Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





martedì 19 marzo 2013

Partinico. Blitz dei carabinieri nella sede dell’Ato Rifiuti

Partinico. Blitz dei carabinieri nella sede dell’Ato Rifiuti

16 MARZO 2013 - 14:27 
Blitz da parte dei carabinieri di Partinico e del Nucleo Operativo Ecologico all’interno degli uffici della Servizi Comunali Integrati, nella sede di Corso dei Mille. I militari ieri mattina, hanno acquisito una serie di documenti su richiesta della Procura della Repubblica. Non si hanno notizie certe sul motivo che hanno portato gli investigatori ad accedere agli atti dell’Ato Palermo 1. Nei mesi scorsi però, sono state presentate due esposti alla Procura, sulla gestione dei rifiuti nei dodici comuni compresi tra Isola delle Femmine e Balestrate. L’ex assessore comunale di Partinico Bartolo Parrino, l’estate scorsa, aveva denunciato attraverso una dettagliata relazione, le “spese pazze dell’Ato” contestando duramente l’attività del commissario Antonio Geraci che secondo Parrino, in qualità di liquidatore, non ha risanato il bilancio della società ma ha fatto crescere i costi di gestione e del servizio.

Un secondo esposto-denuncia era stato presentato ai carabinieri, a febbraio dal “Comitato Cittadino contro l’emergenza rifiuti” di Partinico con l’obiettivo di  indagare sulle ipotesi di reato di disastro ambientale e rifiuto di atti d’ufficio in merito alla mancata raccolta differenziata. Il documento era corredato da circa 300 firme di cittadini e da alcuni allegati che illustravano lo scempio ambientale perpetrato nei mesi scorsi e culminato nella dichiarazione di emergenza da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale. La denuncia, sottoscritta fra gli altri anche dall’Osservatorio Sviluppo e Legalità e dal patto per la Salute e l’ambiente, era stata stato presentata dal Presidente di Legambiente Gioacchino Scasso a nome di tutti i componenti del comitato.

L’ispezione avvenuta ieri mattina potrebbe dunque essere legata a queste due denunce. Il liquidatore Antonio Geraci contattato telefonicamente si dice sereno. “Non abbiamo nulla da temere. Siamo a disposizione dell’autorità giudiziaria per eventuali chiarimenti”



L'EX ASSESSORE PARRINO RACCONTA LE GRAVI ED INQUIETANTI ANOMALIE NELLA GESTIONE DELL'ATO RIFIUTI DI PARTINICO

da palermoreport.it
BARTOLO PARRINO DENUNCIA I FATTI E MISFATTI DELL'ATO PA 1  2

BARTOLO PARRINO DENUNCIA I FATTI E MISFATTI DELL'ATO PA 1  3






 

Rifiuti, in 300 a Terrasini dicono no all’aumento retroattivo della Tarsu




L'EX ASSESSORE PARRINO RACCONTA LE GRAVI ED INQUIETANTI ANOMALIE NELLA GESTIONE DELL'ATO RIFIUTI DI PARTINICO





 

Gravi le dichiarazioni dell’ex Assessore Parrino sulla Società Servizi Comunali Integrati ATO PA 1













I rifiuti una risorsa


http://www.youtube.com/my_videos?o=U



CARABINIERI ALL'ATO RIFIUTI PA 1


ATO PA 1, CEMENTIIFICI, corruzione, diossina, geraci, ISOLA DELLE FEMMINE, ISOLE ECOLOGICHE, PARRINO, PARTINICO, Raccolta differenziata, Riciclo, RIPULIAMO ISOLA, S.R.R., TARSU, TRICOLI.EVASIONE TRIBUTARIA, 


