Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





giovedì 26 febbraio 2015

CONTRAFATTO ASSESSORE ENERGIA RIFIUTI SICILIA DEPONE COMMISSIONE SUL RICICLO RIFIUTI CANNOVA SANSONE LUPO D’ANGELO LATTEO ARNONE GELARDI MARINO GULLO LO BELLO ARMENIO ASSESSORATO IN DISFACIMENTO

CONTRAFATTO ASSESSORE ENERGIA RIFIUTI   SICILIA DEPONE  COMMISSIONE SUL RICICLO RIFIUTI CANNOVA SANSONE   LUPO D’ANGELO LATTEO ARNONE GELARDI MARINO GULLO  LO BELLO ARMENIO ASSESSORATO IN DISFACIMENTO


CAMERA DEI DEPUTATI SENATO DELLA REPUBBLICA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI E SU ILLECITI AMBIENTALI AD ESSE CORRELATI RESOCONTO STENOGRAFICO MISSIONE IN SICILIA

Lunedì 25 febbraio 2015 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ALESSANDRO BRATTI 

Audizione dell’assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana, Vania Contrafatto. L’audizione comincia alle 14.10.

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’audizione dell’assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana, Vania Contrafatto, che ringrazio per la presenza. L’audizione odierna rientra nell’ambito dell’approfondimento che la Commissione sta conducendo relativamente alla regione siciliana. Le due deputate relatrici sono l’onorevole Mariastella Bianchi e l’onorevole Renata Polverini. Ricordo che, secondo quanto stabilito dall’Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi nelle riunioni del 10 e 17 febbraio scorsi, la Commissione, prima di recarsi in Sicilia per lo svolgimento di due missioni, ha ascoltato nella seduta svolta lunedì 23 scorso il dottor Nicolò Marino – il suo pre-predecessore – e ascolterà, inoltre, il dottor Marco Lupo, ex dirigente generale e Commissario ai rifiuti della regione Sicilia.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Preciso che tra me e Marino c’è stato un semestre con l’assessore Talleri: ci sono sei mesi di distanza.

PRESIDENTE. Prima di darle la parola, comunico due informazioni veloci. Noi stiamo conducendo un approfondimento sulla situazione della regione Sicilia, che sicuramente non sta vivendo un momento molto felice per quanto riguarda la gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Questa Commissione, nella scorsa legislatura, se ne era già occupata; allora alla presidenza c’era l’onorevole Pecorella; fu quindi fatta una relazione circa cinque anni fa All’epoca il problema maggiore era la situazione palermitana, con particolare riferimento all’azienda e alla discarica di Bellolampo. Non ci sembra che le cose siano troppo cambiate (dopo ci informerà di questo), ragion per cui abbiamo ritenuto di svolgere un ulteriore approfondimento in merito. Ci sono anche alcuni importanti siti di interesse nazionale legati al tema delle bonifiche, su cui stiamo cercando di fare il punto della situazione. Noi abbiamo iniziato quest’attività e abbiamo ascoltato l’ex assessore, dottor Nicolò Marino, perché c’erano state delle esplicite richieste da parte di alcuni Gruppi parlamentari in tal senso, alle quali, normalmente, si dà sempre seguito dopo la discussione in sede Ufficio di presidenza. Abbiamo, ovviamente, deciso di ascoltare anche l’attuale assessore – cioè lei – per cercare di avere lo stato dell’arte della situazione. Nella sua relazione lei ci riferirà ciò che vuole; poi i commissari le rivolgeranno eventuali domande. Noi non dobbiamo avallare o meno le tesi di uno o dell’altro: noi, ovviamente, ascoltiamo tutti. Cercheremo poi di riportare in maniera obiettiva – come credo si sia sempre fatto – la situazione sullo stato dell’arte, sentendo tutte le persone che hanno un ruolo di responsabilità o che hanno avuto tale ruolo nell’ambito della situazione che stiamo approfondendo. Questa lunga introduzione era tesa a comunicarle il punto della situazione. Do quindi lettura dello speech. Avverto la nostra ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, consentendo la Commissione, i lavori proseguiranno in seduta segreta – questo vale se lei avesse qualcosa da dire su cui volesse riferire in maniera riservata – invitandola comunque a rinviare eventuali interventi di natura segreta alla parte finale della seduta stessa. Do quindi la parola alla dottoressa Contrafatto perché, dal suo punto di vista, ci illustri la situazione, lo stato dell’arte e quello che ha intenzione di fare. Avremo occasione anche di integrare le notizie di oggi e di raccoglierle in maniera ancora più organica quando verremo in Sicilia.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. La ringrazio moltissimo, presidente, per questa occasione di confronto e incontro. Io sono assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità in Sicilia dal 9 dicembre. Ho lasciato la procura di Palermo dopo sedici anni, nei quali ho svolto le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica.

PRESIDENTE. Siete tutti magistrati !

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Sì, siamo tutti magistrati ! Il mio principale intendimento era quello di poter fornire un contributo alla terra di Sicilia, che certamente non è una terra facile, anzi è una terra martoriata, nonché di avere l’opportunità di poter incidere, sia pure per breve tempo, nella fase fisiologica e non nella fase patologica, come avevo fatto per oltre sedici anni. È stata una sfida che ho accolto non a cuor leggero, perché comporterà dei sacrifici a livello personale e familiare prima di giungere al termine di questa esperienza, ma soprattutto perché ho una bambina di nove anni e desidererei che per lei andare a studiare o trovare occupazione fuori dall’Italia fosse una scelta e non un obbligo. Per questo motivo mi sono imbarcata in quest’avventura non semplice, perché dall’indomani del mio insediamento, per quanto riguarda i rifiuti, ho trovato una situazione assolutamente emergenziale a seguito delle politiche che erano state portate avanti negli anni precedenti. Si tratta di una situazione nata ad inizio 2000: tutti i Governi che si sono succeduti non hanno saputo sfruttare le dichiarazioni di emergenza che erano state loro concesse per fare qualcosa di veramente risolutivo. Io intervengo, quindi, a dichiarazione di emergenza già scaduta, con i postumi di un’ispezione sacrosanta che aveva fatto il mio pre-predecessore, il dottor Marino, il quale aveva inteso approfondire le dinamiche e soprattutto l’iter amministrativo e procedurale che avevano portato in Sicilia all’esistenza delle discariche come sostanzialmente ad un unico impianto a cui destinare i rifiuti. Come saprete bene, le politiche precedenti, che avevano visto il fiorire dell’idea degli inceneritori, erano fallite, sia per la tipologia di inceneritore che era stato scelto, sia per come erano andate le vicende della gara.

