Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





lunedì 1 novembre 2010

Raccolta Differenziata ESPOSTO DENUNCIA

Ill. mo Sig. Procuratore della Repubblica
presso il Tribunale di Palermo
ESPOSTO-DENUNCIA


L’Associazione WWF PALERMO ONLUS, con sede in Palermo Via Archimede 56, in persona del suo Presidente e legale rappresentante ing. Angelo PALMIERI, nato a Napoli il 6/4/1937, e l’Associazione RIFIUTI ZERO PALERMO, con sede in Palermo, via Maggiore Toselli 132, in persona del suo Presidente e legale rappresentante Sig.ra Donatella COSTA, nata a Catania, il 24 maggio 1966, espongono quanto segue al fine di accertare se sia configurabile il reato di omissione di atti d'ufficio, ai sensi dell'art. 328 c.p., in conseguenza degli inadempimenti da parte dei competenti organi del Comune di Palermo e della Regione Siciliana che mantengono irrisolto lo “stato di emergenza rifiuti”, prorogato per la Provincia di Palermo, con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 13 gennaio 2010, e pubblicato in G.U. n. 23 del 29 gennaio 2010.
Prima però di passare a trattare nello specifico della tematica in materia di rifiuti in Sicilia, è opportuno fare una premessa.
La raccolta differenziata svolge un ruolo prioritario nel sistema di gestione integrato dei rifiuti, in quanto consente sia di ridurre il flusso dei rifiuti da avviare allo smaltimento che di condizionare positivamente l’intero sistema di gestione, garantendo: a) la valorizzazione delle componenti merceologiche dei rifiuti sin dalla fase della raccolta; b) la riduzione delle quantità e della pericolosità dei rifiuti da avviare allo smaltimento
indifferenziato, individuando tecnologie più adatte di gestione e minimizzando l’impatto ambientale dei processi di trattamento e smaltimento; c) il recupero di materiali e di energia nella fase del trattamento finale; d) la promozione di comportamenti più corretti da parte dei cittadini, con conseguenti significativi cambiamenti nelle abitudini di consumo, a beneficio di politiche di prevenzione e di riduzione”.
Con il Decreto Ronchi del 1997 e la successiva normativa del 2006, che regolano la gestione dei rifiuti solidi urbani, è stato imposto alle amministrazioni locali di ridurre la quantità di rifiuti mediante il reimpiego e il riciclaggio, i quali garantiscono incentivi alle aziende che utilizzano prodotti realizzati con materiale riciclato.
In 10 anni, dal 1999 al 2009, le nuove discariche evitate grazie alla raccolta differenziata, sono state 196, e 26 soltanto nell'ultimo anno, apportando benefici ambientali pari a 300 milioni di euro l'anno (3 miliardi in 10 anni).
Non solo. Per quanto riguarda carta e cartone nel 2009 in Italia sono state raccolte oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti (500mila in più del 2008) e il tasso di riciclo ha superato l'80%. Questi alcuni dei dati contenuti nel 15° rapporto di Comieco sulla raccolta differenziata carta e cartone, presentato alla Camera dei deputati.
La differenziata interessa ormai tutto il Paese: il Nord si conferma da traino nazionale con un aumento di 76 mila tonnellate (+4,3%), ma al Sud si registra l'unico incremento in doppia cifra con 60 mila tonnellate in più (11,8%), anche se la crisi ha ridotto i consumi. UN INCREMENTO A DOPPIA CIFRA
Molise
+30,9%
Sardegna
+28,5%
Campania
+20,3%
Puglia
+13%
Lazio
+1,9%
Sicilia
-7,4%

