Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





sabato 22 dicembre 2012

L'allarme Tares per negozi e locali La tassa sui rifiuti aumenta del 293%


L'allarme Tares per negozi e locali
La tassa sui rifiuti aumenta del 293%

La denuncia di Confcommercio che dice: "L'aggravio avrà punte del 600%. Molte imprese in situazione di grave vulnerabilità". Per le famiglie aumento medio di 80 euro l'anno

di FILIPPO SANTELLI
 
ROMA - Ai cittadini costerà più della famigerata Imu. Ma per molti negozi e piccole aziende la stangata sarà anche peggiore, "tanto pesante da porli in una situazione di grave vulnerabilità". Cioè a forte rischio chiusura. La denuncia viene da Confcommercio e riguarda la Tares, la nuova imposta sui rifiuti che dal primo gennaio sostituirà Tarsu e Tia. E che secondo le simulazioni dell'associazione potrebbe portare un aggravio medio per le imprese del 293%, con punte di oltre il 600% per alcune tipologie di attività come ortofrutta, bancarelle alimentari e discoteche. "Tutto a causa di coefficenti che non rispecchiano la reale produzione di rifiuti", sostiene Confcommercio. Che chiede al governo di rinviare l'entrata in vigore dell'imposta al 2014, in modo da elaborarne altri più fedeli. Ma finora l'unica concessione dell'esecutivo riguarda i tempi di pagamento: la legge di Stabilità ha fatto slittare i termini per versare la prima rata da gennaio ad aprile.    

Due imposte in una. Per alcuni esercenti il rincaro è già a bilancio da un pezzo. Sono quelli situati nei 1.340 Comuni (il 17% del totale, soprattutto al Nord) passati negli ultimi anni dalla Tarsu alla Tia, con conseguente ritocco verso l'alto delle tariffe. La Tares, almeno per il 2013, applicherà gli stessi coefficenti, basati su quantità e qualità dei rifiuti prodotti, estendendoli a tutti i municipi del Paese. Ma dovrà rispettare due   parametri ulteriori: coprire del tutto le spese di raccolta sostenute dai comuni e finanziare anche i servizi "indivisibili", come illuminazione e manutenzione delle strade. Di base 30 centesimi al metro quadro, aumentabili a 40 a discrezione dei sindaci. Nel complesso una "maggiorazione enorme", come mostrano le simulazioni di Confesercenti. Per un negozio di abbagliamento o un ferramenta di 200 metri quadrati in Provincia di Milano, il passaggio da Tarsu a Tares si traduce in un raddoppio dell'imposta: da 690 a 1.067 euro. Per una macelleria di 300 metri quadri la spesa triplica: da 1.204 a 3.567 euro. Ma ai ristoranti va ancora peggio: da 802 a 4.735 euro per uno spazio di 200 metri quadrati. Per finire con discoteche e night club, i più tartassati: da 558 a 4.435 euro. 

Paga tutta Italia. Fin qui Milano. Ma il quadro è anche peggiore nel resto del Paese. Tra le sei Regioni monitorate da Confesercenti infatti Lombardia e Toscana sono quelle in cui l'aggravio medio è più basso, "solo" del 290%. In Piemonte, sfonda quota 300%, così come in Puglia e Sicilia. E l'impatto maggiore sarà proprio su negozi e imprese del Sud, visto che in Meridione la grande maggioranza dei Comuni applica ancora la vecchia Tarsu, più economica della Tia. Disparità geografiche e di settore che dimostrano, secondo Confesercenti, come gli attuali coefficenti per il calcolo dell'imposta vadano ridefiniti per non falsare la concorrenza. Aggregando i dati nazionali si notano alcuni comparti meno penalizzati, come negozi di abbigliamento (+50%), campeggi e distributori (+100%), edicole e tabaccai (+100%). E altri colpiti in modo pesante, come i ristoranti (+480%), pescherie e fiorerie (+650%), i banchi di generi alimentari nei mercati (+650%) e le discoteche (+680%).  

Peggio dell'Imu. Non va meglio alle famiglie. In termini assoluti pagheranno meno degli esercizi commerciali, ma sul bilancio domestico la Tares peserà addirittura più della tanto vituperata Imu, l'imposta sulla casa. Lo rivela uno studio della Uil: una famiglia "media", per un'abitazione "di medie dimensioni", finirà per sborsare 305 euro, contro i 225 della vecchia Tarsu. Nel dettaglio: 53 euro in più per la gestione dei rifiuti e 27 per gli altri servizi municipali. In totale 80 euro, con un aggravio medio del 37,5%. "Se con l'Imu la stangata è stata certa, la Tares del 2013 non sarà da meno", commenta Guglielmo Loy, segretario confederale Uil. Per i Comuni invece l'imposta si tradurrà in un gettito extra di 1,9 miliardi, da sommare ai 7,6 incassati per la gestione dei rifiuti nel corso del 2012. 


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