PRESIDENTE. Le conosciamo bene.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Sapete perfettamente che le infiltrazioni c’erano ed erano più o meno conclamate. Ci sono dei procedimenti penali ancora pendenti, ma gli inceneritori non hanno mai preso consistenza, neanche a livello progettuale. Pertanto, le discariche sono l’unico impianto che in questo momento ci troviamo attivo ed esistente. Contemporaneamente, c’erano stati dei progetti di impianti di compostaggio, tre dei quali portati a compimento e costruiti, ma ancora non in operatività, sempre per una serie di vicende amministrative che io sto cercando di risolvere con il direttore generale, che è seduto qui alla mia destra, l’ingegner Domenico Armenio. Come me l’ingegner Armenio ha preso possesso dell’assessorato un mese e mezzo prima – se non ricordo male, a fine ottobre – e si è reso subito parte attiva per monitorare l’esistente e cercare di capire cosa occorresse fare per far partire anche quest’altro tipo di impianti. Nel frattempo, poiché nulla è mai facile in Sicilia, anche il primo degli impianti che poteva partire con celerità, perché occorrevano solo un collaudo e la sostituzione di qualche pezzo per una cifra assai modesta – meno di 50.000 euro – purtroppo è caduto sotto il fallimento della società d’ambito, nel cui ambito, appunto, si trova questo impianto, ossia la Società Alto Belice Ambiente 2, il cui fallimento è stato dichiarato il 22 dicembre A seguito del fallimento io ho immediatamente aperto, in assessorato, un tavolo di crisi, avvalendomi non solo del personale della struttura, ma anche di consulenti che, a titolo assolutamente gratuito, stanno prestando la loro opera – sono commercialisti e avvocati – sia per cercare di trovare una soluzione per il proseguimento dell’attività di raccolta dei rifiuti, che altrimenti si sarebbe paralizzata, in vista di una collocazione che faccia il meno possibile « macelleria sociale » per i lavoratori di questo comprensorio, sia soprattutto per far partire questo impianto. Si tratterebbe, eventualmente, di acquisirlo a titolo di comodato oneroso, con un’onerosità che sarà costituita dai soldi che servono per metterlo in funzione, per far partire in tempi il più possibile brevi questo impianto di compostaggio. Per quanto riguarda gli altri due impianti di compostaggio che, invece, sono presenti a Vittoria e a Ragusa, sto stimolando i presidenti delle SRR, le società che, per quanto riguarda la fase di programmazione e pianificazione della raccolta dei rifiuti, hanno preso il posto dei vecchi ATO a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 9 del 2010 della regione Sicilia. Queste SRR stentano a partire come organizzazione, perché c’è una querelle sul passaggio dei lavoratori dagli ATO alle SRR e sulle tematiche connesse ai contratti collettivi da applicare, querelle che io sto tentando di risolvere istituendo un tavolo, che si è già riunito almeno quattro volte alla presenza dei rappresentanti sindacali regionali e dell’ANCI (cioè dell’associazione dei comuni), con il presidente dell’ANCI, il vicepresidente e i loro avvocati, per cercare di accelerare il più possibile il transito dal sistema pre-2010 al sistema post-2010. Anche il dirigente generale si è fatto parte attiva nel porre in essere un gruppo di lavoro all’interno dell’assessorato, in modo da controllare tutti i Piani d’ambito e i Piani operativi che i vari comuni raccolti in ARO hanno presentato, verificando che siano conformi alla legge siciliana, cosicché tutto l’assetto amministra tivo sia di nuovo ricontrollato e siano effettivamente poste in essere tutte le precauzioni, ovvero le indicazioni fornite dalla legge, affinché questo sistema possa partire, sia pur con cinque anni di ritardo. Anche se con cinque anni di ritardo, sia io sia il mio dirigente generale stiamo cercando in questi tre mesi di recuperare, lavorando veramente notte e giorno. Ci piacerebbe, fra un paio di mesi, poter comunicare che il sistema è partito. Tornando, invece, alla questione discariche, a seguito dell’attività ispettiva che fu lanciata dall’assessore Marino dopo le conclusioni a cui pervenne la Commissione ispettiva, sono stati, in via di autotutela amministrativa, ripercorsi tutti i passaggi amministrativi che portarono alle autorizzazioni, ora ritirando, ora sospendendo quelle che erano state poste in essere contro la legge. Ove sono state individuate situazioni penalmente rilevanti, ne è stata data comunicazione alle procure competenti. Come saprete bene, per la discarica che insisteva in territorio di Messina, quella di Mazzarrà Sant’Andrea, è pendente un procedimento penale per inquinamento ambientale, quindi la discarica è attualmente sequestrata dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto. Poiché, però, il sequestro aveva avuto come oggetto solo la discarica e non anche il trattamento meccanicobiologico, su quello, invece, sono in corso le attività di revisione. Noi abbiamo scritto all’azienda chiedendo anche, nuovamente, i certificati antimafia e ci è stato risposto in maniera piccata. La lettera con la quale ci hanno risposto in settimana l’abbiamo portata e la depositeremo agli atti affinché possiate vedere con quale tracotanza i responsabili abbiano risposto, ritenendosi offesi perché noi ci siamo permessi di chiedere nuovamente il certificato antimafia e contestando sia la nostra idoneità a chiederlo, sia, soprattutto, il fatto che fosse passato il tempo. Essi ci hanno anche minacciato di adire le vie legali proprio perché noi avremmo fatto la « terribile » richiesta di avere questo certificato. Questa discarica attualmente non è in uso. Per quanto attiene, invece, alle due discariche che insistono sul territorio del catanese, la discarica Oikos è stata oggetto, anch’essa, di procedimento penale a carico del titolare della ditta, che – ma non vorrei fare errori – credo si chiami Proto. Come sapete, in questo momento è in atto un commissariamento prefettizio. Il mese scorso ci siamo recati con una delegazione del mio assessorato, il presidente della Regione, nonché il prefetto a visitare questa discarica, che, sotto il profilo funzionale, è stata definita dal consulente nominato dalla prefettura come un albergo a 5 stelle (stiamo parlando dal punto di vista strutturale). Noi, obiettivamente, siamo stati dentro la vasca e non c’era alcun tipo di cattivo odore, almeno per chi è un laico. Anche le vasche chiuse avevano ormai un capping di oltre due metri di argilla e già di nuovo la vegetazione sopra. Quanto a tutti gli aspetti amministrativi, sono stati oggetto di procedimento di secondo grado, al punto che è prevista la chiusura, se non erro, in maggio. Per quanto attiene, invece, la Sicula Trasporti, ancora non sono andata a visitarla personalmente – una discarica a settimana, come gita, mi sembra per ora sufficiente – ma nei prossimi giorni non mancherò assolutamente di andarci, posto che è quella che in questo momento raccoglie oltre la metà dei rifiuti prodotti giornalmente su tutto il territorio siciliano. In questo momento sono circa 6.100 le tonnellate di rifiuti prodotti. In particolare, la discarica Sicula Trasporti ne riceve oltre 2.700 e l’Oikos di Motta Sant’Anastasia circa 1.000. Anche per la Sicula Trasporti abbiamo attivato una procedura di secondo grado per rivedere tutte le autorizzazioni; il 21 gennaio è stata tenuta una Conferenza di servizi, alla presenza sempre del prefetto di Catania, con tutti gli organismi coinvolti, sia da parte della provincia di Catania, sia della provincia di Siracusa, posto che per una parte la discarica ricade anche nel territorio di Siracusa, al fine di riesaminare tutti i pareri e tutte le autorizzazioni che riguardano la Sicula Trasporti. L’altra discarica, quella sita nell’area agrigentina, è quella di Siculiana – naturalmente, sto parlando solo delle discariche private – della Catanzaro Costruzioni, la quale, da ciò che risulta dai documenti presenti in assessorato, fece ricorso avverso le conclusioni dell’indagine ispettiva. Anche in quel caso si è concluso un procedimento di secondo grado con esito positivo e anche questo si è concluso prima del mio insediamento. Attualmente presso questa discarica vengono abbancati giornalmente circa 1.000 tonnellate di rifiuti. Altre 1.000 tonnellate circa vengono abbancate in questo momento alla discarica pubblica del palermitano, la discarica di Bellolampo. La discarica di Bellolampo è recentemente passata da una gestione a un’altra perché anche l’AMIA, la società che prima gestiva la raccolta rifiuti nel palermitano, è stata dichiarata fallita e, in sua vece, è nato un nuovo soggetto giuridico che si occupa della raccolta dei rifiuti, la RAP – non mi chieda lo spelling – ovvero l’azienda di igiene ambientale di Palermo.

PRESIDENTE. Questa è sempre una società pubblica in-house ?

