Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





martedì 27 maggio 2014

“Terra dei Fuochi” catanese: tutte le accuse del rinvio a giudizio

“Terra dei Fuochi” catanese: tutte le accuse del rinvio a giudizio

Sudpress si è occupata più volte (in calce gli articoli) di una vicenda che si stava svolgendo nel silenzio generale e che poi ha cominciato a suscitare l’inevitabile allarme.
Alle porte di Catania, in località Passo Martino, precisamente a Palma-Torrazze, in piena zona industriale, in un terreno di proprietà dell’Ente Regionale per lo Sviluppo Agricolo, tra il 2007 ed il 2009, venivano smaltite tonnellate di rifiuti pericolosi e tossici in maniera del tutto illecita ed incontrollata.
Si parlò subito di “Terra dei Fuochi” catanese.
Ad investigare e condurre in aula la pubblica accusa il Sostituto Procuratore Giuseppe Sturiale
Il Giudice dr.ssa Giuliana Sammartino, all’esito della udienza preliminare del 16 giugno, ha  emesso decreto di rinvio a giudizio nei confronti di 12 persone a vario titolo implicate nella vicenda, fissando la prossima udienza per il 9 di luglio.
A seguire tutte le accuse:
MONACO GIUSEPPE
A) per il reato p. e p. dagli arll. 81 cpv. c.p. e 256 comma I let!. a) e b), Il e IV del D. Lgs. 152/2006 perchè, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso anche in tempi diversi, nella qualità di amministratore unico della OFELIA Ambiente srl, ditta esercente un impianto di compostaggio di rifiuti sito in c.da Passo Martino loc. Palma-Torrazze:
- depositava in modo incontrollato frammenti di cemento-amianto;
- produceva compost in carenza dei requisiti e delle condizioni richiesti per iscrizioni e
comunicazioni (D.M. 05.02.98 e S.M. e I. punto 16.1.3) essendosi riscontrate le seguenti violazioni:
1) le operazioni di conferimento, in difformità a quanto comunicato ed in contrasto con la norma tecnica di settore, venivano effettuate in un area esterna attigua al capannone che era stato indicato nella domanda di iscrizione quale all’uopo appositamente dedicato.
2) le lavorazioni dei rifiuti da trattare, venivano effettuate all’aperto anche in capannoni aperti, in stato di deterioramento diffuso, non pavimentati e sprovvisti di sistema di raccolta di eventuali liquidi (quando la normativa prevede che la fase di pretrattamento debba svolgersi in ambiente confinato, coperto e munito di sistema di raccolta e abbattimento degli odori a causa dell’ elevata putrescibilitˆ degli stessi).
3) non veniva effettuata alcuna procedura di deplastificazione e/o altra selezione merceologica dei rifiuti biodegradabili di cucine e mense (i rifiuti presenti all’interno del capannone di biossidazione risultavano fortemente contaminati da plastica, vetro, metallo ed altro materiale non compostabile).
4) veniva del tutto omessa la fondamentale fase di biossidazione dei fanghi di depurazione (tali rifiuti infatti, previa miscelatura con fieno, venivano indirizzati direttamente in un’area dell’impianto costituita da vasche di maturazione all’aperto realizzate in cemento).