lunedì 18 marzo 2013

Rifiuti, in 300 a Terrasini dicono no all’aumento retroattivo della Tarsu


Manifestazione a Terrasini contro l'aumento retroattivo della Tarsu

Rifiuti, in 300 a Terrasini dicono no all’aumento retroattivo della Tarsu

Più di trecento persone si sono radunate davanti al municipio di Terrasini, nel Palermitano, per protestare contro l’aumento retroattivo della Tarsu del 50%. Nei giorni scorsi sono infatti stati inviati dal Comune gli avvisi che invitavano i cittadini al pagamento della tassa sui rifiuti solidi urbani relativa al 2012.
“Siamo qui per chiedere al sindaco di tornare sui suoi passi e ritirare l’aumento della Tarsu”, ha spiegato dal palchetto montato in piazza Falcone e Borsellino Sabrina Vitale, presidente del “Comitato Cinisi e Terrasini per l’Ambiente”, l’associazione di cittadini che ha organizzato l’iniziativa.
Nello statuto del contribuente si vietano le tasse retroattive – ha aggiunto Sabrina Vitale. – Per il momento sono arrivati soltanto gli avvisi, quando arriveranno le notifiche di pagamento, saremo pronti ad avviare un ricorso collettivo. Invitiamo il sindaco a battersi per introdurre la differenziata a tutti i costi, anche perché nei comuni in cui è stata avviata la tassa dei rifiuti è diminuita notevolmente”.
Il provvedimento che prevede il raddoppio della Tasru è stato inserito nel bilancio comunale 2012, approvato con il voto contrario di 5 consiglieri comunali su 20. In prima battuta il Consiglio comunale lo aveva respinto.  
Uno dei cinque consiglieri comunale ad aver votano no all’aumento della Tarsu è Nunzio Maniaci del Pd: “L’amministrazione revochi subito l’aumento del 50% della Tarsu. Abbiamo votato no al raddoppio della Tarsu, così come ci eravamo opposti all’Imu, perché lo riteniamo ingiusto a fronte di un servizio di raccolta inesistente”.
Il sindaco di Terrasini, Massimo Cucinella, che ha poi preso la parola, ha spiegato che “l’aumento della Tarsu è stato disposto, sebbene a malincuore, per evitare il dissesto finanziario e l’interruzione del servizio di raccolta. Uno stop che avverrà se i cittadini non pagheranno”.
“Siamo tutti d’accordo che il servizio di raccolta non funziona – ha aggiunto il primo cittadino. –  Da quando, un anno e mezzo fa, mi sono insediato Terrasini e i dodici Comuni dell’Ato rifiuti Palermo 1 hanno dovuto affrontare quattro emergenze rifiuti. Gli Ambiti territoriali ottimali non hanno funzionato e per questa ragione più di un anno fa abbiamo presentato alla Regione Siciliana, insieme all’amministrazione comunale di Cinisi, un progetto di gestione consortile dei rifiuti ma l’ex governatore Lombardo ce l’ha bocciato. Il nuovo presidente Crocetta inizialmente ci aveva fatto credere che avremmo potuto attuarlo poi ci ha detto che dovremo aspettare la costituzione delle Srr (le società di regolamentazione del servizio di raccolta che dovrebbero sostituire gli Ato a settembre, ndr)”.
A dar man forte ai manifestanti sono intervenuti anche Massimo Fundarò, esponente di Sel ed ex assessore ai rifiuti di Alcamo che ha illustrato la positiva esperienza dell’Ato Trapani 1 Terra dei fenici, una delle poche società d’ambito che hanno funzionato e  Pino Polizzi, responsabile di zona di Federconsumatori. “Le amministrazioni comunali del Palermitano – ha detto Polizzi – sono tutte inadempienti perché, così come l’Ato, hanno calpestato il contratto di servizio e hanno permesso che la società d’ambito fosse guidata da politici e amici di politici senza alcuna competenza in materia. Riteniamo che l’aumento retroattivo di una tassa sia illegale. Daremo sostegno giuridico ai cittadini che vorranno presentare ricorso”.












































CASCIO, Ciampolillo, Cuffaro, FERRARA, GENCHI, Interlandi, Lombardo, Milone, PIANO ARIA REGIONE SICILIA, SANSONE,ZUCCARELLO, SORBELLO, SPARMA, TOLOMEO,TARSU,BELLOLAMPO,RIPULIAMO ISOLA,TERRASINI,TERMOVALORIZZATORI,RACCOLTA DIFFERENZIATA,RICICLO,RIUSO,RECUPERO,ISOLE ECOLOGICHE,EVASIONE TRIBUTARIA,TRICOLI,ATO PA 1,GERACI,DIOSSINA,BRUCIATORI,CONTAMINAZIONE 
TARSU,BELLOLAMPO,RIPULIAMO ISOLA,TERRASINI, RACCOLTA DIFFERENZIATA,RICICLO,RIUSO,RECUPERO,ISOLE ECOLOGICHE,EVASIONE TRIBUTARIA,TRICOLI,ATO PA 1,GERACI,DIOSSINA,BRUCIATORI,CONTAMINAZIONE,

lunedì 11 marzo 2013

Cementifici, rivolta sull'utilizzo dei rifiuti come combustibili


Cementifici, rivolta sull'utilizzo dei rifiuti come combustibili

D'accordo l'associazione di categoria, contrari medici e lobby degli inceneritori. Ambientalisti: sì, ma con più limiti

Un cementificioUn cementificio

Da una parte gli industriali del cemento, dall’altra i medici ambientalisti, in disaccordo con altri ambientalisti. A scatenare una divisione tra chi ha a cuore ambiente e salute è il provvedimento «Utilizzo di combustibili solidi secondari (Css) in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale», voluto dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini. Il progetto di sostituire (in parte) i combustibili fossili utilizzati nei cementifici con il Css, ricavato dalla frazione secca dei rifiuti, sta scatenando parecchie polemiche.