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Sì, è sempre pubblica, del comune di Palermo. Questa società attualmente utilizza la sesta vasca che fu costruita con l’ultima dichiarazione emergenziale. Secondo legge, essa ha tutto un sistema di raccolta del percolato, ma la novità è che non c’è più la dispersione di percolato che esisteva anni fa. Nell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), i responsabili hanno chiesto di avere un impianto di trattamento del percolato, che però non hanno ancora realizzato. Proprio per questo motivo, in questi giorni, abbiamo fatto partire le prime lettere con cui chiediamo a che punto essi siano e perché ancora non sia stato realizzato alcun impianto di trattamento del percolato. In questo momento, in forza di un’ordinanza presidenziale, ai sensi dell’articolo 191 della legge n. 152 del 2006, la discarica abbanca, oltre a Palermo, altri 42 comuni dell’hinterland palermitano. Questa ordinanza, però, scadrà a giorni, e quindi a giorni occorrerà una nuova delibera del direttore generale per far spostare parte di questi rifiuti in un’altra discarica. Quello che stiamo facendo in questo momento è utilizzare l’esistente con un sistema di turnazioni e di rotazioni, nelle more che partano questi impianti di compostaggio. Stiamo pensando di introdurre legislativamente delle norme punitive per i comuni che non fanno la differenziata e, viceversa, premiali per quelli – ce ne sono alcuni, tra cui, se non erro, proprio quello di Castelbuono – che hanno, invece, tassi di differenziata veramente alti. Stiamo cercando di utilizzare le discariche esistenti senza ricorrere ad altri strumenti, quali il trasporto transfrontaliero, perché nel frattempo stanno andando avanti le procedure per gli appalti per la costruzione delle piattaforme pubbliche con trattamento meccanico-biologico e linea compost, il cui procedimento è iniziato, se non erro, in quel semestre sotto la vigenza Calleri, o forse ancora prima, durante l’emergenza, con Marino. Queste si troverebbero a Gela, Enna, Messina e Palermo (sempre a Bellolampo, dove invece è quasi concluso il TMB). Volendo riassumere, in questo momento di emergenza, dovuta alla quantità di rifiuto e alla pochezza di siti dove andare a conferirli, io sto cercando di far partire il progetto e di eliminare ogni tipo di ostacolo amministrativo o burocratico, ma è una sfida veramente dura. Non stiamo lesinando, lo ripeto, né tempo né buona volontà. Soprattutto, sfruttando il fatto che l’assessorato si trova in un palazzo fatto di vetri, sto lanciando il messaggio di un assessorato trasparente, con un’osmosi tra l’interno e l’esterno, aprendo anche a idee progettuali che vengono dall’esterno. Naturalmente, apriamo a queste idee purché si tratti di idee di progettazione e pianificazione (non ci interessa chi viene con il ritrovato o con l’esperimento), facendo sedere a questi tavoli anche le associazioni ambientaliste o professori di ingegneria e sociologia (ho scoperto che esiste anche, come specializzazione, la sociologia del trattamento del rifiuto), in mode che essi possano portare un contributo concreto nella fase attuativa e non semplicemente nella fase successiva, cioè criticando ciò che gli altri cercano di realizzare. Nell’ottica di questo trasferimento di informazioni e di confronto continuo, abbiamo aperto un tavolo di lavoro – cui partecipo spesso anch’io, compatibilmente con i tour per le discariche e gli impianti di compostaggio – nel quale stiamo provvedendo a cercare di attuare il Piano rifiuti che c’è (ora parlerei un po’ di questo Piano rifiuti, che c’è e non c’è). Allo stesso tempo, sto facendo lavorare i partecipanti all’aggiornamento del Piano per renderlo idoneo e perfettamente in linea sia con le disposizioni della Comunità europea, sia con le disposizioni nazionali. Per quanto riguarda il cosiddetto Piano stralcio, che altro non è se non l’attuazione di ciò che era stato previsto con i Piani emergenziali, come saprete bene questo Piano di gestione, che fu depositato e completato nel 2012, è ancora in attesa del decreto...
PRESIDENTE. Di VAS ?
VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. No, quello di VAS ce l’abbiamo. Parlo del decreto del Ministero dell’ambiente. Manca solo, a quanto pare, un parere dei beni culturali...

PRESIDENTE. Sulla Valutazione ambientale strategica ?

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. No, questa l’abbiamo avuta. Manca proprio il decreto finale di approvazione del Piano, che però prevedeva un termine nel dicembre 2014. Intanto stiamo vedendo di rendere operativo tutto ciò che in quel Piano era previsto, per avere il respiro e il tempo necessario per poter porre in essere il nuovo Piano  aggiornato. L’idea, se possibile, è di evitare – lo ripeto – il trasporto transfrontaliero e di fare il bis della Campania, anche se c’è da dire che la situazione sembrerebbe portare verso quella strada. Stiamo cercando, però, lo ripeto, attraverso l’accelerazione, nel rispetto naturalmente dei termini imposti dai procedimenti amministrativi – non essendo in emergenza, ormai dobbiamo seguire i tempi dell’ordinario – di far partire tutto l’esistente. Mi fermerei qui, perché ho parlato tutto d’un fiato. Potremo poi proseguire con ulteriori approfondimenti. Come parte introduttiva, però, mi fermerei qui.

PRESIDENTE. Grazie, assessore. Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

GIUSEPPE COMPAGNONE. Assessore, intanto complimenti: di coraggio ce ne vuole parecchio ! Le auguriamo di poter lavorare bene. Volendo sintetizzare dove sta il problema, anche perché noi conosciamo un po’ la realtà, secondo me il nodo sta tutto nella volontà di realizzare l’impiantistica. Questo significa che la raccolta differenziata, tanto reclamata, senza impianti, purtroppo, non funziona. Gli impianti si chiamano: impianto di compostaggio, di pretrattamento e via elencando. Come lei sa, degli impianti di compostaggio sono pochi quelli funzionanti. In realtà, credo che siano uno o due, non di più, di cui solo uno pubblico...

PRESIDENTE. Vi ricordo che dovete sempre parlare al microfono e, nel caso prendano la parola i suoi due accompagnatori, li invito a dire il proprio nome, ai fini di una più agevole lettura del resoconto di seduta.

GIUSEPPE COMPAGNONE. Il problema di fondo rispetto alla massa di raccolta, a parte il fatto che non viene fatta la differenziata, è che paradossalmente anche se la differenziata aumentasse, non ci sarebbe un luogo dove portare, per esempio, l’umido: mancando gli impianti di compostaggio, voi non avreste dove portare l’umido ! Di fatto, il grande paradosso della faccenda è questo. Quindi, tutto il problema ruota attorno a questi impianti di compostaggio e alla realizzazione dell’impiantistica, che era prevista in quel Piano approvato nel 2012, che era programmata a fine 2012, ma che di fatto, ancora oggi vediamo, per una serie di motivi, ferma. Pare che ci siano già, addirittura, tre impianti completati, ma non attivi. Di fatto, quelli attivi sono pochissimi. La mia domanda, conoscendo la terra di Sicilia, è molto semplice. Chiaramente, l’alternativa al sistema della raccolta differenziata e degli impianti è la discarica. Poiché la discarica – non c’è dubbio – fa business e quasi tutte le discariche sono in mano a privati, la domanda è molto semplice: quanto l’iter burocratico-amministrativo con i suoi vari passaggi diventa ostativo alla realizzazione degli impianti ? Quanto tutto questo è legato a puri fatti casuali e quanto, invece, è legato a vere e proprie tecniche burocratiche, amministrative, politiche – ci metta quello che vuole – per cui, di fatto, questi impianti non si realizzano e noi continuiamo a portare i rifiuti in discarica, facendo arricchire i privati che le gestiscono ? È una domanda molto semplice. Passo alla seconda domanda. Lei non ha parlato di termovalorizzatore, anche se ha detto che ne avrebbe parlato. Io le anticipo una domandina su questo, anch’essa semplice. Su questi termovalorizzatori pende un’inchiesta della procura di Palermo che è partita qualche anno fa Anche lei vi ha accennato e noi l’abbiamo saputo da articoli di stampa ma anche dall’assessore Marino, che in audizione, ci ha confermato tutto ciò. Vorremmo capire a che punto è questa inchiesta, perché non si conclude e perché non si chiuda. Aggiungo un’altra cosa ancora. Noi siamo piuttosto preoccupati del fatto che, se la faccenda non è seguita bene (ci possono essere pressioni perché non sia seguita bene), su questi termovalorizzatori, che giustamente furono bloccati perché era palese che vi fosse una gara truccata, poiché i soldi in palio sono parecchi, si dovrebbe fare attenzione al fatto che non si metta in moto il solito meccanismo burocratico, amministrativo, politico e via elencando, per cui poi, per esempio, si andrà ad un accordo con le parti. Potrebbe finire che diamo loro bel po’ di soldini, mettendo la regione siciliana, come al solito, in pessime situazioni. Io credo che vada  attenzionata  questa questione. Grazie.

PAOLA NUGNES. Questa è una delle questioni sui rifiuti più complesse che mi sia capitato di affrontare, eppure io vengo dalla Campania, si figuri. Un punto non mi è chiaro. Lei ha detto che state provvedendo alla revisione del Piano rifiuti. Questo aggiornamento, che lei dice serve ad adeguare alle disposizioni europee il Piano, in che cosa, secondo la sua valutazione – quindi, secondo la strada verso cui sta andando il tavolo – dovrà essere modificato, soprattutto con riguardo alla costruzione di nuovi impianti di incenerimento ? Inoltre, le volevo chiedere se è vero che il dirigente generale del Dipartimento all’energia, il dottor Lo Monaco, ha dichiarato che non si potrà arrivare a una raccolta differenziata oltre il 40 per cento, quando le disposizioni di legge prevedono un 65 per cento. Se lei mi risponderà che non è vero, io starò alla sua risposta. Vorrei sapere se nella fase di raccolta differenziata, riduzione e recupero della materia, in questa nuova visione di Piano siano prevalenti, o se comunque si intenda avere maggiore riferimento ad inceneritori e rigassificatori. Volevo poi sapere se si ha intenzione di mantenere fede alla mozione n. 59 del 2014, che fu votata a maggioranza da tutto il Consiglio, se non erro. È ancora in essere, deve essere attuata – lei ha fatto riferimento all’Europa – e spinge verso un’economia circolare.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Può ricordarmi qual è questa mozione n. 59 ?

