Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





lunedì 14 ottobre 2013

L’ALLARME L’inquinamento uccide, anche a basse dosi Sono le polveri sottili i veri «killer» per la nostra salute. Lo indicano i risultati di un grande studio europeo Italia "tossica": top ten dei siti più inquinati

L’ALLARME

L’inquinamento uccide, anche a basse dosi

Sono le polveri sottili i veri «killer» per la nostra salute.
Lo indicano i risultati di un grande studio europeo

Rilevamento delle polveri sottili in una città italiana (Fotogramma)Rilevamento delle polveri sottili in una città italiana (Fotogramma)
Sulla chiusura ufficiale dell’anno dell’aria, tenutasi a Strasburgo, cade come un macigno un nuovo studio che ha esaminato concentrazioni di polveri e ossidi di azoto e mortalità a lungo termine in 13 località europee. Brutte notizie, e piuttosto solide. Brutte, perché lo studio dice che all’aumento di 5 microgrammi/metro cubo di polveri sottili (PM2,5) il rischio di morire anzitempo cresce del 7% (GUARDA - I livelli di PM2,5 nelle città italiane). Si badi bene: per ogni 5 microgrammi in più. Visto che fra le 13 località esaminate ce ne sono alcune (soprattutto nei Paesi nordici) che non raggiungono la media annua di 10 microgrammi/metro cubo di PM2,5, mentre altre (come Torino e Varese) superano i 30 mg/m3, la differenza di 20-25 ug/m3 si traduce in un aumento del rischio per i torinesi e i varesotti del 30-35% rispetto ai cittadini finnici, che pure non ne sono esclusi. Anche a esposizioni molto basse, infatti, si nota un effetto sulla mortalità. Ciò non toglie che vi sia una bella differenza fra città più e meno inquinate, che si può trasporre anche in Italia, per esempio fra i centri della pianura padana, da Milano a Torino, da Brescia a Mantova) e le cittadine del Centro-Sud meno trafficate e afflitte da polveri e gas. Fra i due estremi considerati nello studio europeo stanno le altre città indagate, fra le quali Roma, San Sebastian, Atene, Oxford e altre località in Svizzera, Svezia, Norvegia, Francia, Paesi Bassi.

LO STUDIO «ESCAPE» - Perché proprio queste e non altre? Perché in quelle aree sono stati arruolate decine di migliaia di persone in uno studio che dura da anni e di cui questa indagine è solo l’ultima in ordine di tempo: lo studio «ESCAPE» (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects, coordinato dalla Università di Utrecht in Olanda) ha seguito in media per quattordici anni 22 coorti di popolazione europea (concentrate in 13 città), per un totale di 367.251 partecipanti. Nel periodo considerato ha contato 29.076 decessi, di cui una parte si deve all’inquinamento dell’aria. Ciò che rende estremamente solido e credibile questo risultato è che questa popolazione campione è stata messa in relazione con i livelli annui di inquinamento per le polveri (PM2,5 e PM10) e per gli ossidi di azoto in base alla residenza e alla vicinanza o meno a strade trafficate. Non solo: di queste persone sappiamo anche quanti fumavano, bevevano alcolici, quanto pesavano, qual era il loro livello di colesterolo, la loro pressione, quanta frutta mangiavano, che livello di studio avevano e se lavoravano o meno. In questo modo è stato possibile correlare le morti alle concentrazioni di inquinanti in prossimità delle residenze, e correggere i risultati in base alle abitudini di vita e allo status sociale, che influiscono su salute e longevità.
POLVERI SOTTILI - Da qui il risultato, non particolarmente significativo per gli ossidi di azoto e per le polveri più grossolane, molto chiaro invece per le polveri fini: più 7% di mortalità generale per ogni aumento di 5 microgrammi/m3. Sono loro i veri killer. Il risultato è valido a qualsiasi livello di esposizione, per quanto basso sia; quindi anche per le località che si trovano ben al di sotto dei limiti di legge dettati dalla direttiva europea (per il PM 2,5 è 25 ug/m3). I limiti di legge, quindi, che peraltro molte città italiane superano decine di volte all’anno, non proteggono dall’inquinamento. Per risparmiare davvero in vite umane e malattie (come tumori, insufficienze respiratorie, ictus e infarti) bisognerebbe portare le polveri almeno a rispettare i limiti dettati dall’Organizzazione mondiale della sanità, che per le polveri sottili sono 10 microgrammi/m3. Un bel salto, per il quale ci vorrebbero misure straordinarie e strutturali, sia sul traffico sia sulle emissioni industriali, delle centrali termoelettriche e degli impianti di riscaldamento. Lo studio «ESCAPE», pubblicato su The Lancet di questa settimana, è frutto di una collaborazione fra i quaranta più importanti centri scientifici europei, dall’Imperial College di Londra al Creal di Barcellona, al Karolinska Institutet di Stoccolma. In Italia, lo studio è stato condotto a Roma dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, a Torino da Città della Salute e della Scienza e dall’Università, e a Varese dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano, per un totale di circa 31mila persone. Hanno collaborato anche le Agenzie ambientali dell’Emilia-Romagna e del Piemonte.

