Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





mercoledì 23 febbraio 2011

Italcementi Tumori a Matera

Isola delle Femmine Fatta ritrovare una testa d'agnello, un segnale? un ricatto? una minaccia? O?

    
  

 MATERA , TUMORI  ITALCEMENTI
 “Finalmente almeno la Provincia di Matera si è attivata per un monitoraggio delle cause dell'aumento del numero dei malati oncologici nella collina materana, speriamo che presto anche Comune e Regione si diano da fare per arrestare questo incremento che rischia di superare ben presto la media nazionale”, così CasaPound Italia commenta il provvedimento annunciato oggi dal presidente Franco Stella. “Sebbene – spiega Stefano Dubla, coordinatore di Cpi – a giudicare dalle  scelte fatte nei mesi scorsi non sembra esserci una reale attenzione ai problemi ambientali della nostra città. Basta infatti guardare i dati diffusi dallo stabilimento Italcementi che sorge nel cuore del Parco della Murgia e delle Chiese Rupestri per scoprire come la tanto sbandierata campagna 'Io non mento sul cemento' sia semplicemente una bufala. Negli ultimi 75 giorni, cioè da inizio dicembre ad oggi, i valori delle emissioni diffusi dallo stabilimento risultano o 'non attendibili' o 'non validi' per ben 63 giorni, cioè l'84% del totale”. “E' quindi evidente – conclude Cpi – che pretendere un maggiore rispetto da parte di Italcementi del protocollo di intesa stipulato nel maggio scorso sia il primo passo verso una migliore tutela della salute dei cittadini per poi procedere allo spostamento dell'impianto come previsto da un protocollo di intesa del 2008 e come ormai chiedono da anni numerose associazioni di cittadini, sia per tutelare i materani dai sicuramente non benefici fumi emessi dal cementificio, sia per preservare una grande risorsa storica e naturalistica come il Parco della Murgia”.


 

“Il cementificio brucerà rifiuti e nessuno ci dice nulla”

L’impianto si prepara a bruciare 30.000 tonnellate annue di combustibile da rifiuti. Un gruppo di cittadini si mobilita con volantini e raccolte firme. “Non siamo contro l’impresa, ma chiediamo trasparenza e chiarezza”


 
 Che succede se a finire nell’altoforno del cementificio ci va la spazzatura, sotto forma di “combustibile da rifiuti”, vedi CDR? Se lo chiede un gruppo di cittadini di Cittiglio, uno dei tre comuni dove sorge da decenni la grande struttura della Colacem, dopo la notizia circolata negli ultimi giorni ed emersa in un consiglio comunale di qualche mese fa in cui la minoranza chiese di fare chiarezza sul progetto di sostituire l'attuale combustibile, costituito da oli esausti, col CDR. Si tratta appunto del derivato dal trattamento dei rifiuti solidi urbani con un grande potere calorico che può venir usato dai forni che cuociono le pietre calcaree per fare cemento. Una pratica per la quale l’azienda ha già da tempo chiesto permessi e autorizzazioni. In un volantino fatto circolare in paese in questi giorni, e distribuito nei locali pubblici e nelle cassette delle lettere, i promotori della campagna pretendono dall’amministrazione comunale maggior trasparenza nella gestione di questa partita.
 Maurizio Scalco, ex vicesindaco delle passate amministrazioni e ora non più neppure in consiglio comunale, è uno degli attivisti di questa mobilitazione. «Abbiamo già raccolto 350 firme tra i cittadini di Cittiglio bussando porta a porta - . Non siamo contro il cementificio, beninteso. Solo, ci chiediamo come mai l’amministrazione comunale abbia tenuto quasi nascosta questa notizia: se non fosse stato per un’interpellanza presentata in consiglio comunale il 27 settembre scorso, la cittadinanza non avrebbe saputo nulla». Da qui la richiesta all’amministrazione di un consiglio comunale aperto per discutere della questione e permettere agli interessati di capire meglio ciò che accadrà. Il quantitativo di combustibile da rifiuti che potrà venir bruciato, secondo quanto affermato dallo stesso sindaco in consiglio comunale, ammonta a 30.000 tonnellate annue. Per custodire il nuovo combustibile l’azienda ha chiesto di potere realizzare un apposito box per lo stoccaggio, come riportato dalla relazione tecnica inviata al comune di Cittiglio il 17 novembre 2009, e per il quale, sempre secondo il sindaco Giuseppe Galliani, «il comune ha rilasciato concessione edilizia».
«Questa raccolta firme non ha un imprinting politico – spiega Manolo Marzaro, consigliere comunale ed estensore dell’interpellanza che venne discussa in consiglio comunale il settembre 2010. Semplicemente abbiamo scoperto che dal 2005 si stanno bruciando 30.000 tonnellate di oli esausti: la cittadinanza non ne sapeva nulla. Oggi scopriamo che presto il combustibile cambierà, e saranno addirittura rifiuti, di provenienza a noi ignota. Sarebbe una beffa il fatto che portino da fuori provincia il Cdr per bruciarcelo sotto casa».

  Marzaro, come gli estensori del volantino, chiede la costituzione di una commissione consiliare permanente, e di un consiglio aperto al pubblico, oltre all’affidamento ad un esperto al servizio dei comuni interessati, la realizzazione di una relazione tecnica per capire quali ricadute possano esserci per i residenti. «In realtà – afferma Marzaro – il sindaco ci ha detto picche su tutti i punti. Addirittura ho fatto richiesta sui dati relativi alla qualità dell’aria in comune, e ad oggi non ho avuto risposta».
Una domanda sorge spontanea: come mai avete aspettato così tanto a informare l'opinione pubblica? «Abbiamo aspettato che il sindaco desse risposte alle nostre richieste, un segnale per allargare ai cittadini di Cittiglio la questione – conclude Marzaro. Invece nulla, le risposte ottenute in consiglio comunale sono insufficienti. Ecco il perché di questa mobilitazione».

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Monselice-Pd-Mobilitazione-dei-Comitati-contro-il-Revamping-di-Italcementi/6114

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Palermo/Sezione%201/2008/200802436/Provvedimenti/200900011_03.XML 



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Marzaro, come gli estensori del volantino, chiede la costituzione di una commissione consiliare permanente, e di un consiglio aperto al pubblico, oltre all’affidamento ad un esperto al servizio dei comuni interessati, la realizzazione di una relazione tecnica per capire quali ricadute possano esserci per i residenti. «In realtà – afferma Marzaro – il sindaco ci ha detto picche su tutti i punti. Addirittura ho fatto richiesta sui dati relativi alla qualità dell’aria in comune, e ad oggi non ho avuto risposta».
Una domanda sorge spontanea: come mai avete aspettato così tanto a informare l'opinione pubblica? «Abbiamo aspettato che il sindaco desse risposte alle nostre richieste, un segnale per allargare ai cittadini di Cittiglio la questione – conclude Marzaro. Invece nulla, le risposte ottenute in consiglio comunale sono insufficienti. Ecco il perché di questa mobilitazione».
25/02/2011

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