PAOLA NUGNES. Sì, è la mozione del MoVimento 5 Stelle che impegnava la Regione a non costruire nuovi impianti, ma a puntare tutto sulla raccolta differenziata, sul recupero e sulla riduzione. Le volevo chiedere, per quanto riguarda i 200 milioni di euro dell’OPCM del 2010, di cui 90 milioni erano destinati agli impianti di compostaggio, come questi sono stati utilizzati. Gli impianti di compostaggio previsti erano solo quei tre di cui ci ha parlato e che sono ancora in standby ? Questi impianti sono aerobici o anaerobici ? Per il recupero del compost c’è una differenza sostanziale. Per quanto riguarda la situazione di emergenza, lei ha detto che siete fuori dalla situazione di emergenza, ma è sua intenzione chiedere al Consiglio dei ministri di nuovo lo stato di emergenza ?

LAURA PUPPATO. Grazie, assessore, anche per essere intervenuta presso la nostra Commissione. Le farò domande molto secche. Sicilia: tassa o tariffa ? Con che percentuali di pagamento di bollette ? Non ritiene che la migliore premialità possa essere quella di applicare una tariffa in funzione dei costi ? Laddove il sistema funziona, infatti, il primo e più importante effetto per le famiglie è stata la riduzione dei costi, con il recupero della materia prima seconda. Seconda questione: la situazione delle discariche in Sicilia. Lei ci ha fatto una panoramica triste ma chiara, però non ci ha detto a quale livello di saturazione si trovino, cioè il residuo, quindi quale sia l’urgenza. Il piano regionale – lo diceva anche la collega Nugnes – quali obiettivi si pone per l’esistente e quali obiettivi potrete verosimilmente porvi in relazione alla situazione, che mi pare piuttosto tragica, anche a fronte di una volontà politica forte di passare da ultima regione d’Italia per la percentuale di raccolta differenziata a qualche punto superiore ? Ho ben compreso che l’ATO Alto Belice è fallito ? Lo apprendo per la prima volta, quindi vorrei capire come ciò possa essere avvenuto, se possibile in breve, altrimenti ci procurerà gli atti e li leggeremo. La Commissione ispettiva: lei ha detto « per sospendere le autorizzazioni fatte contro la legge »: autorizzazioni degli impianti privi esattamente di quali requisiti per essere a norma di legge ? Non ho capito questo passaggio. Ci sono state delle autorizzazioni regionali all’attivazione di impianti che, alla luce evidentemente dei dati, ritenete siano state date contro la legge. Voglio quindi capire se si tratti di legge regionale o nazionale, e in che senso intendete « contro la legge ». Bene il tema della premialità e degli appesantimenti economici, ma, come dicevo prima, io ritengo che la migliore premialità sia quella dell’applicazione della tariffa. Ultima domanda: Bellolampo. Quella è una discarica che, pur essendo pubblica, è in una situazione piuttosto pesante, nel senso che è sotto infrazione europea, in esaurimento: il percolato – mi confermi o mi corregga – non viene neppure smaltito in Sicilia, se non in piccola parte. Per il resto, infatti, viene smaltito in Calabria e Basilicata: vorrei capire, su questo, come intendiate porvi.

STEFANO VIGNAROLI. Non è un privilegio intervenire per ultimi perché gran parte delle domande sono state fatte. Lei diceva che il commissariamento non c’è più, quindi vi chiedo se il Governo Crocetta abbia intenzione di usufruirne e di richiederlo nuovamente. Per quanto riguarda le ex discariche articolo 13, che sono state chiuse e non erano a norma, vorrei sapere, visto che non c’è stato ammortamento post mortem previsto, chi paghi e se sia prevista una bonifica. Cosa vi sta contestando l’Europa per quanto riguarda l’apertura della procedura EU Pilot ? Qual è il vostro rapporto con l’Europa soprattutto per quanto riguarda la tritovagliatura, che non è considerata un pretrattamento dall’Europa ? Visto che gli impianti di TMB non ci sono o non funzionano, chi autorizza il conferimento in discarica e come vi state attrezzando ? Se dovesse partire quell’impianto di compostaggio e via via gli altri, con cosa li alimentereste, visto che la raccolta differenziata è a livelli bassissimi ? Ho sentito dire anche TMB insieme a compostaggio, ma l’umido con l’indifferenziato dentro...

MARIASTELLA BIANCHI. Faccio anch’io gli auguri di buon lavoro e complimenti per il coraggio. Sulle discariche pubbliche, a cui credo facesse riferimento, vorrei sapere a che punto sia la procedura e se abbia riscontrato una condizione di particolare difficoltà. Credo di non svelarle un segreto se le dico che il dottor Marino, nell’audizione che abbiamo avuto ad inizio settimana, ha molto puntato l’attenzione sulle difficoltà riscontrate nell’apertura delle discariche pubbliche, quindi il suo punto di vista, anche in relazione a quanto abbiamo ascoltato, è molto utile per capire a che punto sia la procedura e se abbiate avuto difficoltà. Vorrei chiederle anche a che punto siano gli accertamenti che avete in corso sulle discariche private, sono quelle quattro...

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Ora sono cinque...

MARIASTELLA BIANCHI. La quinta mi risulta nuova. A che punto siete su questo ? Ha l’impressione che ci sia stato un atteggiamento di favore rispetto a qualcuno di questi soggetti ? Vorrei conoscere la procedura di definizione delle tariffe di conferimento che vanno dai comuni ai gestori. Anche su questo ci è stata descritta una procedura singolare, per cui sarebbe il gestore di sua sponte a determinarla, quindi sarebbe interessante capire da lei come funziona. Mi chiedo, infine, chi abbia ora in Regione il potere di rilascio dell’AIA, perché noi siamo rimasti a una vicenda che non mi sembrava chiarita.

PRESIDENTE. Intanto le vorrei fare una domanda, anche per una nostra migliore comprensione. Quando noi parliamo di ATO, in generale, intendiamo organismi di regolazione, mentre da voi gli ATO erano dei soggetti gestori, quindi è bene intendersi sul significato perché con lo stesso nome chiamiamo due cose molto diverse. Mi interessava anche capire, relativamente a queste SRR che avete formato con la nuova riforma legislativa, come venga nominato il presidente e quale sia la composizione. Con due parole può infatti aiutarci a inquadrare meglio la questione. Mi rifaccio, poi, all’ultima domanda della collega Bianchi: esiste un organismo regolatore per le tariffe e la qualità del servizio sul ciclo integrato dei rifiuti ? Sulla questione del percolato insistiamo, come giustamente evidenziava la senatrice Puppato, anche per il tema dei trasporti, perché noi ci occupiamo anche di ipotetiche infiltrazioni di malavita, più o meno organizzata, nel ciclo e sulla questione dei trasporti, legata specialmente alla vicenda del percolato, anche nella scorsa legislatura, abbiamo evidenziato alcune cose molto strane. Il fatto che buona parte del percolato siciliano venga trattato nel depuratore IAM di Gioia Tauro ci lasciava un po’ perplessi, anche perché i contratti che si facevano per il trasporto erano contratti significativi e su alcuni di questi trasportatori sono state svolte delle indagini di cui avevamo le segnalazioni. L’altra questione è legata alle dichiarazioni che ha fatto il suo pre-predecessore rispetto a queste due richieste di ampliamento delle due discariche private, che sembravano due richieste di ampliamento piuttosto robuste, in quanto una di 2,7 milioni di tonnellate e l’altra di 3 milioni di tonnellate, posto che in realtà non si tratta di ampliamenti ma di due nuove discariche. Vorrei capire se questo sia dovuto all’emergenza o a una determinata situazione – che viene denunciata – di « preferenza » nei confronti del sistema privato piuttosto che di una costruzione di un sistema pubblico. Si tratta di una teoria, discutibile o meno, che c’è stata posta. Mi fermo qui, perché sulla questione dell’emergenza, più o meno dichiarata, credo che con l’articolo 35 in vigore non sia necessario dichiarare lo stato di emergenza per trasportare fuori i rifiuti. Pur troppo, credo che sarete costretti ad applicare, stante la situazione, quell’articolo 35. Do quindi la parola all’assessore Vania Contrafatto per la sua replica. Se vogliono intervenire anche i suoi collaboratori basta che lo dicano.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Su alcune questioni sarò io stessa a chiedere il loro intervento, perché su alcune tematiche sono ancora in fase di studio, perché contemporaneamente alla situazione emergenziale dei rifiuti ho anche la responsabilità della situazione emergenziale dell’acqua, per cui non so cosa studiare prima. Fortunatamente, avere fatto il magistrato insegna a gestire: appena vediamo delle carte da leggere, siamo contenti. Procediamo con ordine. Per quanto riguarda gli impianti di compostaggio, con il vecchio PO FESR 2007-2013, tre sono stati realizzati e finiti, mentre altri, invece, erano in gara di appalto di realizzazione. Questi realizzati e finiti in questo momento, dalle richieste che ho fatto io all’atto del mio insediamento, non erano utilizzabili per questioni di titolarità dell’impianto, perché erano stati finanziati con fondi europei, che furono dati agli ATO. Nel frattempo, però, gli ATO sono stati tutti posti in liquidazione e sono subentrate le SRR. Le SRR dovrebbero prendere questi impianti, però, siccome le SRR sono formate da...

