Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





lunedì 14 febbraio 2011

Cemento e territorio binomio inconcepibile



Cemento e territorio binomio inconcepibile
 
A Trani (Bat) una scelta contro l’agricoltura, il paesaggio e la salute
lunedì 21 febbraio 2011 di Maria Angela Amato

 
 L’ ISTAT ha registrato un calo notevole degli investimenti nel settore della produzione del cemento, il rallentamento è stato riscontrato nell’edilizia residenziale, in quella non residenziale e nelle opere pubbliche. Secondo l’Osservatorio Congiunturale delle costruzioni e il Cen¬tro Studi dell’ANCE la crisi dovrebbe con¬tin¬uare anche per il 2011. Il calo di investimenti, nel quadriennio che va dal 2008 al 2011, si stima in 29 miliardi di Euro

 
La domanda di cemento in Europa e in Italia ha ovviamente risentito della contrazione del settore delle costruzioni. Per la produzione, come per i consumi, si conferma la forte contrazione “a due cifre” percentuali, diffusa in tutta l’Europa. In Italia, la produzione 2009 ha confermato il trend del 2008 con un calo della produzione su tutto il territorio nazionale.
Il gruppo Matarrese ha attivato la procedura per la costruzione a Trani di un cementificio con una capacità dichiarata di 499 t/giorno: verosimilmente per evitare la soglia di produzione di 500 t/giorno che obbliga alla procedura di rilascio dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), prevista dalla direttiva 2008/1/CE, nota come "direttiva IPPC" (Integrated Pollution Prevention and Control).


 La Procedura, che obbliga a una rigorosa analisi del processo industriale, ha lo scopo di evidenziare le criticità ambientali, al fine di ridurre, in maniera integrata, ossia in atmosfera, acqua e suolo, le emissioni di inquinanti. La procedura, inoltre, prescrive un piano di monitoraggio e controllo affinché le emissioni siano coerenti con i Piani di Tutela e Risanamento dell’Aria e dell’Acqua.
Finalità raggiunte attraverso l’uso delle cosiddette Bat (Best available techniques), ovvero le migliori tecniche disponibili che consentano di prevenire qualsiasi forma grave di inquinamento, di utilizzare efficacemente l’energia, e di prevenire gli incidenti e garantire la bonifica dei siti al termine delle attività. Il BREF "Industrie del cemento, della calce e dell’ossido di magnesio" - Maggio 2010 (Best available techniques Reference documents) è il documento di riferimento delle Bat che contiene le informazioni sui processi e sulle tecniche di produzione, sui livelli di emissione, sulle misure e quindi sulle tecniche per la riduzione delle emissioni, ed è lo strumento ai fini dell’adozione delle decisioni sulle Bat. Il campo di applicazione è dato in questo caso dagli “impianti destinati alla produzione di clinker da cemento superiore a 500 tonnellate al giorno”.


Riguardo al previsto cementificio nel territorio di Trani, ci ripetiamo, ma resta ancora in dubbio la produzione prevista: dichiarata per sole 499 t/giorno di clinker da cemento, con l’intento del non uso di CDR (combustibile derivato da rifiuti) come combustibile, il che consente di evitare la procedura di acquisizione dell’AIA. Ma, considerando la potenzialità produttiva del cementificio pari a 600.000 t/anno, quindi 1.664 t/giorno, nella prospettiva di una ripresa del settore del cemento, gli intenti saranno razionalmente disattesi, ricadendo nell’obbligatorietà del rilascio dell’AIA.
Il carbone, il metano, l’olio combustibile, e il pet coke (coke di petrolio) sono i combustibili utilizzati nelle cementerie. La quantità di energia che si ottiene da 1 (un) Kg di combustibile fossile è superiore a quella contenuta in 1 (un) Kg di CDR, quindi sostituendo ad esempio al Pet coke il CDR (che ha una quantità di energia pari alla metà del Pet coke), aumenta il quantitativo occorrente per la combustibile e aumentano le emissioni globali. Per la valutazione delle emissioni la composizione del CDR utilizzato è di fondamentale importanza, anche per compararne le concentrazioni di Azoto, Zolfo, Cloro con quelle invece presenti nei combustibili fossili.  La presenza di azoto comporta la formazione degli ossidi d’azoto NOx, ma il CDR ha solitamente una percentuale di azoto inferiore ai combustibili fossili, pertanto si ha una riduzione di NOx nei gas emessi. Viceversa è maggiore la concentrazione di Cloro, che può reagire con i metalli alcalini, si hanno quindi i composti contenenti cloruro, i quali possono volatilizzarsi e miscelarsi alle polveri. L’eventuale presenza di sostanze organiche contenenti cloro può determinare la formazione di diossine e furani (PCDD e PCDF: i fattori di emissione per i cementifici variano tra un minimo di un miliardesimo di grammo per tonnellata di cemento prodotto a una media di 15 all’interno o a valle del preriscaldatore).


Inoltre le polveri sottili si riversano sull’intero habitat circostante (agricolo e marino e nel plancton), e si spostano con l’azione dei venti depositandosi attraverso piogge acide. Ma per valutare l’impatto totale, ovvero le quantità scaricate sull’ambiente locale, occorre moltiplicare la concentrazione dell’inquinante per la portata totale.
L’uso del CDR nei cementifici è ampiamente trattato nello studio la “Perspectives and limits for cement kilns as a destination for RDF” dove viene dimostrato che il CDR, nei forni da cemento, in sostituzione di carbone o coke, offre benefici ambientali in termini di gas serra, mentre a seconda della qualità del CDR, potrebbero sorgere problemi rispetto al combustibile sostituito se sono presenti metalli pesanti, specialmente quelli più volatili.

