Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





domenica 30 gennaio 2011

Delocalizzare le aziende insalubri


Città Plurale Matera su delocalizzazione Calcestruzzi Spa
 21/02/2011 09:26
BAS
Pio Abiusi dell’Associazione Città Plurale di Matera informa che nel corso della riunione tenutasi il 15 Febbraio scorso presso la sala giunta di Matera è emerso come imminente la delocalizzazione dell’impianto di proprietà della Calcestruzzi S.p.A., società controllata da Italcementi, che insiste in località S. Vito verso un sito di proprietà della società stessa ed ubicato in prossimità di borgo Venusio. “Sin dalla data della stipula del protocollo d’intesa – dichiara Abiusi - Città Plurale unitamente ad altre associazioni, espresse forti perplessità circa la variazione agli strumenti urbanistici che si sarebbe dovuta adottare per rendere possibile il tutto. Procedere al cambio di destinazione, essendo terreni agricoli, significa creare un precedente che, poi, non potrà essere negato ad altri..Il punto più logico e naturale dove quegli impianti possono essere delocalizzati è la zona industriale della Martella che in buona parte giace non occupata e nel frattempo vede completare la rete di infrastrutture” .Bas 03

Monselice sfida i signori del cemento ora l' incubo è un camino alto cento metri
MONSELICE - Si svegliasse dal suo lungo sonno, il poeta che dorme nel suo letto di marmo nella bella piazza di Arquà, si troverebbe davanti un gigantesco camino che sputa veleni, alto come un campanile. Altro che le chiare, fresche e dolci acque sognate da Francesco Petrarca. Il camino di 122 metri, un nuovo forno progettato da Italcementi per ristrutturare il suo cementificio vecchio di cinquant' anni, è l' incubo di centomila persone che vivono nella Bassa Padovana, dove l' inquinamento dell' aria è già preoccupante per la presenza della più alta concentrazione europea di cementifici: tre nel raggio di cinque chilometri, l' Italcementi e la Cementeria a Monselice, la Cementizillo a Este. Per questo due comitati di cittadini, che raccolgono adesioni trasversali, si sono mobilitati con raccolte di migliaia di firme, anche perché temono che dietro il nuovo impianto si nasconda il business dello smaltimento dei rifiuti,e hanno presentato un esposto al Tar e una denuncia alla procura. Il Tar del Veneto deciderà il 24 febbraio sulla richiesta di s o s p e n s i v a avanzata dai due comitati civici e dai comuni di Este e Baone. Il progetto di Italcementi, che a sua volta ha denunciato i comitati per «danno all' immagine», ha il tenebroso nome di "revamping". Significa qualcosa come "ammodernamento degli impianti", prevede un investimento di 160 milioni di euro e la costruzione di un nuovo forno verticale, il camino, al posto dei tre attualmente in funzione. Un impianto «altamente efficace e competitivo», sostiene l' azienda, «e all' avanguardia sul fronte della tutela ambientale». «Un nuovo forno più moderno che consuma meno materie prime, meno acqua, meno combustibile, e riduce le emissioni in atmosfera di almeno il 50 per cento», secondo il responsabile del servizio ambiente di Italcementi, Angelo Monti. Il sindaco di Monselice, Francesco Lunghi, del Pdl, è entusiasta: «Un miglioramento strutturale che porta grandi vantaggi per migliorare l' ambiente e mantenere l' occupazione». Ma si è trovato in minoranza nel suo stesso consiglio comunale, che ha detto no al progetto, come hanno fatto altri 27 comuni della zona, e come ha fatto anche l' Ente Parco dei Colli Euganei, che lo ha giudicato «incompatibile». In effetti, già trent' anni fa, quando un' analoga protesta popolare portò alla chiusura delle cave che devastavano il territorio, venne prevista la graduale dismissione delle tre cementerie, giudicate non più idoneea coabitare con le attività prevalenti della zona, l' agricolturae il turismo, che dalle terme ai colli porta tre milioni di visitatori l' anno. Invece non è successo nulla, i cementifici sono ancora lì, le polveri si depositano su auto e davanzali, una patina nerastra copre gli ortie le siepi, certe notti si devono chiudere le finestre per la puzza, e un brutto giorno hanno dovuto evacuare l' asilo nido perché i bambini facevano fatica a respirare. I comitati "E noi? " e "Lasciateci respirare", sorto con l' appoggio del parroco «stanco di fare i funerali ai lavoratori delle cementerie», dicono che i tre impianti hanno sputato nell' aria in un anno 1.700.000 tonnellate di anidride carbonica e 170 tonnellate di polveri sottili, che le leucemie sono in aumento e i tumori, che hanno colpito 60 ex dipendenti, superiori del 30 per cento alla media nazionale. Ora temono che con il nuovo camino andrà ancora peggio. «Vogliamo solo difendere la nostra salute», dice Carmen Soloni, imprenditrice, anima della protesta insieme a cittadini come l' avvocato Fabio Greggio, l' impiegata Silvia Mazzetto, e a consiglieri comunali di diversa estrazione politica come Francesco Miazzi del centrosinistra e l' ex sindaco del centrodestra, appassionato latinista, Lorenzo Nosarti. Tra i contrari, anche il deputato della Lega Paola Goisis. Anche lei sospetta che «dietro un investimento così enorme vi sia in realtà il business dei rifiuti», grazie a una legge, varata al tempo della "mucca pazza", che consente ai cementifici di eliminare i rifiuti senza essere sottoposti al rispetto dei parametri previsti per gli inceneritori. L' azienda, che si è detta disponibile ad abbassare l' altezza del camino, nega che questa sia la sua intenzione. Dice che impiega combustibile da rifiuti «solo laddove le viene proposto per contribuire allo smaltimento dei rifiuti stessi». Attualmente lo fa in due impianti dei 17 che ha in Italia. Gli abitanti hanno paura che succeda anche a Monselice.

