Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





venerdì 5 dicembre 2014

L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA CROCETTA ROMA COSTRUZIONI CATANZARO COSTRUZIONI MARINO SCIASCIA ROBERTO CENTONOVE RIVISTA

L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA
Ottobre 31, 2014 Scritto da Fabiola Foti

All'indomani della bocciatura della mozione di sfiducia a Crocetta, il risultato era veramente prevedibile, vogliamo riprendere un articolo vecchio esattamente un anno a firma di Giulio Ambrosetti. L'Articolo viene pubblicato su La Voce di New York parla di affari, di Confindustria e dello scandalo rifiuti e rimane sempre attuale. In Sicilia non esiste la cosiddetta raccolta differenziata dei rifiuti. Quasi tutti i rifiuti, nell’Isola, finiscono nelle discariche. In pratica, finiscono sotto terra inquinando terreni e falde acquifere. Uno scandalo.
Chi è che gestisce le discariche? In buona parte i privati. E sapete chi è il titolare della più importante e grande discarica della Sicilia? Giuseppe Catanzaro. Sì, proprio lui, il già citato vice presidente di Confindustria Sicilia. E sono proprio i gestori delle discariche private a vantare crediti stratosferici dai Comuni siciliani. Comuni siciliani - questo detto per inciso - che, in maggioranza sono, al pari della Regione siciliana, sono in dissesto finanziario non dichiarato. In pratica - come i nostri lettori hanno già capito - Confindustria Sicilia, da cinque anni, fa parte del Governo della Regione (controlla il settore delle attività produttive che, in realtà, non ci sono, perché l’economia siciliana, tranne poche eccezioni, è disastrata come, se non di più, della Regione siciliana) non per occuparsi dello sviluppo economico della Sicilia, ma per restare abbarbicata alle risorse pubbliche della Regione. Il tutto, sotto gli occhi ‘distratti’ di Confindustria nazionale, che a Roma fa la voce grossa con i Governi chiedendo misure per lo sviluppo, mentre in Sicilia non sembra estranea al sottosviluppo. Il risultato è una Regione al fallimento. Una Sicilia ‘Autonoma’ nella quale la maggiora parte dei Comuni, a fine ottobre, sono senza bilancio 2013 perché senza soldi. Tanto che gli stessi Comuni non pagano i dipendenti pubblici, chi da un mese, chi da due mesi, chi da tre mesi. Allo sfascio dei Comuni si somma lo sfascio della Regione che, ormai, anche se ancora non l’ammette, sta per licenziare circa 80 mila precari. Sì, avete letto bene: 80 mila! E non ha nemmeno i soldi per pagare i 24 mila operai della Forestale. Disastri su disastri. E non ha i soldi per costituire un ‘Fondi rischi’ per fronteggiare 3 miliardi - sì, avete letto bene: 3 miliardi di euro - di entrate fittizie iscritte in bilancio.
Direte: e le società di rating che fanno? Fanno finta di non vedere. Ragazzi: non è che si può andare nella capitale mondiale della mafia e dire: questa Regione è un disastro, ha 3 miliardi di entrate di dubbia esigibilità. No, questo ‘affronto’ alla Sicilia non si fa. E’ in questo scenario da Regione fallita che arriva la notizia dell’inchiesta della magistratura di Messina sul presidente Crocetta. Una storia brutta. Una vicenda che prende spunto da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all'allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito del governatore Crocetta. L’esposto è firmato dall'ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento.
L’ingegnere Sciascia è stato, per anni, delegato alla gestione dell'ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011. Che c’entra Gela? C’entra, perché Crocetta è stato, per sette anni Sindaco di Gela. L'ingegnere Sciascia racconta i retroscena "dell'attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, 'nemico' giurato del magistrato Nicolò Marino". Nell'inchiesta si racconta che Marino, che oggi fa parte, in qualità di assessore, del Governo regionale di Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l'attuale governatore dell'Isola era Sindaco di Gela. Strani questi intrecci, no? Nell'inchiesta si racconta che l'allora primo cittadino di Gela utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Leggiamo nell’inchiesta pubblicata dal settimanale ‘Centonove’: “Roberto Sciascia ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare 'almeno per un giorno' un politico¬ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l' inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un 'danno erariale' stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale". Come potete leggere, torna la storia delle discariche. In questo caso, di una discarica. In pratica, gli affari che ruotano attorno ai rifiuti.
L'allora Sindaco di Gela, Crocetta, stando al racconto dell'ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società. "E fa modificare - leggiamo sempre nell'inchiesta di Centonove - il bando che prevede la categoria 6°, requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi". Con questo passaggio viene meno l'obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti.
Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl. Il battagliero ingegnere del Comune di Gela elenca tutte le anomalie dell'appalto. E chiede una commissione consiliare d'inchiesta. La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l'amministrazione comunale di Crocetta. C'è una "censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amministrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture". Sulla vicenda si attende, adesso, la conferma dell’inchiesta penale su Crocetta. La magistratura deve dire se è indagato o no. Direte: ma con tutto quello che ha detto l’ingegnere Sciascia come fa il governatore Crocetta a non essere indagato? A meno che l’ingegnere Sciascia non si sia inventato tutto. Si è inventato l’appalto milionario aggiudicato al consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl? E un ingegnere direbbe una cosa così grave senza esserne certo? Anche la commissione del Comune di Gela avrebbe detto cose false? La verità è che, questa volta, un ‘Professionista dell’Antimafia’ è stato scoperto. La Giustizia italiana farà il suo corso? O la vicenda verrà insabbiata? Ah, dimenticavamo: nel settore dei rifiuti, oltre agli interessi di personaggi legati a Confindustria Sicilia, ci sono anche gli interessi della mafia. Questo da sempre. ----
La settimana scorsa Catanzaro è stato audito dalla commissione regionale antimafia che da settimane ha avviato una ricognizione sulla gestione dei rifiuti in Sicilia per accertare eventuali responsabilità amministrative nella gestione delle discariche. Catanzato da quanto si apprende ha spiegato che la sua società pratica il prezzo più basso.


ACCUSE,VELENI,SOSPETTI,CROCETTA E LA GUERRA DEI DOSSIER 

Il presidente della Regione rivela alle agenzie che c’è un esposto denuncia presentato contro di lui alla Procura di Messina. A firmarlo Roberto Sciascia, ex ingegnere del Comune di Gela, oggi in pensione. Contro il quale il governatore ha presentato una controquerela per calunnia.

Catania, denunce, dossier, esposti, inchiesta, messina, palermo, roberto sciascia, rosario crocetta, sospetti, veleni


PALERMO - Da denunciante a denunciato. Dalle conferenze stampa in diretta per raccontare sprechi e ruberie alla difesa “contro un dossier presentato contro di me alla Procura di Messina”.

Cosa c’è dietro l’ultima uscita di Rosario Crocetta? Il presidente della Regione, presente domenica a Barcellona Pozzo di Gotto ad un incontro di produttori aderenti al consumo critico antiracket, rivela alle agenzie che c’è un esposto denuncia presentato contro di lui alla Procura diretta da Guido Lo Forte: “Accadono cose incredibili - dice stupito alla platea che lo ascolta - scopro che un tizio che aveva difeso un certo sistema di malaffare e che io avevo denunciato e poi è stato condannato a due anni e mezzo, ha presentato un dossier contro di me dopo dieci anni. Visto che sono tutte fandonie voglio presentare una denuncia contro di lui”.

Chi è il misterioso autore del dossier contro il presidente della Regione? Si chiama Roberto Sciascia, ingegnere in pensione, per anni delegato alla gestione dell’ufficio ecologia del Comune di Gela. Inutile provare a sapere cosa pensa delle parole di Crocetta. Sciascia taglia corto: "Non ho alcuna intenzione di replicare. Io parlo solo attraverso le denunce". L'ingegnere è una vecchia conoscenza di Crocetta. Già il 22 novembre 2012, nel corso di una delle prime conferenze stampa show a Palazzo d’Orleans, il presidente ne aveva parlato. E non certo elogiandolo: “L’ing. Sciascia è stato condannato su mia denuncia dal Tribunale di Gela per avere assegnato ad una società della quale lui era consulente, in affidamento diretto senza gara, la gestione della discarica di Gela e aumentato lo smaltimento del percolato, praticamente 130 euro al metro cubo quando nel comune di Corleone costa a 65... recentemente è stato licenziato dal comune di Gela per altri gravi problemi…quando io sono diventato sindaco nel 2003, negli ultimi cinque anni non aveva mai fatto una sola gara per la gestione dei lavori di manutenzione ma tutti a somma urgenza…al comune di Gela c’era un progetto di 50 miliardi per costruzione e gestione, proposto dall’ing. Sciascia a favore della ditta Scianna di Bagheria…”.

Accuse pesantissime. Non sappiamo se da quel 22 novembre a oggi Crocetta abbia mai denunciato Sciascia. Sappiamo certamente che Sciascia, qualche settimana dopo quella conferenza stampa ha denunciato Crocetta. Raccontando al commissariato di Gela la sua versione dei fatti. E chiedendo di processare il presidente della Regione con l’accusa di diffamazione.

In sintesi, l’ingegnere Sciascia contesta punto per punto tutte le accuse di Crocetta. A partire dall’appalto per il quale sarebbe stato condannato e ai costi di quell’appalto: “La condanna di primo grado fa riferimento ad un’accusa di abuso d’ufficio relativa all’affidamento del servizio di smaltimento del percolato. Il costo non è stato oggetto di contestazione, la condanna in appello è stata riformata e prescritta e non riguardava il costo del servizio ma la procedura di espletamento della gara”.

Sul licenziamento “per altri gravi problemi”. “E’ tutto falso - ricostruisce Sciascia - con oltre 39 anni di servizio maturato mi sono dimesso volontariamente il 22 giugno 2011”.

Sugli anni “senza fare mai una sola gara”: “E’ tutto falso - scrive Sciascia nella querela contro Crocetta - Abbiamo approvato decine e decine di cantieri di lavoro”.

Infine, sul progetto da 50 miliardi di vecchie lire che avrebbe proposto a favore della ditta Scianna di Bagheria. “Si tratta - ricorda Sciascia - di un progetto in project financing che la ditta Scianna presentò prima che io fossi assunto dal comune di Gela, ciò da solo esclude che io abbia proposto il progetto in argomento”.

Sin qui le versioni di accusa e difesa. Sfociate, allo stato, nell’iscrizione nel registro degli indagati del presidente Rosario Crocetta. Sul blog che gestisce, infatti, l’ingegnere Sciascia ha pubblicato il casellario giudiziario di Crocetta che risulta essere indagato dalla Procura della Repubblica di Gela per il reato di diffamazione (proc. N. 1840/2012 MOD. 21). Il pm titolare del fascicolo è la dottoressa Laura Seccacini.

Ma c’è dell’altro. C’è un altro esposto che Sciascia ha presentato contro Crocetta ed è quello a cui ha fatto riferimento domenica il presidente della Regione. Si tratta di un dossier che Sciascia ha presentato nel dicembre 2012 all’allora procuratore antimafia Piero Grasso, esposto che tira in ballo anche alcuni magistrati e che per questo motivo è diventato di competenza della Procura della Repubblica di Messina che, a sua volta, ha affidato le indagini alla Dia. Un dossier voluminoso che parla di Crocetta come “di un formidabile sceneggiatore degno di un premio letterario” e svela i retroscena dell’attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda nazionale, nemico giurato del magistrato Nicolò Marino, attuale assessore della giunta Crocetta.

