Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





venerdì 14 ottobre 2011

TARSU illegittima

 
D.L. 446 Art. 54 Approvazione delle tariffe e dei prezzi pubblici: 1. Le provincie e i comuni approvano le tariffe e i prezzi pubblici contestualmente all'approvazione del bilancio di previsione



Legge 388 Art 53 Comma 16. Il termine per deliberare le tariffe, le aliquote di imposta per i tributi locali e per i servizi locali, compresa l'aliquota di compartecipazione dell'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche, prevista dall'articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 28 settembre 1998, n. 360, e per l'approvazione dei regolamenti relativi ai tributi locali, e' stabilito entro la data di approvazione del bilancio di previsione. I regolamenti, anche se adottati successivamente, hanno comunque effetto dal 1° gennaio dell'anno di riferimento del bilancio di previsione.



STATUTO DEL CONTRIBUENTE: Legge 212/2000 Art. 3.  (Efficacia temporale delle norme tributarie)
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo. Relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono.
2. In ogni caso, le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell'adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti.
3. I termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta non possono essere prorogati.


Corte di Cassazione Sentenza del 02/04/2003 n. 5015
Intitolazione:
NORME TRIBUTARIE - RETROATTIVITA' - Esclusione - Sua codificazione
disposta dall'art. 3 del cosiddetto Statuto del contribuente (legge n
212 del 2000) - Portata .
Massima:
In tema di efficacia nel tempo delle norme tributarie, in base all'art. 3
della legge 27 luglio 2000, n. 212 (cosiddetto Statuto del contribuente), il quale ha codificato nella materia fiscale il principio generale di
irretroattivita' delle leggi, stabilito dall'art. 12 delle disposizioni
sulla legge in generale, va esclusa l'applicazione retroattiva delle
medesime salvo che questa sia espressamente prevista.
Corte di Cassazione

Sentenza del 13/06/2002 n. 8415 - parte 2
Intitolazione:
DISPOSIZIONI TRIBUTARIE GENERALI - FONTI DEL DIRITTO - EFFICACIA E
LIMITI DELLA LEGGE NEL TEMPO - IN GENERE - Irretroattivita' -
Applicazione in materia tributaria - Portata.
Massima:
Il principio di irretroattivita' delle leggi, sancito in via generale
dall'art. 11 delle preleggi, e' stato specificamente codificato in materia tributaria dall'art. 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente), limitatamente ai profili sostanziali del rapporto tributario ed agli obblighi, anche formali, dalla cui violazione possano conseguire effetti negativi per il contribuente.



"Apprendiamo che l'Amministrazione comunale di Ladispoli, nonostante abbia approvato il bilancio di previsione lo scorso 11 luglio, ha disposto l'incremento della Tassa per i rifiuti solidi urbani con decorrenza dal 1° gennaio 2011, cioè con effetto retroattivo. Inoltre, per consentire l'applicazione delle nuove tariffe, ha sospeso l'invio dei bollettini per l'anno corrente fino alla data di approvazione dell'incremento tariffario, causando così, non solo il pagamento ravvicinato delle rate (che tradisce lo scopo della dilazione del pagamento), ma soprattutto l'applicazione delle nuove tariffe con effetto retroattivo, in sostituzione di quelle che ciascun contribuente avrebbe pagato se i bollettini fossero stati trasmessi con regolarità".
"Al riguardo si precisa che la disposizione che ha modificato l'articolo 53, comma 16 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, fa coincidere il termine per l'adozione delle aliquote e delle tariffe dei tributi e dei servizi pubblici locali con quello per l'approvazione del bilancio di previsione. E di norma, il bilancio di previsione deve essere approvato entro il 31 dicembre dell'anno precedente, proprio allo scopo di dare piena e immediata efficacia alle previsioni in esso contenute.
Il Comune, invece, si è avvalso della facoltà di approvare il bilancio in una data successiva, pretendendo, però che le disposizioni riguardanti l'incremento della TARSU avessero effetto comunque dal 1° gennaio del 2011. In proposito si rileva che l'articolo 54, comma 1 bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, che disciplina i tributi locali, consente agli enti locali di aumentare, in presenza di rilevanti incrementi nei costi relativi ai servizi, le tariffe e i prezzi pubblici, ma prosegue affermando che "l'incremento delle tariffe non ha effetto retroattivo".
A ciò si aggiunga che — secondo lo statuto dei diritti del contribuente (articolo 3 della legge 27 dicembre 2000, n. 212) — le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo, salvo che la legge lo consenta espressamente (Cassazione, 2 aprile 2003, n. 5015). Per queste ragioni l'Associazione Il geco chiede la sospensione dei pagamenti precedenti alla data di approvazione del bilancio e la trasmissione dei bollettini con l'indicazione delle tariffe effettivamente in vigore, nonché la restituzione ai contribuenti delle somme indebitamente riscosse".
Santo Fabiano
Presidente Associazione "Il Geco"







