dicembre 2012 e riguardava tutto il territorio dalla regione siciliana. 
  Quando mi sono insediato era in atto l'emergenza, vi era un commissario che era presidente della regione e tre soggetti attuatori, uno per Bellolampo, uno per l'impiantistica regionale e uno per la raccolta. La regione si era dotata due anni prima del mio insediamento di una nuova legge che regolamentava il settore, che è la legge n. 9 del 2010, che riorganizzava il settore prevedendo il passaggio dalle attuali ATO, che erano 27, alle nuove società per la regolamentazione del servizio di gestione dei rifiuti che in acronimo si chiamano SRR. 
  Dopo due anni e mezzo dall'emanazione di questa legge e dalla dichiarazione dell'emergenza, a fine 2012, non ho timore di essere smentito affermando che non era stato fatto nulla di concreto né per l'attuazione della legge, né per la realizzazione degli obiettivi previsti nella dichiarazione di emergenza. 
  Nessun impianto pubblico era stato realizzato, né ne era stata avviata la realizzazione, nessuna SRR era stata costituita, nessun piano d'ambito predisposto da parte di queste SRR, nessuna attività era stata realizzata su Bellolampo né per quanto attiene la messa in sicurezza delle vecchie vasche, né per quanto attiene la nuova discarica da realizzare, come previsto dall'ordinanza della Presidenza del Consiglio di dichiarazione di emergenza, tanto che dopo circa tre mesi dal mio insediamento la discarica è stata sequestrata e ne sono stato nominato custode. 

  Basti pensare che il punto di partenza dell'emergenza del 2010 era la redazione di una sorta di piano rifiuti che avrebbe dovuto essere realizzato durante l'emergenza. Questo piano è stato approvato dal Ministero dell'ambiente a fine 2012, praticamente con la chiusura dell'emergenza, quindi non poteva essere realizzato un piano approvato quando l'emergenza è sostanzialmente finita
! 
  Per quanto riguarda la raccolta, all'atto del mio insediamento la raccolta era suddivisa in 27 ATO e purtroppo a mio parere (non mi ergo a perfetto conoscitore della problematica) i ritardi che la regione ha accumulato derivano dalle patologie che si sono create con questi 27 ATO, intanto una situazione assolutamente disomogenea nel territorio, perché alcuni di questi ATO hanno pensato di gestire direttamente il servizio, assumendo migliaia di persone senza concorso, senza una procedura ad evidenza pubblica. Tra l'altro, queste persone hanno poi avuto progressioni di carriera che non mi risulta siano compatibili con la normativa vigente.
  Altri ATO hanno invece appaltato il servizio all'esterno, però si sono caricati comunque di centinaia di personale amministrativo, altri ATO ancora non hanno fatto né l'uno, né l'altro, cioè hanno lasciato ai comuni la possibilità – peraltro non consentita dalla norma – di appaltare direttamente il servizio. 
  In tutta la provincia di Siracusa, ad esempio, ogni comune ha fatto una sua procedura ad evidenza pubblica nel lontano 2003-2004, quindi la situazione sul territorio era veramente diversa. Chiaramente questi ATO si sono caricati di una serie di costi di personale e di altro tipo che poi non sono più stati in grado di sopportare, non riuscendo quindi a far fronte ai debiti. 
  Mi risulta che la regione abbia anticipato 600 milioni di euro agli ATO, in minima parte restituiti. La struttura commissariale che ha operato tra il 2010 e il 2012 ha anticipato direttamente agli ATO (la norma consentiva di anticipare ai comuni, perché sono i comuni che, attraverso l'approvazione di un piano di rientro decennale in consiglio comunale, possono garantire la restituzione delle somme ricevute) e i comuni soci poi si sono rifiutati di restituire le somme e da un punto di vista normativo hanno avuto anche qualche riconoscimento da parte di tribunali amministrativi, che hanno ribadito che l'unico organo che può impegnare un comune a restituire nel tempo delle somme è il consiglio comunale. 
  I sindaci cambiano nel tempo, quindi è un discorso rivolto al sindaco in quanto rappresentante del comune. I comuni soci dell'ATO al cento per cento con mezza faccia li hanno riempiti di costi e con l'altra mezza li accusavano di non fare il servizio, situazione che diventa difficile risolvere, perché tra dipendenti di imprese private che avevano vinto le gare e dipendenti assunti direttamente dall'ATO stiamo parlando di 13.000 addetti. 
  Solo per il comune di Palermo con tutta la questione AMIA e RAP stiamo parlando di più di 2.000 persone che lavorano, quindi una media di 1 dipendente ogni 250 abitanti, quando mi pare che nelle realtà più virtuose si parli di 1 dipendente ogni 700-1.000 abitanti, quindi 5 volte il numero delle persone che servirebbero per svolgere il servizio. 
  Per quanto attiene all'impiantistica, nel 2010-2011 la regione aveva abbandonato l'idea di realizzare i termovalorizzatori, anche perché le gare dei quattro famosi dei termovalorizzatori sapete penso tutti come sono andate, e tra il 2010 e il 2012, cioè prima del mio insediamento, non facendosi termovalorizzatori la regione ha autorizzato circa 11 milioni di metri cubi di discariche fondamentalmente a quattro soggetti privati, cioè 3 milioni di metri cubi a Oikos a Catania, 3 milioni di metri cubi a Sicula Trasporti a Catania/Siracusa perché è al confine, 2 milioni di metri cubi a Messina Tirrenoambiente e 3 milioni di metri cubi a Catanzaro Costruzioni ad Agrigento.