Retroscena ricostruiti recentemente in un’inchiesta pubblicata sul settimanale Centonove, che prende le mosse proprio dal dossier firmato Sciascia. Così scrive il periodico: “Un formidabile assist per il magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta che aveva passato al setaccio, secondo il racconto dell’ingegnere, sette anni di Crocetta al Comune e alcune sue disinvolte condotte, come utlizzare cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Dalle indagini svolte – ricostruisce Centonove – sarebbero emersi fatti inquietanti come alcune telefonate con personaggi dubbi, cui la Dia nissena ha di recente sequestrato beni per due milioni di euro, avvisati in anticipo di un imminente arrivo di un avviso di garanzia per 416 bis che gli impediva l’affidamento della gestione diretta di un parcheggio pubblico; oppure gaie conversazioni con un pentito della mafia gelese, Emanuele Celona”.

Secondo l’inchiesta firmata dal giornalista Enzo Basso, Roberto Sciascia avrebbe indicato tutti gli investigatori che avrebbero svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta Giovanni Giudice, cui Crocetta “avrebbe chiesto la cortesia di arrestare almeno per un giorno un politico-ingegnere col quale era entrato in contrasti politici”; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal pm Marino, Nicola Bulone, il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone.

Sullo sfondo l’appalto del servizio di raccolta e trattamento rifiuti affidato dall’allora sindaco di Gela Crocetta, appalto da 7 milioni e mezzo che, come ricostruisce nel suo dossier-denuncia l’ingegnere Sciascia e come racconta sempre Centonove “Crocetta modifica per spianare la strada al consorzio di imprese capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet srl”.

Ce n’è per aprire, pur con tutte le cautele del caso, un fascicolo conoscitivo. Spetterà ai magistrati messinesi valutare se Sciascia racconta fatti veri o cerca in qualche modo di delegittimare il presidente della Regione. Se i suoi sono dati circonstanziati o mossi da spirito di vendetta. Dal giorno della pubblicazione dell’inchiesta nessuna conferma né smentita è arrivata né dalla Procura dello Stretto, né dalla Dia. L’unico a parlare è stato l’assessore all’Energia Nicolò Marino. Il 25 ottobre, a poche ore dalle anticipazioni svelate dal settimanale messinese, l’ex pm nisseno si difende: "E' da tempo che questa persona (Roberto Sciascia, ndr) ritiene di rassegnare le proprie doglianze presso diverse autorità giudiziarie. Questa persona è già stata querelata dal presidente Crocetta e da me quando rese alcune dichiarazioni al settimanale Panorama e il procedimento è pendente a Milano". Secondo Marino "l'azione di pulizia che col presidente Crocetta stiamo portando avanti nei vari rami dell'amministrazione e che ha anche coinvolto personaggi della politica messinese dà molto fastidio".

AGGIORNAMENTO: Secondo la Gazzetta del Sud di oggi, ieri pomeriggio Crocetta si è presentato dal procuratore capo di Messina Guido Lo Forte per sporgere querela per calunnia nei confronti di Sciascia.

http://livesicilia.it/2013/11/26/crocetta-guerra-dossier-sciascia_408097/

A MESSINA SI INDAGA SU CROCETTA E MARINO?

Sicilia TG, 25 ottobre 2013.
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, indagato a Messina.
 NE PARLA IL SETTIMANALE ‘CENTONOVE’ IN UNA DETTAGLIATA INCHIESTA FIRMATA DAL DIRETTORE, ENZO BASSO. LE AMICIZIE ‘PERICOLOSE’ DEL GOVERNATORE. LE INDAGINI DELL’ALLORA PM DI CALTANISSETTA, NICOLO’ MARINOIL RUOLO DELL’EX VICE QUESTORE, NINO MALAFARINA E DELL’AVVOCATO STEFANO POLIZZOTTO.
La notizia arriva da Messina. Anche se annunciata da indiscrezioni, a scriverla, per filo e per segno è il settimanale ‘Centonove’ diretto da Enzo Basso. Ed è proprio quest’ultimo a firmare l’inchiesta che dà il presidente della Regione, Rosario Crocetta, indagato dalla Procura della Repubblica della Città dello Stretto.
L’inchiesta che vede coinvolto il governatore dell’Isola nasce da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all’allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito di Crocetta.
A firmare l’esposto-denuncia è l’ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento. Sciascia è stato per anni delegato alla gestione dell’ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011.
Il protagonista di questa denuncia, leggiamo su ‘centonove’, parla ”di un formidabile sceneggiatore degno di un premio letterario” (a queste, conclusioni, in effetti, siamo arrivati anche noi). L’ingegnere di Porto Empedocle svela i retroscena, leggiamo sempre sul settimanale, “dell’attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, ‘nemico’giurato del magistrato Nicolò Marino”.
Nell’inchiesta si racconta che Marino, oggi assessore della Giunta Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l’attuale governatore dell’Isola era Sindaco di Gela. Nell’inchiesta si racconta che l’allora primo cittadino della ‘città dell’Eni’ utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato (a differenza dell’onorevole Riccardo Savona che, per non utilizzare questo accorgimento alla Crocetta…).
A un certo punto, leggiamo un passaggio dell’inchiesta di Enzo Basso che ci lascia di sasso:“Roberto Sciascia ha fatto di più. Ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare ‘almeno per un giorno’ un politico ­ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l’ inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un ‘danno erariale’ stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale”.
Una parte dell’inchiesta di ‘Centonove’ è dedicata ai rifiuti. L’allora Sindaco Crocetta, secondo il racconto dell’ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società di Gela, “e fa modificare – leggiamo sempre nell’inchiesta - il bando che prevede la categoria 6a requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi”.
Con questo passaggio viene meno l’obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti. Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl.
Il battagliero ingegnere elenca tutte le anomalie dell’appalto. E chiede una commissione consiliare d’inchiesta.
La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l’amministrazione comunale di Crocetta. C’è una “censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amminsitrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture”.
Nell’inchiesta di ‘Centonove’ si parla anche dell’ex vice questore, Nino Malafarina, oggi parlamentare regionale del Megafono, e di Stefano Polizzotto, l’avvocato prima designato alla Segreteria tecnica della presidenza della Regione e poi destituito a seguito di un’indagine dell’Asp di Palermo. Se ne volete sapere di più, andatevi a leggere la bella e coraggiosa inchiesta di Centonove. Nota a margine:  una brutta storia nella quale – a prescindere dalla piega giudiziaria che prenderà – tutti i protagonisti ne escono male. Anzi, malissimo. Uno spaccato di quello che è l’Italia di oggi: un Paese dove i poteri dello Stato si intersecano, aprendo scenari inquietanti.
http://www.cicerostudiolegale.it/rassegna-stampa/crocetta-e-marino-indagati-a-messina/

L'AFFARE DEI RIFIUTI PER CONFINDUSTRIA
Ottobre 31, 2014 Scritto da Fabiola Foti

All'indomani della bocciatura della mozione di sfiducia a Crocetta, il risultato era veramente prevedibile, vogliamo riprendere un articolo vecchio esattamente un anno a firma di Giulio Ambrosetti. L'Articolo viene pubblicato su La Voce di New York parla di affari, di Confindustria e dello scandalo rifiuti e rimane sempre attuale. In Sicilia non esiste la cosiddetta raccolta differenziata dei rifiuti. Quasi tutti i rifiuti, nell’Isola, finiscono nelle discariche. In pratica, finiscono sotto terra inquinando terreni e falde acquifere. Uno scandalo.
Chi è che gestisce le discariche? In buona parte i privati. E sapete chi è il titolare della più importante e grande discarica della Sicilia? Giuseppe Catanzaro. Sì, proprio lui, il già citato vice presidente di Confindustria Sicilia. E sono proprio i gestori delle discariche private a vantare crediti stratosferici dai Comuni siciliani. Comuni siciliani - questo detto per inciso - che, in maggioranza sono, al pari della Regione siciliana, sono in dissesto finanziario non dichiarato. In pratica - come i nostri lettori hanno già capito - Confindustria Sicilia, da cinque anni, fa parte del Governo della Regione (controlla il settore delle attività produttive che, in realtà, non ci sono, perché l’economia siciliana, tranne poche eccezioni, è disastrata come, se non di più, della Regione siciliana) non per occuparsi dello sviluppo economico della Sicilia, ma per restare abbarbicata alle risorse pubbliche della Regione. Il tutto, sotto gli occhi ‘distratti’ di Confindustria nazionale, che a Roma fa la voce grossa con i Governi chiedendo misure per lo sviluppo, mentre in Sicilia non sembra estranea al sottosviluppo. Il risultato è una Regione al fallimento. Una Sicilia ‘Autonoma’ nella quale la maggiora parte dei Comuni, a fine ottobre, sono senza bilancio 2013 perché senza soldi. Tanto che gli stessi Comuni non pagano i dipendenti pubblici, chi da un mese, chi da due mesi, chi da tre mesi. Allo sfascio dei Comuni si somma lo sfascio della Regione che, ormai, anche se ancora non l’ammette, sta per licenziare circa 80 mila precari. Sì, avete letto bene: 80 mila! E non ha nemmeno i soldi per pagare i 24 mila operai della Forestale. Disastri su disastri. E non ha i soldi per costituire un ‘Fondi rischi’ per fronteggiare 3 miliardi - sì, avete letto bene: 3 miliardi di euro - di entrate fittizie iscritte in bilancio.
Direte: e le società di rating che fanno? Fanno finta di non vedere. Ragazzi: non è che si può andare nella capitale mondiale della mafia e dire: questa Regione è un disastro, ha 3 miliardi di entrate di dubbia esigibilità. No, questo ‘affronto’ alla Sicilia non si fa. E’ in questo scenario da Regione fallita che arriva la notizia dell’inchiesta della magistratura di Messina sul presidente Crocetta. Una storia brutta. Una vicenda che prende spunto da un esposto-denuncia, che risale al dicembre del 2012, indirizzato all'allora Procuratore nazionale Antimafia, Piero Grasso, oggi presidente del Senato, eletto nelle file del PD, lo stesso Partito del governatore Crocetta. L’esposto è firmato dall'ingegnere Roberto Sciascia, originario di Porto Empedocle, piccolo centro a un tiro di schioppo da Agrigento.
L’ingegnere Sciascia è stato, per anni, delegato alla gestione dell'ufficio Ecologia del Comune di Gela. Posto che ha lasciato, a quanto pare volontariamente, nel giugno del 2011. Che c’entra Gela? C’entra, perché Crocetta è stato, per sette anni Sindaco di Gela. L'ingegnere Sciascia racconta i retroscena "dell'attacco sferrato nel maggio del 2009 al magistrato etneo Carlo Caponcello, in predicato per una nomina alla Dda Nazionale, 'nemico' giurato del magistrato Nicolò Marino". Nell'inchiesta si racconta che Marino, che oggi fa parte, in qualità di assessore, del Governo regionale di Crocetta, da magistrato in forza alla Dda di Caltanissetta, aveva effettuato indagini proprio sul periodo in cui l'attuale governatore dell'Isola era Sindaco di Gela. Strani questi intrecci, no? Nell'inchiesta si racconta che l'allora primo cittadino di Gela utilizzava cinque telefoni cellulari per non essere intercettato. Leggiamo nell’inchiesta pubblicata dal settimanale ‘Centonove’: “Roberto Sciascia ha indicato tutti gli investigatori che hanno svolto un ruolo nelle indagini a carico di Crocetta: il capo della sezione anticrimine di Caltanissetta, Giovanni Giudice, cui Crocetta avrebbe chiesto la cortesia di arrestare 'almeno per un giorno' un politico¬ingegnere, col quale era entrato in contrasti politici; il maresciallo delegato alle indagini su Crocetta dal Pm Marino, Nicola Bulone; il comandante della stazione dei carabinieri di Gela, Pasquale Saccone, che aveva coordinato l' inchiesta sulla discarica e su tutti i risvolti che avrebbero determinato un 'danno erariale' stimato in 14 milioni di euro, del quale Sciascia ha fatto una documentata denuncia alla Corte dei Conti regionale". Come potete leggere, torna la storia delle discariche. In questo caso, di una discarica. In pratica, gli affari che ruotano attorno ai rifiuti.
L'allora Sindaco di Gela, Crocetta, stando al racconto dell'ingegnere Sciascia, interviene per difendere un gruppo di società. "E fa modificare - leggiamo sempre nell'inchiesta di Centonove - il bando che prevede la categoria 6°, requisito obbligatorio per la raccolta differenziata, espressamente previsto dal decreto Ronchi". Con questo passaggio viene meno l'obbligo di iscrizione allʼAlbo nazionale gestori rifiuti.
Morale: la gara viene aggiudicata a un consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl. Il battagliero ingegnere del Comune di Gela elenca tutte le anomalie dell'appalto. E chiede una commissione consiliare d'inchiesta. La commissione consiliare esamina a gli atti e arriva a conclusioni non certo benevole verso l'amministrazione comunale di Crocetta. C'è una "censura per lʼinefficacia delle scelte politico-amministrative e la scelta, apparentemente poco oculata, di dirigenti non di ruolo chiamati dal Sindaco a dirigere delicati settori della vita amministrativa del Comune di Gela, con tutte le conseguenti storture". Sulla vicenda si attende, adesso, la conferma dell’inchiesta penale su Crocetta. La magistratura deve dire se è indagato o no. Direte: ma con tutto quello che ha detto l’ingegnere Sciascia come fa il governatore Crocetta a non essere indagato? A meno che l’ingegnere Sciascia non si sia inventato tutto. Si è inventato l’appalto milionario aggiudicato al consorzio di imprese, capeggiato dalla Cosiam, oggi Econet Srl? E un ingegnere direbbe una cosa così grave senza esserne certo? Anche la commissione del Comune di Gela avrebbe detto cose false? La verità è che, questa volta, un ‘Professionista dell’Antimafia’ è stato scoperto. La Giustizia italiana farà il suo corso? O la vicenda verrà insabbiata? Ah, dimenticavamo: nel settore dei rifiuti, oltre agli interessi di personaggi legati a Confindustria Sicilia, ci sono anche gli interessi della mafia. Questo da sempre. ----
La settimana scorsa Catanzaro è stato audito dalla commissione regionale antimafia che da settimane ha avviato una ricognizione sulla gestione dei rifiuti in Sicilia per accertare eventuali responsabilità amministrative nella gestione delle discariche. Catanzato da quanto si apprende ha spiegato che la sua società pratica il prezzo più basso.
N. 227 -  Verifica  sulle  gravi  e  perduranti  inadempienze riguardanti il Piano regionale di risanamento  della qualità dell’aria.
 