5) il capannone adibito alla biossidazione presentava numerose aperture non assicurate da paratie (neanche mobili), non era presente alcun tipo di sistema di insufflazione forzata di aria né di captazione degli odori (biofiltro o altro sistema di abbattimento) così come dettato dai requisiti tecnici previsti al punto 16.1.3. del D.M. 05.02.1998 ed in particolare:
- non vi era nessun dispositivo di controllo dei rapporti di miscelazione (stessa cosa rilevata anche nell’antistante piazzale di conferimento dei rifiuti);
- non vi era nessun dispositivo atto a controllare la temperatura di processo o l’umidità durante la fase di biossidazione;
- la fase di biossidazione accelerata non avveniva in ambiente confinato ed era priva di sistema di insufflazione aria per l’apporto di ossigeno e l’eliminazione dei calore in eccesso; 
- non vi era un sistema di abbattimento degli odori;
- l’ambiente sopra descritto non era in depressione a causa della mancanza di gran parte delle porte, delle finestre perchè la parte sommitale della tettoia presentava, per costituzione, delle aperture per il ricambio dell’ aria;
- la stessa tettoia era costruita con lastre di cemento amianto che si presentavano deteriorate e spezzate in alcuni tratti;
- i rifiuti erano stoccati in cumuli sulla pavimentazione in cemento. Gli stessi si presentavano contaminati da numerosi rifiuti non biodegradabili quali: bottiglie di plastica e vetro, sacchi e sacchetti di plastica, frammenti di plexyglass, calzature, piccoli contenitori e barattoli metallici, barattolo di olio minerale marca “Fina”, tubatura in pvc di colore rosso ecc. ecc. Tali sostanze inquinanti venivano illegalmente incluse nel processo di biossidazione, atteso che la loro vagliatura era prevista in una fase successiva del ciclo di produzione;
- i pozzetti per la raccolta delle acque di percolamento prodotte nella fase di biossidazione, erano otturati poichè colmi.
6) utilizzazione di un’area esterna (adiacente al capannone di stoccaggio del prodotto finito a detta della ditta) pavimentata in calcestruzzo ma con numerose zone di fessurazione, quale area di stoccaggio di cumuli di rifiuti ed in fase di vagliatura. Tale area aperta era provvista di sistema di raccolta e vasca in cemento a tenuta stagna per la raccolta del percolato. La suddetta operazione avveniva in modalitˆ difformi rispetto a quanto comunicato in quanto nella domanda di iscrizione, tale area veniva indicata come area per il deposito del materiale finito e per lo stoccaggio dei materiali di scarto.
7) utilizzazione di una vasca in terra ed HDPE per la raccolta del percolato non preventivamente dichiarata nella comunicazione di iscrizione.
MONACO GIUSEPPE
B) per il reato p. e p. dall’art. 260 comma l del D. Lgs 152/2006 perchè, nella qualità di amministratore unico della OFELlA Ambiente s.r.l., ditta avente in uso un impianto di compostaggio di rifiuti sito in c.da Passo Martino loc. Palma-Torrazze nonchè l’intera area limitrofa costituita da un terreno dell’estensione di circa 54 ettari, totalmente recintato, con ali ‘interno cinque laghetti, al fine di conseguire un ingiusto profitto, esercitava, parallelamente all’illecita produzione di compostaggio di cui al capo A), attività organizzata per il traffico illecito di rilevanti quantitˆ di rifiuti con impiego di uomini e mezzi in modo continuativo avendo ricevuto e smaltito tra il 2007 ed il 2009 un totale di circa 123.000 tonnellate di (quantità calcolata partendo dal totale dichiarato di 140.393 t. detraendo sia i rifiuti oggetto di contestazione ai capi l), L), M), N),ed O), sia i rifiuti 14.400 t. provenienti dalla Campania nel 2009), di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi non compatibili con la produzione di “compost”, tra cui:
- “Rifiuti da fibbre tessili grezze” (codice CER 04 02 21)
- “Feci animali, urine e letame (comprese lettiere usate) effluenti .. ” (codice CER 02 01 06)
- “Fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e
separazione di componenti” (codice CER 02 0301)
