Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





domenica 12 dicembre 2010

Inceneritori che inquinano meno di un caminetto

Inquinamenti

Verità in fumo: inceneritori che inquinano meno di un caminetto

Vi proponiamo le riflessioni di Roberto Pirani in merito a uno studio del Politecnico di Milano secondo il quale "la concentrazione di polveri ultrafini nelle emissioni degli inceneritori di ultima generazione è inferiore rispetto a quella del fumo di un caminetto".

di Roberto Pirani - 14 Dicembre 2010


Secondo uno studio del Politecnico di Milano "la concentrazione di polveri ultrafini nelle emissioni degli inceneritori di ultima generazione è inferiore rispetto a quella del fumo di un caminetto"




Il 2 dicembre scorso la versione online della rivista La Nuova Ecologia ha pubblicato un articolo intitolato 'Dai termovalorizzatori meno polveri di un camino' basato su uno studio di un gruppo di ricerca del Politecnico di Milano attivo anche nel campo della consulenza nel settore dell'incenerimento.
In riferimento a questo articolo si può intanto rilevare che non è firmato, forse perché rilancia acriticamente tesi del tutto discutibili. Una slide da Convegno illustra gli sconcertanti dati sanitari (e si tratta solo di alcuni tra studi condotti in Italia) di cui i proponenti degli impianti di incenerimento – apparentemente - non conoscono l'esistenza.
L'enormità di questo assunto: (secondo uno studio del Politecnico di Milano) "la concentrazione di polveri ultrafini nelle emissioni degli inceneritori di ultima generazione è inferiore rispetto a quella del fumo di un caminetto" è tale che non è necessario rispondere, stante la differenza del combustibile preso in esame.
Mesi fa l'International society of doctor for environment (ISDE) ha anche denunciato la manipolazione di studi scientifici nella traduzione dall'inglese all'italiano, per asserire una falsa innocuità degli inceneritori col fine di dare il via ai 4 inceneritori in Sicilia poi cassati per molteplici illegittimità amministrative e procedurali.
L'ISDE e i suoi esponenti sono in grado di dimostrare che le polveri micro e nanometriche sono patogene. Sulle evidenze mai considerate negli studi pro-incenerimento, a prescindere dalle emissioni, si segnala questo sconcertante documento: La favola dell'inceneritore che elimina la discarica.
Nel 2003 all'inceneritore di Brescia vengono conferite 552.138 tonnellate di rifiuti, (rsu: 401.167 t; rifiuti speciali: 27.839 t; biomasse: 121.325 t) la cui combustione genera il seguente risultato:
- scorie: 124.546 t (destinazione: discarica);
- polveri: 28.286 t (destinazione: trattamento rifiuti speciali).
Ovvero: su 550mila tonnellate di rifiuti bruciati, 150mila (poco meno di un terzo) è il prodotto (tossico) che va a finire in discarica (Fonte: Osservatorio sul 'termovalorizzatore' di Brescia)
Questa è la quantità lavorata negli impianti di incenerimento. Asserire che i limiti di legge a metro cubo siano un parametro di sicurezza valido, nasconde come gli inceneritori lavorino in continuo per 250 giorni all'anno minimo.