MOZIONE
 
L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
 
RILEVATO che:
              6 anni  fa,  il  21  novembre  2007,  Legambiente Sicilia denunciava in una conferenza stampa, che  il Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente,  approvato  ed  adottato con  il  D.A.  n.  176/Gab   del   9   agosto   2007      dall’Assessore  per  il  Territorio   e   l’Ambiente Rossana  Interlandi,  era  un  copiato  dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni  addietro, nonché  un  collage  di  capitoli,  paragrafi,  ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già  edite da altri enti ed amministrazioni;
 
gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del    Servizio    3    ‘Tutela    dall’inquinamento atmosferico’ del  Dipartimento  Ambiente,  Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti  che  quel  Piano del Veneto,  cui  avevano  attinto,  era  già  stato bocciato dalla Comunità europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite ‘comunanze’ e similitudini’ tra  le  caratteristiche ambientali del  Veneto  e  della  Sicilia,  tipo  il ‘sistema aerologico padano’ della Regione siciliana, la   limitazione   delle   ore   di   utilizzo   del riscaldamento domestico a causa della  rigidità  del clima, l’incremento delle piste ciclabili lungo  gli argini dei fiumi e dei canali  presenti  nei  centri storici   dei   Comuni   siciliani   al   fine   del miglioramento del traffico  urbano,  la  persistenza delle Comunità montane, ecc.;
 
la vicenda suscitava, a causa dei  suoi  risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e  nell’opinione  pubblica  regionale e           nazionale,  attirando  persino  l’attenzione   della trasmissione satirica ‘Striscia la notizia’  che  vi dedicava un esilarante servizio, nel corso del quale il dirigente  generale  del  Dipartimento  Ambiente, Pietro Tolomeo,  per  giustificare  l’abnormità  dei fatti,  arrivava  a  definirli  frutto   di   ‘pochi refusi’,  tuttavia  lasciandosi  scappare  che  ‘nel copiare può succedere’;
 
l’Assessore Interlandi nominava  una  commissione d’inchiesta per gli accertamenti del  caso  e  delle responsabilità,  ma  la   commissione,   di   fronte
all’imbarazzante situazione,  si  trincerava  dietro un’enigmatica   astensione   dal   rilasciare    una qualsiasi relazione;
 
a  distanza   di   circa   7   mesi   l’Assessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab  del  12  marzo  2008,  riteneva  di  sanare  le  abnormità  con   la semplice  eliminazione  dal  testo  del  Piano   dei riferimenti più spiccatamente ‘padani’, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate;
 
CONSIDERATO che:
 
il c.d. Piano regionale di coordinamento  per  la tutela  della  qualità  dell’aria   ambiente   della Regione siciliana, vale a dire un  documento  frutto di un mero assemblaggio, operato con il  metodo  del copia ed incolla di porzioni di documenti  di  varia estrazione e provenienza, alcuni dei  quali  persino di   scarsa   attinenza   e   molti   altri    anche temporalmente superati  (basti  considerare  che  il Piano della Regione Veneto risaliva all’anno 2000 ed era stato bocciato dalla  Comunità  europea),  tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e  risanamento della qualità dell’aria;
 
nessun   provvedimento   risulta   essere   stato intrapreso  nei  confronti  dei  responsabili  della redazione del Piano copiato;
 
detto  Piano  continua  inspiegabilmente  e  poco decorosamente a  risultare  un  documento  ufficiale della Regione siciliana e  ad  essere  inserito  nel sito  istituzionale  dell’Assessorato  Territorio  e  Ambiente,   senza    che    i    vertici    politici   dell’Assessorato,     quelli     burocratici     del Dipartimento Ambiente ed i responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al fine della sua revoca;
 
a fine gennaio  di  quest’anno  il  Tribunale  di Palermo ha depositato le motivazioni della  sentenza n. 5455/2012, con la quale si sancisce che  il  c.d. Piano  regionale  per  la   tutela   della   qualità dell’aria contiene ‘vistose copiature di un piano di un’altra regione’ e si condanna ad 1 anno e  8  mesi di reclusione l’allora responsabile del  Servizio  3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore  del  Piano copiato dott. Salvatore Anzà, poichè  nell’esercizio delle sue funzioni aveva redatto e inviato a diversi enti pubblici, regionali e ministeriali,  una  serie di  note   su   carta   intestata   dell’Assessorato Territorio e Ambiente  dai  contenuti  opinabili  in danno di Legambiente e del suo Presidente regionale,
arch. Domenico Fontana, per aver essi smascherato la copiatura del Piano;
 
lo scorso  13  marzo  il  GUP  del  Tribunale  di Palermo ha rinviato  a  giudizio,  proprio  per  non avere mai adottato  un  vero  Piano  di  risanamento della  qualità  dell’aria,  nonostante   fossero   a  conoscenza  dei  dati   allarmanti   sulla   qualità dell’aria, gli ex  Presidenti  della  Regione,  Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli  Assessori pro tempore dell’Assessorato Territorio e  Ambiente, Francesco  Cascio,  Rossana   Interlandi,   Giuseppe Sorbello e  Roberto  Di  Mauro,  ed  il  processo  è attualmente in corso;
 
VISTO che:
durante l’audizione  n.  69  del  26-09-2013,  il dott.  CAPILLI,   dirigente   dell’Assessorato   del territorio e dell’ambiente, ‘riconosce che il  piano sia stato copiato da altre regioni, ma  è  operativo da sei anni ed ha prodotto anche effetti,  contenuti in alcuni decreti  assessoriali.  Il  dott.  CAPILLI riconosce che il piano  non  contiene  alcunché  sui cementifici,  si  limita  a  prevedere  l’inventario regionale delle emissioni’;
 
durante  l’audizione  n.  69  del  26-09-2013  la sig.ra  LO  BELLO,  Assessore   regionale   per   il territorio e l’ambiente, ‘esprime compiacimento  per le iniziative intraprese sull’argomento in merito al quale   ha   dato   risposta   alle   interrogazioni presentate. Ammette che  il  piano  in  questione  è stato frutto di una  riproduzione  di  un  piano  di altre regioni, ma assicura che i dati ivi  contenuti sono della Regione siciliana. E su tali  dati  si  è provveduto a dare attuazione mediante l’adozione  di decreti assessoriali. Sostiene  che  il  ritiro  del
piano comporterebbe  una  lacuna  e  che,  pertanto, sarebbe più opportuno procedere ad un  aggiornamento dello stesso’;
 
l’Assessore Lo Bello ‘informa che ha avviato  dei tavoli su tale tema, affinchè la Regione  si  adegui alle direttive del decreto legislativo  n.  155  del 2010.  Assicura  che  un’attenzione  particolare   è dedicata  all’aria  di  Siracusa.  A  tal  proposito informa di un prossimo incontro presso il  Ministero dell’ambiente sulla rivisitazione dell’AIA di cui ha parlato il dott. LICATA di BAUCINA e sulla  rete  di
monitoraggio dati che  deve  essere  attivata  nella Regione. Deposita una relazione redatta  dai  propri uffici   sull’argomento   datata   il    22    marzo
scorso....chiarisce che gli effetti  citati  che  il piano  ha  finora  prodotto  sono  effetti  relativi all’organizzazione amministrativa. Ritiene meritorio
il contributo che la Commissione sta offrendo con la  seduta  odierna.  Si  impegna  ad   organizzare   un incontro  con  le  parti  presenti   successivo   al confronto con gli organi ministeriali’;
 