   Quattro soggetti privati hanno quindi ricevuto autorizzazioni per circa 11 milioni di metri cubi di discariche, quindi l'attenzione era molto concentrata sui termovalorizzatori, ma nel frattempo la vera problematica erano questi volumi autorizzati, e nessuna iniziativa era stata adottata per il trattamento della frazione umida prima del conferimento in discarica, la biostabilizzazione dei rifiuti, tenuto conto che soltanto una discarica, quella di Sicula Trasporti, è dotata di un impianto di biostabilizzazione. 
  In tutto il resto della regione si è ritenuto di interpretare, secondo me erroneamente, una circolare che consentiva in un periodo transitorio, in attesa di realizzare l'impianto di biostabilizzazione, di limitarsi alla tritovagliatura con la possibilità di autorizzare una nuova discarica da 3 milioni di metri cubi, quindi in quel modo l'adeguamento non sarebbe avvenuto mai.
  PRESIDENTE. È interessante come quella direttiva sia stata interpretata in diverse regioni dove tutti le hanno dato delle interpretazioni pur di non farlo...
  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Io ero direttore al Ministero dell'ambiente quando è stata fatta quella circolare e la situazione era che nel decreto Milleproroghe ogni anno si prorogava l'obbligo di biostabilizzazione, ma a un certo punto la Commissione europea ha detto che alla proroga successiva avrebbero aperto la procedura d'infrazione. 

  Abbiamo quindi evitato di fare la proroga, però le regioni lamentavano che in pochi mesi non sarebbero state in grado di adeguarsi. Con la circolare si intendeva dire quindi che nel periodo transitorio la tritovagliatura potesse essere considerata una forma di pretrattamento, però certo non poteva consentire di autorizzare una nuova discarica da 3 milioni di metri cubi che sarebbe stata utilizzata nei successivi 7-8 anni senza prevedere l'obbligo di biostabilizzazione! Quello non è più un periodo transitorio: è un sine die. 

  Nessuna iniziativa era stata adottata neppure per quanto riguarda la discarica di Bellolampo, al punto che, come ho accennato, è stata sequestrata dopo qualche mese. 
  Io sono stato nominato il 19 luglio, il 30 luglio si è dimesso il presidente della regione e quindi c’è stato il periodo elettorale, quindi di fatto il mio primo assessore con cui si è potuto fare un programma...

  PRESIDENTE. Queste autorizzazioni qui sono state rilasciate sotto quale governatore?

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Tra il 2010 e il 2012, quindi governo Lombardo. Come dicevo, con l'assessore Marino, che è stato il mio primo assessore di lunga prospettiva, abbiamo cercato di agire su più fronti, intanto sul fronte della verifica degli iter amministrativi che avevano condotto al rilascio di queste autorizzazioni da parte dell'Assessorato ambiente, perché da noi sia la VIA che l'AIA erano di competenza dell'Assessorato ambiente. 
  Con l'assessore Marino abbiamo invece presentato una norma attraverso il Governo, poi approvata dal Parlamento, in cui la valutazione di impatto ambientale rimaneva di competenza dell'Assessorato ambiente, mentre l'AIA diventava competenza del mio dipartimento. Questa norma è entrata in vigore a gennaio del 2013 per avere modo di pianificare una soluzione, perché la situazione era già molto compromessa; Palermo aveva due mesi di possibilità di abbancamento e Palermo è la quinta città metropolitana italiana, produce 1.000 tonnellate al giorno di rifiuti, quindi eravamo obiettivamente molto preoccupati. 
  Da un lato, quindi, questa verifica degli iter amministrativi, dall'altro la realizzazione delle attività previste dalla nuova dichiarazione di emergenza, che però era meno estesa, aveva una serie di attività da realizzare soprattutto su Bellolampo ma anche sull'implementazione dell'impiantistica nel resto della regione. 
  Abbiamo agito infine sull'attuazione della legge n. 9 del 2010, che prevedeva la creazione delle SRR e il passaggio a un nuovo sistema, perché era indubbio che per cominciare a lavorare in prospettiva, per vedere qualcosa di nuovo non si potesse interloquire con i 27 ATO che avevano determinato quella situazione di disastro, anche perché non potevano più essere beneficiari di fondi comunitari e avere delle risorse assegnate perché erano in una situazione di decozione finanziaria, per cui la Corte dei conti non registrava neppure i decreti con cui venivano assegnati i fondi comunitari agli ATO. 
  La prima attività è stata quindi la verifica degli iter amministrativi. Da questo punto di vista, con una norma del gennaio è stata modificata la competenza in materia di AIA, che è passata dall'Assessorato ambiente all'Assessorato all'energia, in cui c'era il mio dipartimento. 
  Sulla base di quanto previsto da questa norma, ad aprile del 2013 viene siglato un protocollo di intesa tra i due assessorati per regolamentare il passaggio della documentazione, perché chiaramente i documenti si trovavano nell'altro assessorato.

  Tale protocollo, che ho allegato alla relazione, prevedeva che l'assessorato trasmettesse un elenco delle richieste ricevute con l'ordine cronologico, la documentazione e i fascicoli con un rapporto sullo stato istruttorio di ogni pratica, ma da subito le cose cominciano ad andare male perché io sono andato via a settembre del 2014 e non c’è stato modo di avere queste carte. 
  Vi ho allegato tutti i solleciti che sono stati trasmessi a quell'assessorato a maggio del 2013, a ottobre del 2013, a dicembre del 2013, a febbraio del 2014, a giugno del 2014, ma purtroppo non è stato possibile ricevere la documentazione in modo ordinato, sono arrivate di volta in volta alcune pratiche sempre senza rapporto istruttorio, molto spesso senza la descrizione di quello che il fascicolo conteneva, anzi ci sono stati casi (non lo dico io, ma l'hanno visto i Carabinieri, e sapete che nell'altro assessorato c’è stata anche una misura cautelare nei confronti di un dipendente per il rilascio di alcune autorizzazioni) in cui nel fascicolo era scritto ad esempio Oikos, ma le carte riguardavano un altro, quindi una situazione veramente difficile da affrontare. 

  Queste carte sono sempre arrivate in modo parziale e ritengo che questo dipendesse dal fatto che non si vedeva di buon occhio che qualcun altro potesse visionare questa documentazione. 

  A questo punto, con un decreto dell'assessore regionale e mio, a doppia firma del direttore e dell'assessore, abbiamo istituito una Commissione per la verifica degli iter amministrativi, cominciando proprio dalle quattro discariche prima citate, perché avevano una volumetria rilevante, da cui dipendeva la possibilità di conferire di circa 380 comuni, quindi erano quelle più importanti. 