- ROBERTO BIANCHIN

Comune Mt, insediato tevolo tecnico su intesa Italcementi

 
15/02/2011 17:46
BASSi è insediato questa mattina, nella sala Giunta del Comune di Matera, il tavolo tecnico-scientifico stabilito dal protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso maggio tra Comune, Provincia di Matera, Parco della Murgia materana e Italcementi. A questo primo incontro hanno partecipato anche i rappresentanti degli enti di controllo (Asm e Arpab), delle organizzazioni sindacali, delle associazioni ambientaliste e della cittadinanza attiva. Obiettivo del tavolo è la valutazione periodica dell’attuazione degli impegni a favore dell’ambiente e della sostenibilità sottoscritti da Italcementi nel protocollo d’intesa e il monitoraggio delle emissioni della cementeria a seguito dell’intervento di revamping dell’impianto.
Secondo quanto reso noto dai rappresentanti di Italcementi, grazie all’intervento di revamping le emissioni dell’impianto di Matera si sono ridotte sensibilmente con un calo complessivo delle polveri dell’81 percento, del 95 percento per il biossido di zolfo (SO2), del 22 percento per gli ossidi di azoto (NOx) e del 18 percento per il monossido di carbonio (CO).
Anche i consumi energetici per unità di clinker prodotto sono diminuiti di circa il 17 percento.
Nel dare atto che già da tempo, in attuazione del protocollo d’intesa e per assicurare una maggiore trasparenza dei dati, i risultati del monitoraggio in continuo effettuato da Italcementi all’uscita dei camini sono disponibili sul sito internet del Comune, della Provincia e del Parco, le associazioni hanno chiesto di rendere più facilmente comprensibili i dati al cittadino comune, magari integrandoli con un commento a cura dell’Arpab.
Si è stabilita, inoltre, la modalità di lavoro del tavolo tecnico-scientifico che attuerà i contenuto del protocollo, a cominciare dalla misurazione in continuo degli effetti a distanza delle emissioni, e la misurazione dei depositi a terra per la verifica delle matrici alimentari, nonchè la delocalizzazione dell’impianto di calcestruzzi di via San Vito.
Per il prossimo incontro, previsto tra 30 giorni, le associazioni si sono impegnate a designare propri tecnici che parteciperanno al tavolo. Mentre il tavolo istituzionale, allargato a tutto il mondo associativo, ha deciso di riunirsi trimestralmente per verificare lo stato di attuazione del protocollo.
“Questo lavoro – ha detto l’assessore comunale all’Ambiente, Giuseppe Falcone - proseguirà con la massima scrupolosità, e per dare garanzie ai materani sulla sicurezza degli impianti produttivi presenti sul territorio, utilizzeremo questo modello per avviare anche con altre aziende il controllo e la trasparenza sui dati delle emissioni”.