Gli obblighi previsti dal D.lgs. 05.02.1997 n. 22 (cd decreto "Ronchi"), e dalle ordinanze del Ministero dell'Interno - Protezione Civile - riguardanti l’emergenza rifiuti nella Regione Sicilia, imponevano ai Comuni della Regione Sicilia di attuare una percentuale minima di raccolta differenziata (rispetto al totale ammontare della quantità di rifiuti prodotta), tenuto poi conto che la legge n. 296/2006 prevedeva percentuali di raccolta differenziata da realizzare sul territorio nazionale entro la fine degli anni dal 2006 al 2012.
Sull’argomento intervenivano anche i risultati della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, trasmessa alle Camere il 01.02.2006, alla luce di quest’esito emergeva che i rifiuti indifferenziati e loro quantità erano concause dei problemi di blocco e cattivo funzionamento dei sette impianti di produzione del CDR (combustibile derivato da rifiuti), nonché fonte di ripetute situazioni di emergenza con tonnellate di rifiuti nelle strade.
Ai maggiori costi sostenuti per la mancata differenziazione dei rifiuti, dovevano essere aggiunte le considerevoli spese affrontate per il trasporto fuori regione o all’estero dei rifiuti, derivanti dalle ripetute situazioni di acute crisi del settore (rifiuti non raccolti nelle strade che attraverso i media hanno fatto il giro del mondo, screditando l’immagine dell’intero paese). In subiecta materia, è pacifica la responsabilità del Sindaco, che non risulta aver realmente assunto nessuna iniziativa per l'adozione dell’ordinanza sindacale che avrebbe reso dovuto il conferimento differenziato dei rifiuti, come voluto anche dal regolamento comunale.
Si ricorda che la raccolta differenziata dei rifiuti è stata avviata in quasi tutti i Comuni d'Italia (in modo particolare nel nord del Paese), perché negli ultimi trenta anni la produzione di rifiuti solidi urbani (RSU) pro-capite giornaliera è raddoppiata. L’attuale momento storico, in materia di rifiuti deve superare il criterio "dell’usa e getta con quello "dell'usa e riusa". Infatti, soltanto con il recupero della maggior parte possibile dei rifiuti si pone un freno all’aumento indiscriminato delle quantità di rifiuti che sono smaltiti nelle discariche controllate, le quali sono tutte in via di esaurimento.
Ogni anno infatti vengono prodotti nell'Ue tra i 118 e i 138 milioni di tonnellate di rifiuti organici, di cui circa 88 milioni sono costituiti da rifiuti urbani. Si prevede che da qui al 2020 tale cifra aumenterà in media del 10%. In Europa in media il 40% dei rifiuti organici viene ancora conferito in discarica e in alcuni Stati membri la percentuale può arrivare fino al 100%. Tuttavia, lo smaltimento in discarica comporta grossi rischi ambientali, quali l'emissione di gas a effetto serra e l'inquinamento del suolo e delle acque sotterranee e sottrae irrevocabilmente risorse preziose (compost, energia) al ciclo naturale ed economico, contravvenendo agli orientamenti delle politiche Ue in materia, in particolare alla "gerarchia dei rifiuti", sulla quale dovrebbero basarsi tutte le politiche nazionali. Sono queste le premesse dalle quali si sviluppa una Direttiva (98/2008) della Commissione europea relativa alle prossime misure in materia di gestione dei rifiuti urbani nell'Unione europea. La gestione dei rifiuti organici è regolamentata da diversi atti normativi comunitari. In base alla direttiva quadro sui rifiuti, gli Stati membri hanno l'obbligo di elaborare politiche in materia di gestione dei rifiuti rispettose dell'ambiente e della salute umana e capaci di garantire un uso sostenibile delle risorse naturali. Gli Stati membri sono pertanto giuridicamente tenuti a ottimizzare il trattamento dei rifiuti urbani in funzione delle loro specifiche situazioni. La direttiva quadro sui rifiuti invita gli Stati membri a effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti organici e a riciclarli e li autorizza a includerli nel calcolo degli obiettivi obbligatori di riciclaggio dei rifiuti urbani. La direttiva consente inoltre di definire requisiti minimi in seno all'Ue per la gestione dei rifiuti organici e criteri di qualità per il compost derivato da tali rifiuti, nonché requisiti relativi all'origine dei rifiuti e ai processi di trattamento. Tali criteri si sono resi necessari per accrescere la fiducia del consumatore e rafforzare il mercato a sostegno di un'economia razionale dei materiali. La direttiva quadro fissa una soglia di efficienza energetica al di sotto della quale l'incenerimento di rifiuti solidi urbani non può essere considerato un'operazione di recupero. La direttiva sulle discariche impone agli Stati membri di ridurre gradualmente la messa in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili per giungere, entro il 2016, al 35% rispetto ai valori del 1995.
Fatta questa doverosa premessa, si tratterà ora nello specifico della situazione palermitana.
I disservizi connessi con la raccolta dei rifiuti a Palermo, non derivano soltanto dalla scelta gestionale di chi questi servizi governa, dal momento che basterebbe acquisire e riprodurre i sistemi virtuosi di altre città italiane o europee per risolvere le questioni tecniche. C’è invece una precisa volontà politica (come del resto recentemente dichiarato dallo stesso Governatore Raffaele Lombardo), forse collegata ad interessi economici diversi, che di fatto ostacola la raccolta regolare dei rifiuti, impedisce lo sviluppo della differenziata e la tutela del territorio cittadino, sistematicamente trasformato in varie parti della città in discariche a cielo aperto, dove si raccolgono rifiuti solidi, speciali, tossicicarcasse, etc. Il tutto senza le opportune forme di controllo che potrebbero essere realizzate anche a costi contenuti, istituendo mirate zone di video sorveglianza o bonificando e riqualificando, con opportune piantumazioni ed interventi le aree sistematicamente compromesse.
Analizzando poi i dati, si osserverà che la raccolta differenziata quest’anno è crollata ai minimi storici (4 %) e i costi di Amia s.p.a. – società per l’igiene ambientale, al 100% del Comune di Palermo – sono arrivati alle stelle, al punto che è stata dichiarata insolvente dal Tribunale su richiesta della Procura.
Detti costi aumentano anche a causa di denunciate esternalizzazioni di servizi dell’azienda, esternalizzazioni che, se accertate, mal si concilierebbero con la funzione di contenimento della spesa pubblica, che rappresenta il presupposto del commissariamento di questa società comunale del socio unico Comune di Palermo. Giova sul punto ricordare che ai Comuni sono attribuiti una serie di obblighi nella regolamentazione della materia di raccolta differenziata dei rifiuti, e l’inadempimento da parte di un Comune del vincolo normativo sul raggiungimento delle previste quote di raccolta differenziata ha concorso alla situazione di crisi nel settore rifiuti, ed è stata una delle cause che ha indubbiamente aggravato le difficoltà ed i costi dell’emergenza.
I Commissari straordinari ritengono di non dover procedere all’esternalizzazione dei servizi di competenza della stessa azienda e comunque alcuni dei servizi di Amia s.p.a. sono stati appaltati a società esterne ed a cooperative sociali proprio dai Commissari straordinari.
Andando poi a trattare nello specifico la situazione, si potrà osservare che il contratto di servizio stipulato dal Comune con la società di gestione AMIA S.p.A. non prevede esplicitamente il rispetto della normativa vigente, né altri obiettivi quantificabili di raccolta  differenziata, ma anzi il contratto prevede un prezzo unico per tutte le attività di raccolta, trasporto e conferimento.
Altro elemento francamente non facile da spiegare sta nel fatto che il Comune non ha mai chiesto ad AMIA il rispetto degli obiettivi minimi di raccolta differenziata e non ha adottato un contratto a risultato coerente con le linee guida formulate dalla struttura commissariale con ordinanza del 6/9/2004 (con evidente scopo di incentivare la raccolta differenziata spinta). Si tratta di un’anomalia gestionale davvero difficilmente spiegabile, laddove si ponga mente al fatto che si tratta di società che – sebbene di partecipazione pubblica – deve sottostare alle ordinarie regole economiche e di mercato: certo l’indicazione degli obiettivi da raggiungere sarebbe stato un utile strumento incentivante.
Di contro, appare strano che il Comune abbia applicato anche pesanti sanzioni alla società di gestione per le altre deficienze riscontrate rispetto ad altri obiettivi riportati nel contratto e per il rispetto della qualità dei servizi: sta a dire che quando il Comune vuole che determinati obiettivi vengano raggiunti, trova gli strumenti per farlo!
Il Comune inoltre ha adottato il regolamento per la gestione dei rifiuti in città (delibera c.c. n. 93 del 16 maggio 2002): tale Regolamento stranamente ed immotivatamente non è mai stato recepito dal contratto di servizio con Amia.
Esso contiene, in specie per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani, quasi esclusivamente principi generali recepiti dal decreto Ronchi e non è mai stato aggiornato! La nuova normativa di settore risulta completamente ignorata, in totale spregio di qualsivoglia norma di legge.
Trattando in particolare di detto "piano comunale per la raccolta dei rifiuti solidi urbani", così come previsto nel capitolo 7, co. III dell’ordinanza commissariale, n. 1166 del 18 dicembre 2002, mai elaborato né dal Comune, né dall’AMIA, si noterà che definisce l’organizzazione dei servizi di raccolta in funzione degli obiettivi da raggiungere in termini di raccolta differenziata, e di qualità della raccolta, in funzione della struttura territoriale e del numero di abitanti; stabilisce il rapporto tra le diverse tipologie di utenti (famiglie, utenze commerciali, grandi utenti, …); definisce l’impiantistica e le attrezzature necessarie (ccr, mezzi di raccolta, impianti fluidi trattamento, …) né ha emesso ordinanze per dare seguito ad obiettivi di raccolta differenziata spinta.
Come noto il primo piano di raccolta differenziata spinta per la città di Palermo, è quello del Ministero dell’ambiente "Palermo differenzia" avviato nel 2010 e portato avanti in collaborazione con il CONAI e con l’Agenzia per i Rifiuti e per le Acque. L’Amia si è interessata materialmente della raccolta domiciliare. Il Comune non ha avuto parte attiva nel progetto, il Sindaco ha emesso – quasi costretto – le relative ordinanze per avviare la raccolta domiciliare in città: in sostanza la città ha subito un’imposizione esterna per avviare la raccolta differenziata "porta a porta".
Il Comune, come unico socio dell’ente gestore Amia, ha sempre approvato i piani industriali e i bilanci dell’azienda. Essa non ha mai previsto né programmato una raccolta degli RSU con metodologia "porta a porta", l’unica in grado di assicurare il rispetto degli obiettivi minimi di raccolta differenziata chiesti dalla normativa vigente. Infatti l’Amia, così come chiaramente indicato nel contratto di servizio, per i rifiuti solidi urbani ha solo utilizzato il sistema dei cassonetti stradali, anche nelle zone in cui aveva iniziato a raccogliere rifiuti in modo differenziato. Quest’ultima metodologia, abbandonata quasi del tutto nelle aree più virtuose, genera una raccolta differenziata di pessima qualità e difficilmente supera il 10% dei rifiuti prodotti.
Il piano industriale dell’Amia per il 2010, al di là di generiche dichiarazioni, non prevede alcun impegno per estendere la raccolta differenziata in tutta la città, andando oltre il progetto "Palermo differenzia" che interessa solo 130.000 cittadini.
Ci risulta che gli attuali commissari stiano predisponendo un nuovo piano industriale per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata posti dalla L.R. 9 dell’8 aprile 2010. Palermo è ancora priva di un impianto di compostaggio, pur se previsto da Amia e finanziato; l’impianto sito a Partanna Mondello, destinato alla selezione del multi materiale proveniente dalla raccolta differenziata, non è ancora entrato in funzione a molti anni dal suo completamento. In città non esistoino centri comunali di raccolta o isole ecologiche, ove i cittadini possono conferire i diversi tipi di materiale non raccolti a domicilio, quali legno, metalli, sfalci, …
Il Sindaco di Palermo, che – giova ricordarlo – è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale, sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici comunali e all’esecuzione degli atti e, in particolare, esercita le funzioni attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti. Ebbene, egli, dal 2003 ad oggi, non ha mai operato per organizzare in città una raccolta di rifiuti che avesse come obiettivo di raggiungere almeno i valori minimi di raccolta differenziata richiesti dalla normativa.
Stante l’importanza e la drammaticità delle ricorrenti emergenze, per l’ineludibile obbligo di garantire il servizio di raccolta differenziata ed il raggiungimento dei relativi minimi percentuali, era richiesta all’organo di vertice del Comune la massima sollecitudine ed una pronta attivazione delle funzioni sindacali, ed a maggior ragione in relazione alla permanente necessità di adottare l’ordinanza sindacale che rendeva dovuto e obbligatorio il conferimento differenziato.
Si ricorda, che, alla luce del c.d. decreto Ronchi del 1997 e la successiva normativa del 2006, che ha regolamentato la gestione dei rifiuti solidi urbani, è imposto alle Amministrazioni locali di ridurre la quantità di rifiuti mediante il reimpiego e il riciclaggio e garantiscono incentivi alle aziende che utilizzano prodotti realizzati con materiale riciclato; infatti, la raccolta differenziata mira al riutilizzo dei prodotti di scarto di qualsiasi presidio soprattutto abitativo per poterne produrre di nuovi, ottenendo diversi vantaggi a livello sia economico e sia ecologico, ottenendo la riduzione dei rifiuti da smaltire.
Il D.Lgs. n. 22/1997, individua le funzioni amministrative relative alla gestione dei rifiuti a livello regionale, provinciale e comunale e spinge fortemente per favorire le operazioni di recupero, riutilizzo e riciclo dei materiali e la progressiva riduzione delle discariche, le quali si pongono come sistema ordinario di smaltimento solo per i rifiuti inerti e per quelli residuati dalle operazioni di riciclaggio e di recupero. La raccolta differenziata dei rifiuti (definita raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee) ha una validità economica, perché come affermato da organismi tecnici, in nessun caso determina un aggravio dei costi di gestione, perché le situazioni con alta raccolta differenziata, con le relative attività di trattamento e smaltimento hanno costi più bassi di situazioni associate a bassa raccolta differenziata e ricorso quasi esclusivo alla discarica.
Gli amministratori comunali con i tecnici preposti devono attivarsi con efficienza in questo settore anche perseguendo chi non collabora, specialmente quando siano state svolte le opportune opere di sensibilizzazione.
Non svolgere proficuamente la raccolta differenziata costituisce un danno pubblico e, attraverso l’azione di responsabilità amministrativa, si sanzionano i comportamenti illeciti produttivi di danno ingiusto susseguente al mancato raggiungimento dei benefici economici di cui si è innanzi detto. Sul punto, poi, sostenere, a propria discolpa, la mancata collaborazione dei cittadini alla realizzazione della raccolta differenziata, anche se nella Regione Sicilia può avere un certo fondamento (come molti servizi giornalistici hanno mostrato), per essere credibile era necessario che l’amministrazione e, quindi, i responsabili preposti, dimostrassero di avere predisposto concrete opere di sensibilizzazione ed educazione ambientale, nonché di avere attivato procedimenti contravvenzionali nei confronti di coloro che non rispettavano le regole imposte in materia di conferimento di rifiuti.
È pur vero che nella Regione Sicilia quelle criticità esistono, ma un buon amministratore deve dimostrare di "aver fatto" qualcosa di utile per affrontare la crisi dei rifiuti e, quindi, di "avere agito" cercando soluzioni e adempiendo gli obblighi di legge che, nel caso specifico, esistevano da tempo ed erano anche molto dettagliati e sicuramente trascurati dall’amministrazione comunale. Tanto è vero che il 9 luglio 2010 è stata firmata un’ordinanza nella quale si prevede la nomina del Presidente della Regione Siciliana, On. Raffaele Lombardo a Commissario delegato per il superamento dell'emergenza che subentra all'attuale Commissario - Prefetto di Palermo e che dovrà provvedere, entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'Ordinanza e d'intesa con il Dipartimento della protezione civile, agli adeguamenti al Piano regionale di gestione dei rifiuti anche per incrementare i livelli della raccolta differenziata ed individuare soluzioni compatibili con le esigenze ambientali per i rifiuti accumulati nei siti di stoccaggio provvisorio. L'Ordinanza dispone che il Commissario delegato - Presidente della Regione siciliana provveda ad incrementare la raccolta differenziata di carta, plastica, vetro e metalli, così da raggiungere, d'intesa con le Province, l'obiettivo del 35% entro il 31 dicembre 2011; inoltre, dovrà realizzare in ciascun ambito provinciale piazzole per lo stoccaggio delle frazioni di rifiuto differenziato e le strutture per il trattamento dei suddetti rifiuti. A questo punto si impone un’ultima valutazione di carattere tecnico – normativo.
Nel campo della normativa ambientale la giurisprudenza si è posta più volte il problema dei rapporti tra le violazioni previste dalle leggi speciali e le fattispecie incriminatrici del codice penale, giungendo costantemente alla conclusione che trattasi di fattispecie diverse per cui può configurarsi un concorso di reati . In particolare, a proposito dei rapporti con il D. Lgs 5 febbraio 1997 n. 22 sui rifiuti, la Cassazione ha concluso che il concorso con l’ipotesi di reato di cui all’art. 674 c.p. è possibile <<stante la diversa struttura della fattispecie ed i differenti beni giuridici tutelati>> (così, Cass. pen., sez. 1, 22 giugno 2005, RV 231882, Ventura).
Per tutto quanto innanzi premesso e rappresentato, si chiede alla S.V.Ill.ma di valutare se sussistano nelle condotte innanzi descritte, comportamenti illeciti costituenti reato, fra i quali il reato di omissione di atti di ufficio, il reato di gestione di discarica abusiva, o qualunque altro reato la S.V. riterrà di configurare.
Si riserva la costituzione di parte civile e si chiede di essere informati ai sensi dell’art. 408 c.p.p. di eventuale richieste di archiviazione.
Con osservanza.