http://www.corriere.it/salute/13_dicembre_09/inquinamento-uccide-anche-basse-dosi-polveri-sottili-killer-ccfe5536-6095-11e3-afd4-40bf4f69b5f9.shtml



Lo smog nelle città italiane





686539 Claudia MANNINO (Movimento 5 stelle)

Lunedì 13 Gennaio 2014 14:18

SANITA' SICILIA: MANNINO (M5S), LORENZIN SI IMPEGNI A TUTELA ISOLA DELLE FEMMINE





(AGENPARL) – Roma, 13 gen –  La deputata Claudia Mannino del Movimento Cinque Stelle ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute Beatrice Lorenzin per  sapere se intenda assumere iniziative al fine di tutelare la salute delle comunità che abitano nel territorio interessato dalle emissioni inquinanti connesse al funzionamento della cementeria di Isola delle Femmine. 

Nello specifico la deputata del M5S afferma che: “il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al ministero della Salute le funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di igiene e di sicurezza degli alimenti; lo stesso decreto legislativo stabilisce che il Ministero della Salute svolge le funzioni di competenza statale concernenti la tutela della salute umana anche sotto il profilo ambientale, nonché il monitoraggio della qualità delle attività sanitarie regionali; a seguito di sopralluoghi effettuati dalle competenti autorità il 6 dicembre 2005 risultava che la «cementeria di Isola delle Femmine», sita nel comune di Isola delle Femmine, utilizzasse come combustibile, per i propri impianti di produzione, il petcoke senza avere ottenuto alcuna autorizzazione; a seguito di un atto di diffida della regione siciliana, il gestore dell'impianto ha presentato, in data 3 novembre 2006, un'istanza per ottenere l'Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria a realizzare un progetto di conversione tecnologica degli impianti produttivi (revamping); 

nel corso del procedimento autorizzatorio, il soggetto gestore ha chiesto il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, esclusivamente per l'impianto esistente includendo il coke di petrolio tra i combustibili utilizzati, impegnandosi a ripresentare una richiesta di autorizzazione per la realizzazione del progetto di conversione tecnologica dell'impianto, dopo aver acquisito il necessario giudizio di compatibilità ambientale per la realizzazione delle opere previste nello stesso progetto; con decreto del responsabile del servizio n. 693 del 18 luglio 2008, è stata rilasciata alla società italcementi SpA l'autorizzazione integrata ambientale per l'impianto esistente cementera di Isola delle Femmine, sito nel comune di Isola delle Femmine, che consente l'impiego del coke di petrolio tra i combustibili autorizzati”. 