Un inceneritore funziona 24 ore al giorno e la concentrazione tossica nei milioni di metri cubi che escono da un inceneritore è a dir poco spaventosa.
A tal proposito alleghiamo un documento sui Composti identificati nelle emissioni gassose di un impianto di incenerimento di rifiuti solidi urbani, relativo agli inquinanti organici rilevati.
Altro particolare non trascurabile da segnalare rispetto a questo articolo de La nuova ecologia: il 'termovalorizzatore' non esiste. A termini di legge, evitando parole fuorvianti o fantasiose, questi impianti si chiamano "inceneritore" (anche detto Azienda insalubre di classe I, il riferimento è al Decreto Ministeriale del 05/09/1994. Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie. Emanato dal Ministro della Sanità e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Suppl. Ordin. n° 220 del 20/09/1994).
Avviandoci alla conclusione, una replica sul perché questo articolo de La nuova ecologia risulta a-scientifico, in due slide da convegno diffuse sempre dall'ISDE:
1) La OMS, con un comunicato emesso il 14 Aprile 2005, dichiara che non esiste livello accettabile di sicurezza per il PM2,5 e ciò contrasta con l'attuale ASSENZA di limiti di legge. Sempre l’OMS ha calcolato che queste polveri possono percorrere 300km in 12 ore. (Se un inquinante non viene ricercato, l'aria risulterà 'pulita' ma a livello sanitario questo dato non ha alcun valore)
2) L’autorevolissima testimonianza del Prof. Maltoni al processo di Marghera, 11 aprile del 2000: “Bisogna fare distinzione fra la soglia decisa come socialmente accettabile e la soglia biologica. Mentre la soglia accettabile viene quantificata sulla base di logiche che sono in parte scientifiche in parte economiche e politiche, la soglia biologica è un'altra cosa e si basa solo sui dati sperimentali. E per i dati sperimentali ogni cancerologo che abbia studiato questi problemi sa che NON ESISTE una soglia limite”. (Questi 'limiti' poi sono tarati su individui adulti, mentre andrebbero posti a difesa dei più deboli: i bambini, che nell'età dello sviluppo sono più fragili degli individui adulti).
L'analisi Il diavolo brucia - di un medico pediatra di stimata professionalità, Ernesto Burgio, anche esso dell'ISDE - completa quello che esce dalle 'magic box', in realtà archeologia industriale nel mondo occidentale.
La legittimità degli ingegneri nel trattare dati sanitari e dare patenti di innocuità agli inceneritori è del tutto discutibile, come si vede, carte alla mano.
L'intero ordine dei medici FRANCESE chiede al proprio governo di non permettere più la costruzione di altri inceneritori, e individua le alternative.
Se la politica invece di ascoltare i proponenti degli impianti ascoltasse i medici, determinate scelte discrezionali compiute abusando degli incentivi occulti via Enel finirebbero del tutto.
Gli inceneritori non servono a trattare rifiuti, ma ad accumulare profitti privati con denaro pubblico.
Se gli estensori di questo studio del Politecnico lo desiderano e sono in grado di dimostrare la validità dei loro assunti, dovrebbero finalmente accettare un confronto di merito coi medici dell'ISDE. Confronto che in tutti questi anni non è mai avvenuto.