Palermo, 28 ottobre 2010

Ing. Angelo PALMIERI Sig.ra Donatella COSTA


Ill. mo Sig. Procuratore della Repubblica
presso la Corte dei Conti di Palermo


ESPOSTO-DENUNCIA


L’Associazione WWF PALERMO ONLUS, con sede in Palermo Via Archimede 56, in persona del suo Presidente e legale rappresentante ing. Angelo PALMIERI, nato a Napoli il 6/4/1937, e l’Associazione RIFIUTI ZERO PALERMO, con sede in Palermo, via Maggiore Toselli 132, in persona del suo Presidente e legale rappresentante Sig.ra Donatella COSTA, nata a Catania, il 24 maggio 1966, espongono quanto segue al fine di accertare se sia configurabile il reato di omissione di atti d'ufficio, ai sensi dell'art. 328 c.p., in conseguenza degli inadempimenti da parte dei competenti organi del Comune di Palermo e della Regione Siciliana che mantengono irrisolto lo "stato di emergenza rifiuti", prorogato per la Provincia di Palermo, con Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 13 gennaio 2010, e pubblicato in G.U. n. 23 del 29 gennaio 2010.
Prima però di passare a trattare nello specifico della tematica in materia di rifiuti in Sicilia, è opportuno fare una premessa.
La raccolta differenziata svolge un ruolo prioritario nel sistema di gestione integrato dei rifiuti, in quanto consente sia di ridurre il flusso dei rifiuti da avviare allo smaltimento che di condizionare positivamente l’intero sistema di gestione, garantendo: a) la valorizzazione delle componenti merceologiche dei rifiuti sin dalla fase della raccolta; b) la riduzione delle quantità e della pericolosità dei rifiuti da avviare allo smaltimento
indifferenziato, individuando tecnologie più adatte di gestione e minimizzando l’impatto ambientale dei processi di trattamento e smaltimento; c) il recupero di materiali e di energia nella fase del trattamento finale; d) la promozione di comportamenti più corretti da parte dei cittadini, con conseguenti significativi cambiamenti nelle abitudini di consumo, a beneficio di politiche di prevenzione e di riduzione".
Con il Decreto Ronchi del 1997 e la successiva normativa del 2006, che regolano la gestione dei rifiuti solidi urbani, è stato imposto alle amministrazioni locali di ridurre la quantità di rifiuti mediante il reimpiego e il riciclaggio, i quali garantiscono incentivi alle aziende che utilizzano prodotti realizzati con materiale riciclato.
In 10 anni, dal 1999 al 2009, le nuove discariche evitate grazie alla raccolta differenziata, sono state 196, e 26 soltanto nell'ultimo anno, apportando benefici ambientali pari a 300 milioni di euro l'anno (3 miliardi in 10 anni).
Non solo. Per quanto riguarda carta e cartone nel 2009 in Italia sono state raccolte oltre 3 milioni di tonnellate di rifiuti (500mila in più del 2008) e il tasso di riciclo ha superato l'80%. Questi alcuni dei dati contenuti nel 15° rapporto di Comieco sulla raccolta differenziata di carta e cartone, presentato alla Camera dei deputati.
La differenziata interessa ormai tutto il Paese: il Nord si conferma da traino nazionale con un aumento di 76 mila tonnellate (+4,3%), ma al Sud si registra l'unico incremento in doppia cifra con 60 mila tonnellate in più (11,8%), anche se la crisi ha ridotto i consumi. UN INCREMENTO A DOPPIA CIFRA
Molise +30,9%
Sardegna +28,5%
Campania +20,3%
Puglia +13%
Lazio +1,9%
Sicilia -7,4%