L’assessore provinciale Gianni Rondinone si è invece soffermato sulla “necessità di velocizzare i tempi di attuazione del protocollo e sulla opportunità di rendere le informazioni disponibili più comprensibili ai cittadini”. Giuseppe Montemurro, vicepresidente del Parco della Murgia materana, ha sottolineato “l’importanza dell’azione svolta dal Parco nei confronti della cementeria a tutela della biodiversità che ha prodotto l’intesa che oggi, con l’insediamento del tavolo tecnico-scientifico, diventa fruttuosa”. I dirigenti di Italcementi hanno “confermato il proprio impegno a favore dell’ambiente portando avanti azioni volte alla riduzione delle emissioni, al rispetto e tutela del territorio, e alla trasparenza delle informazioni. L’insediamento del Tavolo conferma il percorso di proficuo dialogo avviato da Italcementi già alcuni anni fa con le istituzioni, le associazioni, gli stakeholder”.
(s.p.)
http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=546881&value=AGR


Protocollo di Kyoto, l’Italia rischia 2 miliardi di multa

Dal 2008 il governo ha fatto sconti alle grandi imprese che inquinano di più e i gruppi energetici hanno avuto i permessi per le emissioni di anidride carbonica senza pagare il dovuto. Un aiuto di Stato che ora potrebbe costare caro
L’Italia sarà costretta a pagare circa due miliardi di euro per l’acquisto di crediti esteri di anidride carbonica, se vorrà ottemperare agli obblighi sottoscritti con il Protocollo di Kyoto. È quanto emerge dal nuovo report della organizzazione non governativa londinese Sandbag. Un miliardo e 700 milioni di euro: è questa la cifra che, entro il 2012, l’Italia è destinata a sborsare per l’acquisto di crediti generati all’estero. Non solo. A questi vanno aggiunti 500 milioni che le imprese italiane soggette all’Emissions Trading System – schema regolatore del Protocollo di Kyoto – dovranno pagare per trasferire le proprie riduzioni di emissioni all’estero invece di investire in ambito domestico.

Spiega Damien Morris, il ricercatore di Sandbag autore del report: “Tutto nasce dal tentativo del Governo italiano di proteggere le imprese nazionali dalle riduzioni dei livelli di emissioni previsti nell’ambito del Protocollo di Kyoto”. Dal 2008 infatti il governo ha distribuito gratuitamente 2,5 miliardi di euro di permessi, generando guadagni spropositati a favore delle compagnie nazionali regolate dall’Emissions Trading System, quali il Gruppo Riva, Edipower e Italcementi.

Ora lo stesso governo si trova costretto a sborsare una cifra vicina ai due miliardi di euro di denaro pubblico per rientrare nei parametri di Kyoto. Eventualità che il ministero dell’Ambiente non può smentire, precisando però che “solo alla fine del periodo 2008-2012 si avrà un quadro della situazione certo e definito”. In altre parole: nel corso degli ultimi due anni le grandi imprese italiane sono state esentate dai limiti imposti dal Protocollo di Kyoto grazie ai permessi (pari a 2,5 milioni di euro) distribuiti gratuitamente dal governo. Così, per ottemperare agli obiettivi economico-ambientali imposti a livello internazionale, lo Stato preleverà entro il 2012 due miliardi di euro dai contributi pubblici per investirli nell’acquisto di crediti generati all’estero.