L' Europa smantella gli inceneritori

«SONO in Germania con la commissione. Qui i termovalorizzatori sono quasi superati e noi stiamo ancora a discutere di discariche». A parlare è Gaetano Pecorella, qualche giorno fa in missione in Germania, alla guida della commissione parlamentare sulle ecomafie. IL PDL Pecorella si è guardato attorno e si è accorto che il sistema italiano è vetusto. E si è messo in contraddizione con il premier, che invece non ha fatto che invocare termovalorizzatori per riparare al disastro di Napoli. Forse ha capito anche lui che l' obiettivo dell' Europa è non tanto le percentuali di raccolta differenziata, ma ancora più oltre: l' azione di riduzione a monte e di riciclo effettivo tramite raccolte differenziate di qualità. A Berlino quelli che da noi vengono fatti passare per i salvatori della patria contro il grande blob della monnezza, sono roba da dismissione. Il fatto è che dove si riesce a fare una differenziata spinta, il volume dei rifiuti si riduce e l' inceneritore incrocia le braccia. Ecco perché, per tenere in vita i macchinari nati per bruciare il rifiuto tal quale, all' estero accettano di buon grado la spazzatura napoletana che nessuno vuole. Entro il 2020 l' obiettivo tedesco è discarica zero. Napoli nell' occhio del ciclone, il resto d' Europa, senza incentivi a incenerire come da noi il Cip6 contro cui si levano gli strali dell' ortodossia pro-compostaggio-differenziata, è invece diviso in due. «Ci sono paesi che bruciano di più, come la Danimarca e la Svizzera - spiega Attilio Tornavacca, responsabile di Esper, l' ente di studio per la pianificazione ecosostenibile delle risorse, che ha lavorato a Napoli con successo - e questo succede soprattutto per ridurre al minimo il fabbisogno di discariche. Non le vogliono e rifiutano tutti i problemi connessi con la creazione di depositi di rifiuti. Ci sono poi invece paesi che usano meno gli inceneritori, come la Spagna o l' Inghilterra». Il metodo di raccolta rifiuti non è unico, non c' è una sola regia. Contenitori di colori diversi, raccolta di certi materiali e di altri no, tasse sullo sversamento. Ogni giorno nel mondo si producono 10 milioni di tonnellate di rifiuti. Cinquecento chili ogni europeo, 730 chi vive negli Stati Uniti. In Turchia, Messico e Polonia tutto finisce in discarica. Di contro, in Olandae Svizzera ci finisce solo l' 1 per cento dei rifiuti. L' Irlanda sarà nei guai economici, ma a rifiuti va a gonfie vele. A Dublino chi inquina paga: non esistono impianti per l' incenerimento, chi produce più spazzatura contribuisce con una tassa più alta. Il Comune distribuisce un bidone nero per il secco non riciclabile, verde per lattine, tetrapak, carta, vetro, alluminio, plastica e acciaio. Quest' ultimo viene svuotato gratis. Per il nero si pagano 91 euro all' annoe8 euro ogni volta che viene messo per strada. Ma il pagamento fa da deterrente, e si è arrivati a svuotarlo una volta ogni tre settimane. Da poco c' è anche il contenitore marrone, per scarti di cucina, verde e umido. Chi ha il giardino coltiva rigogliosissime rose con il compost fatto in casa. Ma c' è chi, per non pagare, brucia o butta in discariche abusive. L' obiettivo della differenziata è il 59 per cento entro il 2013. Virtuosa anche la Vallonia, in Belgio, dove si fa la raccolta differenziata spinta e l' incentivo a ridurre i rifiuti è affidato anche a un giornale gratuito semestrale: "Meno rifiuti! Ce la faremo!" che aggiorna sulle iniziative della regione. Da quando è stata abolita la pubblicità nelle cassette della posta, si buttano 40 chili in meno di carta all' anno. In Francia invece quasi tutta la grande distribuzione fa a meno dei sacchetti di plastica: considerato che ogni italiano butta 8 chili di buste all' anno, farebbe tanto bene anche a noi. A Londra nella raccolta stradale il vetro viene diviso per qualità: vetro chiaro, marrone, verde, a Berlino si raccoglie diviso solo il trasparente dal color ambra. In Austria Graz è l' esempio virtuoso: la raccolta è solo domiciliare e ha provocato una tale riduzione di rifiuti che il celebre inceneritore di Vienna è rimasto il solo "monumento" nazionale, non c' è stato bisogno di costruirne altri. 1. Continua -