Gli obblighi previsti dal D.lgs. 05.02.1997 n. 22 (cd decreto "Ronchi"), e dalle ordinanze del Ministero dell'Interno - Protezione Civile - riguardanti l’emergenza rifiuti nella Regione Sicilia, imponevano ai Comuni della Regione Sicilia di attuare una percentuale minima di raccolta differenziata (rispetto al totale ammontare della quantità di rifiuti prodotta), tenuto poi conto che la legge n. 296/2006 prevedeva percentuali di raccolta differenziata da realizzare sul territorio nazionale entro la fine degli anni dal 2006 al 2012.
Sull’argomento intervenivano anche i risultati della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, trasmessa alle Camere il 01.02.2006, alla luce di quest’esito emergeva che i rifiuti indifferenziati e loro quantità erano concause dei problemi di blocco e cattivo funzionamento dei sette impianti di produzione del CDR (combustibile derivato da rifiuti), nonché fonte di ripetute situazioni di emergenza con tonnellate di rifiuti nelle strade.
Ai maggiori costi sostenuti per la mancata differenziazione dei rifiuti, dovevano essere aggiunte le considerevoli spese affrontate per il trasporto fuori regione o all’estero dei rifiuti, derivanti dalle ripetute situazioni di acute crisi del settore (rifiuti non raccolti nelle strade che attraverso i media hanno fatto il giro del mondo, screditando l’immagine dell’intero paese).