  Nella Commissione di verifica sono stati inseriti dei componenti di grande competenza ambientale: una funzionaria della provincia di Palermo, la dottoressa Di Franco della provincia di Palermo, la dottoressa Abita dell'ARPA (l'ARPA ha una struttura centrale e delle sezioni provinciali), una funzionaria del dipartimento, la dottoressa Fais, e alcuni componenti inseriti dal dottor Marino, che lavoravano nel suo Gabinetto e aveva portato con lui quando si era insediato, in particolare il dottore Buceri, un funzionario di polizia che lavorava con lui alla procura di Caltanissetta quando lui faceva il magistrato. 
  Dall'esame di queste autorizzazioni è emerso di tutto. È difficile riassumere tutte le questioni, ma posso dire che per quanto riguarda la discarica di Catania, di Motta Sant'Anastasia gestita dalla ditta Oikos, ricevuta la relazione io ho adottato tre provvedimenti. Loro avevano una discarica esaurita, la discarica in contrada Tiritì, per la quale ho fatto un provvedimento di chiusura per gravi motivi ambientali; avevano l'autorizzazione alla realizzazione di un bioreattore, per cui non ho neanche avviato il procedimento di revoca perché la realizzazione dell'impianto non era ancora iniziata. 

  Per la discarica in corso di coltivazione da circa 3 milioni di metri cubi ho avviato il procedimento di revoca dell'autorizzazione, che poi ho concluso a luglio del 2014 con la revoca dell'autorizzazione.

  PAOLA NUGNES. In questa fase lei era commissario?

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. No, lo facevo come direttore, l'emergenza è finita a dicembre del 2013 e queste sono attività che ho fatto come direttore del dipartimento acque e rifiuti. 
  Per quanto riguarda la discarica in esercizio ho quindi adottato questo provvedimento di diniego del rinnovo dell'autorizzazione, previa predisposizione di un progetto di chiusura, perché evidentemente per chiudere una discarica da 3 milioni di metri cubi bisogna prevedere un progetto di regimazione delle acque, bisogna farlo in un certo modo. 
  Qualche giorno prima della revoca, ma dopo l'avvio del procedimento, il titolare della discarica è stato arrestato insieme al dipendente del dipartimento ambiente e  nell'ordinanza del GIP vengono espressamente citate le conclusioni della Commissione che aveva istruito l'iter amministrativo dell'autorizzazione rilasciata. 
  Questo per quanto riguarda la discarica di Catania di Oikos. Per quanto riguarda la discarica di Messina di Tirrenoambiente, anche lì la Commissione ha concluso la sua relazione e sulla base della relazione ricevuta io ho adottato un avvio di procedimento di revoca del rinnovo dell'autorizzazione per la discarica e anche una revoca dell'autorizzazione dell'impianto di biostabilizzazione. 
  Nel frattempo è successo (lo racconto perché è sintomatico di come funzionano le cose in Sicilia) che il gestore della discarica che serve tutta la provincia di Messina (Messina è la provincia con il maggior numero di comuni in Sicilia, oltre 100 comuni, anche molto piccoli) comunica che aveva terminato i volumi utili per l'abbancamento e che dopo venti giorni non avrebbe più consentito l'accesso ai comuni. 
  A noi risultava però che la discarica avesse avuto un'autorizzazione nel 2012 per 1,700.000 metri cubi, per cui facendo due conti spannometrici non ci quadrava. Ho quindi convocato una riunione presso il mio dipartimento e ho fatto fare dei sopralluoghi in discarica, dai quali è emerso che il progetto che era stato approvato in realtà poteva avere scritto 5 milioni, 8 milioni o 7 milioni, perché non c'era neanche un progetto che potesse definirsi tale e forse nel progetto si teneva conto di volumi già finiti. 

  Emerse anche che non avevano utilizzato per l'abbancamento un'area compresa nell'autorizzazione, perché questo non era funzionale all'ampliamento che avrebbero dovuto fare, in quanto abbancando lì non avrebbero più potuto ampliare, e non avevano ancora l'autorizzazione per questo ampliamento però avevano già pensato di sbancare un'intera collina in assenza di autorizzazione. 
  Queste situazioni sono state rappresentate alla procura competente, quella di Barcellona Pozzo di Gotto, che mi risulta che a novembre del 2014 abbia sequestrato anche quella discarica, che tra l'altro ha anche altri problemi. 
  In più, mentre nel loro progetto (chiamiamolo così) si prevedeva di arrivare a un abbancamento fino a 118 metri sul livello del mare, erano arrivati a circa 145 metri sul livello del mare, cioè 30 metri più dei quanto previsto nelle planimetrie, e 30 metri sono un palazzo
! Purtroppo nessuno ha mai segnalato in un sopralluogo la presenza di un palazzo che non avrebbe dovuto esserci. Questo è sintomatico della situazione in Sicilia. 
  Anche per quanto riguarda la discarica di Siculiana, quella di Agrigento, la Commissione ha fatto la relazione e io ho avviato un procedimento di secondo grado, perché obiettivamente le criticità rilevate non erano certo paragonabili a quelle delle altre due di cui vi ho parlato. La grossa criticità che ho rilevato è che questo impianto non biostabilizzava la frazione umida però, per effetto di una circolare che avevo fatto all'atto del mio insediamento, che imponeva a ogni gestore di presentare un progetto entro una certa data pena chiusura, l'operatore aveva già presentato il progetto dell'impianto e quindi questo gli è stato prescritto anche in sede di revisione dell'autorizzazione. 
  Ho effettuato tutte queste verifiche non essendo autorità ambientale, perché l'autorità ambientale avrebbe dovuto essere l'Assessorato ambiente e purtroppo penso che in Sicilia il vero problema sia stato questo, perché quando manca l'autorità ambientale, cioè quando manca il soggetto deputato a tutelare l'ambiente, tutto diventa più complicato. 

  Pur avviando un procedimento di revoca, ad esempio, non essendo io l'autorità ambientale ho revocato autorizzazioni quando l'Assessorato ambiente diceva che invece era tutto a posto. Vi posso citare una nota di fine giugno in cui l'Assessorato ambiente dice che per l'autorizzazione di Oikos conferma il giudizio positivo, io revoco l'autorizzazione e poi arrestano il funzionario e il anche il gestore della discarica.