- “Scarti inutilizzabili, per il consumo o la trasformazione” (codici CER 02 0304,020501 e 02 07 04) 
- “fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti (codice CER 02 05 02, 02 03 05 e 020705)
- “Imballaggi” (codice CER IS 0103)
- “Fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane” (codice CER 19 08 05)
- “Fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 1908 Il” (codice CER 190812)
- “Fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 13″ (codice CER 190814)
- “Carta e cartone” (codice CER 200101)
- “Scarti di tessuti vegetali” (codice CER 02 O l 03)
- “Segatura, trucioli, residui di tagli, legno, pannello di truciolare pialla” (codice CER 03 0105)
- “Legno diverso da quello di cui alla voce 20 0137″ (codice CER 2001 38) che pur essendo compostabili, di fatto, il MONACO Giuseppe, avendo la consapevolezza che la propria società era sprovvista delle dotazioni tecniche minime impiantistiche previste dalle norme tecniche di cui al D.M. 05.02.1998, contenute anche nel “Piano di Gestione dei Rifiuti in Sicilia” nonché nelle “Linee Guida per la progettazione, la costruzione e la gestione degli impianti di compostaggio” emanate dalla Regione Sicilia - Ufficio del Commissario Delegato per l’Emergenza Rifiuti e la Tutela delle Acque, ha comunque gestito e lavorato i citati rifiuti solo al fine di lucro, parte dei quali sono stati rinvenuti “tombati” in diversi punti del terreno attorno al medesimo impianto, unitamente ad altre ingenti quantità di rifiuti, non ammissibili nel processo di compostaggio, in violazione a quanto indicato al  punto 16 dell’allegato 1 sub allegato 1 del D.M. 05.02.1998, quali rifiuti speciali alcuni “tossico-nocivi”, originati da operazioni di costruzione e demolizione edili, prodotti alimentari scaduti, fanghi di depurazione delle acque reflue industriali, ceneri di pirite contenenti arsenico, fanghi di perforazione contaminati da idrocarburi, contenenti alte concentrazioni di idrocarburi, arsenico, antimonio, rame ecc., aventi valori superiori alle CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione) riportate per tali parametri nelle colonne A e B della Tabella I dell’ Ailegato 5 alla Parte Quarta, Titolo V del D.Lgs. n. 152/2006, provocando un diretto e significativo deterioramento del suolo, nonchè un danno ambientale ai sensi dell’ arI. 300 co. 2letl. d) del predetto T.U.
In Catania fino al sequestro del 19.10.09
MONACO GIUSEPPE
C) per il reato p. e p. dagli artt. 81, 674 c.p. e 279 comma I D. Lgs. 152/06 perché, nella qualità di legale rappresentante della OFELIA Ambiente effettuando le illegali attività di gestione di rifiuti contestate negli altri capi di imputazione, anche omettendo di realizzare ed utilizzare un biofiltro o altra tecnologia idonea ad esitare la dispersione nell’ambiente di gas nocivi, emetteva in atmosfera sostanze gassose inquinanti e comunque atte a cagionare molestie alle persone, in assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera prevista dall’art. 269 del D. Lgs. n. 152/2006.
In Catania fino al sequestro del 19.10.09

MONACO GIUSEPPE e TROVATO ROSARIO
E) per il delitto p. e p. dagli arll. 48, 81 cpv., 110 e 479 c.p. perchŽ, in concorso tra loro, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, formando ed utilizzando la falsa relazione tecnica di cui al capo che precede per documentare il possesso da parte  dell’impianto di compost aggio gestito da OFELIA Ambiente s.r.l. in c.da Passo Martino dei requisiti di cui al D.M. 05.02.1998, inducevano in errore il competente ufficio della Provincia Regionale di Catania. il quale apriva la pratica prof. n. 1396 del 14.02.07 istruendola  avorevolmente;
il personale dell’Albo Nazionale Gestori Sez. Regionale Sicilia che nella seduta del 06.08.07 deliberava l’accoglimento dell’istanza di iscrizione “ai sensi dell’art. 216 del D. Lgv. 152/06 per la tipologia 16.1 dalla lettera “a” alla lettera “n” per le attività di recupero R3 ed R13 e per la tipologia 18.12 per la sola attività di recupero R3 da effettuarsi presso l’impianto sito in Catania in contrada Passo Martino – Zona Ind.le”.