Le stime di Sandbag sono confermate anche da Axel Michaelowa, membro del Registration and Issuance Team delle Nazioni Unite, che precisa: “Non si tratta di un meccanismo limitato all’Italia, ma certo il vostro è un caso particolarmente grave.”

All’interno dei 2,5 miliardi di euro condonati dal governo alle imprese italiane, circa un terzo ad oggi è finito a una decina di grandi gruppi, quelli che hanno la maggiore capacità di lobbying. Quattro di questi miracolati sono colossi del mercato energetico nazionale e internazionale: Edipower, Eni, E.ON e A2A. “Una strategia quantomeno strana – afferma Morris – se si considera che le compagnie energetiche italiane non sono particolarmente esposte alla competizione”.

I soldi che il governo si appresta a pagare sarebbero potuti essere investiti nel miglioramento delle infrastrutture del Paese e nel perseguimento di una maggiore indipendenza energetica. “Tuttavia – avverte Morris – fino ad ora il governo italiano ha percepito i limiti stabiliti da Kyoto come una punizione, un peso da portare sulle spalle, piuttosto che come un’opportunità di sviluppo”.

Lo Stato, infatti, si è costantemente opposto all’introduzione di target più ambiziosi in sede europea. L’adozione di un target di riduzione di gas serra del 30 per cento entro il 2020 (dal 20 per cento attuale) è esplicitamente supportato da paesi quali il Regno Unito, la Germania, la Francia e la Danimarca. Non dall’Italia.

Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha recentemente annunciato che “l’Italia non è assolutamente disponibile ad avvallare il passaggio unilaterale dal 20 per cento al 30 per cento di riduzione delle emissioni di gas serra” e che “il passaggio non è perseguibile oggi per via della crisi economica mondiale”. Come spiega Morris “proprio dopo il calo di emissioni a seguito della crisi economica questo target è di gran lunga meno oneroso da raggiungere”.

Le difficoltà dell’Italia nel soddisfare gli obblighi di Kyoto sembrano dunque esser frutto, non tanto della crisi – che peraltro ha colpito indistintamente decine di Paesi firmatari del Protocollo – quanto “degli errori strategici che l’Italia ha commesso nella gestione dei propri obblighi economico-ambientali e della volontà del governo di favorire le grandi imprese nazionali a scapito dei cittadini”. Che ora dovranno pagare il conto finale.

di Sergio Colombo

Da Il Fatto quotidiano del 18 febbraio 2011


PARTINICO. DISTILLERIA BERTOLINO, 1000 FIRME CONTRO IL CATTIVO ODORE. NUOVA COLLOCAZIONE

28 dicembre 2010 - 15:10

La distilleria Bertolino potrebbe essere delocalizzata fuori dal centro abitato di Partinico. Lo ha annunciato questa mattina il sindaco Salvo Lo Biundo, durante la consegna delle oltre 1000 firme raccolte dalle locali associazioni Legambiente e Patto per la Salute, che nelle scorse settimane hanno avviato una petizione popolare per chiedere al primo cittadino, di intervenire contro il cattivo odore che produce l’impianto. Il comune e l’industria hanno avviato le trattative per arrivare ad un accordo per spostare gli impianti, che potrebbero trovare una nuova collocazione in contrada Sant’Anna, a confine tra i territori di Alcamo e Partinico.



ITALCEMENTI    Isola delle Femmine  una storia dimenticata.

Per i Cittadini di Isola delle Femmine, purtroppo resta solo il ricordo della  foto di gruppo del  Sindaco, degli Assessori dei Consiglieri  Comunali in carica o aspiranti tali.