  In tutta questa attività purtroppo non c’è stato un apporto costruttivo da parte dell'Assessorato ambiente e mi rendo conto che questi provvedimenti di chiusura hanno determinato anche la situazione che si è venuta a determinare in questi mesi, perché sono venute a mancare due discariche importanti, quella di Mazzarrà Salt'Andrea e quella di Messina che comunque avrebbe chiuso perché aveva terminato i volumi. 

  Funzionava così: loro sbancavano una collina senza autorizzazione, poi dichiaravano di chiudere e quindi in qualche modo si doveva autorizzare l'ampliamento. La filosofia adottata era questa.

  PRESIDENTE. Anche Mazzarrà Sant'Andrea è stata sequestrata?

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Sì, è stata sequestrata per queste difformità rispetto all'autorizzazione. Vorrei quindi terminare questa parte sull’iter amministrativo e soffermarmi sulle attività svolte in qualità di commissario per l'emergenza soprattutto di Bellolampo. 
  A Bellolampo in 8 mesi (tanto è durata l'emergenza), come potrete valutare dalle fotografie che vi ho portato di prima e dopo i lavori, è stata fatta la sesta vasca della discarica, che per la prima volta nella storia del sito di Bellolampo è dotata di una valutazione di impatto ambientale e di un'autorizzazione di impatto ambientale, quindi delle autorizzazioni previste dalla legge. 
  La discarica ha prescrizioni molto rigide per la sua gestione, ma purtroppo è gestita da RAP, ex AMIA, e questo è preoccupante perché conoscete le problematiche della gestione della discarica da parte del comune di Palermo, non c’è un contratto vero e proprio di gestione della discarica, il comune paga una cifra ingentissima alla RAP per la gestione del servizio, una cifra omnicomprensiva, non paga un tot per ogni tonnellata che conferisce in discarica. 

  Se quindi RAP riceve 100 milioni, 99,999 li spende per gli stipendi, quindi non le rimane niente per gestire correttamente una discarica, cioè comprare delle attrezzature adeguate, pressare i rifiuti. Qualunque discarica gestita in questo modo potrebbe avere dei problemi. 
  È stata quindi realizzata questa discarica, è stato appaltato (e sono iniziati i lavori oggi ultimati) un impianto di trattamento meccanico-biologico della frazione umida di una capacità di 1.000 tonnellate al giorno, che è di poco superiore alla produzione dei rifiuti della città di Palermo, è un impianto che ha una linea dedicata per l'umido da raccolta differenziata, quindi per produrre compost di qualità, qualora il materiale in ingresso sia idoneo. 
  È stata bandita una gara europea, sono stati aggiudicati i lavori, sono iniziati e l'impianto dovrebbe essere consegnato nel mese di marzo di quest'anno, quindi dovreste vederlo realizzato (ho comunque portato delle foto). È stata fatta la messa in sicurezza di 25 ettari della vecchia discarica, stiamo parlando di copertura con terra e materasso bentonitico, perché a Bellolampo pioveva dentro la discarica e tutto quello che usciva era percolato, quindi fiumi di percolato. 
  È stata fatta secondo me una cosa storica, questa è una foto che vi mostro in quanto competenti in materia, un lavoro fondamentale. Sono stati fatti altri mille interventi che troverete qui: tutte le vasche di stoccaggio del percolato sono state svuotate, è stata rifatta l'impermeabilizzazione, sono state fatte le coperture perché erano vasche senza copertura, quindi ci pioveva dentro e il percolato che era un metro diventava un metro e mezzo, e ancora la bonifica dell'area del poligono di tiro. 
  Tutto quello che è stato fatto a Bellolampo è stato fatto in 8 mesi nell'ultima situazione emergenziale. Probabilmente ci sarebbe da chiedersi cosa sia stato fatto nei dieci anni precedenti, perché non mi risulta che sia stato fatto molto. 
  In più, sempre in questi 8 mesi è stato appaltato il piano di caratterizzazione dell'intera discarica, che credo sia stato ormai aggiudicato, perché io manco ormai da 6 mesi e non ho contezza dello stato d'avanzamento, ma dovrebbe essere già stato aggiudicato. 

  È stata bandita la gara per l'acquisto dei mezzi e delle attrezzature per estendere la raccolta differenziata nella città di Palermo ad altri 130.000 abitanti. Tenete conto che il primo step che riguarda 130.000 abitanti era stato fatto comunque da un commissario, perché il comune di Palermo aveva evidenziato che la competenza era del commissario, ma in base alla mia esperienza se uno fa la gara per i mezzi, compra i mezzi e le attrezzature, individua un ufficio per distribuire i kit alle famiglie che non siano state trovate nella loro abitazione, non c’è alcuna collaborazione reale, ma solo una polemica per cui ciascuno (regione, provincia, comune) scarica sull'altro. 

  È stata quindi bandita una gara per l'acquisto di mezzi e attrezzature per la raccolta differenziata e infine sono state fatte quattro gare per la realizzazione di altre tre piattaforme pubbliche, una a Messina in contrada Pace, una a Gela e un'altra, tutte piattaforme dotate di impianto di biostabilizzazione con linea dedicata all'umido da raccolta differenziata, e mi risulta che siano già state fatte le aggiudicazioni definitive, quindi dovrebbero iniziare i lavori. 
  Stiamo parlando di una somma totale di opere che supera i 100 milioni, tutto questo fatto negli 8 mesi, di cui vi ho portato un report anche fotografico. Mi fermerei qui.

  STEFANO VIGNAROLI. È difficile fare domande in una situazione del genere, però vorrei chiederle di farci una panoramica della situazione delle discariche ex articolo 13, della gestione post mortemdelle bonifiche, a Bellolampo per quanto riguarda le prime cinque vasche chi sta gestendo il post mortem, quali sono le contestazioni che sta avanzando l'Unione europea e cosa si è fatto in merito a questo. 
  Vorrei sapere inoltre come venissero stabilite le tariffe di smaltimento e, per quanto riguarda i debiti dei 27 ATO, che nel 2010 Lombardo stimava in 800 milioni, a che cifra ammontassero finché c'era lei, e se sia vero che i 200 milioni destinati ai vari impianti sono stati utilizzati per risanarli parzialmente, e se sia stato fatto, come è d'obbligo entro 40 giorni dalla fine del commissariamento, un rendiconto delle spese delle varie opere realizzate.