30-10-2005

IL SUPPLEMENTO TARSU NON È MAI RETROATTIVO


L'Esperto RispondeYES116990IPSP40000301200583425730-10-20050

IL SUPPLEMENTO TARSU NON È MAI RETROATTIVO

La disposizione citata dal lettore (che ha modificato l’articolo 53, comma 16 della legge 23 dicembre 2000, n. 388) fa coincidere il termine per l’adozione delle aliquote e delle tariffe dei tributi e dei servizi pubblici locali con quello per l’approvazione del bilancio di previsione. Pertanto, le tariffe della tassa sui rifiuti per il 2004 dovevano essere deliberate entro il termine d’approvazione del bilancio 2004 (ossia, entro il 31 maggio 2004: articolo 1 del decreto legge 29 marzo 2004, n. 80).In deroga a questa disposizione, l’articolo 54, comma 1-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, consente agli enti locali (tra cui i comuni e le Province) di aumentare, in presenza di rilevanti incrementi nei costi relativi ai servizi, le tariffe e i prezzi pubblici. Aggiunge tuttavia che questo incremento:• deve essere deliberato nel corso dell’esercizio finanziario, con la conseguenza che nel 2005 non potevano essere adottati provvedimenti sulla tassa per il 2004;• non può avere effetto retroattivo.Trattandosi di tassa sui rifiuti, e quindi di una prestazione patrimoniale imposta, a carattere tributario, l’articolo 54 — indipendentemente dalla tardività della deliberazione e dalla sua efficacia retroattiva — comunque non poteva essere invocato, dal momento che riguarda i corrispettivi per i servizi pubblici volontariamente richiesti dagli utenti, e non riguarda i tributi.A ciò si aggiunga che — secondo lo statuto dei diritti del contribuente (articolo 3 della legge 27 dicembre 2000, n. 212) — le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo, salvo che la legge lo consenta espressamente (Cassazione, 2 aprile 2003, n. 5015).Per legittimare il provvedimento del comune occorre dunque una legge dello Stato che autorizzi l’integrazione delle aliquote fiscali per gli anni pregressi. Malgrado ogni scrupolosa ricerca, non abbiamo rinvenuto traccia di una disposizione simile, nemmeno fra la prolissa legislazione sull’«emergenza rifiuti in Campania» (decreto legge 17 febbraio 2005, n. 14, oltre a numerose ordinanze amministrative).
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L'articolo 27 della legge 28 dicembre 2001 n. 448, al comma 8, stabilisce il termine per definire le aliquote e le tariffe dei tributi locali entro «la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio d previsione». Il mio comune, in data 10 marzo 2005, con una delibera di Giunta precedente l'approvazione del bilancio di previsione 2005, ha introdotto un ruolo suppletivo della Tarsu 2004 (già interamente pagata dai cittadini) a copertura di maggiori spese dovute all'emergenza rifiuti in Campania verificatasi sempre nell'anno 2004. Vorrei sapere se il ruolo suppletivo è stato adottato nei termini e secondo le modalità previste dalla legge e se è possibile chiederne il rimborso.


30-10-2005



OGGIA - “Nonostante abbiamo condotto un’opposizione convinta, tenace ma sempre costruttiva e prodiga di proposte di emendamento, il sindaco Mongelli e la sua maggioranza hanno fatto orecchie da mercante, dimostrando per l’ennesima volta lassismo e indifferenza nei confronti delle legittime proteste della cittadinanza di cui ci siamo fatti portavoce in aula”. Con queste parole il capogruppo consiliare Pdl Francesco D’Emilio esprime disappunto in merito all’approvazione del bilancio di previsione, puntando il dito soprattutto contro l’aumento della Tarsu.
“In questo periodo abbiamo ripetutamente evidenziato l’illegittimità del provvedimento, sia perché a tale rincaro non corrisponde alcuna miglioria nell’erogazione del servizio, sia per la spropositata incidenza sulle tasche dei cittadini, stanchi di dover pagare le colpe di 7 anni di malgoverno di centrosinistra. Per questo, in nove ore di dibattimento, abbiamo fatto il possibile per indurre il primo cittadino e la sua maggioranza a fare un passo indietro, apponendo i nostri correttivi alla manovra, ma ci siamo scontrati contro il solito muro di gomma, come purtroppo è sempre accaduto in questi oltre due anni di amministrazione mongelliana. A nulla sono valse le nostre incontrovertibili argomentazioni sia sul piano tecnico-procedurale che su quello meramente contenutistico.
l’aumento Tarsu è infatti iniquo perché la presentazione dei documenti agli uffici comunali è avvenuta con ritardo, sia perché prevede la retroattività dell’aumento quando invece la legge contempla la possibilità dell’approvazione dell’aumento della tariffa solamente dall’anno successivo rispetto a quello di deliberazione della Giunta, cioè dal 2012.  Per non parlare dell’entità dell’aumento, cioè il 35% che significa oltre cento euro di aggravio a famiglia. Per questi motivi, cercando vanamente un accoglimento sinergico delle nostre istanze, in consiglio abbiamo chiesto a Mongelli di abbassare la soglia percentuale dell’aumento al 10%. Ma non c’è stato nulla da fare. La maggioranza consiliare si è compattata attorno alla figura del sindaco, rendendosi di fatto complice dell’ennesimo pesantissimo atto compiuto in barba al sentimento collettivo della comunità cittadina, bistrattata da un’amministrazione, quella di Mongelli, efficientissima solo nel collezionare stangate, debiti, tasse e disservizi. Il tutto sulle spalle dei foggiani.