POLEMICHE - Per i cementieri dell’Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento) si tratta di recupero energetico, per l’Associazione medici per l’ambiente «la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare di diossine e metalli pesanti». Per Legambiente «bruciare Css nei cementifici non peggiora le emissioni inquinanti, ma impone limiti di legge più restrittivi e quindi l’utilizzo di migliori tecnologie di abbattimento». Clini ha dichiarato: «Il provvedimento attua una direttiva europea, è coerente con le disposizioni europee ed è stato esaminato dalla Commissione europea».
L'EUROPA - Il ministro dell’Ambiente ha accolto le istanze dei cementieri, che da anni cercano di ottenere il via libera sulla «sostituzione» di combustibili tradizionali con combustibili «alternativi». «In Italia è possibile raggiungere solo l'8% di sostituzione calorica dei combustibili fossili con quelli alternativi come i Css», commenta Daniele Gizzi, environmental manager di Aitec. «In Olanda, Germania, Francia e Austria, invece, i Css costituiscono rispettivamente il 98%, il 61%, il 45% e il 30% del combustibile utilizzato nei forni da cemento. In Germania, Olanda e Austria bruciano i rifiuti di Napoli trasformati in Css. Da noi la domanda di Css è bloccata per la complessità degli iter burocratici e a causa del mancato consenso sociale: quando si parla di bruciare, scatta immediata la rivolta. Si tratta di 6 milioni di tonnellate di rifiuti che potrebbero essere assorbite dall’industria: oggi, invece, siamo fermi a 600 mila tonnellate».
RIFIUTI - A non essere felice di questa iniziativa potrebbe essere la lobby degli inceneritori, che forse sta per veder andare letteralmente in fumo alcune commesse per la costruzione di nuovi impianti. Oltretutto la crisi ha ridotto la raccolta differenziata: si consuma meno e si producono meno rifiuti. «Stiamo cercando di far comprendere alla lobby degli inceneritori che non saremo mai concorrenti. La produzione di combustibili solidi secondari è sinergica alla raccolta differenziata, in quanto le caratteristiche stesse del Css necessitano a monte di una selezione dei rifiuti tramite differenziata. Nei cementifici non arriveranno mai rifiuti tali e quali», spiega Gizzi. «Non possiamo correre il rischio di inquinare un prodotto che è la nostra ragione di vita, e sono proprio le multiutility che dispongono di impianti di trattamento attrezzati a poter produrre il Css con le caratteristiche indicate dal decreto».
MEDICI CONTRO - I Medici per l’ambiente, invece, dicono no ai rifiuti, anche se trattati, usati come combustibile nei cementifici. «Studi scientifici internazionali hanno dimostrato che la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione delle emissioni, in particolare di diossine, composti organici clorurati e metalli pesanti, e la produzione di diossine è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati». DaMedicina Democratica (Md), movimento di lotta per la salute, fanno notare che il risparmio energetico ottenuto bruciando rifiuti è minore di quello dichiarato: «I cementifici vogliono i rifiuti non perché “risparmiano” combustibili fossili, ma per i guadagni connessi allo smaltimento. Viene detto che i cementifici distruggono i rifiuti con la stessa efficacia di altri impianti di smaltimento», aggiunge Md. «Secondo l’Ente di protezione ambientale Usa (Epa), i cementifici americani sono la seconda fonte di diossine e furani dopo gli inceneritori per rifiuti urbani, grazie alla scelta di utilizzarli per bruciare rifiuti industriali (in particolare solventi e simili). L’Epa ha inoltre stimato emissioni di diossine pari a 0,29 nanogrammi per kg di clinker prodotto nei cementifici che non utilizzano rifiuti come combustibili e di 24,34 nanogrammi/kg nei cementifici che usano rifiuti come combustibile».
CEMENTIERI - Di tutt’altro avviso gli industriali del cemento. «La formazione delle diossine dipende dalla presenza di cloro e dalle temperature di combustione. Ma la presenza di cloro nei forni è minima, sia per questioni di processo sia per rispetto della qualità del prodotto finale», ribatte Gizzi. «Dunque non solo nessun danno per la salute, ma la produzione e l’utilizzo dei Css contribuisce a minimizzare il ricorso alle discariche e ridurrebbe la tassa sullo smaltimento dei rifiuti di circa il 14%. Secondo uno studio di Nomisma, il risparmio per le amministrazioni locali sarebbe di circa 210 euro per ogni tonnellata di rifiuti».
LEGAMBIENTE - «Bruciare Css nei cementifici li rende più controllati», conclude Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente. «Li obbliga a monitorare alcuni inquinanti – come le diossine – che la legge non impone di controllare quando bruciano altre schifezze come il petcoke (carbone derivato dalla distillazione del petrolio, ndr) o il polverino di carbone, ben peggiori del Css». Secondo l'ambientalista, quindi, «a parità di risultati, bruciare Css in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2, fermo restando che i cementifici emissioni ne producono a prescindere, inquinano di per sé e dal punto di vista della salute sono comunque un problema».
 (modifica il 11 marzo 2013)