CONSIDERATO che:
le    giustificazioni    addotte    nel     corso dell’audizione  dall’Assessore  per  il  territorio, secondo cui il Piano  ‘è  stato  sì  frutto  di  una riproduzione di un piano di altre regioni ma i  dati sono   siciliani’,   non   solo   hanno   confermato l’avvenuta,  aberrante,  commistione   di   elementi ‘siculo-veneti’ nella redazione  del  documento,  ma sono state l’esplicita ammissione che  il  risultato finale è stato un pot-pourri  di  dati  siciliani  e soluzioni venete, privo, proprio per tale motivo, di qualsivoglia  rappresentatività  e   significatività quale strumento di programmazione istituzionale; la relazione prodotta dall’Assessore e messa agli
atti della  Commissione  non  attiene  affatto  alla problematica  della  copiatura  del  Piano  e  della relativa significatività e, per di più,  per  motivi non meglio precisati  è  stata  fornita  volutamente priva dell’ultima pagina, cioè delle  conclusioni  e della firma del redattore;
 
a distanza di 2 mesi l’Assessore Lo Bello non  ha fatto seguire nessuna iniziativa  alle  affermazioni ed    agli    impegni    manifestati    nel    corso dell’audizione;
 
il ritiro  e  l’annullamento  del  Piano  copiato costituiscono  un   atto   di   trasparenza   e   di discontinuità  rispetto  ad  un  passato  che  sulla materia si è dimostrato oscuro fino al  punto  della incredibile mancata costituzione come  parte  civile della Regione siciliana nel processo penale,
 
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
e per esso
L’ASSESSORE PER IL TERRITORIO E L’AMBIENTE
 
a  mettere  la  parola  ‘fine’  ad  una   vicenda indecorosa che da  6  anni  mortifica  il  prestigio istituzionale della  Regione  siciliana,  procedendo alla immediata  revoca,  in  autotutela,  del  Piano copiato dalla Regione Veneto;
 
ad avviare tutte le procedure per la  stesura  di un vero piano della qualità dell’aria della  Regione siciliana a tutela dell’ambiente ed  a  salvaguardia della salute della popolazione,  giustappunto  tutto ciò che è stato gravemente omesso e  continua  ancor più  gravemente  ad  essere  omesso   dagli   organi preposti.
(19 novembre 2013)
 
ZITO - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO -  CIANCIO             FERRERI -  FOTI  -  LA  ROCCA  -  MANGIACAVALLO  - PALMERI - SIRAGUSA - TRIZZINO - TANCREDI -  ZAFARANA




MOZIONE ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA  Verifica  sulle  gravi  e  perduranti  inadempienze riguardanti il Piano regionale di risanamento  della qualità dell’aria.


Audizione 26 SETTEMBRE 2013 dell'Assessore regionale per il territorio e per l'ambiente e del direttore generale dell'ARPA Sicilia in relazione al piano regionale di risanamento della qualità dell'aria.




Audizione sulle problematiche inerenti il passaggio a livello di via Paestum e ilsistema ferroviario presso il  comune  di Ragusa.



Commissione QUARTA - Ambiente e Territorio  26 settembre 2013 

IN SICILIA DAL 9 AGOSTO  DELL’ANNO 2007 NON SI RESPIRA LA STESSA  ARIA





Il “rigido clima della Sicilia” ci ha reso più  Europei, Oltre al  Bacino
aerologico Padano” in Sicilia abbiamo le “piste ciclabili lungo l’argine
dei fiumi e dei canali
” presenti nei centri storici dei comuni siciliani

Dal  9 AGOSTO 2007  sembra che in Sicilia sia mutato anche l'assetto autonomistico, dato che anche il Parlamento, l’Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale, come quello del Veneto”  

Sono tornate le comunità montane, l'intero territorio è diventato pianeggiante  sono nati il Sistema Ferroviario Metropolitano regionale (SFMR), il Comitato di indirizzo e Sorveglianza (CIS), i Tavoli Tecnici Zonali (TTZ), il bollettino dei Centri Operativi Provinciali (COP), ma, di contro, non c'è traccia dei 3 poli petrolchimici, delle centrali termoelettriche, dei cementifici e della distilleria più grande d'Europa; la Gazzetta Ufficiale Siciliana si chiama GUN e non GURS e tra i progetti previsti ne figura uno persino della Regione Lombardia approvato con Decreto della Giunta lombarda e corredato da varie Delibere della medesima Giunta; talune Direttive comunitarie e normative nazionali sono citate in via di emanazione o vigenti, nonostante siano intervenuti l'emanazione, il recepimento e in qualche caso l'abrogazione.


Per ogni eventuale dubbio esplicativo o interpretativo, a pag 26, cap 1,§ 1.6, sub § 1.6.1., era indicato il link http://servizi regionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm, salvo scoprire che non si era indirizzati ad un documento siciliano, ma direttamente al cap 4 del Piano della Regione Veneto.


Risultato:un pot-pourri di dati siciliani e soluzioni venete.




INDIVIDUATE LE FONTI  DA CUI SONO STATE LETTERALMENTE TRATTE PAGINE INTERE DEL “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007

Complessivamente  il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” approvato con D.A. 176 9.08.2007:

Le 241 pagine risultano tratte dalle  323 pagine, o da porzioni di esse, tratte da  27 FONTI presenti anche in rete (N.B.: alcuni siti originari hanno subito cambiamenti negli anni, ma le pagine oggetto della copiatura sono state salvate) 


Il “Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente” è stato COPIATO  da:

  • COPIATE dal “Piano Regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera” D.G.R. 902 del 4 Aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004 pagine n 131

  • COPIATE dal "Piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera" DGR 902 del 4 aprile 2003 D.G.R. 57 11 Novembre 2004  pagine n 131 

  • COPIATE da Programma Pluriennale regionale attuativo
    regolamento CEE 2080 biennio 98/99 pagine n 6

  • COPIATE da Il Turismo in Sicilia pagine
    n 1


  • COPIATE da Relazione Stato dell’Ambiente Agenda 21 Comune
    Palermo pagine 7
  • COPIATE da Annuario
    ARPA 2005 pagine  n 18
  • COPIATE da Annuario
    ARPA 2004 pagine  n 49

  • COPIATE da Provincia Torino Ambiente Inquinamento  Biossido di Azoto Zolfo pagine n 3

  • COPIATE da Annuario ARPA 2006 pagine n 18

  • COPIATE da AMIA Palermo realzione 1997 1998 pagine n 4

  • COPIATE da AMIA PA III Relazione pagine n 7

  • COPIATE da Carta Climatica e Atlante Climatologico della Sicilia pagine n 15

  • COPIATE da Università Ferrara Tesi di Laurea “L’Ambiente Naturale” pagine n 1

  • COPIATE da Enea 1999 pagine n 4

  • COPIATE da I Processi di desertificazione pagine n 1

  • COPIATE da Istituto Veneto Tesi di Laurea pagine n 2

  • COPIATE da Piano Provinciale Tutela Qualità aria Prov Autonoma
    Trento  pagine n 1


  • COPIATE da AMIA V Relazione pagine
    n 9

  • COPIATE da APAT Biomonitoraggio 2005 pagine
    n 2

  • COPIATE da Linee Guida Comprensorio del Mela pagine n 3

  • COPIATE da ARPA Laboratorio Mobile Milazzo pagine n 15

  • COPIATE da AMIA 3-4-5- Relazione pagine
    n 1

  • COPIATE da D.M. 261/02
    Normativa pagine n 4

  • COPIATE da Genchi Cammarata pagine
    n 11

  • COPIATE da Piano Direttore Assessorato Turismo Trasporti
    Sicilia pagine n 3





PIANO REGIONE SICILIA  DI COORDINAMENTO PER LA TUTELA DELLA QUALITA’ DELL’ARIA AMBIENTE  ADOTTATO CON D.A.  N 176/GAB DEL 9 AGOSTO 2007

Il Piano oltre a rappresentare un collage di capitoli, paragrafi ….. integralmente trascritti da pubblicazioni di altri Enti ed Amministrazioni,   riproduce delle “inverosimili” SIMILITUDINI
SOMIGLIANZE COPIATURE REFUSI ERRORI …….con l’omologo piano:

IL “PIANO DELLA REGIONE VENETO PER LA  TUTELA E IL RISANAMENTO DELL’ARIA” (delibera 452 15 febbraio 2000) ADOTTATO CON DELIBERAZIONE N 57 DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO L’11.11.2004 che nell’APRILE 2006 LA COMMISSIONE AUROPEA BOCCIA

La distribuzione delle pagine  del Piano Aria Regione Sicilia Copiato con il relativo numero di pagine oltre al  Piano Veneto dalle oltre 20 fonti da cui si è “ricopiato”

Capitolo 1:
11 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto 16 Pagine. Pagine interamente copiate  dal Piano Veneto in N° 16  (riportate
nel  fascicolo da pagina 8 a pagina 16 e da pag 22 a pagina 28) Pagine
INTERE del Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto
dalle oltre 20 fonti in N° 8

Capitolo 2:
34 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto
Pagine interamente copiate  dal Piano
Veneto in N° 15
(riportate nel  fascicolo pagine 5-6-8-10-16-17-18-21-43-53 e da pag  55 a pagina 59) Pagine INTERE del
Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre
20 fonti in N° 19

Capitolo 3:
30 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto
Pagine interamente copiate  dal Piano
Veneto in N° 10 (riportate nel  fascicolo pagine
4-6-9-12-38 e da pag  46 a pag  9 e pag 56
) Pagine INTERE del
Piano Sicilia interamente copiate oltre che dal Piano Veneto dalle oltre
20 fonti in N° 19

Capitolo 4-5-6-7-8-9-10-bibliografia glossario:
36 pagine del Piano Aria Sicilia Copiate dal Piano Veneto
Pagine interamente copiate  dal Piano
Veneto in N° 27 (riportate nel  fascicolo da pag
24 a pag 36 da pag 40 a pag 43 pagine 46 e 47- pagine 51-56-57-58 e da pagina
63 a pagina 66
) Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente copiate
oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in
24

RIEPILOGO DEL NUMERO DI PAGINE COPIATE:
131 pagine del Piano Aria Veneto
ricopiate nel Piano Aria Regione Sicilia composto di 241 pagine   Pagine intere copiate  dal Piano Veneto in N° 68 Pagine INTERE del Piano Sicilia interamente
copiate
oltre che dal Piano Veneto dalle oltre 20 fonti in N° 70




COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE SICILIA AUDIZIONE PER RIMOZIONE DAL SITO 













Comitato Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via Sciascia 13 90040  Isola delle Femmine

Al Servizio 4

"Ufficio unico procedimenti disciplinari",

dipartimento della Funzione Pubblica,

viale  Regione Siciliana 2194,
90100 Palermo


tel: 091 - 70.72826    -   fax : 091 - 70.72843
inviato dal numeo
0918616100 9,13

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario Crocetta
Piazza Indipendenza 21
fax :  091 7075302 90129 Palermo email:
rcrocetta@ars.sicilia.it
inviato dal numeo
0918616100 9,01
All’Assessore
Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia

Dott.sa Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
fax : 091 7077963 90146 Palermo  email: assessore.territorioambiente@regione.sicilia.it
inviato dal numeo
0918616100 9,43

e p.c. IV Commissione  Ambiente e Territorio

Assemblea Regionale Siciliana
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
fax : 0917054564 90146 Palermo  email:  trzgpr@gmail.com
inviato dal numeo
0918616100 9,59


Anticipata via email  Fax

OGGETTO: richiesta informazioni sui
provvedimenti adottati a carico del Dottor Anzà a seguito della condanna
 penale n. 5055 del
18/10/2012

Il sottoscritto Giuseppe Ciampolillo coordinatore del Comitato Cittadino Isola Pulita sezione Legambiente di Isola delle Femmine, con la presente chiede di conoscere, ai sensi della normativa vigente in materia di trasparenza amministrativa, i provvedimenti che questo spettabile Ufficio ha adottato nei confronti del dirigente pro tempore del Dipartimento Ambiente della Regione Sicilia,
Salvatore Anzà, a seguito della condanna n 5455 del 18 ottobre 2012 che lo ha visto condannato a 1 anno e 8 mesi, e che fa seguito alla condanna 2708 del 2010 depositata il 5/3/2010.per diffamazione ai danni di Giuseppe Messina, portavoce cittadino di Legambiente, emessa dal Tribunale Civile di Palermo con sentenza

Il sottoscritto avanza tale richiesta in quanto parte in causa  in diversi procedimenti giudiziari connessi all'attività del dottor Salvatore Anzà nell'esercizio delle sue funzioni di dirigente presso il Dipartimento Ambiente.





Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,
Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:
Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle
Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allega
  1. sentenza di condanna a 1 anno e 8 mesi n 5455 2012 del
    18 ottobre 2012 a
    carico del dr. Salvatore Anzà:
  2. sentenza
    di condanna per diffamazione  del dr. Salvatore Anzà n. 2708 2010
    depositata il 5 3 2010
    ;
  3. Articolo
    Quotidiano di Sicilia Luigi Solarino “Piano dell’aria finisce in tribunale
    condannato direttore del progetto






Isola
delle Femmine 16 aprile 2013  






Sicilia – “Respiriamo” ancora l’aria del “Piano aria
pulita del Veneto”







In Sicilia ancora “aria pulita del Veneto”. Forse qualcuno ricorda la
ridicola storia interpretata
dagli uomini di Lombardo che gestivano l’assessorato territorio e ambiente della
regione siciliana. Le risate che la Petrix ha suscitato con le sue “interviste”
dei protagonisti (progettisti, assessore e dirigente regionale). Bene dopo 5
anni dalla “stesura” con copia incolla di quel piano, e dopo che un dirigente è
stato condannato per aver calunniato e ingiuriato persone ed associazioni
ambientaliste, nessun intervento è stato adottato dal Governo regionale per
ridare ai siciliani la possibilità di “respirare” un po’ d’aria della
Trinacria.
Era abbastanza prevedibile che nessun intervento sarebbe stato posto in
essere dal governo (si fa per dire) Lombardo per riparare – se non altro – alla
mala figura, in fondo si trattava di uomini di fiducia del governatore; per
altro aver spostato il dirigente generale dal territorio al Corpo Forestale era
stata già una cosa eccezionale – a sentire il personale del Corpo ne avrebbero
fatto volentieri a meno. Ma che ancora oggi nemmeno il Governo del
rivoluzionario Crocetta ha aperto una finestra per respirare aria di Sicilia, ci
sembra un tantino strano.
Ancora più strano è parso alle associazioni: Legambiente Sicilia, Cgil
Sicilia, AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e
comitato cittadino Isola Pulita; le quali, dopo aver atteso l’inserimento della
Giunta Crocetta, hanno segnalato “l’anomalia” alla nuova amministrazione,
chiedendo all’assessore al territorio e ambiente Maria Lo Bello di chiudere
definitivamente la finestra sul Veneto ed aprire quella sulla Conca d’oro.
Nella lettera delle associazioni si legge:
“A fronte di questa situazione a dir poco paradossale – lettera firmata da
Mimmo Fontana per Legambiente e Antonio Riolo per la Cgil Sicilia – che appare
confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio
dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di
trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi
Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche
come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus
operandi e ad un sistema
di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra
Regione”.
La segnalazione appare più che opportuna ed è sorretta dalla speranza che
rifacendo il piano, nel caso di copiature, ci si rifaccia ai tanti testi sull’ambiente siciliano.



http://www.nuovosoldo.it/2013/03/10/sicilia-respiriamo-ancora-laria-del-piano-aria-pulita-del-veneto/

















A NOI AMBIENTALISTI Siciliani  l’idea di realizzare le “piste ciclabili sfruttando argini di fiumi e
canali” ci aveva insospettito NON POCO  e
quindi……….

“PUO’ RITENERSI ACCERTATO CHE IL PIANO CONTENEVA SE NON
ERRORI, COMUNQUE VISTOSE COPIATURE DI UN PIANO DI ALTRA REGIONE

La teste Interlandi Rosanna, all’epoca dei fatti Assessore
Regionale per il territorio ed Ambiente, la quale ha spiegato che all’Anzà era
stata affidata la redazione del “Piano regionale per la tutela della qualità
dell’aria” che era stato pubblicato ad agosto 2007 sul sito dell’Assessorato.

Il piano era stato elaborato con ritardo rispetto ai tempi
dovuti, ritardo per il quale era stata attivata un procedura comunitaria per
infrazione.

Era però emerso che il “Piano regionale per la tutela della
qualità dell’aria” oltre a contenere ERRORI DI SINTASSI vari, era una COPIATURA
di un precedente piano redatto per la regione
Veneto e tale circostanza risultava da una serie di INDICAZIONI e
RIFERIMENTI che erano del tutto ILLOGICI ed INCONGRUI ove riferiti al
territorio siciliano.

In particolare si faceva riferimento alle immissioni
atmosferiche derivanti dall’uso dei riscaldamenti domestici dovuti al CLIMA
RIGIDO, si indicava quale soluzioni dell’inquinamento da traffico il
potenziamento delle PISTE CICLABILI da realizzare sugli ARGINI DEI FIUMI CHE
ATTRAVERSANO I CENTRI STORICI e, in alcuni casi si trovava addirittura il link
della Regione Veneto (pag 14 verbale del 24.11.2011).

Appare quindi evidente che non possono ritenersi credibili i
testi Barbaro e Tolomeo che hanno parlato di correzioni effettuate dalla
segreteria e nel tempo di ventiminuti – mezz’ora; ma soprattutto appare
evidente che gli errori del “Piano regionale per la tutela della qualità
dell’aria”, non potevano essere semplici “refusi”, giacchè non potrebbe
logicamente giustificarsi la creazione ad hoc di una commissione composta da
tre soggetti che ha lavorato per quattro mesi, per la correzione di un
elaborato di appena 385 pagine, compresi gli allegati.


….lungi da essere meri refusi come dichiarato
eufemisticamente  da testi interessati
anche ad escludere ovvero attenuare proprie responsabilità  amministrative, erano vere e proprie
COPIATURE.

Peraltro, nello stesso “decreto di correzione relativo al
piano regionale per la tutela della qualità dell’aria”  si legge di “comunità montane”, “argini di
fiumi e vcanali”, “intero territorio pianeggiante della regione”, “bacino
aerologico padano” eccc..

….il “Piano regionale per la tutela della qualità dell’aria”
conteneva effettivamente degli errori che per la loro evidenza e natura erano
tali da rendere legittime le critiche…..

Per quanto riguarda la commisurazione della pena, rileva
questo Giudice che NON si ravvisano motivi per la concessione  delle circostanze ATTENUANTI e ciò sia per
motivi processuali che per motivi sostanziali.

…Infatti la vicenda presenta profili di indubbia
gravità……….per formulare offese personali connotate da una fortissima violenza
verbale, violenza di cui l’IMPUTATO non è sembrato neppure rendersi conto nel
corso del suo esame dibattimentale.


DICHIARA Anzà Salvatore responsabile del REATO continuato a
lui ascrittoi e lo CONDANNA ALLA PENA di UNO ANNO e MESI OTTO  di RECLUSIONE, oltre che al pagamento delle
spese processuali
………….


Sentenza  n. 5455/2012
emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice Monocratico, sez. quarta
penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del 18.10.2012, di condanna a un
anno e otto mesi di reclusione, nei confronti di Anzà Salvatore EX DIRIGENTE
ASSESSORATO TERRTORIO AMBIENTE DELLA REGIONE. L’accusa: diffamazione   in relazione alle posizioni assunte
dall’associazione sul Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della
Qualità dell’aria .

Scarica l'intera sentenza in pdf












Diffamazione – Condannato dirigente Regione Siciliana




PALERMO -  Con sentenza n° 5455/12 il dirigente regionale Salvatore Anzà è stato condannato ad 1 anno e 8 mesi di reclusione per diffamazione per mezzo di atti pubblici del suo ufficio dell’Assessorato Territorio e Ambiente, unitamente al pagamento delle spese processuali. Dal giudice non sono state concesse le attenuanti generiche.

Tutto partì da una conferenza stampa del 21 nov. 2007 nel quale Legambiente denunciò che il Piano Regionale di Coordinamento per la Tutela della Qualità dell’Aria, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’Assessore al Territorio e Ambiente Rosanna Interlandi, era un copiato da un simile piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, che già era stato bocciato dalla Comunità Europea, nonché una mescolanza di capitoli, paragrafi, e contenuti. integralmente ripresi da pubblicazioni già edite da altri Enti ed Amministrazioni.

Legambiente, il suo presidente regionale Domenico Fontana ed i partecipanti a quella conferenza del 21 novembre 2007, mediante diverse note redatte su carta intestata del Dipartimento Ambiente, divennero bersaglio di attacchi da parte dell’Anzà che a seguito delle note indirizzate agli ambientalisti  venne dagli stessi querelato.

La condanna a 1 anno e 8 mesi di reclusione inflitta con sentenza di condanna è stata sospesa, poiché essendo il dr. Anzà incensurato è stato concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena.




Sentenza
n. 5455/2012 emessa dal Tribunale penale di Palermo, Giudice
Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010, all’udienza del
18.10.2012, di condanna a 
un anno e otto mesi
di reclusione
, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore,  parte offesa Legambiente
Comitato Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana,
per le diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi
offensive riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione
e del presidente Regionale arch. Domenico Fontana. E il procedimento aperto in
relazione alla denuncia di Legambiente per le  note inviate dall’Anzà a
vari enti, in relazione alle posizioni assunte dall’associazione sul Piano
Regionale di Coordinamento per la tutela della Qualità dell’aria .