D. L.vo n. 507/1993, artt. 61, 65, 68 e 69 

Art. 61
Gettito e costo del servizio
1. Il gettito complessivo della tassa non puo’ superare il costo di esercizio del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati di cui all’art. 58, ne’ puo’ essere inferiore, per gli enti di cui all’art. 45, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, al 70 per cento del predetto costo, fermo restando per gli enti di cui alla lettera a) dello stesso articolo 45, comma 2, il disposto dell’articolo 25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144. Per gli altri enti il gettito complessivo della tassa non puo’ essere inferiore al 50 per cento del costo di esercizio. Ai fini dell’osservanza degli indicati limiti minimo e massimo di copertura dei costi si fa riferimento ai dati del conto consuntivo comprovati da documentazioni ufficiali e non si
considerano addizionali, interessi e penalita’.
2. Il costo di esercizio di cui al comma 1 comprende le spese inerenti e comunque gli oneri diretti ed indiretti. Per le quote di ammortamento degli impianti e delle attrezzature si applicano i coefficienti stabiliti ai sensi dell’art. 67, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Fra i costi di gestione delle aziende speciali, municipalizzate e consortili debbono essere compresi anche gli oneri finanziari dovuti agli enti proprietari ai sensi dell’art. 44 del decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 1986, n. 902, da versare agli enti proprietari stessi entro l’esercizio successivo a quello della riscossione ed erogazione in conto esercizio.
3. Dal costo, determinato in base al disposto del comma 2, sono dedotte per quota percentuale, corrispondente al rapporto tra il costo di smaltimento dei rifiuti interni ed equiparati e quello relativo allo smaltimento dei rifiuti di cui all’articolo 2, terzo comma, n. 3), del decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1982, n. 915, le entrate derivanti dal recupero e riciclo dei rifiuti sotto forma di energia o materie prime secondarie diminuite di un importo pari alla riduzione di tassa eventualmente riconosciuta nei confronti del singolo utente ai sensi dell’art. 67, comma 2.
Art. 65.
Commisurazione e tariffe
1. La tassa e’ commisurata alle quantita’ e qualita’ medie ordinarie per unita’ di superficie imponibile dei rifiuti solidi urbani interni ed equiparati producibili nei locali ed aree per il tipo di uso, cui i medesimi sono destinati, nonche’ al costo dello smaltimento.
2. Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono de- terminate dal comune, secondo il rapporto di copertura del costo prescelto entro i limiti di legge, moltiplicando il costo di smaltimento per unita’ di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o piu’ coefficienti di produttivita’ quantitativa e qualitativa di rifiuti.