STELLA CERVASIO

Il diavolo brucia. Dio crea, ricicla, trasforma: infinitamente

Dovrebbe essere ormai evidente a tutti che l’attuale fase della storia umana, quella coincidente con l’era dello sviluppo industriale e con l’utilizzo sempre più massiccio e irrazionale dei combustibili fossili (prima carbone, poi petrolio e gas), volge rapidamente e inesorabilmente al termine per due ragioni, strettamente interconnesse:
- l’imminente/immanente esaurimento delle risorse energetiche fossili, che l’uomo ha letteralmente dilapidato nel corso di questi due secoli
- gli effetti potenzialmente irreversibili che i processi di combustione, sempre più diffusi su tutto il pianeta, rischiano di avere sulla composizione dell’atmosfera, sul clima, sui cicli delle acque e del carbonio e sugli equilibri dei singoli ecosistemi e dell’intera biosfera. Fra tutti gli impianti e sistemi eco-distruttivi inventati dall’uomo, gli "inceneritori di rifiuti" rappresentano il simbolo forse più perfetto (in senso negativo) di una "civiltà" dominata dalla Pulsione di Morte e di una specie vivente che, pur di estendere il proprio dominio, rischia di trasformare l’intero pianeta in una gigantesca camera a gas, in un immane forno crematorio.
E’ infatti difficile negare che gli inceneritori (il termine "termovalorizzatore" essendo frutto di un escamotage ipocrita e illegittimo, volto a convincere i cittadini circa un’inesistente resa energetica di questi impianti) sono essenzialmente grandi acceleratori entropici, che trasformano ogni giorno in cenere e gas:
- milioni di tonnellate di carta, cartone e legname che potrebbero essere utilizzate ancora a lungo e che sono il dono prezioso di boschi e foreste, cioè di quel polmone verde del pianeta, substrato e fucina della vita (biodiversità), che l’uomo sta distruggendo a ritmo frenetico e insostenibile;
- milioni di tonnellate di plastica e derivati, cioè di petrolio (si ricordi che un kg di PET equivale a due litri di petrolio): materiale organico che, formatosi attraverso milioni di anni di lento accumulo all’interno della crosta terrestre, siamo riusciti a consumare in pochi decenni;
- migliaia di tonnellate di metalli preziosi – alluminio, cromo, ferro, piombo, nichel – che potrebbero servire a costruire biciclette, navi, treni, ponti ed utensili vari.
Ma gli inceneritori non sono soltanto all’origine di un immenso, insensato spreco di materiali preziosi: sono anche tra gli impianti industriali più inutili, nocivi e rapidamente distruttivi nei confronti dei delicati meccanismi che regolano il clima e gli ecosistemi. E l’effetto forse più temibile e meno noto di questi eco-mostri concerne proprio il loro possibile impatto distruttivo sugli organismi e sull’intera biosfera: in quello che potremmo definire un immenso esperimento di bio-trasformazione a cielo aperto.
Perché i milioni di metri cubi di gas e ceneri volanti, che escono da quei camini e contaminano il mondo vegetale e i milioni di tonnellate di ceneri di fondo, che si depositano alla base delle caldaie e devono essere "smaltiti" in immense discariche di rifiuti speciali e che inevitabilmente finiscono con il percolare nelle falde idriche, avvelenando la catena alimentare e l’intera biosfera, sono un vero e proprio concentrato di alcune tra le sostanze più tossiche che l’uomo sia mai riuscito a produrre: diossine, furani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici e metalli pesanti, che - trasportati dalle particelle microscopiche prodotte dalla combustione – attraversano gli epiteli di rivestimento dei nostri apparati respiratorio e digerente, passano nel sangue e nella linfa, attraversano le barriere alveolare ed emato-cerebrale e penetrano attraverso le sofisticate membrane che proteggono le nostre cellule. In questo modo per anni, per decenni le nanoparticelle veicolano gli atomi di cromo, di piombo e di mercurio all’interno delle cellule che rappresentano la prima linea dei nostri sistemi di difesa - macrofagi, cellule dendritiche - di volta in volta paralizzandole o iper-attivandole (rendendole cioè incapaci di svolgere correttamente il proprio compito o inducendole a infiammare in modo cronico e progressivo i nostri organi e tessuti più preziosi) e all’interno dei nostri neuroni e delle cellule che formano la struttura portante del nostro cervello, che irreversibilmente danneggiate o cronicamente attivate finiscono per produrre ed accumulare al loro interno proteine alterate nella loro sequenza-base o nella loro forma tridimensionale…