  PAOLA NUGNES. Posso fare una domanda segretata? Purtroppo devo 
scappare perché c’è il collegato in Commissione e purtroppo è sempre così.

  PRESIDENTE. Le domande non si fanno in seduta segreta, eventualmente la risposta...

  PAOLA NUGNES. Rileggendo l'audizione dell'ex assessore Marino e adesso sentendo la sua testimonianza mi pongo – probabilmente per mia mancanza di informazioni – due domande ricorrenti: per quale motivo l'assessore sia stato rimosso e per quale motivo lei abbia ritenuto di doversi sospendere dall'incarico, benché ci rendiamo conto della mole di lavoro, per comprendere se queste siano state le uniche motivazioni o ce ne siano altre. 

  Mi chiedevo (anche qui sarà una mia mancanza) se la procura abbia avviato solo le specifiche indagini di cui parlava, quindi caso per caso, o un'indagine su tutto il ciclo dei rifiuti, perché mi sembra che tutto il ciclo sia collegato, non si tratti della singola gestione della singola discarica o del singolo impianto, ma emerga un sistema, quindi se questo sistema sia stato attenzionato dalla procura.

  PAOLO ARRIGONI. Mi limito a fare due domande. Sugli ATO lei ha parlato di patologie, non so se si riferisse alle tre categorie di gestione del servizio. Lei ha parlato di 1) gestione diretta, 2) affidamento con gara, ancorché assunzione di personale amministrativo, 3) affidare ai comuni gare di gestione singole. Le patologie sono queste oppure lei ci può dire altro?
  La seconda cosa è questa: posto che il costo del servizio raccolta e smaltimento dovrebbe essere coperto in tariffa, qual è la percentuale di copertura dei costi pagati dagli utenti suddivisi per i 27 ATO (ovviamente è un dato che lei ci farà avere).

  GIUSEPPE COMPAGNONE. Se ho capito bene, i lavori di Bellolampo sono ultimati, dovrebbero essere consegnati e comprendono un impianto di biostabilizzazione e un impianto di compostaggio, quindi in teoria, visto che gli impianti sono tarati per un quantitativo superiore a quanto prodotto a Palermo, potrebbero raccogliere anche dai comuni circostanti, e questa è una buona notizia. 

  Il problema potrebbe essere la mancanza di collaborazione con il comune di Palermo ma, se è così, noi faremo il nostro dovere facendo pressioni affinché questo meccanismo funzioni. Vorrei capire dove sia il problema, perché mi risulta che Palermo sia coperta da spazzatura e che tuttora, come testimoniano le notizie di stampa, l'emergenza è evidente, cosa che non collima con le informazioni che ci ha fornito. 
  Da articoli di stampa emerge che tanti impianti di compostaggio, di cui 4 addirittura finanziati con 15 milioni di euro, sono rimasti fermi e non si capisce perché non vadano avanti, quindi vorremmo capire dove sia il problema. 
  Ricollegandomi alla domanda dell'onorevole Vignaroli, vorrei sapere che fine abbiano fatto tutti quei finanziamenti, perché anche dalle mie parti c'era stato un finanziamento per un impianto di compostaggio a biocelle e il restyling dell'altro ma se ne è persa traccia. Vorrei inoltre conoscere lo stato dell'arte dei siti inquinati di Priolo e di Gela.

  STEFANO VIGNAROLI. Vorrei aggiungere una domanda per quanto riguarda il percolato di Bellolampo, perché risulta che solfiti, nitrati, metalli pesanti si infiltrassero anche nei pozzi di captazione degli abitanti a nord di Palermo. Vorrei sapere se la situazione sia sotto controllo.

  PRESIDENTE. Parto da quest'ultima considerazione, perché il trattamento dei percolati di queste discariche continua a essere fatto extra regione o avete costruito nel tempo un'impiantistica adeguata in regione? All'interno dell'impianto di Bellolampo la gestione è unica in tutti i suoi aspetti, cioè il biogas, il percolato viene tutto gestito da RAP o da strutture diverse? 

  Avete bandito questa gara per tre piattaforme pubbliche, ma cosa significa pubblico? È pubblica perché la proprietà è pubblica, ma non c’è una gestione diretta dell'ATO o di una società in house perché mi sembra di capire che queste abbiano funzionato, quindi è pubblica semplicemente perché è il pubblico che decide di farla ma la mette in appalto. 
  Questo ci serve per capire le dinamiche, però la gestione rimane sempre privata, perché le quattro attuali sono di proprietà privata e di gestione privata, le successive sono di proprietà pubblica ma la gestione sarà comunque privata.


  GIUSEPPE COMPAGNONE. Non credo che sia obbligatoria la gestione privata...

  PRESIDENTE. No, non è obbligatoria, è una scelta politica, quindi in realtà la gestione diventa una contrapposizione di gestori privati. 

  Questi ampliamenti per 11 milioni di tonnellate sono stati autorizzati prima del 2012 e quindi si presume (poi abbiamo visto che non è così) che per essere autorizzati sia stata presentata una serie di domande, ma voi dopo avete fatto un'istruttoria su quelle richieste di autorizzazione e, a parte alcune ispezioni eseguite, dalle carte vi siete accorti che non c'erano delle corrispondenze e quindi siete intervenuti per la revoca perché l'autorizzazione precedente era stata costruita senza le basi, non avete revocato perché era successo qualcosa. 
  Sono due cose diverse verificare se quanto fatto prima non è a posto e revocarla o invece considerarla a posto con quella di prima però ritenere che non la stia gestendo in modo consono e quindi revocarla.