Inoltre aggiunge “l'articolo 6 del decreto n. 693 del 2008 stabilisce che ‘il provvedimento definitivo sarà subordinato alle risultanze della visita di collaudo’, in seno alla quale gli enti preposti al controllo potranno, se ritenuto necessario, modificare le condizioni e le prescrizioni autorizzative, stabilite dall'articolo 7 dello stesso decreto n. 693 del 2008; l'articolo 7 del decreto n. 683 del 2008 elenca, dettagliatamente, le condizioni e le prescrizioni che devono essere rispettate relativamente al recupero dei rifiuti come materie prime, ai limiti di emissione, alla conversione tecnologica dell'impianto, all'uso dei combustibili e ai consumi energetici, al trattamento dei rifiuti prodotti e infine alle attività di monitoraggio, stabilendo che l'efficacia dell'Autorizzazione Integrata Ambientale ‘viene subordinata al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute in sede di conferenza di servizi’, e che a far data dalla notifica del provvedimento «dovranno essere osservate le prescrizioni relative all'applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria» riportate dettagliatamente nello stesso decreto”. “Tra le prescrizioni relative all'impianto, fissate dal Decreto 683/2009, all'articolo 7, è stato inserito l'obbligo, per il gestore, di procedere – entro 24 mesi dal rilascio dell'autorizzazione – alla conversione tecnologica (il cosiddetto revamping) dell'impianto con il completo allineamento delle migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per la produzione del cemento, al fine di ottenere un sostanziale abbattimento dei principali inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo. A  distanza di più di 5 anni dal rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, la conversione tecnologica dell'impianto, prescritta dall'articolo 7 del decreto n. 683 del 2009, non è stata realizzata”. 

E precisa la Mannino: “non risulta che l'amministrazione competente al rilascio dell'AIA abbia effettuato alcun controllo in ordine all'effettivo adempimento, da parte del soggetto gestore, alle prescrizioni dettagliatamente elencate nel decreto n. 683 del 2009, nonostante – in data 18 gennaio 2011 – sia stata comunicata all'amministrazione regionale e all'autorità giudiziaria una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementeria
nel comune di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, continua, dunque, ad operare un impianto per la produzione del cemento, che non utilizza le tecnologie disponibili per conseguire un effettivo abbattimento delle emissioni inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo; la mancata ottemperanza alle prescrizioni fissate nel provvedimento di rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale  e in particolare – conclude Mannino - a quella concernente l'obbligo di adeguamento tecnologico dell'impianto esistente costituisce una grave minaccia per la salute pubblica stante la stessa collocazione dell'impianto rispetto ai centri abitati circostanti”.


http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20140113-sanita-sicilia-mannino-m5s-lorenzin-si-impegni-a-tutela-isola-delle-femmine

Camera, interrogazione a risposta scritta   di Claudia MANNINO (M5S)
il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della salute nei luoghi...
  • presentato il: 21/12/2013

C.4/03034


Atto Camera  

   

 Interrogazione a risposta scritta 4-03034 presentato da MANNINO Claudia testo di Sabato 21 dicembre 2013, seduta n. 143  


 MANNINO. — Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:   


il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 attribuisce al Ministero della Salute le funzioni spettanti allo Stato, in materia di tutela della salute umana, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di igiene e di sicurezza degli alimenti;   



 lo stesso decreto legislativo stabilisce che il Ministero della Salute svolge le funzioni di competenza statale concernenti la tutela della salute umana anche sotto il profilo ambientale, nonché il monitoraggio della qualità delle attività sanitarie regionali;   



 a seguito di sopralluoghi effettuati dalle competenti autorità il 6 dicembre 2005 risultava che la «cementeria di Isola delle Femmine», sita nel comune di Isola delle Femmine, utilizzasse come combustibile, per i propri impianti di produzione, il petcoke senza avere ottenuto alcuna autorizzazione;   



 a seguito di un atto di diffida della regione siciliana, il gestore dell'impianto ha presentato, in data 3 novembre 2006, un'istanza per ottenere l'Autorizzazione Integrata Ambientale necessaria a realizzare un progetto di conversione tecnologica degli impianti produttivi (revamping);   

 nel corso del procedimento autorizzatorio, il soggetto gestore ha chiesto il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, esclusivamente per l'impianto esistente includendo il coke di petrolio tra i combustibili utilizzati, impegnandosi a ripresentare una richiesta di autorizzazione per la realizzazione del progetto di conversione tecnologica dell'impianto, dopo aver acquisito il necessario giudizio di compatibilità ambientale per la realizzazione delle opere previste nello stesso progetto;   