LAURA PUPPATO. Cosa sono le SRR ?

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Sono le società di regolamentazione del rifiuto. La legge n. 9 del 2010, che è la legge in materia di rifiuti promulgata dalla Regione, prevedeva la liquidazione dell’ATO – quindi dell’ambito territoriale ottimale – e la sua sostituzione con queste società – queste SRR – che erano formate da comuni. Il presidente delle SRR è quindi eletto dai Comuni che fanno parte di quell’ambito territoriale...

PRESIDENTE. Se non capisco male, sono più o meno simili a quelli che erano gli ATO prima. Sono in realtà ambiti, però sono ambiti che gestiscono...

DOMENICO ARMENIO, dirigente generale della regione siciliana. Sono Domenico Armenio, dirigente generale del Dipartimento acque e rifiuti. Le SRR hanno funzione di regolamentazione della raccolta dei rifiuti, mentre i piani di intervento venivano effettuati da comuni o da comuni associati in ARO. La raccolta effettiva – quindi l’appalto esterno o la municipalizzata – la andavano a realizzare i singoli comuni, ovvero i comuni consorziati al fine di ottimizzare i costi.
VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. L’ARO è appunto l’Ambito di raccolta ottimale.

DOMENICO ARMENIO, dirigente generale della regione siciliana. L’esecuzione avveniva per il tramite dell’ente appaltante.

LAURA PUPPATO. Avete gli stessi acronimi del resto del Paese ?

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Con la legge n. 3 del 2013 fu inserito un comma in uno degli articoli della legge n. 9 (in questo momento non ricordo esattamente l’articolo). Poiché, infatti, prima erano previste queste società di regolamentazione, che in Sicilia erano 18 ma che era difficile far partire (perché trattandosi di organismi di regolamentazione non si capiva chi dovesse materialmente occuparsi della gestione), nel 2013 si è deciso di creare questo ambito territoriale, chiamandolo però Ambito di raccolta ottimale, in cui dovevano confluire comuni che, per tipologie ambientali locali (tutti in montagna oppure tutti a valle, vicino al mare o lontano), potessero riunirsi e fare una società, oppure appaltare a terzi con le solite forme previste dalla legge, per poi passare alla gestione del rifiuto. Il problema, per cui si è andato a intasare tutto, è che la legge stabilisce che gli ARO facciano le gare e il gestore, anche privato, che vinca l’appalto debba utilizzare il personale SRR ex ATO. Anche sul termine « utilizzare » si è aperto un contenzioso, perché qualunque sia il titolo di studio, tutti sono pronti a fare interpretazioni autentiche di diritto su cosa significhi « utilizzare ». Stiamo quindi pensando a una modifica di questa parte della legge, per rendere più chiaro che cosa si intenda con il termine « utilizzare ». Comprendete bene che se il personale SRR viene utilizzato a comando, il DURC, il DUVRI e tutto quello che riguarda la sicurezza dei lavoratori, chi lo fa: la SRR o una società di gestione ? Io ho fatto sicurezza sul lavoro e so bene che ci sono una serie di problemi che vanno affrontati e che secondo me vanno affrontati adesso. Proprio per questo ho organizzato questi tavoli di confronto tra i sindacati e l’ANCI, perché queste cose si chiariscano adesso. Dico sempre che abbiamo aspettato tanto, ma questa è « l’ora X ».

LAURA PUPPATO. Dove lavorano ?

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. In questo momento lavorano ancora negli ATO in liquidazione con i commissari liquidatori.

PRESIDENTE. Faccio una proposta, perché questa è una cosa complicata, prettamente siciliana: vi chiederei di farci avere, prima del nostro arrivo in Sicilia, uno schema relativo a cosa erano gli ATO prima e cosa siano oggi le SRR. È bene che tale schema lo faccia la Regione ufficialmente, anche perché questo è un passaggio cruciale: si trattava di circa 900 milioni di debiti acquisiti da questi ATO, di cui confesso di non avere mai capito se fossero gestori diretti, enti regolatori o una cosa mista. Rimane un grande mistero, perché un ente regolatore che fa 900 milioni di euro di debito, per chi è abituato in altre regioni, è una cosa incomprensibile. Se ci fate, quindi, uno schema in cui ci fate capire com’erano organizzati gli ATO e come sono organizzate le SRR, questo servirà a chi non è siciliano per comprendere meglio.

 VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Per anticiparvi la suspence di quella che poi sarà la lettura di questo schema, mi sono accorta che ogni ATO aveva delle regole, delle particolarità sue. Ci sono, quindi, gli ATO che avevano amministrativi, perché avevano degli impianti da gestire e una piccola quota di lavoratori che si occupavano della raccolta, mentre altri ATO che appaltavano la gestione della raccolta esternamente. Arriviamo al clou: come fallisce l’ATO Alto Belice Ambiente ? L’ATO Alto Belice Ambiente fallisce perché, avendo accumulato un’enorme quantità di debito, uno dei debitori avanza la richiesta di fallimento e, dopo una fase prefallimentare, che dura quasi un anno, quindi, anche oltre i limiti previsti dalla legge, viene fuori una sentenza in cui si dice che non è la gestione del servizio che caratterizza la società, bensì, avendo scelto i comuni di fare una società per azioni che rappresentava il lavoro che l’ATO avrebbe dovuto fare (tutti i lavoratori erano stati assunti non per pubblico concorso ma per chiamata diretta o per titoli), a parte la quota iniziale di lavoratori che dai singoli Comuni vennero distaccati negli ATO, il resto dei lavoratori è stato assunto in queste forme. L’ATO Alto Belice Ambiente consta di 273 lavoratori, laddove, dalle carte del fallimento, emerge che avrebbe potuto svolgere la sua attività con un’ottantina di lavoratori e non con 273. I comuni che aderiscono all’ATO non hanno versato le quote negli anni, lamentandosi per la qualità del servizio. L’ATO, quindi, era un’ottima cosa quando c’era qualche parente da far assumere, ma diventava un peso quando era il momento di pagare. Si è creata, quindi, questa situazione, per cui il tribunale di Palermo, con questa sentenza pubblicata anche su Il Sole24Ore, ha detto che, pur svolgendo un servizio di pubblica utilità, la natura doveva essere considerata privata e quindi soggetta a fallimento. Il 22 dicembre, quindi, è stato dichiarato il fallimento e, naturalmente, dal 23 dicembre tutti i 273 lavoratori, ogni lunedì e ogni giovedì, sono sotto il nostro assessorato – gli altri giorni sono sotto la prefettura o sono sotto Palazzo d’Orléans – a manifestare. Dal 22 dicembre, quindi, praticamente, manifestano pressoché quotidianamente. Si è allora aperto un tavolo di crisi, dove si è visto che la SRR di riferimento, che prendeva la maggior parte di questi comuni, aveva già creato una società d’ambito per la gestione. Si sta ora valutando se questa società di gestione possa fare una sorta di affitto di ramo d’azienda e quindi prendersi questi lavoratori – o parte di essi – per continuare a gestire il servizio, nelle more che queste SRR e i piani applicativi degli ARO partano a pieno regime. Tra l’altro, una cosa analoga è successa con l’ATO idrico sempre degli stessi comuni, perché sono gli stessi comuni (possiamo dirlo senza timore di essere smentiti) che hanno fatto fallire sia l’ATO idrico che l’ATO rifiuti. L’ATO idrico, che comprende 42 comuni, tranne il comune di Palermo che ha una sua municipalizzata, aveva una società che si chiamava APS, Acque Potabili Siciliane, anche questa con 242 dipendenti, che abbiamo ora scoperto essere quasi tutti amministrativi e sportellisti. Ci sono due o tre fontanieri (perché nel frattempo hanno fatto carriera e quindi chi prima faceva le letture, ora fa lo sportello e non intende più andare a fare le letture) e sono stati esternalizzati tutti i servizi di lettura, ma questo è un altro capitolo dolente.