  È vero che questa cosa è in capo all'Assessore all'ambiente, ma credo che l'ARPA Sicilia abbia qualche ufficiale di polizia giudiziaria tra i suoi dipendenti, quindi mi chiedevo come sia passata una discarica con un sopralzo di 30 metri e, visto che le agenzie ambientali devono effettuare un minimo di controlli di routine, come non si siano mai accorti di questa situazione. 
  L'altra domanda più di carattere generale è un suo giudizio, che se vuole può esprimere o, se non vuole, non fa comunque parte del suo mestiere. Qual è il suo giudizio da operatore che è rimasto tanti anni là: a) c’è una sorta di ignavia, di sconsiderata gestione della cosa pubblica, superficialità alla millesima potenza, e non credo che sia questo il caso, b) ci sono degli interessi di un certo tipo, perché queste situazioni di palese illegalità sono evidenti. 
  Non so poi se ci siano quelli corretti e quelli scorretti, i buoni e i cattivi, però c’è sicuramente un giro di affari, quindi bisogna capire cosa si muova. Sarà compito nostro metterlo in evidenza, però da operatore mi chiedevo quale giudizio dia di questa situazione che di fatto è ferma da quindici anni, perché da quanto ci hanno raccontato i due assessori non ci sembra sia stato fatto un passo avanti rispetto all'indagine che abbiamo chiuso nel 2010, e sicuramente negli ultimi cinque anni le cose sono assolutamente peggiorate.

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Rispondo subito alla domanda della senatrice: non conosco le motivazioni dell'assessore Marino, ma è di dominio pubblico che ci sono stati alcuni contrasti con il resto della Giunta e con il presidente, però le informazioni del Governo stanno al di sopra della mia conoscenza. 
  Per quanto riguarda il sottoscritto, invece, come dicevo, nessuno mi ha mai chiesto di andare via, anzi il presidente Crocetta come anche prima il presidente Lombardo penso mi stimassero da un punto di vista tecnico, però dopo due anni sinceramente senza vedere un effettivo miglioramento della situazione non mi sentivo neanche più utile. Nonostante tutto il tempo dedicato, senza Ferragosto perché comunque la discarica di Bellolampo doveva aprire il 3 settembre, giorni e notti passati lì per poi però gestire comunque l'emergenza, non programmare qualcosa di nuovo. 
  In più sinceramente anche la stanchezza (ho anche due bambini piccoli), tanti motivi anche personali mi hanno fatto decidere di andare via. 
  Tutte le altre questioni che lei ha sollevato sono argomenti molto complessi. Per quanto attiene le discariche «articolo 13» penso che si riferisca alla gestione di discariche non a norma, e la regione siciliana ha destinato risorse comunitarie e del Ministero, e recentemente penso sia stato fatto anche un accordo di programma proprio per questi casi; tuttavia questo discorso degli ATO coinvolge secondo me anche questo aspetto. 
  Purtroppo questi enti versano in situazioni all'ultimo stadio, perché uno che non paga gli stipendi certamente non ha accantonato le somme del post mortem. C’è tutta una serie di impianti che sono stati utilizzati nel passato e che io non conosco neanche tutti, che sono stati gestiti, poi non messi in sicurezza, non fatto il post mortem né la chiusura a norma di legge, che adesso bisogna andare a capire come gestire perché certamente gli ATO non sono in grado di farlo e non lo faranno. 
  La situazione di Bellolampo è tipica. Io ho messo in sicurezza il 75 per cento della superficie totale delle vecchie vasche, quindi circa 25 ettari, e ho assistito (e di questo ho informato anche la procura di Palermo) a un rimbalzo di responsabilità. La discarica era di AMIA posseduta al cento per cento dal comune di Palermo; fallita AMIA va a un'altra società, RAP, sempre posseduta al cento per cento dal comune. 

  Nella logica (non sono un giurista) rilevo che è come sostenevo per iscritto: AMIA è tua al cento per cento, RAP è tua al cento per cento, la discarica è nel  territorio del tuo comune, tu sei l'autorità sanitaria di quel comune, a me non interessa chi dei tre gestisce il post mortem, ma certamente non posso farlo io, perché comunque RAP, AMIA e comune li vedo un po’ come la stessa cosa... 
  Questa cosa è stata fortemente avversata da RAP, quindi quando è finita l'emergenza io volevo consegnargli le vecchie vasche e non era possibile, perché obiettavano di essere la nuova società e di non avere la proprietà di quelle vasche, quindi io dovevo continuare a gestirle e non sapevo come uscire da questa situazione. 

  A un certo punto addirittura il sindaco del comune di Palermo ha fatto un 191, in cui ha ordinato a me in qualità di custode della procura di Palermo (vedete dove è arrivata la disperazione perché non è neanche «colpa» del sindaco, in quanto si trova a gestire una situazione pesante per tutti), è arrivato a fare un'ordinanza 191 che ordinava a me, custode della procura, di gestire le vecchie vasche. 
  Avendo già fatto tutte le opere che garantivano il superamento dell'emergenza e trattandosi di gestire una discarica, che è cosa diversa dal mandato che avevo come custode nonché come commissario, perché la post-gestione è comunque una gestione, è stata fatta una richiesta di dissequestro che la procura ha accolto dissequestrando la discarica. 
  Contro il provvedimento di dissequestro della discarica RAP e penso anche il comune hanno fatto ricorso al Tribunale del riesame. Avete mai visto un caso di ricorso contro il dissequestro? A me è capitato sempre contro il sequestro, ma nel caso di Bellolampo c’è il ricorso contro il dissequestro. Questo per rendere l'idea della situazione.

  STELLA BIANCHI. Scusi, questo episodio a che anno si riferisce?

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Al 2014; a giugno 2014 è stata dissequestrata la discarica e contro il provvedimento di dissequestro è stato fatto ricorso al Tribunale del riesame, che evidentemente lo ha respinto, però è stato fatto ricorso proprio perché nessuno voleva le vecchie vasche che ormai sono solo un peso. 