 con decreto del responsabile del servizio n. 693 del 18 luglio 2008, è stata rilasciata alla società italcementi SpA l'autorizzazione integrata ambientale per l'impianto esistente «cementerà di Isola delle Femmine», sito nel comune di Isola delle Femmine, che consente l'impiego del coke di petrolio tra i combustibili autorizzati;   



 l'articolo 6 del decreto n. 693 del 2008 stabilisce che «il provvedimento definitivo sarà subordinato alle risultanze della visita di collaudo», in seno alla quale gli enti preposti al controllo potranno, se ritenuto necessario, modificare le condizioni e le prescrizioni autorizzative, stabilite dall'articolo 7 dello stesso decreto n. 693 del 2008;   



 l'articolo 7 del decreto n. 683 del 2008 elenca, dettagliatamente, le condizioni e le prescrizioni che devono essere rispettate relativamente al recupero dei rifiuti come materie prime, ai limiti di emissione, alla conversione tecnologica dell'impianto, all'uso dei combustibili e ai consumi energetici, al trattamento dei rifiuti prodotti e infine alle attività di monitoraggio, stabilendo che l'efficacia dell'Autorizzazione Integrata Ambientale «viene subordinata al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute in sede di conferenza di servizi», e che a far data dalla notifica del provvedimento «dovranno essere osservate le prescrizioni relative all'applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria» riportate dettagliatamente nello stesso decreto;   



 tra le prescrizioni relative all'impianto, fissate dal Decreto 683/2009, all'articolo 7, è stato inserito l'obbligo, per il gestore, di procedere – entro 24 mesi dal rilascio dell'autorizzazione – alla conversione tecnologica (il cosiddetto revamping) dell'impianto con il completo allineamento delle migliori tecniche disponibili (M.T.D.) per la produzione del cemento, al fine di ottenere un sostanziale abbattimento dei principali inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   



 a distanza di più di 5 anni dal rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, la conversione tecnologica dell'impianto, prescritta dall'articolo 7 del decreto n. 683 del 2009, non è stata realizzata;   


 non risulta che l'amministrazione competente al rilascio dell'AIA abbia effettuato alcun controllo in ordine all'effettivo adempimento, da parte del soggetto gestore, alle prescrizioni dettagliatamente elencate nel decreto n. 683 del 2009, nonostante – in data 18 gennaio 2011 – sia stata comunicata all'amministrazione regionale e all'autorità giudiziaria una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementeria;   

 nel comune di Isola delle Femmine, in provincia di Palermo, continua, dunque, ad operare un impianto per la produzione del cemento, che non utilizza le tecnologie disponibili per conseguire un effettivo abbattimento delle emissioni inquinanti: polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo;   

 la mancata ottemperanza alle prescrizioni fissate nel provvedimento di rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale – e in particolare a quella concernente l'obbligo di adeguamento tecnologico dell'impianto esistente – non costituisca una grave minaccia per la salute pubblica stante la stessa collocazione dell'impianto rispetto ai centri abitati circostanti –:   

 quali elementi disponga in merito alla situazione e ai fatti esposti;   
 se intenda assumere iniziative al fine di tutelare la salute delle comunità che abitano nel territorio interessato dalle emissioni inquinanti connesse al funzionamento della cementeria di Isola delle Femmine. (4-03034) 

ITALCEMENTI SOPRALLUOGHI ARPA 2009 NON E' STATA PRESENTATA ISTANZA A.I.A. VEDI 693 OBBLIGO REVAMPING PAG 4

LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INQUINA?
La Italcementi di Isola delle Femmine inquina? di isolapulita


Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO protocollata 25 ottobre 2013
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:
.
Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili  all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.

Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006

Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altri motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.



Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine


Per maggiori informazioni si trovano sui siti del Comitato Cittadino Isola Pulita:





PIETRO TOLOMEO DIRIGENTE GENERALE DECRETO 155 29 GENN 2009 CONTRATTO ING NATALE ZUCCARELLO NOMINA DIRIGENTE RESPONSABILE 2 VIA VAS A.IA ITALCEMENTI DECRETO 693 18 LUGLIO 2008



TOLOMEO PIETRO NOMINA SANSONE DIRIGENTE 2 SERVIZIO VIA VAS A PARTIRE DAL 17 DICEMBRE 2008 DOPO  CINQUE MESI DALLA FIRMA COME RESPONSABILE DEL 2° SERVIZIO VIA VAS   DECRETO CONCESSORIO  A.I.A. ALLA ITALCEMENTI DEL LUGLIO 2008 











  

http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/2010/08/catania-silenzio-di-tomba-sul.html

A.I.A. ITALCEMENTI 693 2008, ANZA', GULLO, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI, interlandi, RAFFINERIE, Sansone, Tolomei, zuccarello, RAFFINERIE, I PETROLIERI VOGLIONO LA DEROGA SULLE EMISSIONI


ANZA', Cementirossi, Corriere della Sera, ESCAPE, INFARTI, ISOLA DELLE FEMMINE, ITALCEMENTI, ossidi di azoto, PETCOKE, PM 25POLVERI SOTTILI, rifiuti, TOLOMEO, TUMORI, zuccarello,

L’ALLARME L’inquinamento uccide, anche a basse dosi Sono le polveri sottili i veri «killer» per la nostra salute. Lo indicano i risultati di un grande studio europeo

PIANO ARIA SICILIA CAPITOLO 7  LA PAG 229   SONO STATE INCOLLATE 18 RIGHE DELLA  CONVENZIONE ARTA SICILIA GENCHI CAMMARATA  DREAM PALERMO BARBATO STIPULATA IL 7 2006
Italia "tossica": top ten dei siti più inquinati



Ambiente: cementifici che diventano inceneritori

Dal Movimento 5 Stelle riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione riguardante il problema dei rifiuti e della loro utilizzazione come combustibili per cementifici e inceneritori.. Il documento è stato radatto  a seguito della riunione tenuta dal Movimento 5 Stelle sabato 21 settembre a Cavi di Lavagna
Il 24 settembre verrà discussa un’ importante mozione del gruppo 5 Stelle, Commissione Ambiente della Camera che chiede di fermare, con una moratoria, la combustione dei rifiuti nei cementifici (i cosiddetti combustibili solidi secondari o Css).


Noi crediamo che sia davvero giunto il momento di dare una svolta alla gestione dei rifiuti in Italia. La produzione dei rifiuti va diminuita, va aumentato il riuso ed il riciclo, deve aumentare la raccolta differenziata (con i conseguenti risvolti occupazionali), devono avere spazio le nuove tecnologie che consentono di recuperare il più possibile le materie prime presenti nei rifiuti; questi sono gli obiettivi della proposta di legge che depositeremo presto in Parlamento e che si propone di modificare il testo unico ambientale in questa direzione.


La produzione di cemento sta diminuendo in Italia (da 36 milioni di tonnellate nel 2009 a 26 nel 2012) perché semplicemente ne serve di meno; non serve il cemento prodotto per nuovi alloggi vuoti costruiti per speculare o per le grandi opere inutili come il Tav in Val Di Susa. Non serve produrre nuovo cemento, magari tossico, imbottito di ceneri della combustione dei rifiuti; non servono ulteriori diossine (cancerogene e interferenti endocrine) e altri inquinanti emessi dai cementifici, che non sarà neppure obbligatorio quantificare con periodicità adeguata;

Ricordiamo che i primi a subire danni saranno i più piccoli, il nostro futuro, e che sono segnalati danni in letteratura scientifica per i lavoratori esposti e per le popolazioni limitrofe.
Se la nostra mozione verrà bocciata rischiano di essere accesi altri 59 (!) inceneritori in Italia! I cementifici e gli impianti di produzione del CSS guadagneranno per la gestione dei rifiuti, per il risparmio nella produzione del cemento e per l’energia prodotta mentre proseguirà la spinta a mantenere bassa la quota di raccolta differenziata, altro che strategia rifiuti zero!
Siamo curiosi di vedere come voterà il PD degli inceneritoristi Renzi e Bersani e speriamo che almeno i 13 medici presenti alla Camera negli altri gruppi parlamentari agiscano secondo scienza e coscienza!
Alberto Zolezzi, Commissione Ambiente Camera Movimento 5 Stelle


Anche se non eletto in Liguria, Alberto Zolezzi è un medico di Sestri Levante che prende a cuore le questioni riguardanti l’ambiente. (G.V.)