In subiecta materia, è pacifica la responsabilità del Sindaco, che non risulta aver realmente assunto nessuna iniziativa per l'adozione dell’ordinanza sindacale che avrebbe reso dovuto il conferimento differenziato dei rifiuti, come voluto anche dal regolamento comunale.
Si ricorda che la raccolta differenziata dei rifiuti è stata avviata in quasi tutti i Comuni d'Italia (in modo particolare nel nord del Paese), perché negli ultimi trenta anni la produzione di rifiuti solidi urbani (RSU) pro-capite giornaliera è raddoppiata. L’attuale momento storico, in materia di rifiuti deve superare il criterio "dell’usa e getta con quello "dell'usa e riusa". Infatti, soltanto con il recupero della maggior parte possibile dei rifiuti si pone un freno all’aumento indiscriminato delle quantità di rifiuti che sono smaltiti nelle discariche controllate, le quali sono tutte in via di esaurimento.
Ogni anno infatti vengono prodotti nell'Ue tra i 118 e i 138 milioni di tonnellate di rifiuti organici, di cui circa 88 milioni sono costituiti da rifiuti urbani. Si prevede che da qui al 2020 tale cifra aumenterà in media del 10%. In Europa in media il 40% dei rifiuti organici viene ancora conferito in discarica e in alcuni Stati membri la percentuale può arrivare fino al 100%. Tuttavia, lo smaltimento in discarica comporta grossi rischi ambientali, quali l'emissione di gas a effetto serra e l'inquinamento del suolo e delle acque sotterranee e sottrae irrevocabilmente risorse preziose (compost, energia) al ciclo naturale ed economico, contravvenendo agli orientamenti delle politiche Ue in materia, in particolare alla "gerarchia dei rifiuti", sulla quale dovrebbero basarsi tutte le politiche nazionali. Sono queste le premesse dalle quali si sviluppa una Direttiva (2008/98) della Commissione europea relativa alle prossime misure in materia di gestione dei rifiuti urbani nell'Unione europea. La gestione dei rifiuti organici è regolamentata da diversi atti normativi comunitari. In base alla direttiva quadro sui rifiuti, gli Stati membri hanno l'obbligo di elaborare politiche in materia di gestione dei rifiuti rispettose dell'ambiente e della salute umana e capaci di garantire un uso sostenibile delle risorse naturali. Gli Stati membri sono pertanto giuridicamente tenuti a ottimizzare il trattamento dei rifiuti urbani in funzione delle loro specifiche situazioni. La direttiva quadro sui rifiuti invita gli Stati membri a effettuare la raccolta differenziata dei rifiuti organici e a riciclarli e li autorizza a includerli nel calcolo degli obiettivi obbligatori di riciclaggio dei rifiuti urbani. La direttiva consente inoltre di definire requisiti minimi in seno all'Ue per la gestione dei rifiuti organici e criteri di qualità per il compost derivato da tali rifiuti, nonché requisiti relativi all'origine dei rifiuti e ai processi di trattamento. Tali criteri si sono resi necessari per accrescere la fiducia del consumatore e rafforzare il mercato a sostegno di un'economia razionale dei materiali. La direttiva quadro fissa una soglia di efficienza energetica al di sotto della quale l'incenerimento di rifiuti solidi urbani non può essere considerato un'operazione di recupero. La direttiva sulle discariche impone agli Stati membri di ridurre gradualmente la messa in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili per giungere, entro il 2016, al 35% rispetto ai valori del 1995.
Fatta questa doverosa premessa, si tratterà ora nello specifico della situazione palermitana.
I disservizi connessi con la raccolta dei rifiuti a Palermo, non derivano soltanto dalla scelta gestionale di chi questi servizi governa, dal momento che basterebbe acquisire e riprodurre i sistemi virtuosi di altre città italiane o europee per risolvere le questioni tecniche. C’è invece una precisa volontà politica (come del resto recentemente dichiarato dallo stesso Governatore Raffaele Lombardo), forse collegata ad interessi economici diversi, che di fatto ostacola la raccolta regolare dei rifiuti, impedisce lo sviluppo della differenziata e la tutela del territorio cittadino, sistematicamente trasformato in varie parti della città in discariche a cielo aperto, dove si raccolgono rifiuti solidi, speciali, tossici,  carcasse, etc. Il tutto senza le opportune forme di controllo che potrebbero essere realizzate anche a costi contenuti, istituendo mirate zone di video sorveglianza o bonificando e riqualificando, con opportune piantumazioni ed interventi le aree sistematicamente compromesse.
Analizzando poi i dati, si osserverà che la raccolta differenziata quest’anno è crollata ai minimi storici (4 %) e i costi di Amia s.p.a. – società per l’igiene ambientale, al 100% del Comune di Palermo – sono arrivati alle stelle, al punto che è stata dichiarata insolvente dal Tribunale su richiesta della Procura.
Detti costi aumentano anche a causa di denunciate esternalizzazioni di servizi dell’azienda, esternalizzazioni che, se accertate, mal si concilierebbero con la funzione di contenimento della spesa pubblica, che rappresenta il presupposto del commissariamento di questa società comunale del socio unico Comune di Palermo. Giova sul punto ricordare che ai Comuni sono attribuiti una serie di obblighi nella regolamentazione della materia di raccolta differenziata dei rifiuti, e l’inadempimento da parte di un Comune del vincolo normativo sul raggiungimento delle previste quote di raccolta differenziata ha concorso alla situazione di crisi nel settore rifiuti, ed è stata una delle cause che ha indubbiamente aggravato le difficoltà ed i costi dell’emergenza.
I Commissari straordinari ritengono di non dover procedere all’esternalizzazione dei servizi di competenza della stessa azienda e comunque alcuni dei servizi di Amia s.p.a. sono stati appaltati a società esterne ed a cooperative sociali proprio dai Commissari straordinari.
Andando poi a trattare nello specifico la situazione, si potrà osservare che il contratto di servizio stipulato dal Comune con la società di gestione AMIA S.p.A. non prevede esplicitamente il rispetto della normativa vigente, né altri obiettivi quantificabili di raccolta  differenziata, ma anzi il contratto prevede un prezzo unico per tutte le attività di raccolta, trasporto e conferimento.
Altro elemento francamente non facile da spiegare sta nel fatto che il Comune non ha mai chiesto ad AMIA il rispetto degli obiettivi minimi di raccolta differenziata e non ha adottato un contratto a risultato coerente con le linee guida formulate dalla struttura commissariale con ordinanza del 6/9/2004 (con evidente scopo di incentivare la raccolta differenziata spinta). Si tratta di un’anomalia gestionale davvero difficilmente spiegabile, laddove si ponga mente al fatto che si tratta di società che – sebbene di partecipazione pubblica – deve sottostare alle ordinarie regole economiche e di mercato: certo l’indicazione degli obiettivi da raggiungere sarebbe stato un utile strumento incentivante.
Di contro, appare strano che il Comune abbia applicato anche pesanti sanzioni alla società di gestione per le altre deficienze riscontrate rispetto ad altri obiettivi riportati nel contratto e per il rispetto della qualità dei servizi: sta a dire che quando il Comune vuole che determinati obiettivi vengano raggiunti, trova gli strumenti per farlo!
Il Comune inoltre ha adottato il regolamento per la gestione dei rifiuti in città (delibera c.c. n. 93 del 16 maggio 2002): tale Regolamento stranamente ed immotivatamente non è mai stato recepito dal contratto di servizio con Amia.
Esso contiene, in specie per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani, quasi esclusivamente principi generali recepiti dal decreto Ronchi e non è mai stato aggiornato! La nuova normativa di settore risulta completamente ignorata, in totale spregio di qualsivoglia norma di legge.
Trattando in particolare di detto "piano comunale per la raccolta dei rifiuti solidi urbani", così come previsto nel capitolo 7, co. III dell’ordinanza commissariale, n. 1166 del 18 dicembre 2002, mai elaborato né dal Comune, né dall’AMIA, si noterà che definisce l’organizzazione dei servizi di raccolta in funzione degli obiettivi da raggiungere in termini di raccolta differenziata, e di qualità della raccolta, in funzione della struttura territoriale e del numero di abitanti; stabilisce il rapporto tra le diverse tipologie di utenti (famiglie, utenze commerciali, grandi utenti, …); definisce l’impiantistica e le attrezzature necessarie (ccr, mezzi di raccolta, impianti fluidi trattamento, …) né ha emesso ordinanze per dare seguito ad obiettivi di raccolta differenziata spinta.
Come noto il primo piano di raccolta differenziata spinta per la città di Palermo, è quello del Ministero dell’ambiente "Palermo differenzia" avviato nel 2010 e portato avanti in collaborazione con il CONAI e con l’Agenzia per i Rifiuti e per le Acque. L’Amia si è interessata materialmente della raccolta domiciliare. Il Comune non ha avuto parte attiva nel progetto, il Sindaco ha emesso – quasi costretto – le relative ordinanze per avviare la raccolta domiciliare in città: in sostanza la città ha subito un’imposizione esterna per avviare la raccolta differenziata "porta a porta".
Il Comune, come unico socio dell’ente gestore Amia, ha sempre approvato i piani industriali e i bilanci dell’azienda. Essa non ha mai previsto né programmato una raccolta degli RSU con metodologia "porta a porta", l’unica in grado di assicurare il rispetto degli obiettivi minimi di raccolta differenziata chiesti dalla normativa vigente. Infatti l’Amia, così come chiaramente indicato nel contratto di servizio, per i rifiuti solidi urbani ha solo utilizzato il sistema dei cassonetti stradali, anche nelle zone in cui aveva iniziato a raccogliere rifiuti in modo differenziato. Quest’ultima metodologia, abbandonata quasi del tutto nelle aree più virtuose, genera una raccolta differenziata di pessima qualità e difficilmente supera il 10% dei rifiuti prodotti.
Il piano industriale dell’Amia per il 2010, al di là di generiche dichiarazioni, non prevede alcun impegno per estendere la raccolta differenziata in tutta la città, andando oltre il progetto "Palermo differenzia" che interessa solo 130.000 cittadini.
Ci risulta che gli attuali commissari stiano predisponendo un nuovo piano industriale per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata posti dalla L.R. 9 dell’8 aprile 2010. 
Palermo è ancora priva di un impianto di compostaggio, pur se previsto da Amia e finanziato; l’impianto sito a Partanna Mondello, destinato alla selezione del multi materiale proveniente dalla raccolta differenziata, non è ancora entrato in funzione a molti anni dal suo completamento. In città non esistoino centri comunali di raccolta o isole ecologiche, ove i cittadini possono conferire i diversi tipi di materiale non raccolti a domicilio, quali legno, metalli, sfalci, …
Il Sindaco di Palermo, che – giova ricordarlo – è l’organo responsabile dell’amministrazione comunale, sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici comunali e all’esecuzione degli atti e, in particolare, esercita le funzioni attribuite dalle leggi, dallo statuto e dai regolamenti. Ebbene, egli, dal 2003 ad oggi, non ha mai operato per organizzare in città una raccolta di rifiuti che avesse come obiettivo di raggiungere almeno i valori minimi di raccolta differenziata richiesti dalla normativa.
Stante l’importanza e la drammaticità delle ricorrenti emergenze, per l’ineludibile obbligo di garantire il servizio di raccolta differenziata ed il raggiungimento dei relativi minimi percentuali, era richiesta all’organo di vertice del Comune la massima sollecitudine ed una pronta attivazione delle funzioni sindacali, ed a maggior ragione in relazione alla permanente necessità di adottare l’ordinanza sindacale che rendeva dovuto e obbligatorio il conferimento differenziato.
Si ricorda, che, alla luce del c.d. decreto Ronchi del 1997 e la successiva normativa del 2006, che ha regolamentato la gestione dei rifiuti solidi urbani, è imposto alle Amministrazioni locali di ridurre la quantità di rifiuti mediante il reimpiego e il riciclaggio e garantiscono incentivi alle aziende che utilizzano prodotti realizzati con materiale riciclato; infatti, la raccolta differenziata mira al riutilizzo dei prodotti di scarto di qualsiasi    presidio soprattutto abitativo per poterne produrre di nuovi, ottenendo diversi vantaggi a livello sia economico e sia ecologico, ottenendo la riduzione dei rifiuti da smaltire.
Il D.Lgs. n. 22/1997, individua le funzioni amministrative relative alla gestione dei rifiuti a livello regionale, provinciale e comunale e spinge fortemente per favorire le operazioni di recupero, riutilizzo e riciclo dei materiali e la progressiva riduzione delle discariche, le quali si pongono come sistema ordinario di smaltimento solo per i rifiuti inerti e per quelli residuati dalle operazioni di riciclaggio e di recupero. La raccolta differenziata dei rifiuti (definita raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee) ha una validità economica, perché come affermato da organismi tecnici, in nessun caso determina un aggravio dei costi di gestione, perché le situazioni con alta raccolta differenziata, con le relative attività di trattamento e smaltimento hanno costi più bassi di situazioni associate a bassa raccolta differenziata e ricorso quasi esclusivo alla discarica.
Gli amministratori comunali con i tecnici preposti devono attivarsi con efficienza in questo settore anche perseguendo chi non collabora, specialmente quando siano state svolte le opportune opere di sensibilizzazione.
Non svolgere proficuamente la raccolta differenziata costituisce un danno pubblico e, attraverso l’azione di responsabilità amministrativa, si sanzionano i comportamenti illeciti produttivi di danno ingiusto susseguente al mancato raggiungimento dei benefici economici di cui si è innanzi detto. Sul punto, poi, sostenere, a propria discolpa, la mancata collaborazione dei cittadini alla realizzazione della raccolta differenziata, anche se nella Regione Sicilia può avere un certo fondamento (come molti servizi giornalistici hanno mostrato), per essere credibile era necessario che l’amministrazione e, quindi, i responsabili preposti, dimostrassero di avere predisposto concrete opere di  sensibilizzazione ed educazione ambientale, nonché di avere attivato procedimenti contravvenzionali nei confronti di coloro che non rispettavano le regole imposte in materia di conferimento di rifiuti.
È pur vero che nella Regione Sicilia quelle criticità esistono, ma un buon amministratore deve dimostrare di "aver fatto" qualcosa di utile per affrontare la crisi dei rifiuti e, quindi, di "avere agito" cercando soluzioni e adempiendo gli obblighi di legge che, nel caso specifico, esistevano da tempo ed erano anche molto dettagliati e sicuramente trascurati dall’amministrazione comunale. Tanto è vero che il 9 luglio 2010 è stata firmata un’ordinanza nella quale si prevede la nomina del Presidente della Regione Siciliana, On. Raffaele Lombardo a Commissario delegato per il superamento dell'emergenza che subentra all'attuale Commissario - Prefetto di Palermo e che dovrà provvedere, entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell'Ordinanza e d'intesa con il Dipartimento della protezione civile, agli adeguamenti al Piano regionale di gestione dei rifiuti anche per incrementare i livelli della raccolta differenziata ed individuare soluzioni compatibili con le esigenze ambientali per i rifiuti accumulati nei siti di stoccaggio provvisorio. L'Ordinanza dispone che il Commissario delegato - Presidente della Regione siciliana provveda ad incrementare la raccolta differenziata di carta, plastica, vetro e metalli, così da raggiungere, d'intesa con le Province, l'obiettivo del 35% entro il 31 dicembre 2011; inoltre, dovrà realizzare in ciascun ambito provinciale piazzole per lo stoccaggio delle frazioni di rifiuto differenziato e le strutture per il trattamento dei suddetti rifiuti. Gli esponenti ritengono la sussistenza del danno pubblico patrimoniale materiale determinato dalla mancata o insufficiente realizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, pregiudizio che presenta i requisiti della certezza, della concretezza e  dell'attualità, in presenza della insufficiente attivazione della raccolta differenziata presso un ente locale.
Di questo danno rispondono, a titolo di colpa grave, il Sindaco e i competenti dirigenti dell’ente pubblico: il primo cittadino perché ha omesso di assumere iniziative finalizzate all'incremento della raccolta differenziata dei rifiuti, mentre i dirigenti tecnici per non avere curato il preciso obbligo di assicurare la legittimità degli adempimenti prescritti dalla legge in materia, per non avere curato la vigilanza e il controllo dei servizi gestiti dalla ditta appaltatrice, venendo meno anche all’obbligo d'impulso, nei confronti dello stesso Sindaco.
Per tutto quanto innanzi premesso e rappresentato, si chiede alla S.V. Ill.ma di valutare se sussistano nelle condotte innanzi descritte, comportamenti illeciti costituenti illecito contabile.
Con osservanza.
Palermo, 28 ottobre 2010
Ing. Angelo PALMIERI Sig.ra Donatella COSTA

