Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





lunedì 7 gennaio 2013

Impugnato il primo comma Niente proroga per i Co.co.co


Impugnato il primo comma Niente proroga per i Co.co.co

Lunedì 07 Gennaio 2013 - 13:38 



La decisione del commissario dello Stato, Carmelo Aronica (nella foto). Il disegno di legge è stato approvato dall'Assemblea regionale siciliana lo scorso 29 dicembre.


Carmelo Aronica
 PALERMO - Il commissario dello Stato, Carmelo Aronica, ha impugnato il primo comma dell'articolo1 della legge sulla proroga dei contratti dei lavoratori precari della Regione Siciliana. Il ddl è stato approvato dall'Ars lo scorso 29 dicembre. La norma, secondo Aronica, estende illegittimamente la proroga anche ai lavoratori co.co.co.

Si tratta, per l'esattezza di 46 lavoratori del dipartimento regionale Ambiente ai quali non possono essere riconosciute le stesse garanzie dei lavoratori assunti a tempo determinato.

La norma censurata dal Commissario e approvata dal Parlamento recita, in sintesi: “E’ autorizzata sino al 30 aprile 2013 la proroga dei contratti di lavoro in essere alla data del 30 novembre 2012, eccezion fatta per quelli relativi al personale già alle dipendenze dei dipartimenti regionali soppressi, ai sensi dell’art.5, comma 1, della legge regionale 9 maggio 2012, n. 26, previo accordo decentrato con le organizzazioni sindacali rappresentative del settore interessato e previa verifica della imprescindibile esigenza del fabbisogno di risorse umane da parte dei dirigenti generali, con riserva di utilizzazione delle stesse risorse umane anche da parte dei soggetti attuatori delle ordinanze nei settori della protezione civile, dei rifiuti e dell’ambiente, con priorità rispetto all’utilizzazione di personale non dipendente dalla Regione”.


Ed è proprio quell'articolo 5 della legge regionale del 9 maggio 2012 a provocare l'intervento del commissario. Quella legge, infatti, regolamenta l'impiego di 46 lavoratori co.co.co. al dipartimento Ambiente. A loro, non può essere estesa la proroga. “La disposizione in questione , infatti, - scrive il Commissario Carmelo Aronica - nell’autorizzare la proroga dei contratti di lavoro in essere alla data del 30 novembre 2012 non limita la stessa ai contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, ma la estende, con il riferimento all’art.5, comma 1 della legge regionale 9 maggio 2012, n.26, ai rapporti di lavoro autonomo e parasubordinato”. Una norma, quella del maggio del 2012 che “individua quali destinatari della disposta proroga del rapporto di lavoro sino al 31 dicembre 2011 il personale titolare di contratti autorizzati ai sensi dell’art.1, comma 7, lett. a), c), d) ed e) della L.R. 13 del 2009”. Per farla breve, i contratti in questione riguardano 90 precari, 44 dei quali assunti a tempo determinato (e per i quali è possibile prevedere la proroga) e 46 titolari di contratti co.co.co.


E non è solo una questione di “contenuti”. Secondo il Commissario Aronica, infatti, l'Ars e il governo hanno compiuto un altro “errore”. Quello, cioè, di aver giocato sulla “parte di campo” sbagliata. Ovvero, esecutivo e parlamento sono intervenuti su materie estranee alle proprie competenze: “E' precluso al legislatore regionale – scrive infatti Aronica - adottare norme che possano incidere sulla regolamentazione dei rapporti di lavoro, anche precario, presso le pubbliche amministrazioni, sia in termini di retribuzione che di durata, con connessa disciplina di reciproci diritti ed obblighi delle parti. Il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici regionali, infatti, al pari di quello della generalità dei lavoratori pubblici, è sottoposto a regime privatistico che rientra ineludibilmente nella competenza esclusiva del legislatore statale”.


Tra l'altro, l'idea del governo, avrebbe avuto, secondo il Commissario, anche l'effetto di creare aspettative di stabilizzazione di quei precari. “La possibilità di proroga per i cennati contratti di lavoro non subordinata al completamento del progetto per ritardi non imputabili al collaboratore, assimila gli stessi a quelli di lavoro subordinati, contribuendo, peraltro, ad alimentare aspettative di stabilizzazioni e consolidamento del rapporto di lavoro nei soggetti interessati”. Senza contare, che la proroga per i co.co.co regionali avrebbe creato anche una diseguaglianza di trattamento tra questi, e i precari di enti nazionali. Così, il Commissario ha sancito la violazione degli articoli 3, 97 e 117 della Costituzione. E ha cassato, così, il primo comma, del primo articolo, della prima legge sul personale dell'era Crocetta.
Ultima modifica: 07 Gennaio ore 19:21


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