Scarica l'intera sentenza in pdf



ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 1


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 2

ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 3


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 4
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 5


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 6


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 7


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 8


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 9



ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 10


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 11


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A  UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 12


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 13


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 14
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 15
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 16


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 17


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 18


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 19
ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 20


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 21


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 22


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 23


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO MESI ENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 24


ANZA' SALVATORE CONDANNATO A UNO ANNO 8 MESI SENTENZA 5455 2012  PROCED 4863 2010 R G N R 7076 2009 UDIENZA 18 10 2012   PAG 25










Comitato
Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via
Sciascia 13

  

Al
Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario
Crocetta
Piazza Indipendenza
21
Fax 091 7075302
90129 Palermo
fax inviato 19.2.13 h. 17,58 rac rr 1424411893871
All’Assessore Regionale
del Territorio e dell’Ambiente Sicilia
Dott.sa Mariella Lo
Bello
Via Ugo La Malfa
169
Fax 091 7077963
90146 Palermo  fax inviato 19.2.13 h.
17,55 rac rr  90040130219004220 posta
express

e
 p.c. IV Commissione  Ambiente e Territorio

Assemblea Regionale
Siciliana
Onle Giampiero
Trizzino
Piazza Indipendenza
21
Fax 0917054564
inviato 19.2.13 h. 17,51 racc rr 14241189396


Anticipata via Fax

OGGETTO: ATTO
D’INVITO E DIFFIDA A PROVVEDERE CON ISTANZA IN AUTOTUTELA
 ALLA REVOCA ED AL RITIRO DAL SITO WEB   DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE  DEL " PIANO
REGIONALE DI COORDINAMENTO PER LA QUALITA' DELL'ARIA AMBIENTE"
 


Sig. Presidente,  Sig.
Assessore, on.le Presidente IV commissione

poichè ad oggi
risulta senza seguito la richiesta inoltrata con R.R.  il 21
e 22 gennaio 2013  alle SS.VV. da parte delle scriventi Associazioni e fin dal 24
dicembre 2012 da parte di Legambiente e della CGIL 
al fine
del ritiro del “Piano regionale di
coordinamento per la 
tutela della qualità dell’aria ambiente”
(2007)
in quanto copiato quasi 6 anni fa da
quello omologo della Regione Veneto e da vari documenti già editi da altri
Enti, le scriventi Associazioni, anche alla luce della sentenza del Tribunale
di Palermo (allegata alla presente) che ha condannato il dott. Salvatore
Anzà del Dipartimento Ambiente alla pena di 1 anno e 8 mesi per la vicenda
in questione, reiterano la richiesta e diffidano a volerle  dare
immediato adempimento, non da ultimo quale segnale di concreta
applicazione dei principi di legalità e trasparenza di cui il Governo
dichiara di farsi interprete.       

n.b.  n. raccomandate inviate il 31 gennaio 2013
142411891787- 1424411892562  ricevute
entrambe il 31 gennaio 2013


FIRMATARI DEL
DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di
AugustAmbiente
Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,
Asessandra Leandro Janni
presidente di
 Italia Nostra,
WWF Palermo,
Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,

Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:
Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle
Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allega
  1. Sentenza di Condanna  emessa in data 18 ottobre 2012 nei
    confronti  del  Dottor Anzà Salvatore Autore del Piano












Comitato
Cittadino Isola Pulita Isola delle Femmine

Via
Sciascia 13

Al Presidente della Regione Sicilia

Onle Rosario
Crocetta
Piazza Indipendenza
21
Fax 091 7075302
90129 Palermo
All’Assessore
Regionale del Territorio e dell’Ambiente Sicilia
Dott.sa Mariella Lo
Bello
Via Ugo La Malfa
169
Fax 091 7077963
90146 Palermo 

Anticipata via Fax

Sig. Presidente e Sig. Assessore,
il 21 novembre 2007 Legambiente denunciava in una
conferenza stampa che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della
qualità dell’aria ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9
agosto 2007 dall’assessore al Territorio e Ambiente Interlandi, era un copiato
dall’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un
collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni
già edite da altri Enti ed Amministrazioni (vedasi allegato).
Gli autori non si erano neppure accorti che quel Piano del
Veneto, cui avevano attinto, era già stato bocciato dalla Comunità Europea parecchi
anni prima, né che nel copia e incolla si erano generate inedite “comunanze” e
“similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia,
tipo il “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, le piste ciclabili
lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni
siciliani, l’esistenza delle Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare il servizio di Striscia la
Notizia in cui il Dirigente Generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo,
affermava trattarsi di “refusi “ (ma
refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la commissione ispettiva
assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era costretta a rimettere il
mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed i partecipanti alla
conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e diffamatori (banda di lestofanti, banda di cialtroni,
esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni,
ecc.) da parte del dirigente responsabile
della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite diverse note redatte su
carta intestata     del Dipartimento
Ambiente, senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o
della Regione intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel dirigente, rimasto
impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una consolidata rete di
protezione.
Invece, per quegli scritti lo stesso dirigente ha già
subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti, civili e penali,
nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni dai fatti denunciati, il
Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era stato richiesto a suo
tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella mostra” nel sito
istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come fosse un documento
tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale, che
appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio
dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di
trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi
Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche
come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus
operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività
amministrativa della nostra Regione.
 E’ di queste giorni la notizia del
Tribunale penale  di Palermo Giudice
Monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n. 4863/2010  che
nell’udienza del 18 ottobre 2012, è st
ata emessa la sentenza n. 5455/2012,   di condanna
a 
un anno e
otto mesi di reclusione
, pena sospesa, nei confronti di Anzà Salvatore,  parte offesa Legambiente Comitato
Regionale Siciliano in persona del Presidente arch. Domenico Fontana, per le
diffamazioni derivanti dalle affermazioni, dichiarazioni e frasi offensive
riportate nelle note inviate a diversi enti in danno dell’associazione e del
presidente Regionale arch. Domenico Fontana.
L’operato del dr. Anzà  risulta
a nostro parere di una gravità estrema,
in quanto dette  note
 sono state redatte su carta intestata dell'ARTA e firmate
dall'Anzà nelle funzioni ufficiali di responsabile del Servizio 3 verso
l'esterno in rappresentanza dello stesso ARTA.

FIRMATARI DEL
DOCUMENTO:

Asessandra Bianco presidente di
AugustAmbiente
Luigi Solarino presidente di Decontaminazione Sicilia,
Asessandra Leandro Janni
presidente di
 Italia Nostra,
WWF Palermo,
Giuseppe Ciampolillo coordinatore  di Comitato Cittadino Isola Pulita,
Firmato: Giuseppe Ciampolillo
Per comunicazioni:
Giuseppe Ciampolillo Isola Pulita Via Sciascia 13 90040 Isola delle
Femmine isolapulita@gmail.com  3331017981
Si allegano:
1.      Piano
Siciliano e Fonti copiate
2.      Guida
lettura Piano

 Raccomandata 142411891787 ricevuta 31 gennaio
2013 inviata da isola delle femmine 22 gennaio 2013
 Raccomandata  90040130122003650 inviata da Isola delle
Femmine il 22 gennaio 2013 







                                                                     
Al Presidente della Regione
                                                                                                                          All’Assessore Regionale
                                                                                                                   del
Territorio e dell’Ambiente


Sig. Presidente e Sig.
Assessore,

il 21 novembre 2007
Legambiente denunciava in una conferenza stampa che il Piano Regionale di
coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente, approvato ed
adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore al Territorio
e Ambiente Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano della Regione Veneto
di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli, paragrafi, ecc.
integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri Enti ed
Amministrazioni (vedasi allegati).
Gli autori non si erano
neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era già stato
bocciato dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla
si erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche
ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano”
della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei
canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, l’esistenza delle
Comunità montane, ecc.
Inoltre, come non ricordare
il servizio di Striscia la
Notizia
in cui il Dirigente Generale del Dipartimento
Ambiente, Pietro Tolomeo, affermava trattarsi di “refusi “ (ma refusi di cosa?) e si lasciava sfuggire che “nel copiare nel computer può succedere”.
Come non ricordare che la
commissione ispettiva assessoriale, al cospetto di fatti eclatanti, era
costretta a rimettere il mandato senza rendere alcuna relazione?
Erano, invece, Legambiente ed
i partecipanti alla conferenza stampa a subire attacchi ingiuriosi e
diffamatori (banda di lestofanti, banda
di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di
mascalzoni,
ecc.) da parte del
dirigente responsabile della redazione del c.d. Piano, Salvatore Anzà, tramite
diverse note redatte su carta intestata
del Dipartimento Ambiente,
senza che i vertici politici ed amministrativi dell’Assessorato o della Regione
intervenissero minimamente.
E’ più che evidente che quel
dirigente, rimasto impunemente al proprio posto, ha potuto contare su una
consolidata rete di protezione.
Invece, per quegli scritti lo
stesso dirigente ha già subito una condanna in sede civile e altri altri procedimenti,
civili e penali, nei suoi confronti sono in via di definizione.
Ebbene, a distanza di 5 anni
dai fatti denunciati, il Piano copiato non solo non è stato ritirato, come era
stato richiesto a suo tempo da Legambiente, ma fa ancora incredibilmente “bella
mostra” nel sito istituzionale dell’Assessorato Territorio e Ambiente come
fosse un documento tuttora valido e rappresentativo.
A fronte di questa situazione
a dir poco paradossale, che appare confliggere in modo insanabile, oltre che
con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni
programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della
Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del
Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un
deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri
dell’attività amministrativa della nostra Region
e.

Palermo,

         Legambiente Sicilia                                                     CGIL Sicilia
          Domenico Fontana                                                     Antonio Riolo
                  



XVI
Legislatura ARS
INTERROGAZIONE
(risposta scritta)

Al Signor Presidente
della Regione


Iniziative finalizzate alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della
salute della popolazione dall’inquinamento atmosferico nella Regione Siciliana
– Inadempienze circa la redazione del Piano Regionale di Tutela della Qualità
dell’Aria ed aberrazioni in merito all’adozione da oltre 5 anni di un Piano
copiato dall’omologo della Regione Veneto e da documenti editi da altre fonti



premesso
che,
•   più di 5 anni fa, iI 21 novembre 2007,
Legambiente Sicilia, denunciava in una conferenza stampa, che il Piano
Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente,
approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dall’assessore
al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dall’omologo Piano
della Regione Veneto di alcuni anni addietro, nonché un collage di capitoli,
paragrafi, ecc. integralmente trascritti da pubblicazioni già edite da altri
Enti ed Amministrazioni;

•  gli autori, coordinati dal dirigente
responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del
Dipartimento Ambiente, dott. Salvatore Anzà, non si erano neppure accorti che
quel Piano del Veneto (anno 2000), cui avevano attinto, era già stato bocciato
dalla Comunità Europea parecchi anni prima, né che nel copia e incolla si
erano generate inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche
ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il “sistema aerologico padano”
della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento
domestico a causa della rigidità del clima, l’incremento delle piste ciclabili
lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni
siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza delle
Comunità montane
, ecc.;

•  la vicenda suscitava, a causa dei suoi
risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello mediatico e
nell’opinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino l’attenzione
della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante
servizio nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente,
Pietro Tolomeo, per giustificare l’abnormità dei fatti, arrivava a definirli
frutto di “pochi refusi”, tuttavia lasciandosi scappare che “nel copiare può
succedere”;