Li vediamo, sono lì, sono in posa, tutti insieme appassionatamente durante la campagna elettorale a parlare della  Italcementi e i danni che questa “arrecava” alla salute dei Cittadini. 

TUTTI mostravano un elevato grado di preoccupazione!

TUTTI promettevano che si sarebbe continuato a parlare  di ITALCEMENTI anche dopo le elezioni!

Alla testa di questo esercito di ambientalisti-elettorali, l’attuale nipote  “Assessore” dr. Marcello Cutino che dal solito “balcone elettorale” enuncia:

“…il problema dell’inquinamento della Italcementi è un problema serio, ed essendo essenzialmente un problema di salute dei cittadini, IO mi impegno a……….”

A distanza di circa due anni da questo proclama dobbiamo supporre che   l’impegno a…  del nipote ’”Assessore” geologo dr. Marcello Cutino, era quello di impegnarsi a tacere e compiacersi della delega di “Assessore” all’ambiente.

L’ultima nostra speranza era riposta nella Presidente della Commissione Comunale all’ambiente dottoressa RISO. Ahimè anche Lei si è persa in un elenco di buone intenzioni!


Infatti l’11 giugno del 2010
“………I° PUNTO EMERGENZA RIFIUTI

1)Crescita ed ampliamento della raccolta differenziata in tutto il territorio Comunale con un’azione coordinata e costante tesa alla soluzione della problematica rifiuti in collaborazione con l’ATO rifiuti e tutte le forze attive del Comune (Associazioni, scuole, anziani, forze dell’ordine);
2)Piano di raccolta differenziata per lidi bar e ristoranti

3)Attivazione di centri raccolta e degli eco-punti gestiti da Associazioni come liberambiente e dai nostri volontari della protezione civile;

4)Promozione dei sistemi premianti per i cittadini che più si impongono nella raccolta differenziata;

5)Video sorveglianza nelle aree più soggette al conferimento indisciplinato dei rifiuti;

6)Vigilanza costante sul territorio con l’utilizzo, anche se per breve tempo di vigili non del luogo.
II° PUNTO DI ZONIZZAZIONE ACUSTICA DEL TERRITORIO COMUNALE
Così come previsto dal programma del Gruppo “Progetto Isola” e in vista dell’inizio della stagione estiva, la Commissione intende investire l’Assessore Cutino e tutta la Giunta a voler attivare il piano di zonizzazione acustica del territorio comunale.
La commissione nopn intende solo a limitarsi ad analizzare e proporre soluzioni, ma si impegna a collaborare attivamente e fattivamente per una risoluzione miarat e solerte della problematica.

IL presidente Riso Rosaria dottoressa

Italcementi? Ignorata!

Antenna radar Wind Shear? Aspettiamo che ci chiamino


Dottoressa Riso  il Suo BILANCIO a distanza di MESI SEI ?

Il Comitato Cittadino Isola Pulita, coglie  l’occasione per chiedere al Sindaco di Isola delle Femmine di prendere l’iniziativa e di convocare le parti coinvolte (Italcementi, le istituzioni preposte, i sindacati, il Comitato, ecc) in questa vicenda, farle sedere intorno ad un tavolo e, con serenità, trovare una soluzione che permetta a chi lavora di continuare a lavorare e a chi abita sul nostro territorio di vivere tranquillamente liberi da rumori odori e rischi per la propria salute.


Sentenza del TAR Puglia (LE) Sez. I n. 1786 del 7-7-09 contro
il Sindaco di Taranto su istanza del Comitato Cittadino 

Ai sensi degli art. 216 e 217 T.U.L.S. n. 1265/1934, il Sindaco è titolare di un generale potere di vigilanza sulle industrie insalubri e pericolose che può anche concretarsi nella prescrizione di accorgimenti relativi allo svolgimento dell'attività, volti a prevenire, a tutela dell'igiene e della salute pubblica, situazioni di inquinamento: tale potere è ampiamente discrezionale ed esercitabile in qualsiasi tempo, sia nel momento in cui è richiesta l'attivazione dell'impianto, sia in epoca successiva.