MONACO GIUSEPPE
F) Per il reato p. e p. dagli artt. 61 n. 2 c.p. e 256 comma III D. Lgs. 152/06 perché in qualità di legale rappresentante della OFELIA Ambiente s.r.l., realizzava e gestiva, presso l’impianto di compostaggio ubicato in Catania c.da Passo Martino loc. Palma-Torrazze nonché nell’intera area limitrofa, costituita da un terreno dell’estensione di circa 54 ettari, totalmente recintato, con all’interno cinque laghetti, (terreno appartenente all’E.S.A. ma ceduto in affitto alla Siciliana Zootecnica e da quest’ultima in comodato d’uso all’Ofelia Ambiente s.r.l.), una discarica non autorizzata di rifiuti speciali non pericolosi alcuni ”tossico-nocivi”, provenienti dai delitti di attivitˆ organizzate per il traffico di rifiuti di cui ai capi B), G), I), K). L), M) ed N), attraverso:
- l’interramento di rifiuti speciali non pericolosi, alcuni dei quali “tossico nocivi”, quali fanghi di depurazione e di perforazione, ceneri di pirite, rifiuti provenienti da industrie agrumarie, tutti non compostati, contenenti alte concentrazioni di idrocarburi, arsenico, antimonio, rame, ecc., aventi valori superiori alle CSC (Concentrazioni Soglia di Contaminazione) riportate per tali parametri nelle colonne A e B della Tabella I dell’ Allegato 5 alla Parte Quarta, Titolo V del D. Lgs. n. 152/2006, nonché provocato un diretto e significativo deterioramento del suolo, provocando un danno ambientale ai sensi dell’art. 300 co. 2 Jett. d) del predetto T.U.; l’interramento e quindi lo smaltimento mecito, in assenza di autorizzazione, di rifiuti speciali originati da operazioni di costruzione e demolizione edili, nonché di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, alcuni dei quali “tossico-nocivi”, tra cui prodotti alimentari scaduti, fanghi di depurazione delle acque reflue industriali, ceneri di pirite contenenti arsenico, fanghi di perforazione contaminati da idrocarburi; tutti non ammissibili nel processo di compostaggio in violazione a quanto indicato al punto 16 dell’allegato 1 sub allegato 1 del D.M. 05.02.1998
In Catania fino a data antecedente e prossima del 19.10.09
MONACO GIUSEPPE
G) Per il delitto p. e p. dall’art. 260 comma I del D. Lgs. 152/06 perché, in qualità di legale rappresentante della Ofelia Ambiente s.r.l., al fine di conseguire un ingiusto profitto derivante dal prezzo del cOl;ferimento pari a complessivi € 2.500.000, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, riceveva e gestiva clandestinamente, ingenti quantitativi di rifiuti biodegradabili pari a circa 28,315 tonnellate (13.915 nel 2008 e 14.400 nel 2009) a fronte di 200 tonnellate/anno prescritti nell’iscrizione in procedura semplificata nonchŽ nell’allegato 4 del D.M. 05.02.1998) provenienti dalla Regione Campania, che gestiva illegalmente all’interno dello stabilimento sito in localitˆ Passo Martino.
In Catania fino a data antecedente e prossima al settembre 2009
MONACO GIUSEPPE
H) Per il reato p. e p. dagli art!. 64 co. 1 letto c) e 68 co. 1 letto b) del D. Lgs. n. 81/2008, perché ometteva di effettuare la regolare manutenzione tecnica dei luoghi di lavoro, degli impianti ecc. (precario stato di conservazione delle coperture in cemento amianto ed eccessivo degrado delle strutture portati dei capannoni utilizzati), pregiudicando la salute e la sicurezza dei lavoratori.


MONACO GIUSEPPE, MARINO MARIO SEBASTIANO E MARINO NUNZIATA
I) Per il delitto p. e p. dagli arti. 110 e 260 comma I del D. Lgs. 152/06 perchè, in concorso tra loro, MONACO Giuseppe in qualitˆ di legale rappresentante della OFELIA Ambiente s.r.l., MARINO Mario Sebastiano e MARINO Nunziata in qualitˆ di amministratori della società MARINO CORPORATION s.r.l., al fine di conseguire un ingiusto profitto derivante dai minori costi sostenuti per lo smaltimento, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, MARINO Mario Sebastiano e MARINO Nunziata effettuavano attività di intermediazione, gestione e trasporto di ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi del tipo fanghi (circa 2.570 tonnellate di rifiuti) provenienti dagli impianti di depurazione asserventi gli agglomerati industriali di Pace del Mela (ME) fraz. di Giammoro e Caltagirone (eT). che venivano ricevuti, gestiti e smaltiti abusivamente dal Monaco presso l’impianto di compostaggio della società Ofelia Ambiente s.r.l. ubicato in localitˆ Passo Martino di Catania.