Art. 69.
Deliberazioni di tariffa
1. Entro il 31 ottobre i comuni deliberano, in base alla classificazione ed ai criteri di graduazione contenuti nel regolamento, le tariffe per unita’ di superficie dei locali ed aree compresi nelle singole categorie o sottocategorie, da applicare nell’anno successivo. In caso di mancata deliberazione nel termine suddetto si intendono prorogate le tariffe approvate per l’anno in corso.
2. Ai fini del controllo di legittimita’, la deliberazione deve indicare le ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, i dati consuntivi e previsionali relativi ai costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica, nonche’ i dati e le circostanze che hanno determinato l’aumento per la copertura minima obbligatoria del costo ovvero gli aumenti di cui al comma 3.
3. Nei casi di dissesto dichiarato, ai sensi dell’articolo 25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 1989, n. 144, e dell’art. 21 del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 marzo 1993, n. 68, ovvero di deliberazione adottata quale atto dovuto a seguito di rilievi di legittimita’ o in ottemperanza a decisione definitiva, e’ confermato il potere di apportare aumenti e diminuzioni tariffarie oltre il termine di cui al comma 1.
4. Le deliberazioni tariffarie, divenute esecutive a norma di legge, sono trasmesse entro trenta giorni alla direzione centrale per la fiscalita’ locale del Ministero delle finanze, che formula eventuali rilievi di legittimita’ nel termine di sei mesi dalla ricezione del provvedimento. Si applica il disposto del secondo periodo del comma 3 dell’art. 68.
Note all’art. 69:
       L’art. 25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito, con modificazioni dalla legge 24 aprile 1989, n. 144, e’ riportato nelle note dell’art. 61.
       L’art. 21 del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 8, convertito, con modificazioni dalla legge 19 marzo 1993 n. 68 (Disposizioni urgenti in materia di finanza derivata e contabilita’ pubblica) e’ il seguente:
“Art. 21 (Risanamento finanziario degli enti locali dissestati). - 1. La deliberazione di dissesto di cui all’articolo 25 del decreto-legge n. 66 del 1989, deve essere obbligatoriamente adottata dal consiglio dell’ente locale ogni qualvolta non puo’ essere garantito l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi ai quali non sia stato fatto validamente fronte, nei termini, con i mezzi indicati all’articolo 24 del predetto decreto-legge n. 66 del 1989, e successive modificazioni ed integrazioni, ovvero non possa farsi fronte con le modalita’ previste all’articolo 1- bis del decreto-legge 1 luglio 1986, n. 318, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 1986, n. 488.
L’omissione integra l’ipotesi di cui all’articolo 39, comma 1, lettera a), della legge n. 142 del 1990, con l’applicazione prioritaria della procedura di cui al comma 2 del medesimo articolo 39. L’obbligo di deliberazione dello stato di dissesto si estende, ove ne ricorrano le condizioni, al commissario comunque nominato ai sensi del comma 3 del citato articolo 39 della legge n. 142 del 1990.
La deliberazione non e’ revocabile e puo’ essere adottata solo se non e’ stato deliberato il bilancio per l’esercizio relativo. La deliberazione e’ pubblicata per estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
2. L’amministrazione della gestione e dell’indebitamento pregressi e l’adozione di tutti i provvedimenti per l’estinzione dei debiti competono ad un commissario
straordinario liquidatore, per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, e ad una commissione straordinaria di liquidazione composta di tre membri, per i comuni con piu’ di 5.000 abitanti e per le province, nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’interno. Col decreto di nomina viene stabilito il compenso spettante al commissario ed ai componenti della commissione, a carico dell’ente locale. Il commissario o la commissione hanno diritto di accesso a tutti gli atti dell’ente locale, nonche’ di utilizzare il personale ed i mezzi operativi dell’ente locale e di emanare direttive burocratiche.
3. Il commissario o la commissione, di cui al comma 2, provvedono all’accertamento della situazione debitoria a norma di legge e propongono, entro il termine di tre mesi dalla nomina, prorogabile una sola volta per un massimo di ulteriori tre mesi, un piano di estinzione. La commissione di ricerca per la finanza locale cura l’istruttoria del piano, proponendone l’approvazione, con eventuali modifiche o integrazioni, al Ministro dell’interno che vi provvede con
proprio decreto. In deroga ad ogni altra disposizione, dalla data di deliberazione di dissesto i debiti insoluti non producono piu’ interessi, rivalutazioni monetarie od altro, sono dichiarate estinte dal giudice, previa
liquidazione dell’importo dovuto per capitale, accessori e spese, le procedure esecutive pendenti e non possono essere promosse nuove azioni esecutive. Il commissario o la commissione individuano l’attivo della liquidazione, accertando i residui da riscuotere, i ratei di mutuo disponibili ed ogni attivita’ non indispensabile da alienare. Il commissario o la commissione hanno titolo ad acquisire entrate relative alla gestione pregressa e ad alienare beni senza alcuna autorizzazione. All’attivo della liquidazione lo Stato concorre con il ricavato di un mutuo