MARIASTELLA BIANCHI. Mi perdoni: questa è una situazione che c’è solo in questo ATO, solo in questi comuni, o è generale in Sicilia ? Ci sono altri ATO che sono...

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Questi sono falliti con dichiarazione di fallimento, ma ho chiesto ai commissari regionali di darmi i bilanci e le scritture contabili di ogni singolo ATO. Alcuni li hanno fatti pervenire, altri hanno detto che non li hanno mai approvati, altri ancora forse non li hanno mai fatti. Appena avremo il quadro della vicenda ci saranno altre situazioni fallimentari che verranno al pettine, perché non c’è altra strada.

STEFANO VIGNAROLI. A parte che mi domando se la scelta di utilizzare una SpA per un ATO abbia favorito il minor controllo da parte delle amministrazioni, però la mia domanda è a quanto ammonti complessivamente il debito di questi ATO e cosa intendete fare per ripristinarlo.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Non sappiamo a quanto ammonti il debito se non depositano le scritture o i bilanci da cui ciò emerga. In occasione del fallimento di questo ATO, che è il primo di cui hanno dovuto depositare le carte al tribunale fallimentare, abbiamo visto che l’ATO portava come voce di credito da parte di un comune un tot numero di milioni, ma andando a guardare nel bilancio del comune corrispondente questa voce non c’era. Non c’è perché, per non fallire a sua volta, il comune non la mette nel bilancio, ovvero perché non la riconosce e quindi c’è un contenzioso. Stiamo chiedendo, quindi, tutte le documentazioni possibili e immaginabili per renderci conto di quale sia veramente la situazione, perché anche lì ci sono stati commissari liquidatori più attivi e incisivi, mentre altri che hanno detto che in un determinato paese un tizio con la coppola avrebbe potuto dire loro di sapere dove abitavano sia loro che i loro figli ! In occasione dell’ultima proroga concessa a questi commissari per l’ATO, abbiamo sostituito quelli più « paurosi » con altri che sembravano essere più abituati a come si deve resistere in Sicilia. A questi, che si sono insediati da circa un mese, stiamo chiedendo la resocontazione. È inutile dirvi che all’indomani della nomina del commissario straordinario, fatta di concerto con il giudice e con il curatore fallimentare (abbiamo scelto una persona del mio Gabinetto in modo da avere uno scambio), nottetempo sono entrati i ladri nella sede dell’ATO e hanno rubato tutti i computer e tutta la documentazione inerente ai debiti e ai crediti dell’ATO. Siamo fortunatamente riusciti a ricostruirla anche grazie al vecchio commissario liquidatore e a un suo collaboratore che ne avevano una parte nei computer privati di casa, mentre una parte la stiamo ricostruendo noi. Questo per capire come ci si muove in Sicilia: bisogna essere molto veloci.

PAOLA NUGNES. Mi perdoni, ma era già in atto la procedura fallimentare ? 
Non dovevano essere già stati sequestrati e quindi già in possesso della magistratura ?

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Sì, ma il sequestro da parte del tribunale fallimentare consta dell’apposizione di sigillo cartaceo nei locali; poi i curatori, con tutto comodo, di solito si recano nella sede e prendono i libri contabili, molti dei quali ormai sono in formato elettronico. Tuttavia, di questa gestione risponde la curatela fallimentare.

PAOLA NUGNES. Ci sono dei curatori, delle persone responsabili di questo...

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Assolutamente sì, infatti abbiamo fatto immediatamente la segnalazione in procura, anche perché siamo velocissimi nel fare le segnalazioni in procura. Mi piacerebbe fare dei protocolli tra la pubblica amministrazione e le procure per prevenire determinate cose: ci sto riflettendo. L’attuale legge n. 9 del 2010 prevede che le SRR siano delle « società consortili tra comuni », per cui, avendo scelto il legislatore del 2010 la società consortile, giurisprudenza insegna che anche questa è passibile di fallimento: non è esente da questo tipo di procedura.

GIUSEPPE COMPAGNONE. Eravamo partiti dall’impiantistica.......

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Sì, andiamo all’impiantistica e ritorniamo agli impianti di compostaggio. Stiamo cercando di svincolare quello di Bisacquino attraverso il commissario e quindi di farlo partire a stretto giro di settimane. Serve il tempo per riuscire, con la curatela, ad ottenere il possesso degli impianti di compostaggio. Per gli altri due impianti terminati, di Ragusa e Vittoria, ho convocato i presidenti delle SRR ma anche i commissari liquidatori degli ATO, perché vorrei che partisse l’avviamento dell’impianto di compostaggio ancora sotto l’ATO in liquidazione e poi, una volta partito, questo passasse alle SRR, perché non essendovi coincidenza tra i comuni che facevano parte dell’ATO e i comuni che fanno parte della SRR, andremmo sempre in infrazione comunitaria, posto che il soggetto che ha ricevuto il finanziamento deve coincidere con quello che lo utilizza. Spero di farli partire entro poche settimane. Questi sono quelli realizzati, poi ce ne sono altri in attivazione. Lasceremo agli atti una piantina, ma su questo lascerei la parola al dottor Armenio.

DOMENICO  ARMENIO, dirigente generale della regione siciliana. Gli impianti di compostaggio attivi sono sostanzialmente: Ramacca nel catanese, Alcamo, Marsala, Sciacca. Quello di Ramacca è privato, Castelbuono è pubblico; lo stesso quello di Enna. Poi ci sono Grammichele, Castelvetrano e Sciacca. Devo precisare che le quattro piattaforme, di cui quella di Bellolampo in fase di ultimazione (il prossimo mese si attiverà il TMB), e le altre tre (cioè Enna, Gela e Messina) sono impianti duali, nel senso che l’impianto di TMB può funzionare anche per il compost, quindi man mano che si attiverà la differenziata potremo diminuire la parte che va al TMB e far funzionare la linea come compost. Questo è molto importante.

PAOLA NUGNES. Non è compost !

DOMENICO ARMENIO, dirigente generale della regione siciliana. Quando la raccolta differenziata aumenterà, potremo utilizzare quella parte di impianto per fare compost. Erano stati appaltati altri cinque impianti di compostaggio con la vecchia gestione commissariale, ma le gare sono andate deserte, anche perché il cofinanziamento pubblico forse era molto basso e quindi, anche per il fatto che la differenziata raggiunge attualmente il 10 per cento, non era conveniente per il privato andare a investire: li stiamo quindi riappaltando. Questi cinque impianti sono di tipo anaerobico, mentre le quattro piattaforme attivate sono di tipo aerobico. Attualmente, quel 10 per cento di differenziata viene trattato negli impianti attivi. C’è pure qualche piccolo impianto privato, nell’agrigentino, che riesce a soddisfare la domanda di questa piccola percentuale di differenziata che attualmente viene praticata.