In Catania fino a data antecedente e prossima al 19.10.09
VECCHIO GIOVANBATTISTA, GOZZA VINCENZO, MARINO MARIO
SEBASTIANO E MARINO NUNZIATA
J) Per il delitto p. e p. dagli arti. 61 n. 2, no, 476 e 482 c.p. perché in concorso tra loro, VECCHIO Giovanbattista in qualità di professionista titolare di un centro di analisi chimiche, in concorso con GOZZA Vincenzo in qualità di legale rappresentante della 9 G.l.A. s.p.a., gerente l’impianto di depurazione industriale dell’ASI di Caltagirone (Cf) e con MARINO Mario Sebastiano e MARINO Nunziata in qualità di amministratori della MARINO CORPORATION s.r.l. (con cui la G.I.A. s.p.a. aveva stipulato contratti di conferimento dei rifiuti con Codice CER 19 08 12 fino al 2009 e 19 08 05 per il 2010), rilasciava un certificato analitico artatamente formato ricopiando in toto altro certificato del 19.11.09. in cui attestava falsamente che i fanghi di depurazione provenienti dalla G.l.A. s.p.a. fossero “urbani”, con conseguente attribuzione del Codice CER 19 08 05 anziché quello effettivo da attribuirsi ai fanghi “industriali” 19 08 12, cosi favorendo una più agevole ed economica operazione di smaltimento illecito presso impianti di composlaggio (i quali, altrimenti non avrebbero potuto accettare il rifiuto caratterizzato con l’originario codice CER). Con l’aggravante di aver commesso il fatto per eseguire il delitto di cui al capo K).
In Acireale il 02.03.2010
VECCHIO GIOVANBATTISTA, GOZZA VINCENZO. MARINO MARIO SEBASTIANO E MARINO NUNZIATA
K) Per il delitto p. e p. dagli artI. 81,110,483 c.p. e 260 comma I D. Lgs. 15212006 perché in concorso tra loro, VECCmO Giovanbattista in qualità di professionista titolare di un centro di analisi chimiche, in concorso con GOZZA Vincenzo in qualità di legale rappresentante della G.LA. s.p.a., gerente l’impianto di depurazione industriale delI’ASI di Caltagirone (Cf) e con MARINO Mario Sebastiano e MARINO Nunziata in qualità di amministratori della MARINO CORPORATION s.r.l. (con cui la G.LA. s.p.a. aveva stipulato contratti di conferimento dei rifiuti con Codice CER 190812 fino al 2009 e 1908 05 per il 2010), utilizzando il falso certificato di cui al capo J) e conseguentemente indicando nei F.I.R. il codice CER 19 08 05 al posto di quello effettivo 19 08 12, al fine di conseguire un ingiusto profitto derivante dai minori costi sostenuti per lo smaltimento, con piン operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate,
MARINO Nunziata e Marino Mario Sebastiano effettuavano un’attività di intermediazione e trasporto di ingenti quantitativi di rifiuti speciali pari a circa 2.570 tonnellate del tipo ”Fanghi provenienti dal trattamento delle acque industriali” di cui al CER 19 08 12 (anziché “Fanghi provenienti da industrie agroalimentari” previsti per la produzione del compost aventi lo stesso CER 19 08 12) conferendoli alla Ofelia Ambiente s.r.l. ed alla S.C. Recycing S.r.l.