Un dato epidemiologico estremamente allarmante di questi ultimi anni, è quello concernente il notevole aumento delle patologie neuro-degenerative croniche che funestano le nostre società. E’ sufficiente ricordare che negli Usa le morti per morbo di Alzheimer sono aumentate negli ultimi 20 anni del 1200%, ed è evidente che soltanto una trasformazione ambientale può aver determinato una simile deriva epidemiologica L’ipotesi patogenetica oggi più accreditata riconosce all’origine di questa e di altre malattie neurodegenerative, proprio un accumulo, nel citoplasma cellulare, di proteine alterate. E’ noto quanto sia difficile dimostrare con assoluta certezza - sulla base delle modalità di studio e di valutazione usuali (essenzialmente epidemiologiche), che hanno come inevitabile parametro di riferimento popolazioni sottoposte a tassi di inquinamento similari e difficilmente valutabili - il nesso causa-effetto tra un possibile fattore patogenetico (in questo caso l’inalazione delle sostanze prodotte dalla combustione di materiale vario, plastica e metalli in primis) e l’aumento di una patologia cronico-degenerativa legata a meccanismi immuno-patogenetici e/o genotossici relativamente lenti (siamo nell’ordine di anni o decenni).
Ma alcuni ricercatori hanno recentemente sottolineato come esistano dati terribili, provenienti da un campo di "sperimentazione" ancora più drammatico ed eccezionale - quello delle guerre high-tech, ideate ed attuate
negli ultimi 15 anni dagli USA e dai loro alleati - che possono aiutarci a chiarire il problema. In queste guerre infatti intere popolazioni inermi hanno subito le conseguenze dei bombardamenti condotti con armi nuove e sofisticate, che solo tra alcuni decenni riveleranno tutti i loro effetti devastanti. Va da sé che pochi si sarebbero curati di questo lontano dramma, se migliaia di soldati occidentali non avessero manifestato, al ritorno dalle guerre nel Golfo e nei Balcani, sintomi e quadri patologici gravissimi, riconducibili all’esposizione alle sostanze chimiche e radioattive utilizzate e liberate nel corso dei bombardamenti.
L’interesse per questi lontani eventi, da parte di alcuni ricercatori che indagano sull’impatto ambientale e sanitario degli inceneritori, è dovuto al fatto che le molecole tossiche che si sono accumulate nei polmoni e nei cervelli, nel sangue e nello sperma dei soldati; che li hanno fatti ammalare di linfomi, leucemie, mielomi, epatocarcinomi e sarcomi; che hanno perfino causato l’insorgenza di carcinomi uterini nelle loro mogli e compagne e di malformazioni nei bambini da loro procreati negli anni successivi, sono praticamente le stesse prodotte dagli inceneritori. Il che non deve stupire, perché in entrambi i casi è proprio l’alta temperatura raggiunta nei processi di combustione a determinare: da un lato la liberazione di miliardi di atomi di cromo, nichel, mercurio, cadmio e di molecole di diossine, furani, idrocarburi policiclici; dall’altro la frammentazione della materia in nanoparticelle rotondeggianti, che inalate fungono da perfette navette per le sostanze killer. E in entrambi i casi le particelle col loro carico mortale penetrano nelle cellule del sangue, infiammano organi e tessuti, sregolano gli stessi apparati di controllo sistemico e in primis il sistema neuro-endocrino: anche perché alcune di queste sostanze, come le diossine (di cui gli inceneritori sono oggi la fonte principale), agiscono da endocrine disruptors, con meccanismi veramente diabolici, che permettono loro di ingannare i recettori delle cellule bersaglio o di mimare (agendo direttamente o indirettamente sul DNA o sui meccanismi di trascrizione ed espressione genica) l’azione delle molecole che innescano o modulano la produzione di ormoni, citochine, chemochine.