       da assumere in unica soluzione con la Cassa depositi e prestiti dal commissario o dalla commissione, a nome dell’ente locale - il cui ammontare non puo’ comunque superare l’importo mutuabile determinato sulla base di una rata di ammortamento pari alle quote del fondo investimenti rimaste accantonate a favore dell’ente locale incrementate di un contributo statale. Detto contributo - finanziato con il fondo di cui all’articolo 4, comma 1, lettere b) e c) - e’ determinato nell’importo massimo pari a cinque volte la rispettiva quota capitaria stabilita per gli enti dissestati dal citato articolo 4. Il commissario o la commissione hanno titolo a transigere vertenze in atto o pretese in corso. I debiti vengono liquidati, a cura del commissario o della commissione, nei limiti della massa attiva disponibile, entro i sei mesi successivi all’acquisizione del mutuo. Entro il termine di un anno dall’approvazione del piano di estinzione da parte del Ministero dell’interno, il commissario o la commissione sono tenuti a deliberare il rendiconto della gestione, che e’ sottoposto all’esame del comitato regionale di controllo. Dopo l’approvazione del piano di estinzione da parte del Ministro dell’interno non sono ammesse ulteriori richieste di crediti di data anteriore alla decisione del
comitato stesso. L’organo di revisione dell’ente locale ha competenza sul riscontro della liquidazione.
4. Il consiglio dell’ente locale entro il termine perentorio di tre mesi dalla data di emanazione del decreto presidenziale di cui al comma 2 presenta al Ministro dell’interno un’ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato con l’adozione dei provvedimenti prescritti dall’articolo 25 del decreto-legge n. 66 del 1989. La graduatoria del personale eccedente rispetto ai parametri indicati in detta norma e’ formata dall’ente lo- cale tenendo conto dell’anzianita’ di servizio presso l’ente, a parita’ di servizio presso lo stesso ente locale del numero delle persone a carico ed in caso di ulteriore parita’ dell’anzianita’ anagrafica. La graduatoria e’ trasmessa per il tramite della Commissione centrale per gli organici degli enti locali alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica, che provvede ad assegnare definitivamente il personale ad altre pubbliche amministrazioni con disponibilita’ di posti, con onere a carico della quota accantonata di fondo perequativo. All’assegnazione si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri del tesoro e dell’interno, entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dei nominativi del personale eccedente da trasferire.
5. L’ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato e’ istruito dalla Commissione di ricerca per la finanza locale che formula eventuali rilievi o richieste ed e’ approvato entro il termine di quattro mesi, con decreto del Ministro dell’interno.
6. L’inosservanza del termine per la formulazione dell’ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato o del termine per la risposta ai rilievi ed alle richieste della predetta Commissione di ricerca, che non puo’ superare i sessanta giorni dalla notifica, integra l’ipotesi di cui all’articolo 39, comma 1, lettera a), della legge n. 142 del 1990.
7. Le disposizioni dell’articolo 25 del decreto-legge n. 66 del 1989 si applicano in quanto compatibili con quelle del presente articolo. Con decreto del Presidente della Repubblica da emanarsi ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalita’ per l’applicazione del presente articolo.
8. Le norme del presente articolo si applicano anche a tutti gli enti locali per i quali non sia stato ancora approvato il piano di risanamento e, limitatamente al trasferimento del personale eccedente, agli enti locali per
i quali sia stato approvato il piano di risanamento, ma ai quali non sia stata concessa l’autorizzazione alla contrazione del mutuo a ripiano dell’indebitamento pregresso; per questi ultimi continuano ad applicarsi le norme di cui al citato articolo 25 del decreto-legge n. 66 del 1989, per quanto riguarda il finanziamento dell’indebitamento pregresso. Sono fatti salvi i trasferimenti gia’ avvenuti ai sensi della precedente normativa e, con priorita’, le graduatorie del personale in mobilita’ gia’ compilate e trasmesse in base alle norme precedenti. Per i comuni per i quali non sia stato ancora approvato il piano di risanamento, valgono le ipotesi di bilancio di previsione stabilmente riequilibrato a suo tempo deliberate.
9. (Soppresso dalla legge di conversione).
9- bis. E’ fatta salva la facolta’ per le regioni a statuto speciale, e per le province autonome di Trento e di Bolzano, di porre a proprio carico oneri per la copertura di posti negli enti locali dissestati in aggiunta a quelli di cui alla pianta organica rideterminata ove gli oneri predetti siano previsti per tutti gli enti operanti nell’ambito della medesima regione o provincia autonoma.”.



