Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





mercoledì 27 ottobre 2010

Cassonetto differenziato. Raccolta "porta a porta"

Tessere a punti e volontari
La raccolta dei virtuosi

Tre Comuni (al Sud, Centro e Nord) si sono organizzati

E così a Salerno la differenziata è passata dal 7 al 75%

 


ROMA — Cassonetto differenziato. Raccolta «porta a porta».



Premi a punti per chi aiuta a riciclare. L’Italia non è tutta Terzigno. E da Nord a Sud ci sono città che hanno affrontato il problema dei rifiuti con successo. Ne abbiamo scelte tre: Novara, Lucca e Salerno. Ben consapevoli che il problema è proporzionale al numero degli abitanti e dunque ingigantito nelle metropoli come Roma, Milano e Napoli. Ma mai dire mai. È quello che ha pensato il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, titolare di un record che, in Campania, ha il sapore del miracolo: in un anno e mezzo la raccolta differenziata è passata dal 7% al 75% degli ultimi mesi, facendo schizzare il Comune in testa ai capoluoghi più virtuosi. In più ha quasi terminato un impianto di compostaggio. E sarebbe pronto a partire con un termovalorizzatore che risolverebbe molti problemi a Napoli. Convinto che il caos dei rifiuti abbia «responsabilità gravi. Tutte amministrative». Punto di forza della strategia vincente è la raccolta a domicilio. Una rivoluzione copernicana: non è più la spazzatura che va al cassonetto, ma lo spazzino che la ritira, a giorni alterni, sotto casa. Divisa per macrocategorie. Tre, quattro volte a settimana l’umido (avanzi misti organici). Una o due carta e cartone, vetro, alluminio, plastica e varie non riciclabili.

Un meccanismo un po’ complesso all’inizio: in assenza di auspicate linee guida ministeriali, ogni Comune decide in proprio come aggregare i rifiuti e persino quali colori assegnare alle campane di raccolta. Cosa che impedisce campagne informative nazionali. I Comuni si ingegnano. A Salerno una squadra di 60 ragazze e ragazzi ha spiegato, casa per casa, come e dove buttare. A Lucca ogni cittadino è stato dotato di una tessera magnetica. Se getta direttamente la spazzatura riciclabile al centro raccolta, guadagna punti. Buttando un frigo ha il bonus più alto. Più punti raccoglie e meno pagherà la tassa rifiuti. Lo sconto arriva al 35% della tassa. «Così il vantaggio è per tutti» spiega il vicesindaco Giovanni Pierami, citando anche la distribuzione gratuita di tritatutto da lavello che invia i rifiuti organici nei depuratori. Lì, filtrati, vengono utilizzati per la produzione a gas di energia elettrica. Per chi non si adegua, multe. A Salerno arrivano a 500 euro, riscosse da vigili in borghese. Ma lì la raccolta è scientifica. I ritiri sono stati fissati anche al venerdì (pensando che si mangi pesce) e alla domenica (immaginando pranzi in famiglia). E sono stati messi punti di raccolta giornalieri per pannolini e pannoloni. Il destino comunque è segnato per tutti. L’Unione Europea ha fissato l’obiettivo da raggiungere: il 50% di raccolta differenziata entro il 2015. Nessuno può sfuggire. Ma una delle argomentazioni più frequenti (alibi secondo alcuni) dei Comuni che si oppongono ancora alla differenziata sono i costi.

Il sindaco di Novara, Silvana Moscatelli, spiega come ha fatto il suo Comune ad ammortizzare l’investimento iniziale e a tornare in pareggio. «Noi abbiamo iniziato a pensare alla raccolta differenziata nel 2000 quando nessuno ne parlava. Nel 2003-2004 abbiamo fatto un investimento di due milioni di euro soprattutto per acquistare i nuovi mezzi tecnologici e i materiali da distribuire ai cittadini. Ora siamo al 72% della differenziata. La raccolta della spazzatura per il 100% dei nostri 104 mila abitanti avviene "porta a porta". E’ vero che all’inizio l’impegno è oneroso. Anche per il personale impegnato. Ma, pian piano, negli anni questo viene ammortizzato con l’abbassarsi dei costi di smaltimento dei rifiuti in discarica. Noi siamo passati da 37 mila tonnellate in discarica alle attuali 13 mila tonnellate. Questo ha comportato una forte riduzione dei costi. Quest’anno i conti sono in pareggio». A Salerno la differenziata avviata nel 2008 sta costando 13 milioni di euro l’anno. «Contavamo sugli incentivi di 40 euro a tonnellata per l’umido che incredibilmente da quest’anno, nella nuova legge, sono stati tolti. Realizzando il paradosso che i Comuni più virtuosi saranno i più penalizzati».

Secondo De Luca la chiave di volta è il ciclo integrato dei rifiuti. Anche perché non basta differenziare, occorre riciclare. Spiega il sindaco di Salerno: «Noi siamo autonomi. Abbiamo la differenziata. Abbiamo il sito di "trasferenza" dove portare i rifiuti se è chiusa la discarica. E, dopo 16 anni di gestione commissariale, abbiamo realizzato l’impianto di compostaggio. Sarà terminato entro l’anno e ci farà risparmiare sui viaggi dei rifiuti in Sicilia o a Padova. E’ la soluzione finale». Mentre a Terzigno infuria la guerra della discarica, De Luca sottolinea: «Ci eravamo candidati anche per il termovalorizzatore che a noi non serve. Abbiamo fatto la gara per le infrastrutture, lo scavo archeologico, predisposto il bando. E siamo pronti da un anno e mezzo a realizzare un impianto da 300 milioni di euro non pubblici. Ma aspettiamo il via libera». Non è un problema solo burocratico. Il punto è che la nuova legge ha tolto ai sindaci campani per affidare ai subcommissari la responsabilità dell’appalto. Ma De Luca non ci sta: «Noi vogliamo controllare la fase finale a tutela della qualità dell’impianto. Non possiamo tollerare che sulla nostra terra si speculi sulla tragedia dei rifiuti».

Virginia Piccolillo
26 ottobre 2010


http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/26-ottobre-2010/tessere-punti-volontari-raccolta-virtuosi--1704035403819.shtml





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