•  l’Assessore Interlandi nominava una
commissione d’inchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilità,
ma la commissione, di fronte all’imbarazzante situazione, si trincerava dietro
un’enigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione;

•   a distanza di circa 4 mesi l’Assessore
Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le
abnormità con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti più
spiccatamente “padani”, ma lasciando inalterate le altre parti interamente
copiate;   
e considerato
che

•  il c.d. Piano regionale di
coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente della Regione
Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con
il metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e
provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche
temporalmente superati (basti considerare che il Piano della Regione Veneto
risaliva all’anno 2000 ed era stato per giunta già bocciato dalla Comunità
Europea), tutto può definirsi fuorché un documento di programmazione e
pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualità dell’aria;

•  
nessun provvedimento risulta essere
stato intrapreso nei confronti dei responsabili della redazione del Piano
copiato;

•  
detto Piano continua inspiegabilmente e
poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione
Siciliana  e ad essere inserito nel sito
istituzionale dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, senza che i vertici
politici dell’Assessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i
responsabili dell’ufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di
intervenire al fine della sua revoca;

•   lo scorso mese di novembre si è appreso
dagli organi di stampa che la Procura della Repubblica di Palermo ha chiesto il
rinvio a giudizio, proprio per non avere mai adottato un vero Piano di
risanamento della qualità dell’aria, degli ex Presidenti della Regione, Totò
Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore
dell’Assessorato al Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana
Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro;  

•  è di questi giorni la notizia che il
Tribunale di Palermo ha emesso la sentenza n. 5455/2012 di condanna ad 1 anno e
8 mesi di reclusione (pena sospesa) nei confronti dell'allora responsabile del
Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott.
Salvatore Anzà, il quale , nell'esercizio delle sue funzioni, aveva redatto e
inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su
carta intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti
gravemente diffamatori e offensivi in danno di Legambiente e del suo Presidente
Regionale arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del
Piano;

per sapere
quali iniziative ritenga di adottare, ed in che tempi, al fine di

porre
immediatamente termine, dopo oltre 5 anni e mezzo, con la revoca del Piano
copiato, a questa situazione a dir poco paradossale, che appare confliggere in
modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione,
con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del
nuovo Governo della Regione;

fare
emergere le responsabilità degli autori e le coperture di cui gli stessi hanno
potuto impunemente godere a tutti i livelli nel corso di questi anni, anche
come segnale forte di abbandono di un deleterio modus operandi e di un sistema
di connivenze tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra
Regione 
fare
conoscere i motivi per i quali il Piano copiato ha continuato fino ad ora a
fare bella mostra sul sito istituzionale dell’Assessorato al Territorio e
Ambiente senza che nessuno dei vertici politici e burocratici che si sono
succeduti negli anni sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della
ben nota copiatura e quindi della macroscopica non conformità, tanto è vero che
nessuno degli stessi vertici e degli uffici lo ha messo in atto;

adottare
un vero Piano regionale di risanamento della qualità dell’aria

 (L'interrogante chiede lo svolgimento con
urgenza)


PAGINA 24 DELLA SENTENZA 






























PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE Decreto 1474 23 dic 2008 contratto Ing Vincenzo Sansone
formalizzato dirigente 2 VIA VAS 17 DIC 2008 A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008
PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE Decreto 155 29 GENN 2009 contratto
Ing NATALE ZUCCARELLO NOMINA dirigente RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA
ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008














ITALCEMENTI 16.2. 2013
AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE illegittima
?


http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/italcementi-autorizzazione-integrata-ambientale-decreto-693-18-luglio-2013-diffida-ritiro-decreto-e-denuncia-ai-carabinieri2.pdf

  • DEPURAZIONE BONIFICA RISANAMENTO AMBIENTALE GOVERNO BERLUSCONI
    19 FEBBRAIO 2010 ORDINANZA COMMISSARIALE EMERGENZA RIFIUTI





















http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/italcementi-autorizzazione-integrata-ambientale-decreto-693-18-luglio-2013-diffida-ritiro-decreto-e-denuncia-ai-carabinieri1.pdf





ATTO CAMERA
MOZIONE 1/00030
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 13 del 07/05/2013
Abbinamenti
Atto 1/00188 abbinato in data 22/10/2013
Atto 1/00189 abbinato in data 22/10/2013
Atto 1/00193 abbinato in data 22/10/2013
Firmatari
Primo firmatario: BUSTO MIRKO
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 07/05/2013



686539Claudia MANNINO (Movimento 5 stelle)



Con il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 è stata data attuazione alla direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa che ha...
  • presentato il: 03/10/2013



Interrogazione a risposta scritta 4-02066 presentato da MANNINO Claudia testo di Giovedì 3 ottobre 2013, seduta n. 90  





MANNINO, TERZONI, GRILLO, PARENTELA, DE ROSA, DE LORENZIS, NUTI e LOREFICE. — 
Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. 

— Per sapere – premesso che:   





 con il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 è stata data attuazione alla direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa che ha abrogato, a partire dall'11 giugno 2010, le direttive 96/62/CE, 1999/30/CE, 2000/69/CE e 2002/3/CE;   







 con il citato decreto legislativo 155 del 2010 sono state abrogate le norme con le quali l'Italia aveva recepito e dato attuazione alle citate direttive europee – in special modo i decreti legislativi n. 351 del 1999, n. 183 del 2004 e n. 152 del 2007 – stabilendo, all'articolo 19, apposite norme transitorie e prevedendo delle regioni e delle province autonome e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di provvedere al riesame e all'aggiornamento degli atti adottati in base alla normativa previgente;   






 l'articolo 3 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che per il riesame della zonizzazione del territorio nazionale in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, il progetto di zonizzazione e di classificazione – di competenza delle regioni e delle province autonome – deve essere trasmesso, per l'adozione, al Ministero dell'Ambiente della tutela del territorio e del mare entro i successivi quattro mesi dall'entrata in vigore del decreto stesso, unitamente agli esiti dell'attività di monitoraggio e valutazione, in base ai quali vengono classificati le zone e gli agglomerati;   







 l'articolo 4 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che la classificazione, in base alla presenza e ai livelli di inquinanti nell'aria ambiente, delle zone e degli agglomerati – di competenza delle regioni e delle province autonome – deve essere riesaminata almeno ogni cinque anni e, comunque, ogni volta che si registrino eventi che incidono sulle concentrazioni nell'aria ambiente degli stessi inquinanti;   







 l'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che le regioni e le province autonome trasmettono al Ministero dell'Ambiente della tutela del territorio e del mare, all'ISPRA e all'ENEA – entro otto mesi dall'entrata in vigore del decreto – un progetto di adeguamento delle reti di misura, in conformità alla zonizzazione e alla classificazione risultanti dal primo riesame previsto dal citato articolo 3, che deve indicare anche la data prevista per l'adeguamento e il programma di valutazione da attuare nelle zone e negli agglomerati individuati;   







 l'articolo 9 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle province autonome, di adottare un piano per la qualità dell'aria che assicuri il rispetto dei cosiddetti valori limite, quantificati nell'allegato XI dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o più aree comprese negli agglomerati o nelle zone classificati gli stessi valori limite vengano superati; 

  




 l'articolo 9 ha stabilito l'obbligo a carico delle regioni e delle province autonome di adottare misure che assicurino il raggiungimento – entro il 31 dicembre 2012 – dei cosiddetti valori obiettivo relativi alle diverse sostanze inquinanti, quantificati nell'allegato XIII dello stesso decreto, nel caso in cui si registrino scostamenti rispetto agli stessi valori obiettivo;   







l'articolo 9 ha stabilito, altresì, l'obbligo a carico delle regioni e delle province autonome di adottare misure che assicurino il rispetto dei cosiddetti livelli critici relativi alle diverse sostanze inquinanti, quantificati nell'allegato XI dello stesso decreto, nel caso in cui gli stessi livelli critici vengono superati; 

  


 in base all'articolo 9 del decreto legislativo 155 del 2010, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, spetta il compito di curare la procedura finalizzata ad ottenere, dalla Commissione europea, le deroghe previste dall'articolo 22 della Direttiva 2008/50/CE relativamente al superamento dei valori limite per il biossido di azoto e per il benzene in determinate zone e agglomerati presenti nel territorio nazionale;   







 l'articolo 10 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle province autonome, di adottare un piano d'azione che contenga le misure da implementare a breve termine per prevenire il superamento delle cosiddette soglie di allarme, quantificate nell'allegato XII dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o più aree comprese negli agglomerati o nelle zone classificati si presenti il rischio che le stesse soglie di allarme vengano superate;   







 l'articolo 10 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle province autonome, di adottare un piano d'azione che contenga le misure da implementare a breve termine per prevenire il superamento dei cosiddetti valori limite o dei valori obiettivo, quantificati negli allegati XI e XII dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o più aree comprese negli agglomerati o nelle zone classificati si presenti il rischio che gli stessi valori vengano superati, per effetto di specifiche circostanze contingenti che non siano strutturali e ricorrenti;   







 l'articolo 13 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle province autonome, di adottare un piano – da integrare con i piani di qualità dell'aria di cui all'articolo 9 – che contenga le misure idonee a raggiungere, nei termini previsti, i cosiddetti valori obiettivo, di cui all'allegato XV dello stesso decreto, rispetto alla presenza di ozono nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o più aree comprese negli agglomerati o nelle zone classificati, gli stessi valori obiettivo vengano superati;   




 lo stesso articolo 13 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle province autonome, di adottare misure idonee a raggiungere gli obiettivi a lungo termine concernenti la presenza di ozono nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o più aree comprese negli agglomerati o nelle zone classificati, i livelli dell'ozono superano gli stessi obiettivi a lungo termine, pur essendo inferiori o uguali ai cosiddetti valori obiettivo; 





l'articolo 14 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che, nel caso in cui i livelli degli inquinanti superino la cosiddetta soglia di informazione o la soglia di allarme, le regioni e le province autonome informano il pubblico e trasmettono informazioni circa i livelli misurati e la durata del superamento al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ne da comunicazione alla Commissione;  


 l'articolo 15 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, da parte delle regioni e delle province autonome, di comunicare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare – per l'approvazione e il successivo invio alfa Commissione – l'elenco delle zone e degli agglomerati in cui, relativamente ad un determinato anno, i livelli degli inquinanti superano i rispettivi valori limite o i livelli critici a causa del contributo di fonti naturali, corredato delle informazioni circa i livelli registrati e delle prove del contributo delle stesse fonti naturali;   







 lo stesso articolo 15 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, da parte delle regioni e delle province autonome, di comunicare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare – per l'approvazione e il successivo invio alla Commissione – l'elenco delle zone e degli agglomerati in cui, i livelli del PM10 superano il rispettivo valore limite per effetto della risospensione del particolato a seguito della sabbiatura o della salatura delle strade nella stagione invernale;   







 l'articolo 18 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito gli obblighi, a carico di tutti delle amministrazioni e degli enti che applicano lo stesso Decreto, concernenti l'informazione del pubblico prevedendo, tra le altre cose, che i piani per la qualità dell'aria e i piani di azione e un documento riepilogativo delle misure adottate dalle regioni e dalle province autonome in base all'articolo 9 comma 2 e all'articolo 13 comma 2 debbono essere, in tutti i casi, pubblicato su pagina web;   