STUDIO LEGALE RINAUDO Avv. Beatrice Rinaudo Dott.ssa Annamaria Passamonte Dott. Giuseppe Prestigiacomo Via R. Wagner 4 - 90139 Palermo Tel. 091 9826745 Fax 091 9826804 e-mail: studiolegalerinaudo@libero.it studiolegalerinaudo@pecinfostrada.it p.i. 05536610826 c.f. RND BRC 75D49 L219B















                                CRONOLOGIA DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI
CATANZARO COSTRUZIONI - PRETRATTAMENTO – FAVARA (AG)

14/11/05:  la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

12/04/06: la C.P.T.A. di Agrigento non ha ancora espresso parere.


PLATANI  ENERGIA AMBIENTE – PRETRATTAMENTO – CASTELTERMINI (CL) /CAMPOFRANCO (AG)

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

12/04/06: né la C.P.T.A. di Agrigento né il Comune di Campofranco hanno espresso   
                parere.


PLATANI  ENERGIA AMBIENTE – INCENERITORE – CASTELTERMINI (CL) /CAMPOFRANCO (AG)

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

06/02/06: la CPTA di Caltanissetta trasmette parere

12/04/06: il Servizio 3 rigetta la richiesta di autorizzazione



SICIL POWER – PRETRATTAMENTO – CATANIA

22/12/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [Servizio 3 non operativo] (*)

13/04/06: il Servizio 3 emana il decreto di autorizzazione.


SICIL POWER – PRETRATTAMENTO – MAZZARRÀ S.ANDREA

23/02/06: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

06/03/06: la CPTA trasmette la documentazione completa

12/4/06:  non risulta che la Ditta abbia fatto la V.I.A.


SICIL POWER – INCENERITORE – PATERNÒ

22/12/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

12/04/06: manca parere del Comune nonostante richieste del 7/12/04, 18/7/05 e 28/3/06. La CPTA non ha ancora verificato la congruità con il D. Lgs. 133/05, richiesta il 28/7/05 e il 28/3/06.

TIFEO ENERGIA AMBIENTE – PRETRATTAMENTO – MODICA (RG)

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

12/04/06: il Comune di Modica non ha fornito i chiarimenti richiesti con note del 22.02.05, 18.07.05 e 28.03.06.


TIFEO ENERGIA AMBIENTE – PRETRATTAMENTO – AUGUSTA (SR)

22/10/05: la CPTA trasmette parere ed incartamento

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [Servizio 3 non operativo] (*)

13/04/06: è emanato il decreto di autorizzazione;. .


TIFEO ENERGIA AMBIENTE – INCENERITORE – AUGUSTA (SR)

07/11/05 e 28/12/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [Servizio 3 non operativo] (*)

22/10/05: la CPTA trasmette il parere

30/11/05: il Comune trasmette il parere

12/04/06: il Servizio 3 rigetta la richiesta di autorizzazione



PALERMO ENERGIA AMBIENTE – PRETRATTAMENTO – PALERMO

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

03.08.05: il Comune esprime il parere

12/04/06: nessun parere pervenuto dalla CPTA.


PALERMO ENERGIA AMBIENTE – INCENERITORE – PALERMO

07/11/05: la Ditta richiede intervento sostitutivo [pratica incompleta]

03.08.05: il Comune esprime il parere

12/04/06: manca la verifica della CPTA sulla congruità con il D. Lgs. 133/05, chiesta con note del 28.07.05 e del 28.03.06.

(*)N.B. 19/09/05 – 28/02/06:  per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3, che non è, quindi, operativo


Dipartimento Territorio Ambiente

Prot.   65316                  del   11/09/2007 

Oggetto :  Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti – Audizione del 25/07/2007


Al Presidente della Regione
Palazzo d’Orleans
Palermo

  

         Si è appreso con vivo stupore, dal sito web di radio radicale, delle dichiarazioni rese dalla S.V. nell’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti del 25/07/2007,  relative a presunti comportamenti omissivi e ad asserite impugnative di atti e denunce operate dallo scrivente, il tutto riguardante la materia delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera degli impianti di incenerimento dei rifiuti.

            Invero, sia il tono che il contenuto delle affermazioni fanno immediatamente propendere allo scrivente per un probabile difetto delle informazioni che sono state fornite alla S.V.

           Infatti, se i comportamenti omissivi lamentati avessero avuto un minimo di fondamento e di sussistenza, allora si dovrebbe convenire per fatti e situazioni di notevole gravità.

            Ma - appare persino superfluo ricordarlo - in casi del genere, cioè di acclarata inerzia dei compiti e delle responsabilità dirigenziali, sovviene la legge n. 10/2000, laddove all’art. 7, comma g, ed all’art. 8, comma d, prevede espressamente l’attivazione dei poteri sostitutivi, a secondo delle situazioni, da parte del Dirigente Generale o del Dirigente di Area o Servizio.

            L’abnormità della durata della presunta omissione, indicata in 412 o più giorni, contrasta con l’eventuale applicazione delle norme di cui sopra, anzi, il fatto stesso che non sia stato adottato proprio alcun intervento sostitutivo, né sullo scrivente, responsabile del provvedimento, né sul dott. Alessandro Pellerito, responsabile del procedimento, non potrebbe che fare concludere per la totale assenza di comportamenti ed atti omissivi.