  Il sindaco giustamente dice che, se le carica a RAP, fallisce anche RAP, però certamente non può gestirle la procura o il custode della procura. Ho avuto (rispondo così anche a una delle domande del senatore Compagnone) ottimi rapporti con il sindaco di Palermo, abbiamo affrontato insieme molte questioni, però poi ci sono delle contraddizioni che derivano anche dal passato che purtroppo rendono impossibile trovare una soluzione condivisa, perché spesso significano mettere a rischio società pubbliche, stipendi dei dipendenti pubblici, quindi i buoni rapporti arrivano fino a un certo punto, oltre il quale subentra la giusta difesa del proprio ente, quindi io difendevo la regione e lui difendeva evidentemente il comune. 
  Il rendiconto delle spese: è prevista nella stessa legge che ha istituito l'emergenza la presentazione di rendiconti, perché il commissario è un organo della Protezione civile, quindi tutte le relazioni previste sono state presentate, inclusa la rendicontazione della contabilità. Io rispondo dei miei 8 mesi; per il pregresso, cioè l'emergenza del 2010-2012, non lo so.

  STEFANO VIGNAROLI. È messa sul sito? A me non risulta che sia stata pubblicata.

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Io non sono il capo dipartimento della Protezione civile, sono uno dei commissari della Protezione civile, ho consegnato tutta la documentazione inclusa la rendicontazione alle amministrazioni competenti. 

  Con riferimento al debiti ATO, è impossibile fare una quantificazione perché molti di questi ATO non hanno approvato  neanche i bilanci. Se un comune socio di quell'ATO gli approva il bilancio e quello ha un debito di un miliardo, dovrà iscrivere una quota nel proprio bilancio e, se si iscrive quella quota di debito, va in dissesto anche lui, quindi non approvano i bilanci e in assenza di bilanci approvati è difficile quantificare.
   Ho parlato di anticipazioni fatte dalla regione e rispondo di questa cifra: ho parlato di oltre 600 milioni di euro, e ne sono sicuro perché l'ho scritto anche alla Corte dei conti quindi ho fatto i conti. 
  Le tariffe erano approvate all'interno del provvedimento di AIA con un piano finanziario, noi abbiamo dato mandato alla Commissione che si è occupata delle discariche di verificare anche i piani tariffari, ma in questi due anni scarsi è stato talmente impegnativo il lavoro sull'autorizzazione che non so se la Commissione abbia ultimato anche la parte relativa alle tariffe, e mentre c'ero io aveva fatto solo la parte delle autorizzazioni. 
  È sorto qualche altro impianto di trattamento del percolato, ad esempio uno a Termini Imerese che ho autorizzato io, però stiamo parlando non di volumi tali da poter gestire la produzione di percolato che prima della copertura c'era a Bellolampo, quindi è chiaro che si è continuato a fare riferimento a impianti esterni. 
  Anche sulla questione del percolato c’è stata una diatriba tra la struttura del commissario e la RAP, perché io ho inserito all'interno dell'AIA anche un impianto fisso di trattamento del percolato. Come ho fatto a inserirlo
? La precedente società, AMIA, aveva fatto una gara pubblica, che era stata vinta da una società, per la realizzazione in project financing di un impianto fisso di gestione del percolato. 

  Non conosco la procedura ad evidenza pubblica perché non l'ho fatta io, però ho preso quel progetto che aveva vinto la gara e l'ho autorizzato in AIA, dando ovviamente le prescrizioni. Questa opera non poteva essere realizzata dal commissario, perché un project financing significa che la ditta avrebbe fatto l'opera a spese sue e l'amministrazione si sarebbe dovuta impegnare per cinque anni, attraverso il pagamento della tariffa, a restituire sia le spese di gestione che la parte di realizzazione, quindi non era un contratto che potevo fare come commissario in scadenza dopo qualche mese, ma avrebbe dovuto farlo RAP. 
  RAP ha cominciato a dire che la gara non era stata fatta bene, ma in realtà sempre per nascondere il fatto di non ricevere nulla dal comune di Palermo per la gestione del percolato, come potrebbe impegnarsi per cinque anni a pagare una tariffa per il trattamento del percolato se non riceve nulla dal comune? 
  Il comune di Palermo non paga infatti nulla per conferire i rifiuti, cioè ritiene che con la somma erogata a RAP, che serve solo per pagare gli stipendi, si gestisca anche la discarica, ma come commissario ho dovuto noleggiare bomag, trituratori, sostituirmi in spese di gestione della discarica, e chiaramente l'ho fatto prima diffidando il soggetto competente. 
  Fortunatamente (mi riaggancio alle spese della contabilità speciale) nel periodo in cui ho fatto il commissario per l'emergenza, a differenza di quanto mi succedeva come direttore del dipartimento, ero soggetto al controllo preventivo della Corte dei conti. 
  Uno pensa che come commissario fai quello che vuoi, mentre invece io dovevo mandare prima il provvedimento alla Corte dei conti che lo vistava entro cinque giorni, mentre non ero soggetto al controllo preventivo della Corte dei conti come dirigente del dipartimento, quindi forse, più che chiedere i rendiconti delle spese della contabilità speciale che sono tutti vidimati dalla Corte dei conti, che esprime anche un giudizio di legittimità, sarebbe più utile chiedere quelli di direttore. 
  Mi riferisco a questa cosa perché con una sua collega del suo Movimento abbiamo discusso tante volte su questo ed è uno dei motivi per cui dico che uno sta lì a fare tutte queste cose per poi avere quale riconoscimento? In Sicilia non si fa differenza tra chi fa le cose bene e chi male, c’è soltanto grigio, e questo è stato uno degli ulteriori motivi (non la sua collega, ovviamente) per cui alla fine uno si chiede cosa glielo faccia fare.
  Se uno in due anni e mezzo di emergenza non fa niente e se uno in otto mesi di emergenza fa tutto, non c’è alcuna differenza, è uguale. 
  Chi gestirà le discariche nuove. La norma nazionale ed europea prevede che il servizio di gestione integrata dei rifiuti, che è un servizio pubblico di rilevanza economica, possa essere affidato secondo tre modalità: 1) una procedura ad evidenza pubblica, 2) una società mista, scegliendo il privato con una procedura ad evidenza pubblica, 3) una società in house. Questo potrà avvenire secondo queste tre modalità. 