MONACO GIUSEPPE E LUPO CALOGERO NUNZIO
L) Per il delitto p. e p. dagli artt. 81, 110 e 483 c.p., 260 comma I D. Lgs. 152/06 perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro, MONACO Giuseppe in qualità di legale rappresentante della OFELIA Ambiente s.r.l., LUPO Calogero Nunzio in qualità di titolare dell’omonima impresa individuale, al fine di conseguire un ingiusto profitto derivante dai minori costi sostenuti per lo smaltimento, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, LUPO Calogero effettuava attività di intermediazione e trasporto di ingenti quantitativi di rifiuti speciali pari ad oltre 300 tonnellate, del tipo “Scarti alimentari scaduti”, indicando falsamente nei Formulari di Identificazione Rifiuti il codice CER 02 03 04 eia 02 05 01 ”Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione” (anziché il codice CER appropriato 16 03 06 “rifiuti organici diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05″ facenti parte della famiglia” 16 03″ dei prodotti fuori specifica e prodotti inutilizzati), conferendoli alla OFELIA Ambiente s.r.l. presso l’impianto di compostaggio ubicato in località Passo Martino di Catania, (impianto ove non è ammesso il conferimento di tale tipologia di rifiuti in quanto i codici CER 02 03 04 e 02 0501 contemplati nei punti 16.1. 16.1.1 e 16.1.2 alle lett. d) dell’allegato l, sub allegato 1, del D.M. 05.02.1998, sono riferiti ai soli rifiuti vegetali derivanti da attivitˆ agro-industriali, dalla lavorazione dei prodotti derivanti dalle ordinarie pratiche agricole) ove venivano illecitamente smaltiti. Con l’aggravante della recidiva reiterata per LUPO Calogero.
In Catania dal giugno 2008 all’aprile 2009

MONACO GIUSEPPE E TROVATO GIUSEPPE
M) Per il delitto p. e p. dagli artt. 81, 110 e 483 c.p., 260 comma I D. Lgs. 152/06 perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro, MONACO Giuseppe in qualità di legale rappresentante della OFELIA Ambiente s.r.l., TROVATO Giuseppe in qualità di titolare dell’omonima impresa, al fine di conseguire un ingiusto profitto derivante dai minori costi sostenuti per lo smaltimento, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, TROVATO Giuseppe effettuava attività di intermediazione e trasporto di ingenti quantitativi pari ad oltre 100 tonnellate di rifiuti speciali del tipo “Scarti alimentari scaduti”, indicando falsamente nei Formulari di Identificazione Rifiuti il codice CER 02 03 04 e/o 02 05 01 ”Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione” (anziché il codice CER appropriato 16 03 06 “rifiuti organici diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05″ facenti parte della famiglia “1603″ dei prodotti fuori specifica e prodotti inutilizzati),  conferendoli alla OFELIA Ambiente s.r.l. presso l’impianto di compostaggio ubicato in località Passo Martino di Catania, (impianto ave non ammesso il conferimento di tale tipologia di rifiuti in quanto i codici CER 02 03 04 e 02 05 01 contemplati nei punti 16.1. 16.1.1 e 16.1 .2 alle lett.re d) dell’allegato l, sub allegato I, del D.M. 05.02.1998, sono riferiti ai soli rifiuti vegetali derivanti da attività agro-industriali, dalla lavorazione dei prodotti derivanti dalle ordinarie pratiche agricole) ave venivano illecitamente smaltiti.