            Ad entrambi, peraltro, non è mai pervenuto alcun “richiamo” sui fatti specifici, come invece affermato dalla S.V., nè si è mai avuta percezione o notizia di qualcosa di simile.

            Ed infatti, la correttezza dello scrivente e del dott. Pellerito appare conclamata in tutto e per tutto dalla sequenza cronologica degli avvenimenti e degli atti amministrativi che sono stati trasmessi di volta in volta alla Struttura Commissariale e che ad essa sono, quindi, ben noti. Di essi la S.V. troverà prova e conferma nei due prospetti “Cronologia degli atti amministrativi” e “Sintesi cronologica sui 4 inceneritori autorizzati con Decreto interministeriale”, allegati alla presente, che riassumono sinteticamente, ma esaurientemente, i passaggi cardine dell’iter procedurale seguito.

            Dall’esame dei prospetti emerge con estrema chiarezza:
a)     Alle date delle richieste delle Ditte dell’intervento sostitutivo del Ministero dell’Ambiente, pressoché tutte le pratiche erano incomplete in alcune o più parti, in particolare nessuna di quelle riguardanti gli impianti di incenerimento era completata ai sensi del D.Lgs. n. 133/2005, come peraltro sottolineato dalla Direzione DSA dello stesso Ministero con la nota n. 0033030 del 21/12/2005; il Servizio 3, quindi, non era nelle condizioni di emettere alcun provvedimento, sia positivo che negativo;
b)     Per effetto della ristrutturazione del Dipartimento Territorio e Ambiente il Servizio 3 è rimasto privo di dirigenti incaricati dal 19/09/2005 al 28/02/2006; lo scrivente ed il dott. Pellerito sono stati tenuti senza contratto per oltre 5 mesi con la conseguente decurtazione dell’indennità dirigenziale; non appena reinseriti nelle proprie funzioni si è proceduto immediatamente con le pratiche nel frattempo definitesi.

Tanto basta per concludere che nessun dirigente del Servizio 3 “si è tenuto pratiche nel cassetto”, né, tanto meno, ha omesso di rilasciare autorizzazioni per procedimenti che fossero completati e definiti in tutti i passaggi amministrativi.                    

            Per quanto riguarda il resto delle dichiarazioni della S.V. è appena il caso di rilevare che lo scrivente non solo non ha impugnato alcun atto relativo alla vicenda, ma è totalmente all’oscuro dell’asserita impugnativa che gli si attribuisce.

           Altrettanto incomprensibile ed oscuro è il riferimento ad una presunta denuncia che lo scrivente avrebbe sporto nei confronti della S.V. in relazione ad una riunione, completamente ignota, che si sarebbe svolta all’Assessorato Territorio e Ambiente tra la S.V. ed i Direttori.

           Trattasi di azioni, fatti e circostanze assolutamente estranee e sconosciute per lo scrivente, di cui appaiono incomprensibili motivi ed origini.

           Per quanto sopra rappresentato si chiede alla S.V. di voler fornire alla Commissione parlamentare le precisazioni che il caso comporta.  

           Infine, si coglie l’occasione per rappresentare alla S.V. la farraginosità dell’iter amministrativo riguardante il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, che tanti problemi ha creato in passato ed anche nel caso in questione. Ebbene, nonostante le semplificazioni procedurali introdotte dal D.Lgs. n. 152/06 ed applicate nel corso del 2006 dagli Uffici diretti dallo scrivente e dal dott. Pellerito, si è assistito dal mese di gennaio di quest’anno ad opera del Dipartimento Territorio e Ambiente ad una inopinata involuzione delle procedure con relativo ripristino dei pareri delle CPTA.

           Sulla materia, che comporta un aggravio di spesa di oltre 300.000 euro/anno per il bilancio regionale (spese di sopravvivenza di organismi obsoleti quali le CPTA) e di circa 3.000.000 di euro/anno (spese di sopravvivenza degli uffici di segreteria, il cui personale potrebbe essere impiegato fruttuosamente in altri settori dell’Amministrazione), lo scrivente trasmetterà, separatamente, apposito rapporto alla SV.          

                                                                          Il Dirigente Chimico

                                                                        Dott. Gioacchino Genchi




Dipartimento Territorio Ambiente

Prot.   65316                  del   11/09/2007 

Oggetto :  Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti – Audizione del 25/07/2007


Al Presidente della Regione
Palazzo d’Orleans
Palermo

  

         Si è appreso con vivo stupore, dal sito web di radio radicale, delle dichiarazioni rese dalla S.V. nell’audizione della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti del 25/07/2007,  relative a presunti comportamenti omissivi e ad asserite impugnative di atti e denunce operate dallo scrivente, il tutto riguardante la materia delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera degli impianti di incenerimento dei rifiuti.

            Invero, sia il tono che il contenuto delle affermazioni fanno immediatamente propendere allo scrivente per un probabile difetto delle informazioni che sono state fornite alla S.V.

           Infatti, se i comportamenti omissivi lamentati avessero avuto un minimo di fondamento e di sussistenza, allora si dovrebbe convenire per fatti e situazioni di notevole gravità.

            Ma - appare persino superfluo ricordarlo - in casi del genere, cioè di acclarata inerzia dei compiti e delle responsabilità dirigenziali, sovviene la legge n. 10/2000, laddove all’art. 7, comma g, ed all’art. 8, comma d, prevede espressamente l’attivazione dei poteri sostitutivi, a secondo delle situazioni, da parte del Dirigente Generale o del Dirigente di Area o Servizio.

            L’abnormità della durata della presunta omissione, indicata in 412 o più giorni, contrasta con l’eventuale applicazione delle norme di cui sopra, anzi, il fatto stesso che non sia stato adottato proprio alcun intervento sostitutivo, né sullo scrivente, responsabile del provvedimento, né sul dott. Alessandro Pellerito, responsabile del procedimento, non potrebbe che fare concludere per la totale assenza di comportamenti ed atti omissivi.

            Ad entrambi, peraltro, non è mai pervenuto alcun “richiamo” sui fatti specifici, come invece affermato dalla S.V., nè si è mai avuta percezione o notizia di qualcosa di simile.

            Ed infatti, la correttezza dello scrivente e del dott. Pellerito appare conclamata in tutto e per tutto dalla sequenza cronologica degli avvenimenti e degli atti amministrativi che sono stati trasmessi di volta in volta alla Struttura Commissariale e che ad essa sono, quindi, ben noti. Di essi la S.V. troverà prova e conferma nei due prospetti “Cronologia degli atti amministrativi” e “Sintesi cronologica sui 4 inceneritori autorizzati con Decreto interministeriale”, allegati alla presente, che riassumono sinteticamente, ma esaurientemente, i passaggi cardine dell’iter procedurale seguito.

            Dall’esame dei prospetti emerge con estrema chiarezza:
a)     Alle date delle richieste delle Ditte dell’intervento sostitutivo del Ministero dell’Ambiente, pressoché tutte le pratiche erano incomplete in alcune o più parti, in particolare nessuna di quelle riguardanti gli impianti di incenerimento era completata ai sensi del D.Lgs. n. 133/2005, come peraltro sottolineato dalla Direzione DSA dello stesso Ministero con la nota n. 0033030 del 21/12/2005; il Servizio 3, quindi, non era nelle condizioni di emettere alcun provvedimento, sia positivo che negativo;
b)     Per effetto della ristrutturazione del Dipartimento Territorio e Ambiente il Servizio 3 è rimasto privo di dirigenti incaricati dal 19/09/2005 al 28/02/2006; lo scrivente ed il dott. Pellerito sono stati tenuti senza contratto per oltre 5 mesi con la conseguente decurtazione dell’indennità dirigenziale; non appena reinseriti nelle proprie funzioni si è proceduto immediatamente con le pratiche nel frattempo definitesi.

Tanto basta per concludere che nessun dirigente del Servizio 3 “si è tenuto pratiche nel cassetto”, né, tanto meno, ha omesso di rilasciare autorizzazioni per procedimenti che fossero completati e definiti in tutti i passaggi amministrativi.                    

