Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





martedì 13 gennaio 2015

RIFIUTI: ATO 2 FALLITO, EMERGENZA NEL PALERMITANO DIPENDENTI A RISCHIO, 1 MILIARDO DI DEBITI VERSO LE DISCARICHE

RIFIUTI: ATO 2 FALLITO, EMERGENZA NEL PALERMITANO DIPENDENTI A RISCHIO, 1 MILIARDO DI DEBITI VERSO LE DISCARICHE

GIULIO AMBROSETTI 13 GENNAIO 2015




CRONACA  La gestione commissariale dell'Ato Belice Palermo 2 scadrà il 15 gennaio. Dal giorno dopo chi raccoglierà la spazzatura nei 17 Comuni interessati? Anche di questo si è parlato ieri in due riunioni convocate alla Regione. Nel frattempo la discarica di Bellolampo accoglie i rifiuti di decine di Comuni anche dell'Agrigentino

Tanto per cambiare, in buona parte dei paesi della provincia di Palermo è esplosal’emergenza rifiuti. Il 23 dicembre scorso è fallito l’Ato rifiuti alto Belìce Palermo 2, società d’ambito che vede insieme i Comuni di Monreale, San Cipirello, San Giuseppe Jato, Camporeale, Bisacquino, Chiusa Sclafani, Giuliana, fino a Contessa Entellina. Sono 17 Comuni per un totale di circa 120mila abitanti. Fino al 15 gennaio l’Ato andrà avanti con il commissario regionale, Maurizio Norrito (tutti gli Ato rifiuti della Sicilia sono commissariati), e con la curatela fallimentare. E dopo?

Il tema è stato affrontato ieri nel corso di due riunioni convocate a Palermo. La prima - di mattina - presso la sede dell’assessorato ai Rifiuti. La seconda, nel pomeriggio, presso la Prefettura del capoluogo dell’Isola. Va detto che questo scenario di crisi è stato ereditato dal nuovo assessore regionale ai Rifiuti, Vania Contraffatto, che sta provando ad affrontare una situazione difficilissima. Perché non è facile capire come affrontare il problema rifiuti in questi 17 Comuni dal 16 gennaio in poi.

Non può essere esclusa una soluzione legislativa, ovvero una legge da parte del Parlamento siciliano. Ma, ovviamente, non si tratterebbe di una soluzione a brevissimo periodo. Intanto c’è da affrontare l’emergenza, perché con il fallimento dell’Ato Palermo 2 non si capisce chi dovrà raccogliere l’immondizia in questi 17 paesi. E non si capisce che fine faranno i 277 dipendenti di questo Ato.

La situazione è grave anche nei Comuni del Palermitano dell’Ato Palermo 1(Carini, Capaci, Villagrazia di Carini, Terrasini, Cinisi, Isola delle Femmine, fino a Partinico). Da queste parti, in realtà, l’emergenza dura ormai da qualche anno: nel senso che l’immondizia rimane non raccolta per settimane e settimane. Lo spettacolo fa una certa impressione, perché nelle strade che collegano questi centri, spesso, le montagne di rifiuti si susseguono per chilometri.

L’Ato Palermo 1 non è fallito, ma la gestione è sempre stata sofferta. «A Carini, dove in media vengono prodotte 100 tonnellate di spazzatura al giorno - si legge in un lancio dell’Ansa - c'è una distesa di spazzatura lunga due chilometri. Per arginare l'emergenza il Comune ha deciso di impegnare 20mila euro per potenziare le operazioni di raccolta». Sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Carini che, sempre all’Ansa, ha detto: «Stentiamo a raccogliere la spazzatura che si è accumulata durante le festività. Oggi per strada ci sono 700 quintali di rifiuti non raccolti. Ho disposto un intervento straordinario perché i mezzi dell'Ato Palermo non bastano. Entro venerdì la situazione dovrebbe rientrare».

Il problema rifiuti, in Sicilia, ha mille sfaccettature. C’è la crisi degli Ato. Quello dell’alto Belìce Ambiente Palermo 2, come già accennato, è fallito. Ma ce ne sono altri che non sono messi meglio. Al 31 dicembre 2012 l’indebitamento di tutti gli Ato rifiuti della Sicilia verso il sistema delle discariche (e quindi verso le discariche pubbliche e private) ammontava a circa un miliardo e 400 milioni di euro. Oggi non si sa se l’indebitamento è diminuito o cresciuto.

Si sa, invece, che, negli ultimi due anni, la Regione ha anticipato ai Comuni una parte dei fondi per pagare il sistema delle discariche. Ma adesso l’assessorato regionale ai Rifiuti avrebbe fornito i dati all’assessorato all’Economia perchiedere ai Comuni la restituzione delle somme anticipate. Un bel problema per gli stessi Comuni coinvolti, che saranno costretti ad aumentare le tariffe. Insomma, a pagare per la disastrosa gestione dei rifiuti della Sicilia - imperniata ancora oggi sulle discariche - saranno i cittadini.

Un altro problema riguarda le stesse discariche. Alcune sono state chiuse dalla magistratura in seguito a indagini (Motta Sant’Anastasia e Mazzarrà Sant’Andrea). Durante le vacanze di Natale un contestatissimo provvedimento amministrativo del dirigente generale del dipartimento regionale dei Rifiuti,Domenico Armenio, invitava i cittadini di un bel gruppo di Comuni della provincia di Palermo e Agrigento a tenersi in casa l’immondizia per mancanza di discariche.

Scelta, questa, che è stata contestata dal presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, che è anche sindaco di Palermo, che ha parlato di una Regione che favorirebbe i privati. In effetti, lo stesso Orlando qualche giorno prima, ha messo a disposizione dei Comuni del Palermitano la discarica di Bellolampo, che è pubblica. Così la Regione ha fatto precipitosamente marcia indietro, ritirando il provvedimento amministrativo che avrebbe obbligato i cittadini di tanti Comuni del Palermitano e dell’Agrigentino a teneri i rifiuti in casa.

Il vero problema di tutta questa incredibile storia è che in Sicilia la raccolta differenziata dei rifiuti, oggi, è sotto il 5-6 per cento. Era cresciuta dal 2001 al 2008, soprattutto in provincia di Agrigento. Poi è arrivato il governo Lombardo-Pd. E sono tornate le discariche, in buona parte private.  


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