PRESIDENTE. Con lei, assessore, sicuramente ci rivedremo in Sicilia, perché convocheremo il presidente a Palermo e presumo che sarà accompagnato da lei.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Andiamo al file termovalorizzatori. Come abbiamo detto all’inizio, ci sono stati tre contenziosi che si sono aperti: quello di natura amministrativa, quello di natura civile e quello penale. Quello amministrativo ha dato ragione alla regione Sicilia (4 su 4), quello civile attualmente è pendente. È cambiato di recente il giudice assegnatario, perché prima è stata istituita una sezione specializzata in diritto d’impresa, quindi dalla sezione ordinaria civile si è passati a questa sezione specializzata, poi nell’ambito di questa sezione specializzata prima è stato dato incarico a un giudice e, il 9 febbraio scorsa, la causa è passata ad altro giudice il quale, dovendo studiare tutto da capo, credo che abbia fatto un’udienza di mera distribuzione. Il procedimento penale è pendente ancora in fase d’indagine. Sull’esito, però, vorrei riferire in seduta segreta. Per quanto attiene alla questione della revisione del Piano rifiuti, di cui mi chiedeva l’onorevole, il Piano rifiuti (che in questo momento è pubblicato anche sul sito del nostro assessorato ed è questo di cui aspettiamo il decreto), essendo un piano che è stato formulato ed emesso in base a un’ordinanza emergenziale, è stato formato e trasmesso con procedure semplificate. Una volta che sarà terminata l’ordinanza emergenziale, quindi, siamo nell’ordinario: il piano non può più considerarsi adeguato alla situazione normativa vigente, perché per essere un piano adeguato – legislativamente parlando – alle direttive europee, esso deve seguire degli iter, con acquisizioni di parere e passaggi particolari, che in quell’occasione furono saltati proprio perché eravamo in emergenza. Quindi, era un piano fatto in emergenza che voleva superare un’emergenza. Ora che l’emergenza non è stata più reiterata, in automatico è un piano che, a stretto rigore di diritto, non è conforme. Ciò non significa che sia un piano illegittimo o illegale, come taluni in alcuni scritti giornalistici sostengono: era perfettamente legale e legittimo per la situazione in cui è stato creato e formato. Tuttavia, esso non lo è più adesso perché non siamo più in emergenza. Per questo occorre aggiornarlo, integrandolo di quei pareri e di quelle parti che servono, anche perché riscriverlo tutto da capo significherebbe, intanto, perdere l’attuazione di quello che c’è (vedasi gli impianti di compostaggio eccetera). Quanto alla questione degli inceneritori, che pure erano menzionati in questo piano, che consta di 300 e oltre pagine – non vi nascondo che sono arrivata intorno a pagina 210, quindi mi mancano ancora un centinaio di pagine per finirlo – lì era prevista la possibilità, assolutamente open, di utilizzare anche dei sistemi di incenerimento, lasciando alla fase attuativa la possibilità di valutare la trasformazione di impianti esistenti, come per esempio le cementerie o altri impianti già esistenti i quali, purtroppo, per via dell’economia siciliana in crisi sono in via di chiusura. Si era pensato, in quel momento, anche per recuperare le maestranze e questi impianti, di trasformarli. Tuttavia, siccome in questi due anni ciò non è stato fatto, stiamo rivalutando e vedendo se ciò non sia possibile, in che modo e con che tipo di tecnologie, soprattutto utilizzando tecnologie che abbiano un bassissimo impatto ambientale. Da numerosi studi che ho fatto da profana, ho visto che molti contemplano la termovalorizzazione come punto finale della chiusura del ciclo dei rifiuti: naturalmente, si prevede la combustione non del rifiuto indifferenziato ma di quella frazione di rifiuto che non è altrimenti recuperabile; tolto l’umido, l’altra parte che rimane, quella non recuperabile – ne esiste una parte ancora recuperabile – può essere, secondo certi studi, termovalorizzata. Dobbiamo prima pensare a come arrivare a questa fase, perché non è certamente una fase che si potrà raggiungere in Sicilia: nel paese dei sogni si potrebbe pure, però entro l’anno sicuramente no. Quindi, in un progetto a lunga scadenza, che non credo potrò portare a termine io, vorrei almeno lasciare la strada...

STEFANO VIGNAROLI. Posso chiederle quali sono questi studi ?

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Quali ?

STEFANO VIGNAROLI. Gli studi che lei ha citato: a che cosa si riferisce ?

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Sono studi della letteratura scientifica. I nomi non li ricordo in questo momento e la bibliografia non ce l’ho. So anche che c’è una bibliografia di altri ambientalisti, ma anche di sociologi. Per carità, non è una provocazione: io sono sempre stata una studiosa, nel senso che ho avuto anche la fortuna, per un biennio, di essere nel Comitato scientifico del Consiglio superiore della magistratura e mi piaceva organizzare i corsi di formazione permanente dei magistrati, por tando su ogni tematica voci pro e voci contro. Ritengo che la migliore decisione, qualunque essa sia – perché una decisione alla fine si deve prendere – si debba prendere valutando tutti i pro e tutti i contro, non innamorandosi aprioristicamente di una tesi piuttosto che di un’altra. Spero, nei sedici anni in cui ho fatto il pubblico ministero, di non essermi mai innamorata di una tesi investigativa piuttosto che di un’altra, ma di averlo fatto con la laicità che pretende l’ordinamento quando si fa il giudice, anche nella funzione del pubblico ministero. È necessario sentire tutte le versioni e tutte le campane. Facendo una scelta, si dovrà per forza scontentare qualcuno, però se si scontenta la porzione più piccola possibile è sempre un risultato per me positivo. Lo ripeto, sarebbe bello avere delle situazioni che fanno contenti tutti, però l’accettazione del rischio...

PAOLA NUGNES. Mi scusi......

PRESIDENTE. Scusate, rimaniamo al tema della Commissione. Quanto alle diverse visioni su come si gestisce il ciclo dei rifiuti avveniristico, non è la sede adatta per parlarne. Chiedo scusa, può continuare.

PAOLA NUGNES. Presidente, però non ha sentito la mia domanda !

PRESIDENTE. No, la domanda va benissimo: lo dico a scopo preventivo. Poi la senatrice può fare la domanda e chiedere quello che vuole, ci mancherebbe. A scopo preventivo, ribadisco che non è questa la sede di discussione per capire se è meglio un ciclo integrato dei rifiuti che si chiude con la selezione del prodotto o in modo diverso: la sede non è questa. Tra l’altro, stiamo parlando di una situazione dove c’è il 10 per cento di raccolta differenziata, con una situazione di emergenza, con indagini in corso di tutti i tipi e di tutti i generi. Adesso non possiamo disquisire.

PAOLA NUGNES. Presidente, io non volevo disquisire e mi dispiace quando si fa una pre-analisi delle mie intenzioni. Visto che avevo fatto all’assessore una domanda, cioè quale fosse l’intenzione nella revisione del Piano, se si puntava quindi all’incenerimento, adesso le chiedevo di stringere sulla domanda, visto che, fatti i dovuti studi e le dovute analisi come la sua natura la porta giustamente a fare, vedo che l’assessore già si è posta su una soluzione che è chiaramente il frutto di un’analisi approfondita e non di un pregiudizio.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. No, però la voglio tranquillizzare: alla soluzione ancora non ci sono arrivata, nel senso che il tavolo sta affrontando tutte le tematiche. Peraltro, a quel tavolo è seduto il professor Aurelio Angelini, uno che non ama l’incenerimento; vi è seduto anche Domenico Fontana, un rappresentante di Legambiente che certamente non è per l’incenerimento, e poi anche altri professori. Ripeto, prima bisogna studiare.

LAURA PUPPATO. Io amo molto gli studiosi, ma ci sono esperienze concrete in Italia che potete copiare ?

PRESIDENTE. Scusate, non dobbiamo suggerire alla Regione Sicilia come impostare il suo Piano dei rifiuti. Noi dobbiamo verificare, altrimenti facciamo un altro lavoro. Capisco che tutti ci innamoriamo di questa discussione, nel senso di chi dice che è meglio questo o è meglio quell’altro. C’è una varietà, ma non mi permetto neanche di entrare nel merito.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Per carità, copiando non si sbaglia mai, però bisogna copiare con il materiale che c’è. Stiamo vedendo prima di tutto che tipo di disponibilità economica abbiamo e quali sono le aree disponibili. Potremmo dire teoricamente sì all’inceneritore e poi, magari, in Sicilia, a causa dei vincoli, scoprire che non c’è un posto dove farlo. Tutto deve essere poi contestualiz zato. Comunque, lo ripeto, è tutto da venire. Consentitemi: dal 9 dicembre ad ora stiamo cercando, un passo alla volta, intanto di verificare quali sono le criticità esistenti e perché l’esistente non parte. Quindi, vorremmo far partire l’esistente e questo già sarebbe un risultato per me ragione di grande gioia. Infatti, le due cose stanno andando parallelamente: intanto si cominci lo studio anche per un piano, altrimenti, se prima aspettiamo di finire uno step e poi cominciamo l’altro, neanche tra venticinque anni riusciremo a cavare qualcosa. Sulle dichiarazioni del dirigente generale Lo Monaco, che si occupa di energia e fonti rinnovabili e che sostiene che non si potrà arrivare oltre il 40 per cento, posso dire che, poiché non ha fatto a me questo tipo di dichiarazione, né mi ha spiegato su quali basi le ha fatte, approfondirò la questione chiedendogli sulla base di quali elementi si è espresso e poi sarò in grado di rispondervi. Sulle dichiarazioni de relato non intendo esprimermi in questa sede, perché non ho gli strumenti per poter...