Comitato Cittadino Isola Pulita


USO  del CDR nei Cementifici e nelle centrali elettriche
Lo Studio della Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente,  sull’uso del CDR nelle centrali elettriche e nei cementifici afferma che:
•         Rispetto ai combustibili convenzionali, il CDR presenta maggiori concentrazioni di cloro, cadmio, mercurio, piombo, rame e minori concentrazioni di zolfo e nichel.
•         Le emissioni di mercurio dai cementifici sono il loro punto debole se alimentati con CDR.
•         Il punto più critico è l’impatto dei prodotti (cemento) e dei sottoprodotti (ceneri) delle co-combustioni in cui, rispetto all’uso dei combustibili convenzionali, si è riscontrata una maggiore concentrazione di cloruri, piombo, cadmio, rame, zinco.
•          Le sperimentazioni sull’impatto ambientale derivante dalla parziale sostituzione di carbone nella centrale elettrica di Fusina, con CDR
•         Rispetto all’uso di combustibili convenzionali, il CDR presenta maggiori concentrazioni di cloro, cadmio, mercurio, piombo, rame e minori concentrazioni di zolfo e nichel.

•         E di conseguenza determina maggiore emissione di ammoniaca, cloro, mercurio, idrocarburi policiclici aromatici totali, diossine e furani.
•         La concentrazione di mercurio, con le sue caratteristiche di bioaccumulo e di non biocompatibilità, aumenta nelle emissioni della centrale, sistematicamente, da due a cinque volte con l’alimentazione a CDR.
•         In definitiva la sperimentazione effettuata nella centrale elettrica di Fusina ha permesso di verificare che la sostituzione di combustili convenzionali, con CDR, peggiora la qualità delle emissioni in modo rilevante per  diversi inquinanti, in particolare diossine e furani.
•         Ogni cementificio produce ed immette nell'atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti e cancerogeni costituiti da:
•          idrocarburi policiclici aromatici (policlorobifenili, diossine, dibenzofurani) e metalli pesanti.
•         Tutte sostanze estremamente pericolose perché persistenti e accumulabili negli organismi viventi,
•         polveri grossolane (PM10) e fini (PM2,5), e nanoparticelle (0,1-0,2 del PM10) costituite essenzialmente da metalli pesanti (non biodegradabili né biocompatibili).
•         "nanoparticelle", che sfuggendo ai filtri del cementificio, non vengono nemmeno rilevate dagli attuali sistemi di monitoraggio delle emissioni•         polveri grossolane (PM10) e fini (PM2,5), e nanoparticelle (0,1-0,2 del PM10) costituite essenzialmente da metalli pesanti (non biodegradabili né biocompatibili).

CONTROLLO IN CONTINUO:
•         Portata degli effluenti – Umidità – Temperatura – Polveri – O2 – NOx – SO2 – CO

CONTROLLO DISCONTINUO o PERIODICO
(efettuato 1 o 2 volte all’anno) da autodenuncia per:

•         Metalli e loro composti – COV (composti organici volatili) – HCl – HF - IPA (idrocarburi policiclici aromatici) – PCDD/PCDF (diossine/Furani) – PCB (policlorobifenili)

•         A proposito dell’emissione di polveri dai camini industriali, il Notiziario FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) del maggio 2006 riferisce:
•         “Gli inceneritori di ultima generazione …
contribuiscono grandemente alla immissione nell'ambiente di polveri finissime PM2,5
che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10.

•         Non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore ma, in base alle leggi vigenti, questo ha poca importanza.

•          Gli impianti industriali producono pochissimo PM10, di cui la legge prescrive il monitoraggio, ed una quantità enorme di  nanoparticelle
che purtroppo non rientrano nelle valutazioni.

•         Pertanto, a norma di legge, l’aria è pulita! 