ECONOMIA ITALIANA

Il cemento s’è dimezzato i big puntano sull’estero agli altri restano solo i tagli

ITALCEMENTI CHIUDERÀ 9 IMPIANTI ITALIANI, CIG PER CEMENTIR E HOLCIM. UN SETTORE DA 2,3 MILIARDI DI EURO,10 MILA ADDETTI, 28 AZIENDE E 80 CEMENTERIE. PRIVILEGIATE QUELLE VICINO ALLA COSTA PER L’IMPORT DI MATERIA PRIMA. LE PRESENZE SUI NUOVI MERCATI

Paolo Possamai


Trieste S e il crollo era già da tanti anni avvenuto in altri paesi maturi quali Spagna e Francia, come non attenderselo pure per l’Italia? I numeri ante crisi non erano forse esagerati per un paese che certo non poteva essere più definito in via di sviluppo? Se i valori della produzione di cemento nel Belpaese al 2007 si erano attestati alla soglia di 47 milioni di tonnellate, lo scorso anno il dato è precipitato a 26,2 milioni e le proiezioni del primo semestre 2013 promettono di bucare il livello 20 milioni. Cifre che non apparivano dalla fine degli anni ’60 dell’altro secolo. “Ce lo aspettavamo, certo era difficile calcolare la portata dello smottamento”, osserva Lorenzo Speziali, la cui famiglia controlla il gruppo Calme, tipico esponente di un settore egemonizzato da 4-5 big e poi frammentato in una miriade di produttori medi e piccoli, spesso al servizio di mercati regionali. Il costo della logistica e dei trasporti, difatti, è talmente significativo che il sacco di cemento non va di norma oltre i 100 chilometri dal luogo di produzione. Il che preclude pure la possibilità di compensare con le esportazioni, cresciute dell’8,8% nel 2012, che rappresentano appena il 6,6% della produzione. E il futuro cosa potrebbe riservare? “Non prevediamo un miglioramento del mercato nazionale per i prossimi 24 mesi”, risponde Francesco Caltagirone jr, presidente di Cementir. Il sisma ha proporzioni impressionanti, ma i suoi effetti di lungo periodo sono conclamati da poco tempo. Sono
materia degli ultimi mesi, infatti, i piani di ristrutturazione esposti dai maggiori operatori, con le connesse riduzioni delle fabbriche e del numero dei dipendenti. Il settore vale oggi circa 2,3 miliardi di fatturato aggregato, con 28 aziende proprietarie di 80 cementerie in cui sono occupati direttamente 10mila lavoratori (altrettanti ne vanno considerati nella filiera che va dalla cava al trasporto del cemento insaccato). Numeri destinati al ridimensionamento, salvo che il governo inneschi un piano per l’edilizia abitativa e metta soldi veri sulla lista delle infrastrutture. Se la questione clou si chiama sovracapacità produttiva, non sorprende che Giovanni Battista Ferrario, direttore generale di Italcementi - che copre un quarto del mercato italiano - abbia annunciato con il piano “Progetto 2015” che “sono previsti 110 milioni di efficienze, in gran parte in Italia, dove gli stabilimenti saranno ridotti da 17 a 8 unità”. Il programma prevede anche importanti investimenti in tecnologie, come è il caso del sito bresciano di Rezzato (al quale saranno dedicati 150 milioni), che viene dopo i revamping attuati per le cementerie di Calusco (Bergamo) e Matera. Il senso è semplice: meno siti produttivi, ma tecnologicamente all’avanguardia per efficienza e qualità del prodotto. In parallelo va il ricorso alla cassa integrazione per circa 700 dipendenti, ossia oltre un quarto del totale. Nel gennaio scorso pure Holcim, che fa capo a una multinazionale svizzera, ha messo sul tavolo il proprio piano di ristrutturazione per 180 dipendenti e Cementir dopo la procedura di mobilità per 70 persone attivata nel 2012 