N. 03143/2008 REG.RIC.




N. 04471/2010 REG.SEN.


REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
sezione staccata di Catania (Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 3143 del 2008, proposto da:
Mario Caruso, Marina Patrizia Cassarino, Roberto Salvatore Di Salvo, Giuseppe Lisio, Maurizio Carmelo Manno, Francesco Marotta, Giuseppe Orazio Rocca, Giuseppe Salvatore Santagati, Marco Zappala', rappresentati e difesi dall'avv. Antonino Femino', con domicilio ex lege presso la Segreteria di questo TAR Catania, via Milano 42a;
contro
Comune di Aci Sant'Antonio in Persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Prof. Antonio Vitale, con domicilio eletto presso il suo studio in Catania, corso Italia N. 226;
per l'annullamento
della delibera del Sindaco del Comune di Aci Sant'Antonio n.81 del 24.9.2008 avente ad oggetto la determinazione delle tariffe TARSU anno 2008;
degli atti presupposti connessi e conseguenziali.

Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Aci Sant'Antonio in Persona del Sindaco P.T.;
Viste le memorie difensive;
delibera del Sindaco del Comune di Aci Sant'Antonio n.81 del 24.9.2008Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 ottobre 2010 il dott. Maria Stella Boscarino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
Con il ricorso introduttivo del giudizio, notificato il 26.11.2008 e depositato il successivo 3.12.2008, i ricorrenti, premettendo di essere contribuenti nel comune intimato e destinatari di cartelle di pagamento per la tassa smaltimento rifiuti solidi urbani (d’ora in poi “ TARSU”), cartelle prodotte in giudizio, hanno impugnato la determina del Sindaco del Comune di Aci Sant'Antonio n.81 del 24.9.2008, avente ad oggetto “Tariffe TARSU anno 2008", con la quale sono state aumentate del 20% le tariffe per l'anno 2008, in uno con gli atti presupposti .
Il Comune si è costituito in giudizio, sostenendo la legittimità degli atti impugnati.
Questo Tribunale ha rigettato la domanda cautelare con ordinanza n. 1836/2008.
Con ordinanza collegiale n.296/2010 sono stati disposti incombenti istruttori, ai quali l’Amm.ne ha ottemperato in data il 20.7.2010.
I ricorrenti hanno prodotto memoria, insistendo nelle rispettive prospettazioni.
Quindi, all’udienza del 13.10.2010, il ricorso è stato trattenuto in decisione.
DIRITTO
Come esposto in premesse, con il ricorso introduttivo in epigrafe, i ricorrenti, destinatari di cartelle di pagamento per la tassa smaltimento rifiuti solidi urbani , hanno impugnato determina del Sindaco del Comune di Aci Sant'Antonio n.81 del 24.9.2008, con la quale sono state aumentate del 20% le tariffe TARSU per l’anno 2008.
Con il primo motivo di ricorso i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 61, 65, 68 e 69 del D.L.vo n.507/1993, per non avere l’Amm.ne adeguatamente motivato l’aumento tariffario.
Con il secondo motivo i ricorrenti si dolgono del fatto che l’art.1 comma 7 del D.L. 27-5-2008 n. 93 (nel testo modificato dalla legge di conversione 24 luglio 2008, n. 126) ha previsto la sospensione del potere delle regioni e degli enti locali di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di tributi ad essi attribuiti con legge dello Stato, fatti salvi, per gli enti locali, gli aumenti e le maggiorazioni già previsti dallo schema di bilancio di previsione presentato dall'organo esecutivo all'organo consiliare per l'approvazione nei termini fissati ai sensi dell'articolo 174 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; termine differito, ai sensi dell’art.1 del D.M. 20-3-2008, per l'anno 2008, al 31 maggio 2008; tale sospensione è stata confermata dall’art.77 bis del D.L. 25-6-2008 n. 112 , fatta eccezione per gli aumenti relativi alla tassa sui rifiuti solidi urbani (TARSU), ma limitatamente al triennio 2009-2011, per cui, secondo parte ricorrente, non era ricompreso nella deroga l’anno 2008.
Con il terzo motivo si lamenta difetto di motivazione sotto altri profili.
Con il quarto motivo si lamenta l’assenza dei pareri dei responsabili del servizio e della ragioneria.
Il Collegio prende in esame il primo motivo di ricorso, e lo ritiene fondato.
La determina sindacale impugnata ha disposto un sensibile aumento delle tariffe TARSU adducendo l’aumento della spesa del costo del servizio rispetto quanto preventivato e che la situazione finanziaria dell’Ente non consentirebbe di partecipare con risorse proprie alla copertura del costo del servizio.
I ricorrenti lamentano l’insufficienza della motivazione, a mente dell’art.69 D.L.vo n.507/1993.
L’Amm.ne oppone che, trattandosi di atti generali, le deliberazioni in questione non dovrebbero essere assoggettate all’onere motivazionale; comunque la motivazione sarebbe congrua e sufficiente.
Il Collegio ritiene di condividere la ricostruzione dei ricorrenti.