•         L’impatto sanitario dei cementifici è dovuto al fatto che i processi termochimici, che avvengono in essi, producono miliardi di atomi e molecole molto tossiche e di nanoparticelle che  le trasportano attraverso l’aria e le vie respiratorie,.. fino al DNA…

Il Particolato ultrafine, i metalli pesanti, le diossine, i furani ed i composti organici alogenati si formano nei processi di combustione fra 1200 => 600°C, cioè nella fase terminale del processo di combustione

•         Zona 2 (fiamma): vaporizzazione e dissociazione molecolare 1500-1200°C dove l’alta temperatura genera grandi quantità di metalli vaporizzati e cloro, elementi molto importanti che reagiscono nella zona successiva.
•          Zona 3 (post-fiamma), ricca di componenti altamente reattivi
(come radicali e molecole) che generano diossine, furani e particolato metallico (con azione catalitica) che funziona come substrato per le molecole organiche

•         Se abbiamo buona memoria ricorderemo i disastrosi effetti ambientali causati da:
•         Piombo nelle benzine
•         Amianto nei manufatti in “Eternit”
•         Mercurio negli impianti cloro-soda
•         DDT come antiparassitario
Tuttavia, al momento, giudichiamo più saggio non compiere altri errori, ricorrendo all’applicazione del
Principio di Precauzione
         onde evitare, con la co-combustione del CDR, di peggiorare la qualità dell’aria nelle zone di ricaduta delle emissioni degli impianti di co-combustione con composti e metalli  bioaccumulabili e persistenti quali diossine, furani e mercurio.

Adottare il principio di precauzione e quello di responsabilità significa anche:
•       accettare il dovere di informare
•       impedire l'occultamento di informazioni su possibili rischi per la salute
•       evitare che si continui a considerare l'intera specie umana come un insieme di cavie sulle quali saggiare tutto quanto è capace di inventare il progresso tecnologico (L.Tomatis)




  1. Italcementi Ricorso 02592/2008 Procura della repubblica

  2. DELOCALIZZARE LE AZIENDE INSALUBRI

  3. ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE A.I.A. RIFIUTI PETCOKE DIOSSINE





USO  del CDR nei Cementifici e nelle centrali elettriche
Lo Studio della Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente,  sull’uso del CDR nelle centrali elettriche e nei cementifici afferma che:
•         Rispetto ai combustibili convenzionali, il CDR presenta maggiori concentrazioni di cloro, cadmio, mercurio, piombo, rame e minori concentrazioni di zolfo e nichel.
•         Le emissioni di mercurio dai cementifici sono il loro punto debole se alimentati con CDR.

•         Il punto più critico è l’impatto dei prodotti (cemento) e dei sottoprodotti (ceneri) delle co-combustioni in cui, rispetto all’uso dei combustibili convenzionali, si è riscontrata una maggiore concentrazione di cloruri, piombo, cadmio, rame, zinco.
•          Le sperimentazioni sull’impatto ambientale derivante dalla parziale sostituzione di carbone nella centrale elettrica di Fusina, con CDR
•         Rispetto all’uso di combustibili convenzionali, il CDR presenta maggiori concentrazioni di cloro, cadmio, mercurio, piombo, rame e minori concentrazioni di zolfo e nichel.