            Per quanto riguarda il resto delle dichiarazioni della S.V. è appena il caso di rilevare che lo scrivente non solo non ha impugnato alcun atto relativo alla vicenda, ma è totalmente all’oscuro dell’asserita impugnativa che gli si attribuisce.

           Altrettanto incomprensibile ed oscuro è il riferimento ad una presunta denuncia che lo scrivente avrebbe sporto nei confronti della S.V. in relazione ad una riunione, completamente ignota, che si sarebbe svolta all’Assessorato Territorio e Ambiente tra la S.V. ed i Direttori.

           Trattasi di azioni, fatti e circostanze assolutamente estranee e sconosciute per lo scrivente, di cui appaiono incomprensibili motivi ed origini.

           Per quanto sopra rappresentato si chiede alla S.V. di voler fornire alla Commissione parlamentare le precisazioni che il caso comporta.  

           Infine, si coglie l’occasione per rappresentare alla S.V. la farraginosità dell’iter amministrativo riguardante il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, che tanti problemi ha creato in passato ed anche nel caso in questione. Ebbene, nonostante le semplificazioni procedurali introdotte dal D.Lgs. n. 152/06 ed applicate nel corso del 2006 dagli Uffici diretti dallo scrivente e dal dott. Pellerito, si è assistito dal mese di gennaio di quest’anno ad opera del Dipartimento Territorio e Ambiente ad una inopinata involuzione delle procedure con relativo ripristino dei pareri delle CPTA.

           Sulla materia, che comporta un aggravio di spesa di oltre 300.000 euro/anno per il bilancio regionale (spese di sopravvivenza di organismi obsoleti quali le CPTA) e di circa 3.000.000 di euro/anno (spese di sopravvivenza degli uffici di segreteria, il cui personale potrebbe essere impiegato fruttuosamente in altri settori dell’Amministrazione), lo scrivente trasmetterà, separatamente, apposito rapporto alla SV.          

                                                                          Il Dirigente Chimico

                                                                        Dott. Gioacchino Genchi




SINTESI CRONOLOGICA SUI 4 INCENERITORI AUTORIZZATI CON DECRETO INTERMINISTERIALE

Inceneritore di PALERMO

19 luglio 2004             Palermo Energia Ambiente presenta l’istanza
12 ottobre 2004          La C.P.T.A. di Palermo esprime parere favorevole
30 novembre 2004     La Ditta, a parere già espresso, trasmette integrazioni e chiarimenti alla C.P.T.A.
28 luglio 2005             Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente invita la CPTA a verificare la congruità del progetto con il D. Lgs. 133/2005. Non verrà dato seguito nonostante i solleciti.
3 agosto 2005             Il Comune di Palermo esprime parere favorevole
(*)19 settembre 2005 – 28 febbraio 2006 per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3
7 novembre 2005       La Ditta chiede l’intervento sostitutivo al Ministero
15 febbraio 2006         I Ministeri rilasciano l’autorizzazione ex DPR 203/88, pur citando, nelle premesse, che tali progetti dovevano essere assoggettati al D. Lgs. 59/06 (non si comprende il motivo per cui abbiano rilasciato l’autorizzazione ex DPR 203).
10 maggio 2006          Il Ministero comunica all’Assessorato di aver rilasciato l’autorizzazione.

Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, in assenza della valutazione di congruità al D. Lgs. 133/05 da parte del proprio organo consultivo, non ha potuto rilasciare il provvedimento finale di competenza.

Si evidenzia che il progetto approvato è carente nella descrizione di alcuni punti di abbattimento degli inquinanti in emissione e presenta incongruità tra i dati dichiarati di portata e di flusso di massa.


Inceneritore di CASTELTERMINI (AG)/ CAMPOFRANCO (CL) (ricade sui territori di due Comuni e due Province)

16 giugno 2004           Platani Energia Ambiente presenta l’istanza
28 ottobre 2004          La C.P.T.A. di Agrigento rilascia un parere non esplicito nelle conclusioni
5 agosto 2005            Il Comune di Casteltermini esprime parere contrario
11 agosto 2005          Il Comune di Campofranco esprime parere contrario
(*)19 settembre 2005 – 28 febbraio 2006 per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3
7 novembre 2005       La Ditta chiede l’intervento sostitutivo
14 dicembre 2005      La C.P.T.A. di Caltanissetta rilascia un parere.
12 aprile 2006             Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente esprime diniego al rilascio dell’autorizzazione
10 maggio 2006          Il Ministero comunica di aver rilasciato il 10 febbraio 2006 l’autorizzazione ex DPR 203/88, pur citando, nelle premesse, che tali progetti dovevano essere assoggettati al D. Lgs. 59/06 (non si comprende il motivo per cui abbiano rilasciato l’autorizzazione ex DPR 203).

Si evidenzia che il progetto approvato è carente nella descrizione di alcuni punti di abbattimento degli inquinanti in emissione e presenta incongruità tra i dati dichiarati di portata e di flusso di massa.





Inceneritore di PATERN0’

3 dicembre 2004        Sicilpower completa l’istanza
3 dicembre 2004        La C.P.T.A. di Catania esprime parere favorevole
7 dicembre 2004        Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente chiede al Sindaco di esprimere parere
18 luglio 2005             Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente reitera al Sindaco la richiesta di esprimere parere
(*)19 settembre 2005 – 28 febbraio 2006 per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3
22 dicembre 2005      La Ditta chiede l’intervento sostitutivo
28 marzo 2006           Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente chiede notizie sull’eventuale commissariamento del Comune
10 maggio 2006          Il Ministero comunica di aver rilasciato il 10 febbraio 2006 l’autorizzazione ex DPR 203/88, pur citando, nelle premesse, che tali progetti dovevano essere assoggettati al D. Lgs. 59/06 (non si comprende il motivo per cui abbiano rilasciato l’autorizzazione ex DPR 203).
30 maggio 2006          Il Comune esprime parere negativo
21 giugno 2006           La CPTA fissa nuovi limiti alle emissioni in atmosfera, applicando quelli del D. Lgs. 133/05

Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente solo dopo il 30 maggio avrebbe potuto rilasciare un provvedimento finale.

Si evidenzia che il progetto approvato è carente nella descrizione di alcuni punti di abbattimento degli inquinanti in emissione e presenta incongruità tra i dati dichiarati di portata e di flusso di massa.


Inceneritore di AUGUSTA

24 maggio 2005          Tifeo Energia Ambiente presenta il nuovo progetto che prevede 3 linee
(*)19 settembre 2005 – 28 febbraio 2006 per effetto della ristrutturazione del Dipartimento e della revoca di tutti gli incarichi dirigenziali non ci sono dirigenti in servizio presso il Servizio 3
7 novembre 2005       La Ditta, ad istruttoria sospesa in quanto in attesa di integrazioni, chiede l’intervento sostitutivo
15 novembre 2005     La Ditta trasmette integrazioni alla CPTA
30 novembre 2005     Il Comune esprime parere negativo
12 dicembre 2005      La Ditta trasmette ancora integrazioni alla CPTA
14 dicembre 2005      La CPTA di Siracusa esprime parere favorevole
29 dicembre 2005      La Ditta integra e modifica la richiesta di intervento sostitutivo
12 aprile 2006             Il Servizio 3 dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente esprime diniego al rilascio dell’autorizzazione
10 maggio 2006          Il Ministero comunica di aver rilasciato il 10 febbraio 2006 l’autorizzazione ex DPR 203/88, pur citando, nelle premesse, che tali progetti dovevano essere assoggettati al D. Lgs. 59/06 (non si comprende il motivo per cui abbia rilasciato l’autorizzazione ex DPR 203).

Si evidenzia che il progetto approvato è carente nella descrizione di alcuni punti di abbattimento degli inquinanti in emissione e presenta incongruità tra i dati dichiarati di portata e di flusso di massa.
Inoltre l’intervento sostitutivo è stato chiesto pur essendo sospesi i termini di istruttoria, in quanto erano state richieste integrazioni.

(*) Vedasi documento delle 4Coincidenze


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