ne ha aperta un’altra nel giugno scorso per ulteriori 144 esuberi. E che fanno i piccoli e medi produttori? “Non possiamo che lavorare a regime ridotto, attuando una severa riduzione dei costi e del personale - commenta Speziali - Il settore va verso una drastica razionalizzazione, non so se con aggregazioni tra i piccoli e acquisizioni da parte dei grandi. Ma penso avverrà la chiusura degli impianti più obsoleti, mentre invece gli stabilimenti di macinazione più vicini alla costa, ai quali appoggiare l’importazione della materia prima, potranno manifestare flessibilità, efficienza e redditività”. Non per caso Speziali marca la questione dei siti produttivi vicini alla costa e dunque a porti di sbarco, dato che Calme afferma di avere avuto particolare beneficio dall’apertura nel 2009 della nuova cementeria di Melilli (Siracusa), a breve distanza dallo scalo industriale di Augusta. Allo stesso modo, Cementir ritiene tuttora strategici i siti di Genova e Civitavecchia. Se l’Italia rimane il secondo paese produttore e consumatore di cemento su scala europea dopo la Germania, è tuttavia troppo piccolo. Tant’è che da oltre un decennio i big hanno intrapreso una decisa strategia di internazionalizzazione, tale per cui la quota realizzata in madrepatria è ormai ridotta a una parte assolutamente minoritaria del giro d’affari complessivo. Delle strategie parlano i numeri dei tre gruppi quotati. Italcementi è in quinta posizione nel ranking mondiale. Buzzi è secondo in Italia e Germania, quinto negli Usa, quarto in Messico. Cementir dispone di stabilimenti situati in 16 paesi. Ma anche tra i non quotati e interamente a controllo familiare, come la Colacem degli umbri Colaiacovo, il tema della presenza nei mercati trainanti è fondamentale e dunque ecco gli impianti in Tunisia, Repubblica Dominicana, Canada, Albania, Spagna, Giamaica. Un caso di scuola consiste in Cementir, che dal 2001 ha investito oltre un miliardo di euro in acquisizioni all’estero, tali da consentire una crescita del 400% del giro d’affari, soprattutto tramite le controllate Aalborg (Danimarca) e Cimentas (Turchia). L’azienda danese ha portato in dote, tra l’altro, la leadership mondiale nella produzione di cemento bianco, con impianti in Australia, Stati Uniti e Cina. I differenti assetti produttivi, organizzativi, di mercato hanno riverberi sul conto economico dei tre big quotati: i valori consolidati del primo semestre 2013 assegnano a Cementir ricavi per 472,4 milioni, 62 milioni di Ebitda, 17,7 milioni di Ebit e un risultato netto di 7,4 milioni. I medesimi parametri valgono per Buzzi Unicem rispettivamente 1,273 miliardi, poi 150,7 milioni, 37,7 milioni e una perdita di 26,6 milioni. Quanto a Italcementi i dati consistono invece in 2,156 miliardi, 298,6 milioni, 77,4 milioni di Ebit e infine una perdita di 43,3 milioni. E il futuro prossimo? “Già oggi l’88% del nostro fatturato ha matrice internazionale e crescerà ulteriormente, perché abbiamo sia i mezzi che le competenze per crescere”, sostiene Francesco Caltagirone jr. Che è come dire di voler procedere con acquisizioni su scala globale, perché il cemento serve a costruire e l’Italia è su opposti fronti impegnata. Il mercato del cemento è legato a due settori a loro volta in crisi: edilizia e infrastrutture
http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/09/23/news/il_cemento_s_dimezzato_i_big_puntano_sullestero_agli_altri_restano_solo_i_tagli-67071270/






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