Ma queste non sono le uniche controindicazioni alla costruzione ed all’uso degli inceneritori che sarebbe importante conoscere e divulgare. Alle motivazioni di ordine ambientale e sanitario, si possono infatti affiancare numerose motivazioni di ordine economico e sociale. A cominciare dal semplice calcolo dei costi di produzione: visto che, cifre ufficiali alla mano, il costo di un MWh di energia in un impianto idroelettrico è valutabile intorno ai 65 euro; in un impianto eolico intorno ai 60; in un impianto a biomasse intorno a 120, mentre produrre un MWh in impianti di incenerimento di rifiuti solidi urbani con "recupero energetico" costa la bella cifra di 228 euro (senza mettere nel conto il costo di smaltimento delle ceneri e i danni incalcolabili alla salute umana)! Questo significa che ben lungi dal consentire un recupero energetico, gli inceneritori sono una fonte di immenso spreco energetico ed economico (concetto che può anche essere sintetizzato dicendo che l'energia necessaria a produrre i materiali che vengono inceneriti è circa 4 volte maggiore di quella che si può ottenere bruciandoli). D’altro canto dovrebbe essere ormai noto a tutti che esistono strategie semplici e collaudate che permettono di organizzare una corretta filiera di trattamento dei materiali post consumo (in effetti il termine "rifiuti" dovrebbe essere utilizzato solo per gli scarti e via, via abolito), fondata sulla riduzione e razionalizzazione della produzione, sul recupero, riciclaggio e riuso di vetro, carta, legname e metalli; sul corretto trattamento dell’organico; sul processamento a freddo dell’eventuale residuo.. e che non mancano le norme comunitarie e nazionali, che almeno sulla carta, incentivano questo vero e proprio circuito virtuoso.
Dovrebbe insomma essere ormai chiaro a tutti coloro - imprenditori, economisti, politici, chimici, ingegneri, medici – che si interessano a vario titolo al problema del trattamento dei rifiuti, che non ha alcun senso bruciare tonnellate di materiali preziosi e in larga misura riutilizzabili; che una simile prassi ha costi enormi oltre a essere dannosa per l’ambiente in cui viviamo e per la nostra salute.
Eppure è un dato di fatto che in Italia, da alcuni anni, assistiamo ad una vera e propria corsa alla costruzione di nuovi impianti. Un mistero che, in effetti, non è poi così difficile svelare.
Basta infatti ricordare che in Italia è attualmente in vigore una Legge, unica in Europa e in palese contrasto con le direttive europee, che consente allo Stato di sovvenzionare fortemente la produzione di energia attraverso l’incenerimento dei rifiuti, che essendo (come visto) alquanto costosa, se non fosse incentivata con danaro pubblico, non avrebbe mercato. E’ appunto grazie a questa Legge che i gestori di inceneritori e i gruppi industriali come Moratti, Garrone, Falck che li costruiscono, possono fare grandi profitti, scaricando gli enormi costi di impianti assolutamente antieconomici, sulla collettività. Il trucco è semplice e scellerato: in pratica gli ingenti fondi che dovrebbero esser destinati per Legge alle energie rinnovabili (pagati direttamente dai contribuenti nella bolletta Enel) vengono letteralmente stornati nelle tasche dei gestori, che ricevono circa 40 euro per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti, più altri sussidi: cifre che moltiplicate per milioni di tonnellate (nella sola Sicilia è prevista la costruzione di 4 eco-mostri, che dovrebbero incenerire circa 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti/anno!) raggiungerebbero dimensioni piuttosto ragguardevoli. Difficile negare che si tratta di una legge immorale (ci troviamo di fronte a un vero e proprio furto legalizzato ai danni dei cittadini e a favore di chi li sfrutta ed inquina), oltre che antiecologica (un vero e proprio incentivo allo spreco energetico). Come difficile sarebbe negare che le complicità in questo settore sono veramente molte e varie: si pensi al ruolo dei media, in gran
parte schierati da anni dalla parte delle lobbies inceneritoriste, e impegnati a convincere gli italiani che gli inceneritori (pardon i termovalorizzatori) sono macchine magiche, capaci di far sparire per incanto i rifiuti, risolvendo l’emergenza e il problema delle discariche; di produrre "energie rinnovabili"; di creare nuovi posti di lavoro; di "ripulire" l’aria che respiriamo e di "ridurre" le emissioni climatizzanti, secondo i sacri dettami del Protocollo di Kyoto !