  In Sicilia si hanno delle idee diverse perché si pensa...

  PRESIDENTE. Si potrebbe trovare una quarta...

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Questo disastro determinato dagli ATO ha diffuso la convinzione in quasi tutti i sindaci della regione siciliana che fosse necessario non ripetere l'esperienza degli ATO e quindi fosse più opportuno che ciascun comune gestisse singolarmente il servizio dei rifiuti perché mettersi insieme aveva provocato questi disastri. 
  Non si considera però che forse non è il sistema che non va bene, perché, se questo sistema, tranne qualche difficoltà, funziona in Veneto, in Emilia, in Toscana, perché non funziona in Sicilia? Sono le persone che amministrano e, qualunque sistema (ATO, ARO) se è amministrato da persone che pensano non a svolgere il servizio ma a fare assunzioni e clientele, produrrà delle patologie, non un servizio che funziona. 
  È proprio lì che c’è da questa difficoltà, e sono stato io a fare le SRR, su 382 comuni ho fatto 210 delibere di consiglio comunale (io con il mio dipartimento) mandando il funzionario presso quel consiglio comunale, diffidandolo a fare la delibera della SRR, loro non la facevano e io facevo la delibera, poi dovevamo andare dai notai, 18 SRR. In 122 SRR dai notai sono andati i miei funzionari. 
  Se in Sicilia c’è una norma di legge che non piace non la applico, e questo è un discorso fatto da consigli comunali e sindaci. C’è una norma regionale, approvata tra l'altro all'unanimità con 1 astenuto, perché così è stata approvata la legge n. 9 del 2010, che prevede la costituzione delle SRR e nessuno le vuole costituire. 
  Da un notaio, siccome i comuni soci erano 30, non potevo mandare un solo funzionario, perché purtroppo, siccome si eleggono dal notaio anche gli organi di amministrazione, uno stesso commissario non può rappresentare più di un ente locale altrimenti ha un interesse confliggente, quindi dovevo mandare 20 funzionari che la mattina andavano tutti a Catania dal notaio, verificavano quale comune era assente, mi telefonavano, io inserivo nella delibera che avevo preparato il nome del comune e la mandavo posta certificata al notaio. 
  Questo è il modo in cui ho lavorato, ma secondo voi è un Paese civile quello in cui, su 380 delibere di Consiglio comunale, 210 le deve fare il direttore del dipartimento delle acque e dei rifiuti
? Penso di no. 
  La questione se i provvedimenti di revoca sono per problematiche ex post o ex ante: sono per vizi nell’iter autorizzativo, quindi diciamo ex ante, tranne il caso di Tirrenoambiente in cui, verificando l’iter amministrativo, siamo andati a fare un sopralluogo evidenziando dei problemi anche nell’ex post, perché c'era una sopraelevazione. La relazione della Commissione avrebbe comunque richiesto la revoca dell'autorizzazione.

  PRESIDENTE. Quella di Siculiana aveva avuto un'osservazione di secondo livello...

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. Bisogna distinguere perché la discarica di Siculiana ha diverse vasche. 

  La Commissione ha visto tutti gli iter autorizzativi e ha rilevato molti vizi sulle  vasche che però ormai erano chiuse, in post-gestione in qualche caso conclusa. Chiaramente ho fatto un procedimento di secondo grado solo sulla discarica in esercizio, in cui la Commissione rilevava tre criteri criticità: 1) non era è stato coinvolto il dipartimento urbanistico, che però dagli atti risultava convocato e non presente; 2) il sindaco del Comune di Montallegro era contrario, ma poi nel procedimento di secondo grado esprime parere favorevole; 3) la biostabilizzazione, e lì già era in atto un procedimento. 


  ARPA in Sicilia è fortemente sottodimensionata, perché ha circa 300 dipendenti e sono pochi, perché l'ARPA Lazio, dove io attualmente lavoro, che è già sottodimensionata, ne ha circa 500. Le ARPA sono divise per sezioni provinciali, se uno trova persone che lavorano capaci e competenti va tutto bene, ma purtroppo non sempre è così. In ARPA Palermo il dottor Librici e il dottor Abate sono bravissimi, ARPA Caltanissetta perlomeno per la mia esperienza no, ARPA Messina neppure. 
  Sui siti inquinati bisognerebbe aprire una discussione molto lunga. Me ne sono occupato anche quando ero direttore, la linea del Ministero dell'ambiente si è modificata rispetto al passato e il Ministero dell'ambiente ha richiesto una riformulazione dell'accordo di programma (mi riferisco a Priolo) stipulato nel 2008, che tenesse conto delle nuove modifiche e degli orientamenti anche normativi, perché alcune norme hanno modificato anche il 152, per esempio sui marginamenti fisici che è l'ultima delle opzioni. 
  Ha quindi richiesto una modifica dell'accordo, la regione ha mandato il testo definitivo che mi risulta condiviso dal Ministero dell'ambiente e quando sono andato via era in Giunta per la sottoscrizione, poi sono trascorsi sei mesi e non saprei dire.

  PRESIDENTE. La ringrazio delle indicazioni di cui faremo tesoro, e, se poi avremo bisogno di ulteriori approfondimenti...

  STEFANO VIGNAROLI. La domanda sull'Europa, EU Pilot e cosa chiede l'Europa...

  MARCO LUPO, ex dirigente generale del dipartimento della regione siciliana delle acque e dei rifiuti ed ex commissario per l'emergenza rifiuti da aprile a dicembre 2013. EU Pilot è una procedura che è stata aperta in relazione al piano rifiuti, perché è stato approvato prevedendo l'espletamento della VAS in fase successiva. 

  Questo è quello che risulta a me, ma non l'ha fatto la Regione siciliana, l'ha fatto il Ministro dell'ambiente, che l'ha approvato sempre per effetto dell'emergenza del 2010. Mi pare che fosse un decreto del Ministro Clini.

  PRESIDENTE. Se non ci sono altre domande la ringrazio e dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 15.30.



A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA ISOLA DELLE FEMMINE SEDE DEL CEMENTIFICIO ITALCEMENTI AZIENDA INSALUBRE DI 1° CATEGORIA

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