PRESIDENTE. Scusate, faccio un po’ di ordine dei lavori. È necessario fare l’Ufficio di Presidenza, assolutamente. Chiederei all’assessore di arrivare più o meno alle 16, non più tardi, per poi fermarci cinque minuti. In sede di Ufficio di Presidenza devo anche darvi informazioni abbastanza importanti. Visto che non finiamo qui, magari sulle cose che rimangono da chiarire può scriverci due righe... 

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Io ho l’aereo alle nove, quindi se volete...

PRESIDENTE. Siamo noi che non ce la facciamo, perché dopo iniziano i lavori in Assemblea.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Riprendiamo. Sulla questione emergenza mi è stato domandato se intendo chiederla. Questo assessore vorrebbe non chiederla: avrebbe questo grande sogno di far partire l’esistente e di regolamentare le cose senza ricorrere all’emergenza. Se poi, strada facendo, dovessi vedere dei ritardi eccessivi, allora, con un cronoprogramma ben strutturato e con un percorso ben definito, solo in quell’ipotesi potrei varcare la soglia della Presidenza del Consiglio dei ministri illustrando le ragioni della richiesta, illustrando che mi serve l’emergenza per avere un accorciamento dei tempi al fine di poter realizzare tutto questo nella metà del tempo. Tuttavia, chiederei lo stato di emergenza sulla base di un programma preciso: l’ho considerato come piano C, non come piano B. Sul livello di saturazione delle discariche, di discariche ne abbiamo attualmente in uso sette, di cui quattro sono quelle private, di cui ho detto, anzi tre, perché Mazzarrà Sant’Andrea è chiusa. Quindi, tre sono le discariche private. Le altre quattro sono pubbliche e sono di capienza minore. Purtroppo, sono tutte vicine a saturazione, come ho detto. Infatti, abbiamo un report, che vi lasceremo, in cui si riferisce sostanzialmente ciò che si sta cercando per ora di fare, cioè continuare, attraverso il meccanismo dell’articolo 191, ad abbancare in queste discariche per guadagnare quel tempo utile ad attivare gli impianti di compostaggio e cominciare a togliere l’alibi ai comuni che non fanno la raccolta differenziata perché non c’è il posto dove mettere i rifiuti: credetemi, è un alibi. Purtroppo, è nella mentalità del siciliano mettere tutto nel sacchetto fuori della porta, anche – si fa la battuta – la suocera, se potesse. La RAP, peraltro, ha utilizzato questa idea: in una pubblicità per sponsorizzare il servizio di ritiro degli ingombranti porta a porta, hanno messo anche la sagoma della suocera. Si è scatenata una bagarre giornalistica su questa scelta poco felice di unire la suocera...

PAOLA NUGNES. Tolte le protesi, è umido !

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Questa è ancora più cattiva ! In Sicilia ancora la moda della suocera con protesi non è...... Ancora sono le mogli interessate da protesi varie. Il silicone è più per le quarantenni o le cinquantenni. Le signore più anziane ancora non si sono lanciate. Cambiare la mentalità del cittadino è veramente difficile. Un esempio per tutti: abito a Palermo, dove la differenziata è cominciata a step, per quartieri; ebbene, nei quartieri di Palermo centro si fa la raccolta differenziata, ma io abito a Mondello, dove ancora i recipienti per la differenziata non sono stati distribuiti; il sabato e la domenica noi residenti troviamo sacchetti che non appartengono a noi (noi usiamo tutti lo stesso tipo di sacchetto). Insomma, c’è gente che il sabato notte viene a portare l’immondizia indifferenziata nei nostri cassonetti: lo dico per farvi capire qual è la mentalità del siciliano tipo. Il livello di saturazione, purtroppo, lo stiamo raggiungendo. Con riferimento alle autorizzazioni contro la legge, non è che ci fossero autorizzazioni contro la legge. Penso che voi abbiate letto le conclusioni dell’ispezione che fece fare l’assessore Marino, nonché le conclusioni di un’ispezione che, immediatamente dopo, fece fare il Presidente Crocetta, in vigenza Calleri, su un’altra discarica privata che era in via di realizzazione, sempre nella zona del messinese, anche questa bloccata in via di autotutela amministrativa. Praticamente si è visto – lo testimonia la cronaca giudiziaria – che vi era qualche funzionario infedele (possiamo dire, a nostra discolpa, non del nostro dipartimento ma dell’assessorato ambiente e territorio) che con molta facilità e superficialità rilasciava autorizzazioni in cambio di denaro, quindi sorvolando anche quando i pareri non erano proprio perfetti. Questo ha comportato la chiusura, laddove c’è stata necessità di far ciò. Dovrebbe esservi arrivata una nota, che abbiamo mandato il 23 febbraio, nella quale, in via molto schematica, si dà atto, discarica per discarica, di cosa è stato fatto in questi tre mesi post ispezione per riportare a legalità lo status. Voglio quindi chiudere con una nota positiva.

PRESIDENTE. Dobbiamo prevedere, alla fine, due o tre minuti per la questione di cui lei vuole parlarci in seduta segreta.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Sì, assolutamente.

PRESIDENTE. Su tutte le altre domande che non siamo riusciti ad evadere, sarebbe meglio che ci scriveste una nota prima del nostro arrivo. Aggiungo anche il tema dei rifiuti industriali: per quanto riguarda le vostre competenze, se ci date qualche dato e qualche indicazione relativi a dove vanno a finire ci sarebbe utile.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Vi chiederei di inviarci le vostre domande un po’ più nel dettaglio, al di là degli appunti che ho preso io, così da potere rispondere in maniera più precisa, oppure di mandarci il resoconto, non appena pronto, da cui poterle ricavare. Come dicevo, una nota positiva è data dal fatto che, insieme all’assessorato attività produttive, abbiamo portato in Giunta un protocollo che nasce da una serie di incontri in tavoli tecnici organizzati presso la prefettura di Catania. A seguito di ciò, abbiamo formulato delle linee guida per il protocollo di accettazione e gestione dei rifiuti e dei rottami metallici ferrosi e non ferrosi. Abbiamo, quindi, dato un protocollo per l’individuazione del rottame ferroso, in cui spieghiamo cosa deve intendersi per rottame ferroso, che sarà il primo passo di un percorso che vuole portare alla tracciabilità della filiera, al fine di togliere sostanzialmente questa fetta di mercato abusivo. Purtroppo, per quanto riguarda tutti i raccoglitori del ferro, se non sono in odor di mafia, vi dico comunque per poter raccogliere il ferro nei quartieri e nelle varie zone, si deve dare un contributo al boss di riferimento. Quindi, per eliminare tutta questa fascia di abusivi che ingrossano – anche con spiccioli, però sono spiccioli continui – le file dell’economia mafiosa, con questo protocollo si vuole dare una tracciabilità dei rottami ferrosi. Inoltre, sempre nell’ultima Giunta, abbiamo approvato l’APQ – l’accordo di programma quadro – sulle discariche abusive e abbiamo individuato intanto nove, se non erro, discariche abusive, affinché siano utilizzate le somme previste e finanziate per metterle in sicurezza, chiuderle e salvaguardare le zone, nel pieno rispetto dell’ambiente e dei cittadini. Il discorso riguarda anche il SIN di Priolo. Noi ne abbiamo individuate intanto nove, che erano quelle immediatamente cantierabili, in modo che partano i lavori il prima possibile. Per la parte che segue, tuttavia, vorrei procedere in maniera riservata.

PRESIDENTE. Dispongo la disattivazione dell’impianto audio video. (La Commissione prosegue in seduta segreta).

PRESIDENTE. Grazie, assessore. Le manderemo il materiale chiesto. Probabilmente avremo occasione di vederci in Sicilia.

VANIA CONTRAFATTO, assessore all’energia e ai servizi di pubblica utilità della regione siciliana. Vi consiglio di attendere ancora qualche settimana perché per ora la Sicilia è presa da un tifone e sta piovendo incessantemente da una settimana. Ci sono problemi anche per gli atterraggi degli aerei.

PRESIDENTE. La missione è il 9 marzo. La ringrazio e dichiaro conclusa l’audizione


A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA ISOLA DELLE FEMMINE SEDE DEL CEMENTIFICIO ITALCEMENTI AZIENDA INSALUBRE DI 1° CATEGORIA






Cinisi: esposto alla Corte dei Conti del M5S sulla mancata differenziata | Il Vespro

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