Tutte affermazioni rigorosamente false e tendenziose, che pochi cercano di smentire. Eppure non è difficile capire che bruciare i rifiuti significa semplicemente trasformare materiali preziosi in gas e sostanze infinitamente più tossiche e pervasive; che gli inceneritori non risolvono il problema delle discariche, anzi le trasformano in depositi di rifiuti speciali e infinitamente più pericolosi; che gli inceneritori non possono che disincentivare la raccolta differenziata e il recupero della carta, del legname e della plastica.. per il semplice fatto che senza queste sostanze, l’inceneritore non potrebbe neppure funzionare; che per ogni tonnellata di "rifiuti" inceneriti (anziché riciclati, compostati o riutilizzati) si emettono in atmosfera 450 chili di gas serra; che una corretta filiera di riciclaggio, recupero, riuso e compostaggio permetterebbe la creazione di decine di cooperative di giovani impegnati in un servizio al tempo stesso utile sul piano ecologico e sanitario, redditizio sul piano economico e persino educativo per se stessi e per l’intera comunità… Stando così le cose appaiono più chiari i motivi che ci hanno spinto a proporre gli inceneritori a simbolo negativo di una "civiltà" fondata sulla distruzione sistematica della Natura. Cioè su processi lineari, irreversibili, tanto per ciò che concerne le trasformazioni della materia, quanto nel campo degli esseri viventi: visto che le modifiche deliberate o involontarie del DNA rappresentano (anche sul piano simbolico/metafisico) un’interferenza indebita e potenzialmente definitiva sul programma-base che definisce le linee guida per lo sviluppo nello spazio-tempo di tutte le forme di vita (dalle singole cellule alle specie).
In questo senso gli inceneritori rappresentano davvero il tetro simbolo di un sistema: perché ciò che accomuna la gran parte delle nostre attuali modalità di sfruttamento delle risorse energetiche è appunto che si tratta di cicli aperti, cioè di non-cicli, che consumano energia e materia relativamente organizzata e liberano – al termine del processo – calore e sostanze tossiche che si disperdono nell’atmosfera, inquinandola in modo potenzialmente irreversibile. Tale discorso vale per tutti gli impianti e le macchine che consumano energia chimica (petrolio, carbone, gas) o nucleare e che presentano, sia pur con diversa gradazione (minima per il gas naturale, massima per il nucleare) gli stessi problemi: quello termico; quello, strettamente connesso, dell’enorme consumo idrico; quello della produzione di scorie pericolose; quello dell’imminente esaurimento degli stessi combustibili.
E in questo contesto dovrebbe apparire più comprensibile anche il titolo "teologico" che abbiamo scelto di dare al nostro pezzo e che riecheggia una celebre frase di Paul Connett, un noto professore di biochimica americano, che da anni gira il mondo nelle vesti di profeta di una società zero-waste. Affermare che il diavolo e l’uomo da lui asservito o irretito bruciano, allontanandosi dal modello naturale e/o divino significa infatti asserire in modo semplice e chiaro
- che ogni forma di combustione, attuata su scala planetaria, si rivela rapidamente insostenibile e biocida e che, in particolare, la pratica di trasformare enormi quantità di materiali preziosi (metalli, carta, legname, vetro) in rifiuti, per poi dis-integrarli per combustione è prassi antieconomica e insostenibile sul piano del consumo di risorse; del dissesto climatico; dell’inquinamento e dell’impatto ambientale e sanitario (produzione e inevitabile dispersione nell’ambiente, bioaccumulo e biomagnificazione attraverso la catena alimentare di diossine, furani, policlorobifenili, metalli pesanti..)
- che diviene di giorno in giorno più urgente e necessaria una ri-conversione del sistema produttivo e commerciale globale, che non può che derivare da una ancora più radicale conversione culturale/spirituale:
perché in assenza di una profonda ed autocritica presa di coscienza collettiva, è veramente difficile immaginare che l’umanità decida di tornare nel giro di alcuni anni/decenni ad un modello/sistema fondato su un utilizzo responsabile e parsimonioso (il risparmio energetico rappresenta la vera chiave di volta di questa che potremmo veramente definire Rivoluzione Verde) dell’energia che ricaviamo dalla materia (che deve essere rinnovabile ed a ciclo eminentemente chiuso) e da quella fonte praticamente inesauribile e "pulita" che è il sole.
Ernesto Burgio, sulla rivista Ecologist

http://www.ilcambiamento.it/documenti/Il_diavolo_brucia-2.pdf

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