•         E di conseguenza determina maggiore emissione di ammoniaca, cloro, mercurio, idrocarburi policiclici aromatici totali, diossine e furani.
•         La concentrazione di mercurio, con le sue caratteristiche di bioaccumulo e di non biocompatibilità, aumenta nelle emissioni della centrale, sistematicamente, da due a cinque volte con l’alimentazione a CDR.
•         In definitiva la sperimentazione effettuata nella centrale elettrica di Fusina ha permesso di verificare che la sostituzione di combustili convenzionali, con CDR, peggiora la qualità delle emissioni in modo rilevante per  diversi inquinanti, in particolare diossine e furani.
•         Ogni cementificio produce ed immette nell'atmosfera milioni di metri cubi al giorno di fumi inquinanti e cancerogeni costituiti da:
•          idrocarburi policiclici aromatici (policlorobifenili, diossine, dibenzofurani) e metalli pesanti.
•         Tutte sostanze estremamente pericolose perché persistenti e accumulabili negli organismi viventi,
•         polveri grossolane (PM10) e fini (PM2,5), e nanoparticelle (0,1-0,2 del PM10) costituite essenzialmente da metalli pesanti (non biodegradabili né biocompatibili).
•         "nanoparticelle", che sfuggendo ai filtri del cementificio, non vengono nemmeno rilevate dagli attuali sistemi di monitoraggio delle emissioni•         polveri grossolane (PM10) e fini (PM2,5), e nanoparticelle (0,1-0,2 del PM10) costituite essenzialmente da metalli pesanti (non biodegradabili né biocompatibili).

CONTROLLO IN CONTINUO:
•         Portata degli effluenti – Umidità – Temperatura – Polveri – O2 – NOx – SO2 – CO

CONTROLLO DISCONTINUO o PERIODICO
(efettuato 1 o 2 volte all’anno) da autodenuncia per:

•         Metalli e loro composti – COV (composti organici volatili) – HCl – HF - IPA (idrocarburi policiclici aromatici) – PCDD/PCDF (diossine/Furani) – PCB (policlorobifenili)

•         A proposito dell’emissione di polveri dai camini industriali, il Notiziario FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) del maggio 2006 riferisce:
•         “Gli inceneritori di ultima generazione …
contribuiscono grandemente alla immissione nell'ambiente di polveri finissime PM2,5
che costituiscono un rischio sanitario ben più grave delle note polveri PM10.

•         Non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore ma, in base alle leggi vigenti, questo ha poca importanza.

•          Gli impianti industriali producono pochissimo PM10, di cui la legge prescrive il monitoraggio, ed una quantità enorme di  nanoparticelle
che purtroppo non rientrano nelle valutazioni.

•         Pertanto, a norma di legge, l’aria è pulita! 

•         L’impatto sanitario dei cementifici è dovuto al fatto che i processi termochimici, che avvengono in essi, producono miliardi di atomi e molecole molto tossiche e di nanoparticelle che  le trasportano attraverso l’aria e le vie respiratorie,.. fino al DNA…

Il Particolato ultrafine, i metalli pesanti, le diossine, i furani ed i composti organici alogenati si formano nei processi di combustione fra 1200 => 600°C, cioè nella fase terminale del processo di combustione

•         Zona 2 (fiamma): vaporizzazione e dissociazione molecolare 1500-1200°C dove l’alta temperatura genera grandi quantità di metalli vaporizzati e cloro, elementi molto importanti che reagiscono nella zona successiva.
•          Zona 3 (post-fiamma), ricca di componenti altamente reattivi
(come radicali e molecole) che generano diossine, furani e particolato metallico (con azione catalitica) che funziona come substrato per le molecole organiche

•         Se abbiamo buona memoria ricorderemo i disastrosi effetti ambientali causati da:
•         Piombo nelle benzine
•         Amianto nei manufatti in “Eternit”
•         Mercurio negli impianti cloro-soda
•         DDT come antiparassitario
Tuttavia, al momento, giudichiamo più saggio non compiere altri errori, ricorrendo all’applicazione del
Principio di Precauzione
         onde evitare, con la co-combustione del CDR, di peggiorare la qualità dell’aria nelle zone di ricaduta delle emissioni degli impianti di co-combustione con composti e metalli  bioaccumulabili e persistenti quali diossine, furani e mercurio.

Adottare il principio di precauzione e quello di responsabilità significa anche:
•       accettare il dovere di informare
•       impedire l'occultamento di informazioni su possibili rischi per la salute
•       evitare che si continui a considerare l'intera specie umana come un insieme di cavie sulle quali saggiare tutto quanto è capace di inventare il progresso tecnologico (L.Tomatis)

   



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