L'art. 69 del d.lg. 15 novembre 1993 n. 507 (vigente, ex art. 49, d.lg. 5 febbraio 1997, n. 22, nel testo modificato dall'art. 33, l. 23 dicembre 1999, n. 488 , fino alla scadenza dei termini previsti dal regime transitorio, disciplinato dal regolamento di cui al comma 5 del medesimo articolo 49, entro i quali i comuni devono provvedere alla integrale copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso la tariffa di cui al comma 2 del citato articolo 49) , per quanto qui rileva, ha stabilito che entro il 31 ottobre i comuni deliberano, in base alla classificazione ed ai criteri di graduazione contenuti nel regolamento, le tariffe da applicare nell'anno successivo. Il comma secondo ha previsto che “ai fini del controllo di legittimità, la deliberazione deve indicare le ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, i dati consuntivi e previsionali relativi ai costi del servizio discriminati in base alla loro classificazione economica, nonché i dati e le circostanze che hanno determinato l'aumento per la copertura minima obbligatoria del costo ovvero gli aumenti di cui al comma 3”.
In proposito, la Giurisprudenza amministrativa ha costantemente ritenuto che "la norma di cui all'art. 69 comma 2, d.lg. 15 novembre 1993 n. 507 - secondo cui l'Amministrazione, quando ridetermina le tariffe, deve dar conto delle ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe, i dati consuntivi e previsionali relativi ai costi di servizio discriminati in base alla loro classificazione economica, nonché i dati e le circostanze che hanno determinato l'aumento per la copertura minima obbligatoria del costo - prevale, per il suo carattere di specialità e maggiore garanzia procedimentale, sulla disciplina generale di cui all'art. 3, l. 7 agosto 1990 n. 241, e comporta pertanto l'obbligo per l'Amministrazione di motivare analiticamente le scelte espresse in tali deliberazioni, ancorché queste abbiano natura di atto generale (T.A.R. Lazio Latina, sez. I, 19 febbraio 2009 , n. 127; T.A.R. Sardegna Sez. II 11.3.2008 n. 411).
Il citato, condivisibile, orientamento deve ritenersi appropriato a definire la fattispecie all’esame del Collegio.
In primo luogo, la citata norma trova applicazione in quanto deve ritenersi che il Comune intimato si trovasse ancora (nell'esercizio finanziario in questione) nell’ambito del periodo transitorio di cui all'art. 49 D.Lgs. 22/97 (regolato dall'art. 11, co. 1°, del d.p.r. 27 aprile 1999 n. 158, come modificato dall'art. 33, 6°co., della citata legge n. 488 del 1999) per il “graduale” passaggio dalla TARSU alla Tariffa Igiene Ambientale (TIA), tant’è vero che il Regolamento trasmesso dal Comune in esecuzione dell’istruttoria disposta da questa Sezione risulta essere ancora il Regolamento, adottato nell’anno 1998, relativo alla TARSU, quindi anteriormente alla data di entrata in vigore della L. 488/1999.
Ebbene, come detto, la Giurisprudenza ha reiteratamente affermato la necessità di motivare adeguatamente la deliberazione relativa alle tariffe e, fin di recente, ha ribadito che “l'Amministrazione, quando ridetermina le tariffe, ……., deve dare puntualmente conto delle ragioni dei rapporti stabiliti tra le tariffe nonché dei dati e le circostanze che hanno determinato l'aumento per la copertura minima di copertura del costo: tale disposizione comporta l'obbligo per l'Amministrazione di motivare analiticamente le scelte espresse nelle relative deliberazioni …., non risultando sufficiente il mero richiamo ad "equilibri di bilancio", non corroborato dalla individuazione delle ragioni che hanno rispettivamente determinato un aumento del costo del servizio ed un decremento strutturale del gettito del tributo, pur rimanendo immutate le ipotesi regolamentari relative alle esenzioni e/o alle riduzioni (T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I, 17 dicembre 2009 , n. 2017)”.
Nel caso in questione, il mero riferimento all’aumento del costo del servizio rispetto quanto preventivato ed alla situazione finanziaria dell’Ente non soddisfa di certo quell’onere motivazionale imposto dalla normativa richiamata.
Ne consegue pertanto l’accoglimento del ricorso, previo assorbimento delle ulteriori censure, al cui esame i ricorrenti non mantengono alcun interesse.
Il Collegio stima equo disporre l’integrale compensazione delle spese di giudizio, attesa la non univocità degli orientamenti giurisprudenziali in materia.
P.Q.M.
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2010 con l'intervento dei magistrati:
Calogero Ferlisi, Presidente
Gabriella Guzzardi, Consigliere
Maria Stella Boscarino, Primo Referendario, Estensore
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 16/11/2010
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)