venerdì 8 marzo 2013

PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE


E LE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE INSORGONO ANCORA 
PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI 
E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE 
aria, etna
di Miriam Di Peri -
Copio, ergo sum. Parafrasando la celebre massima cartesiana, si potrebbe dire che in Sicilia alcuni funzionari regionali credano che basti copiare per potere esistere. Il caso in questione ha una storia lunga, portata alla luce dalle associazioni ambientaliste, che recentemente sono tornate ad insorgere contro l’amministrazione regionale per il mancato ritiro del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria.
Un piano, quest’ultimo, che da anni è protagonista di una bufera mediatica, a causa di una serie di assonanze più che sospette con altri piani regionali per la tutela della qualità dell’aria, ad esempio quello della Regione Veneto. E’ così che nel piano siciliano si fa riferimento, per citare alcuni dei tanti casi, al “sistema aerologico padano” della Regione Siciliana, alle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, o all’esistenza delle Comunità montane. Insomma, tutte peculiarità tipiche del territorio siciliano, no?
Il piano, stilato nel 2007, nonostante le continue segnalazioni da parte di associazioni come il Wwf o Legambiente alle diverse amministrazioni regionali che nel frattempo si sono succedute, non è mai stato sostituito e campeggia ancora oggi sul sito dell’Arta, seppure questo dalla fine di gennaio 2013 non sia più aggiornato.
Insomma, le numerose denunce non hanno portato a niente e il Piano non solo è ancora online sul sito istituzionale, ma soprattutto – fatto ben più grave – un piano interamente copiato da altre fonti continua a non essere stato ritirato ufficialmente dall’amministrazione. C’è di più: la reazione alla pubblica denuncia delle associazioni da parte del dirigente responsabile, Salvatore Anzà, è stata corredata da una serie di epiteti come “banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe, ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni” messi nero su bianco su carta intestata del Dipartimento Ambiente. Epiteti che sono costati al dirigente una condanna in sede penale perché “la vicenda presenta profili di indubbia gravità, ravvisabili nell’utilizzo da parte di un pubblico funzionario di ben tre atti amministrativi del suo ufficio, per formulare offese personali connotate da una fortissima violenza verbale, violenza di cui l’imputato non è sembrato neppure rendersi conto nel corso del suo esame dibattimentale”.
Ma si sa, morto – o dimesso – un papa, se ne fa un altro. Così, aspettata la fase di insediamento della nuova giunta regionale, alla fine dello scorso anno un cartello di associazioni composto da Legambiente Sicilia, Cgil Sicilia, AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita ha segnalato la vicenda alla nuova amministrazione, esortando l’assessore all’Ambiente Maria Lo Bello a porre fine a questa vicenda.
“A fronte di questa situazione a dir poco paradossale – si legge nella lettera firmata da Mimmo Fontana per Legambiente e Antonio Riolo per la Cgil Sicilia – che appare confliggere in modo insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dell’Amministrazione, con le dichiarazioni programmatiche in materia di trasparenza e legalità del nuovo Governo della Regione, le scriventi Organizzazioni tornano a chiedere l’immediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunità tra i più oscuri dell’attività amministrativa della nostra Regione”.
Ma ancora nessuna risposta è giunta alla lettera, a distanza di quasi tre mesi. Così qualche settimana fa le associazioni AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e comitato cittadino Isola Pulita hanno inviato una diffida a provvedere con istanza in autotutela alla revoca e al ritiro dal sito web del piano.
E chissà che la nuova amministrazione regionale non decida finalmente di aprire un nuovo capitolo, è il caso di dirlo, che guardi davvero alla salute dell’aria che respirano i siciliani e non alle facili scorciatoie per chi deve redigere un documento di coordinamento regionale.
O forse basterebbe augurarsi che se mai si redigerà un nuovo Piano avvalendosi del “copia e incolla”, non si scopiazzi da un documento, come quello del Veneto, che già nel 2007 era stato bocciato dalla Comunità Europea. 














CROCETTA “Per sbloccare le pratiche all’assessorato regionale al Territorio e ambiente bisognava pagare"



ANZA, Ciampolillo, FRA SCOPIAZZAMENTI E ODISSEEE PER LA CANCELLAZIONE, GENCHI, PIANO ARIA PULITA, TOLOMEO,ZUCCARELLO,SANSONE,CROCETTA,TRIZZINO