Secondo la dott.ssa Gentilini “la criticità maggiore è che gli impianti in questione vengono spesso gestiti in maniera non corretta, come nel recente caso di sequestro registrato a Colleferro (RM)”, inoltre in una città come Brescia, ospitante uno tra i termovalorizzatori più grandi d’Europa (termovalorizzatore è un termine non usato nelle direttive e nello stesso decreto 133 di recepimento dove si parla di inceneritore ), è stata scoperta, di recente, nel latte materno di una donna (residente nelle vicinanze dell’inceneritore), una percentuale di diossina superiore ai limiti di legge fissati per il latte vaccino normalmente in commercio. L’alimento da sempre considerato sicuro e sano per eccellenza, oggi non sarebbe commerciabile in alcune zone del nostro Paese! Inverosimile? In un raggio di 3,5 km dall’inceneritore di Forlì si registra un incremento di tumori femminili pari al 54%.

Il progetto LIFE02 ENV/IT/000018 "La valutazione di Impatto sanitario (VIS) come strumento di pianificazione territoriale", che ha visto come beneficiaria l’Amministrazione Provinciale di Firenze, ha inserito il concetto di “Salute” nella metodologia della valutazione integrata, rappresentando tuttora una delle poche applicazioni della metodologia VIS a livello nazionale, e si basa non solo sul principio di prevenzione ma anche su quello di precauzione, per procedere verso un coordinamento fra atti di indirizzo e di programmazione sanitari ed ambientali
In verità le direttive 335 del 1986 e 11 del 1997 obbligano alla redazione del quadro ambientale dello Studio d’Impatto Ambientate, a considerare il problema di impatto sanitario di progetti sottoposti a valutazione d’impatto ambientale, ma, evidentemente, valutando retrospettivamente l’abnorme crescita di gravi patologie, tale vincolo è solo formalmente assolto. A Barletta i cittadini da anni fanno i conti con un cementificio ubicato nel centro della città, per il quale è stata chiesta l’autorizzazione per poter bruciare 80mila tonnellate di rifiuti all’anno, a fronte di una quantità attuale pari a 40mila t tra rifiuti speciali e CDR, il che, di fatto, denunciano i cittadini, «trasformerebbe il cementificio in un vero e proprio inceneritore». Se a questo si aggiunge il cementificio autorizzato dal Comune di Trani, situato strategicamente nei pressi della discarica, e a soli 7 chilometri da quello già attivo a Barletta, l’impatto sanitario andrebbe sicuramente tenuto sotto controllo per gli ovvi incrementi in termini di spesa sanitaria per la ASL di competenza.
Un’ulteriore considerazione riguarda le emissioni di gas climalteranti, in particolare il biossido di carbonio. Chiediamo al Governo regionale come potrà essere accettato un cementificio, che è un impianto ad altissimo consumo di energia e quindi di emissioni di CO2, considerando che le emissioni regionali (circa 61 milioni di t) si collocano al secondo posto dopo la Lombardia (78,3 milioni di tonnellate) , e l’imminente emissione del burden sharing che ripartirà tra le regioni la quota parte al fine di raggiungere i cogenti e sanzionabili obblighi, stabiliti nella direttiva 28/2009/CE e nel Piano Nazionale di Azione?
  
 Come si potranno tutelare la bellezza e la salubrità ambientale di Trani e Barletta che costituiscono elementi primari dell’attività economica, che si fonda su turismo e agricoltura di qualità ed espansione dell’agricoltura biologica? L’agricoltura biologica in Europa è regolamentata dalle normative comunitarie Reg. (CEE) n° 2092/91 e Reg. (CE) n° 1804/99, le attività di controllo sono affidate agli Organismi di Certificazione Prodotti Biologici, che rilasciano la certificazione di conformità, a seguito di ispezioni annuali. Nei territori limitrofi ad un inceneritore, o ad una discarica, la realizzazione dell’impianto rischia di veder messa in dubbio la certificazione alle aziende lì localizzate, in quanto il comitato di valutazione di ciascun ente di certificazione includerebbe la valutazione dell’impatto delle emissioni sulle produzioni certificate per ogni azienda del territorio. Dal punto di vista del giudizio dei consumatori vi sarebbe comunque un immancabile calo di interesse per i prodotti di tutte le aziende del territorio di riferimento. Inoltre, il Decreto Legislativo n° 228/2001 stabilisce che siano lo Stato, le Regioni e gli enti locali a tutelare, nell’ambito delle rispettive competenze: “a) la tipicità, la qualità, le caratteristiche alimentari e nutrizionali, nonché le tradizioni rurali di elaborazione dei prodotti agricoli e alimentari a denominazione di origine controllata (DOC), a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), a denominazione di origine protetta (DOP), a indicazione geografica protetta (IGP) e a indicazione geografica tutelata (IGT);
b) le aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell’agricoltura biologica ai sensi del regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio, del 24 giugno 1991;
c) le zone aventi specifico interesse agrituristico.”

Cosa accadrà alla DOC «Moscato di Trani», ed alla DOC «Rosso Barletta»? Forse non si è tenuto conto degli effetti occupazionali, e delle ricadute in termini reddituali, nelle località nelle quali risiedono queste ed altre filiere agroalimentari DOC, DOP, IGP? Le considerazioni svolte ci conducono a esprimere un giudizio motivatamente negativo per il progetto del cementificio a Trani, risultando palesemente evidente la numerosità di elementi negativi su presunte e improbabili ricadute nette positive su ambiente, economia e comunità locale tranese.
I decisori pubblici devono, nel bilanciamento di interessi in conflitto, anteporre la salute dei cittadini, la tutela ambientale e paesaggistica e delle attività consolidate del terziario, agli interessi di gruppi industriali che aspirano a prospettive di crescita in settori ad elevato rischio di competitività.





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