In Catania dal giugno 2008 al luglio 2009

MONACO GIUSEPPE, PAMPALLONA ANDREA, PAMPALLONA FRANCESCO E PAMPALLONA MARCO
N) Per il delitto p. e p. dagli arti. 81, 110 e 483 c.p., 260 comma I D. Lgs. 152/06 perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro, MONACO Giuseppe in qualità di legale rappresentante della Ofelia Ambiente s.r.l., PAMPALLONA Andrea, PAMPALLONA Francesco e PAMPALWNA Marco in qualità di soci amministratori della società “ECO.FAR. di Pampallona Andrea & C. s.n.c.”, al fine di conseguire un ingiusto profitto derivante dai minori costi sostenuti per lo smaltimento, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attivitˆ continuative organizzate,
PAMPALLONA Andrea, PAMPALLONA Francesco e PAMPALLONA Marco effettuavano attività di intermediazione e trasporto di ingenti quantitativi pari a circa 20 tonnellate di rifiuti speciali del tipo “Scarti alimentari scaduti”, indicando falsamente nei Formulari di Identificazione Rifiuti il codice CER 02 03 04 e o 02 05 01 “Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione” (anziché il codice CER appropriato 1603 06 “Rifiuti organici diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05″ facenti parte della famiglia ”16 03″ dei prodotti fuori specifica e prodotti inutilizzati), conferendoli alla OFELIA Ambiente s.r.l., presso l’impianto di compostaggio ubicato in località Passo Martino di Catania, (impianto ove non マ ammesso il conferimento di tale tipologia di rifiuti in quanto i codici CER 02 03 04 e 020501 contemplati nei punti 16.1. 16.1.1 e 16.1.2 alle lettere d) dell’allegato l, sub allegato 1, del D.M. 05.02.1998, sono riferiti ai soli rifiuti vegetali derivanti da attivitˆ agro-industriali, dalla lavorazione dei prodotti derivanti dalle ordinarie pratiche agricole) ove venivano illecitamente smaltiti.
In Catania dal luglio 2008 al maggio 2009
 MONACO GIUSEPPE E MORANDO GIOVANNI
O) Per il delitto p. e p. dagli arti 81, 110 e 483 c.p., 260 comma I D. Lgs. 152/06 perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro, MONACO Giuseppe in qualità di legale rappresentante della OFEUA Ambiente s.r.l., MORANDO Giovanni in qualità di socio amministratore della ECO. DEP. di Morando G. & C. s.n.c., al fine di conseguire un ingiusto profitto derivante dai minori costi sostenuti per lo smaltimento, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate, MORANDO Giovanni effettuava attività di intermediazione e trasporto di ingenti quantitativi pari a circa 14 tonnellate di rifiuti speciali del tipo “Scarti alimentari scaduti” indicando falsamente nei Formulari di  Identificazione Rifiuti il codice CER 02 03 04 e/o 02 05 01 “Scarti inutilizzabili per il consumo e la trasformazione” (anziché il codice CER appropriato 16 03 06 “rifiuti organici diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05″ facenti parte della famiglia “16 03″ dei prodotti fuori specifica e prodotti inutilizzati), conferendoli alla OFELIA Ambiente s.r.l. presso l’impianto di compostaggio ubicato in localitˆ Passo Martino di Catania, (impianto ove non マ ammesso il conferimento di tale tipologia di rifiuti in quanto i codici CER 02 03 04 e 02 05 01 contemplati nei punti 16.1. 16.1.1 e 16.1.2 alle lett.re d) dell’allegato l, sub allegato l, del D.M. 05.02.1998, sono riferiti ai soli rifiuti vegetali derivanti da attivitˆ agro-industriali, dalla lavorazione dei prodotti derivanti dalle ordinarie pratiche agricole) ove venivano illecitamente smaltiti. Con l’aggravante della recidiva per MORANDO Giovanni.
In Catania dal luglio 2008 al maggio 2009

Il giudice Sammartino, evidenziata l’acquisizione delle fonti di prova:
j;>. C.N.R. tutte a firma dei Carabinieri del N.O.E. in atti, con successivi seguiti ed allegati;
j;>. C.N.R. della Provinciale di Catania con allegati;
Ha quindi identificato come persone offese la PROVINCIA REGIONALE DI CATANIA,  il COMUNE DI CATANIA, l’ENTE SVILUPPO AGRICOLO, l’ Associazione per la difesa dell’ Ambiente e della salute O.N.L.U.S, l’Associazione codici onlus-centro per i diritti del cittadino, Associazione codici Sicilia, e Associazione codici ambiente .
Responsabili per i danni civili tutte le società coinvolte.

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