 l'articolo 19 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che le regioni e le province autonome, per le zone nelle quali si registri dei cosiddetti valori limite, trasmettono al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le seguenti informazioni:   







 a) i livelli degli inquinanti superiori ai valori limite che sono stati misurati, le date o i periodi in cui è stato rilevato il superamento, e i motivi di ciascun superamento, entro sei mesi dalla fine di ciascun anno;   







 b) i piani per la qualità dell'aria, entro diciotto mesi dalla fine dell'anno durante il quale è stato rilevato il superamento dei valori limite;   







 c) le modifiche, le integrazioni e gli aggiornamenti dei piani per la qualità dell'aria entro due mesi dalla relativa adozione;   







 d) gli aggiornamenti dell'elenco delle zone e degli agglomerati nei quali vengono superati i valori limite e per i quali vengono adottati i piani per la qualità dell'aria, e di quelli nei quali i livelli degli inquinanti rispettano i valori limite e i valori obiettivo, per i quali le regioni adottano misure per la preservazione della qualità dell'aria;   







per le zone e gli agglomerati nei quali si registra il superamento dei cosiddetti valori obiettivo di cui all'allegato XIII, l'articolo 19 del decreto legislativo 165 del 2010 ha stabilito che le regioni e le province autonome trasmettono al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le seguenti informazioni:   



 a) l'elenco di tali zone e agglomerati, con l'individuazione delle aree di superamento, i livelli di concentrazione degli inquinanti oggetto di valutazione, le informazioni sui motivi dei superamenti, con particolare riferimento alle fonti, e le informazioni sulla popolazione esposta ai superamenti, con cadenza annuale entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello a cui si riferiscono;   





 b) la documentazione relativa all'istruttoria effettuata al fine di individuare le misure necessarie a perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo di cui all'allegato XIII e di individuare, tra le stesse, quelle che non comportano costi sproporzionati nei casi in cui l'istruttoria svolta dalla regione o provincia autonoma ha esito positivo, le misure adottate ai sensi dell'articolo 9, comma 2;   



per quel che concerne la presenza dell'ozono, l'articolo 19 del decreto legislativo 155 del 2010 stabilisce che le regioni e le province autonome trasmettono al Ministero dell'ambiente della tutela del territorio e del mare le seguenti informazioni:   




 a) gli aggiornamenti dell'elenco delle zone e degli agglomerati, per i quali si rende necessario adottare piani per la gestione della, qualità dell'aria rispetto all'ozono, entro 6 mesi dalla fine di ciascun anno;   







 b) i livelli dell'ozono superiori al valore obiettivo e all'obiettivo a lungo termine che sono stati misurati, le date o i periodi in cui è stato rilevato il Superamento, e i motivi di ciascun superamento, entro sei mesi dalla fine di ciascun anno;   







 c) i livelli dell'ozono superiori che hanno superato le soglie di informazioni e di allarme, le date in cui è stato rilevato il superamento, e i motivi di ciascun superamento, entro sei mesi dalla fine di ciascun anno;   







 d) le informazioni sulla presenza dell'ozono e dei relativi precursori, relative a tutte le zone e gli agglomerati, entro sei mesi dalla fine di ciascun anno;   







 e) gli atti dell'istruttoria finalizzata ad individuare le misure necessarie ad assicurare il raggiungimento dell'obiettivo a lungo termine, con una cadenza triennale;   







 lo stesso articolo 19 prevede che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare comunica alla Commissione europea le informazioni acquisite dalle regioni e dalle province autonome, in merito al superamento dei valori limite, dei valori obiettivo, della soglia di informazione e della soglia di allarme, ed ai piani per la qualità dell'aria, i piani di azione e le misure adottati per assicurare la qualità dell'aria ambiente;   




 l'articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che i provvedimenti di zonizzazione e di classificazione, la rete di misura, i piani e le misure di qualità dell'aria – approvati in base alla normativa previgente – devono essere adeguati alle disposizioni dello stesso decreto 155 del 2010, in base alle procedure e secondo i termini fissati, e che, in caso di mancato adeguamento trova applicazione i poteri sostitutivi di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131;   







 lo stesso articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che la reiterata violazione – da parte delle regioni e delle province autonome – degli obblighi di predisporre e di trasmettere informazioni e di adeguare i piani e le misure alle richieste del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, determina la mancata erogazione di finanziamenti previsti all'interno di provvedimenti ministeriali, e che lo stesso Ministero deve provvedere all'inserimento di una clausola analoga anche con riferimento a provvedimenti generali vigenti in materia;  



all'interno del portale del Ministero dell'ambiente, nella pagina dedicata alla gestione della qualità dell'aria, è pubblicato il link al Piano regionale di coordinamento per a qualità dell'aria ambiente approvato con decreto assessoriale n. 176/GAB del 9 agosto 2007 dalla regione siciliana;   





all'interno della banca dati «Misure di risanamento della qualità dell'aria» pubblicata all'interno del sito dell'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale – che costituisce un archivio delle informazioni trasmesse dalle regioni e dalle province autonome a partire dal 2005 in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa nazionale ed europea in materia di Piani di risanamento della qualità dell'aria – non sono reperibili informazioni concernenti le situazioni di superamento dei livelli stabiliti e le misure di risanamento dell'aria adottate dalla regione Siciliana;   







disattendere gli obblighi di comunicazione alla Commissione europea di cui in premessa può costituire circostanza idonea e sufficiente perché si realizzi la violazione del diritti comunitario esponendo così l'Italia ad ulteriori e gravose procedure di infrazione;   







come denunciato dall'associazione ambientalista Legambiente Sicilia, sin dal 2007, il Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell'aria ambiente approvato con decreto assessoriale n. 176/GAB del 9/8/2007 è il frutto di un lavoro di «copiatura» del Piano regionale del Veneto che era stato approvato in precedenza;   







l'operazione di plagio è provata dal fatto che nel testo del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell'aria ambiente della Sicilia si faceva riferimento al sistema aerologico padano, alla rigidità del clima, alla realizzazione di piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti all'interno delle città siciliane;   



con decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, l'assessore pro-tempore Interlandi ha provveduto ad eliminare dal testo le parti che risultavano palesemente «copiate» senza provvedere a una revoca integrale del Piano;   




a partire dalla fine del 2012, sono pervenute alla competente Regione Siciliana richieste di revoca del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell'aria ambiente del 2007, da parte di Legambiente, dalla CGIL e dalle associazioni Comitato Cittadino Isola Pulita, AugustAmbiente, Italia Nostra e WWF Palermo;   




nel mese di gennaio 2013, il tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza n.5455 del 2012 con la quale l'allora responsabile del Servizio 3 del dipartimento ambiente, nonché coordinatore del Piano, è stato condannato per diffamazione in relazione alle dichiarazioni rese nei confronti del presidente regionale di legambiente che aveva scoperto e reso pubblica la notizia delle vistose copiature contenute nel pieno regionale del 2007 –:   



se risulti che la Regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente del territorio e del mare il progetto di zonizzazione e l'individuazione delle zone e degli se risulta che la Regione Sicilia abbia provveduto avvero stia provvedendo al riesame della classificazione delle zone e degli agglomerati, come previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010;  






se risulti che la Regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e dei mare, il progetto di adeguamento delle reti di misura dei livelli degli inquinanti nell'aria ambiente, come previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010;   







se, e in quali occasioni, risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare informazioni in merito al superamento della soglia di informazione o della soglia di allarme, come stabilito dall'articolo 14 del decreto legislativo 155 del 2012;   







se risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per l'approvazione e il successivo invio alla Commissione, l'elenco delle zone e degli agglomerati nei quali, relativamente ad un determinato anno, i livelli degli inquinanti superano i rispettivi valori limite o i livelli critici a causa del contributo di fonti naturali, e di quelli nei quali i livelli del PM10 superano il rispettivo valore limite per effetto della nuova sospensione del particolato a seguito della sabbiatura o della salatura delle strade nella stagione invernale;   







se e quando risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le comunicazioni e le informazioni richieste, relativamente alle zone e agli agglomerati nei quali si sia registrato il superamento dei valori limite e dei valori obiettivo degli inquinanti rilevati nell'aria ambiente, e dei valori obiettivo e degli obiettivi di lungo termine relativi all'ozono, come previsto dall'articolo 15 decreto legislativo 155 del 2010;   





se e quando abbia provveduto a trasmettere alla Commissione europea le informazioni acquisite dalla regione siciliana in merito al superamento dei valori limite, dei valori obiettivo, della soglia di informazione e della soglia di allarme, ed ai piani per la qualità dell'aria, i piani di azione e le misure adottati per assicurare la qualità dell'aria ambiente;   




se qualora tali dati non siano stati trasmessi si sia provveduto a comunicare alla Commissione europea l'impossibilità di trasmissione di detti dati stante la «non collaborazione» della regione Siciliana, o se la Commissione europea abbia sollecitato e/o chiesto informazioni sul mancato invio delle informazioni ambientali relative alla qualità dell'aria siciliana;   




quale sia lo stato di avanzamento della procedura finalizzata ad ottenere, dalla Commissione europea, le deroghe previste dall'articolo 22 della Direttiva 2008/50/CE relativamente al superamento dei valori limite per il biossido di azoto e per il benzene in zone e agglomerati presenti in Sicilia;   



se il Governo non intenda attivare, con la necessaria urgenza e determinazione, la procedura di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e a (l'articolo 8, della legge 5 giugno 2003, n. 131, come previsto dall'articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010, in considerazione del fatto che la Regione Siciliana non ha provveduto ad adeguare i piani e le misure per la qualità dell'aria, ovvero sia venuta meno agli altri obblighi stabiliti dal decreto e richiamati nel citato articolo 22;   




se, e in quanti casi, sia stata sospesa l'erogazione di risorse previste da programmi del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a beneficio della regione siciliana, in relazione alla mancata ottemperanza agli obblighi stabiliti dal decreto legislativo 155 del 2010, così come previsto dall'articolo 22, comma 2, dello stesso decreto. (4-02066) 




http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/15476







PIANO COPIATO:












PROCESSI SENTENZE CONDANNE:





INTERROGAZIONI




















CROCETTA,SCIASCIA ROBERTO,PROTO,CTANZARO,RIFIUTI TERMOVALORIZZATORI,IMPREGILO,ITALCEMENTI,LOMBARDO,MARINO,CUFFARO,TUTINO,LUMIA,FARAONE,RENZI, SES GAZZETTA DEL SUD, ROMA COSTRUZIONI,CATANZARO COSTRUZIONI,RICCARDO GRECO,SCIANNA ,proc. N. 1840/2012 MOD. 21,SECCACINI,ECONET SRL,
anza, ARNONE, CAVALLARO, ciampolillo, Cirincione, Fontana, GENCHI, interlandi, LEGAMBIENTE, MESSINA, PELLERITO, PIANO AEROLOGICO PADANO, Sansone, Sentenza 5455/2012, SMOG MAZZARA, TOLOMEO, Trizzino, zuccarello, 

Nessun commento:

Posta un commento