Legge 126 24 luglio 2008

D. L.vo 93 art.1 comma 7 

D. L.vo 267   art  174 18 agosto 2000
T.A.R. Lazio Latina, sez. I, 19 febbraio 2009 , n. 127;
T.A.R. Sardegna Sez. II 11.3.2008 n. 411
T.A.R. Sicilia Palermo, sez. I, 17 dicembre 2009 , n. 2017

Legge 241 art. 3, l. 7 agosto 1990

http://peppemiki.jimdo.com/la-politica-nel-tuo-paese/novit%C3%A0-politiche/

Bolla di “illegittimità il provvedimento, disponendo il Decreto Legislativo 507/1993 la possibilità dell’approvazione dell’aumento della tariffa solamente dall’anno successivo rispetto a quello di deliberazione della Giunta”. Nel caso di Isola delle Femmine, a partire dal 2011.

L’anticipazione di cassa non restituita dal Comune al 31 dicembre 2010?


A quanto ammontano i  debiti fuori bilancio? (Una ispezione ministeriale farebbe al caso per far emergere in tutta la sua portata tale entità”).


Regolamento Consiglio Tributario



TITOLO II CONTRASTO ALL'EVASIONE FISCALE E CONTRIBUTIVA
Art. 18 Partecipazione dei comuni all'attività di accertamento tributario e contributivo
1. I Comuni partecipano all'attività di accertamento fiscale e contributivo secondo le disposizioni del presente articolo, in revisione del disposto dell'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell'articolo 1 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248.
2. Ai fini della partecipazione di cui al comma 1, consistente, tra l'altro, nella segnalazione all'Agenzia delle entrate, alla Guardia di finanza e all'INPS, di elementi utili ad integrare i dati contenuti nelle dichiarazioni presentate dai contribuenti per la determinazione di maggiori imponibili fiscali e contributivi:
a) i Comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti sono tenuti ad istituire, laddove non vi abbiano già provveduto, il Consiglio tributario. A tale fine, il regolamento per l'istituzione del Consiglio tributario è adottato dal Consiglio Comunale entro il termine di 90 giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione;
b) i Comuni con popolazione inferiore a cinquemila abitanti, laddove non abbiano già costituito il Consiglio tributario, sono tenuti a riunirsi in consorzio, ai sensi dell'articolo 31 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, recante il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, per la successiva istituzione del Consiglio tributario. A tale fine, la relativa convenzione, unitamente allo statuto del consorzio, è adottata dai rispettivi Consigli comunali per l'approvazione entro il termine di 180 giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione. 3. In occasione della loro prima seduta, successiva alla data di entrata in vigore del
presente decreto, i Consigli tributari deliberano in ordine alle forme di collaborazione con l'Agenzia del territorio ai fini dell'attuazione del comma 12 dell'articolo 19.
4. Al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il secondo comma dell'articolo 44, è sostituito dal seguente:
"L'Agenzia delle entrate mette a disposizione dei comuni le dichiarazioni di cui all'articolo 2 dei
contribuenti in essi residenti; gli Uffici dell'Agenzia delle entrate, prima della emissione degli avvisi di accertamento, ai sensi dell'articolo 38, quarto comma e seguenti, inviano una segnalazione ai comuni didomicilio fiscale dei soggetti passivi.";
b) al terzo comma, primo periodo, dell'articolo 44, le parole da "Il comune" a "segnalare" sono sostituite dalle seguenti: "Il comune di domicilio fiscale del contribuente, o il consorzio al quale lo stesso partecipa, segnala", e il periodo: "A tal fine il comune può prendere visione presso gli uffici delle imposte degli allegatialle dichiarazioni già trasmessegli in copia dall'ufficio stesso." è abrogato;
c) il quarto comma dell'articolo 44, è sostituito dal seguente: "Il comune di domicilio fiscale del
contribuente, con riferimento agli accertamenti di cui al secondo comma, comunica entro sessanta giorni daquello del ricevimento della segnalazione ogni elemento in suo possesso utile alla determinazione delreddito complessivo.";
d) sono abrogati i commi quinto, sesto e settimo dell'articolo 44;
e) l'articolo 45 è abrogato.
5. All'articolo 1 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente: "1. Per potenziare l'azione di contrasto all'evasione fiscale e contributiva, in attuazione dei principi di economicità, efficienza e collaborazione amministrativa, la  partecipazione dei comuni all'accertamento fiscale e contributivo è incentivata mediante il riconoscimento di una quota pari al 33 per cento delle maggiori somme relative a tributi statali riscosse a titolo definitivo nonché delle sanzioni civili applicate sui maggiori contributi riscossi a titolo definitivo, a seguito dell'intervento
del comune che abbia contribuito all'accertamento stesso.";
b) il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. Con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, emanato entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, d'intesa con l'INPS e la Conferenza unificata, sono stabilite le modalità tecniche di accesso alle banche dati e di trasmissione ai comuni, anche in via telematica, di copia delle dichiarazioni relative ai contribuenti in essi residenti, nonché quelle della partecipazione dei comuni all'accertamento fiscale e contributivo di cui al comma 1. Per le attività di supporto all'esercizio di detta funzione di esclusiva competenza comunale, i comuni possono avvalersi delle società e degli enti partecipati dai comuni stessi ovvero degli affidatari delle entrate comunali i quali, pertanto, devono garantire ai comuni l'accesso alle banche dati utilizzate. Con il medesimo provvedimento sono altresì individuate le ulteriori materie per le quali i comuni partecipano all'accertamento fiscale e contributivo; in tale ultimo caso, il provvedimento, adottato d'intesa con il direttore dell'Agenzia del territorio per i tributi di relativa competenza, può prevedere anche una applicazione graduale in relazione ai diversi tributi.";
c) è abrogato il comma 2-ter.
6. All'articolo 83, comma 17, ultimo periodo, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le parole "30 per cento" sono sostituite dalle seguenti: "33 per cento";.
7, Con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e d'intesa con la Conferenza Unificata, adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono individuati i tributi su cui calcolare la quota pari al 33 per cento e le sanzioni civili spettanti ai comuni che abbiano contribuito all'accertamento, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, nonché le relative modalità di attribuzione.
8. Resta fermo il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate di cui all'articolo 1, comma 2 del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, quanto alle modalità tecniche di accesso dei comuni alle banche dati e alle dichiarazioni relative ai contribuenti ai comuni, nonché alle modalità di partecipazione degli stessi all'accertamento fiscale e contributivo.
9. Gli importi che lo Stato riconosce ai comuni a titolo di partecipazione all'accertamento sono calcolati al netto delle somme spettanti ad altri enti ed alla Unione Europea. Sulle quote delle maggiori somme in questione che lo Stato trasferisce alle Regioni a statuto ordinario, a quelle a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano, spetta ai predetti enti riconoscere ai comuni le somme dovute a titolo di partecipazione all'accertamento.



Consigli Tributari Comunali Articolo 18 D.L. 78/2010


Consiglio Comunale Tributario,D.L.78 2010 art 18,TARSU,IRPEF,Evasori,Elusione,Tributi,Bilancio Consuntivo 2010,Comandante,sanzioni Amministrative,ATO PA1,Rifiuti,Pappagallo
TARSU illegittima


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