Per dire NO all’uso del (combustibile derivato dai rifiuti) come combustibile nei cementifici basterebbe considerare che la legislazione USA obbliga i cementieri a indicare sul contenitore se il , in esso contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti.


Infatti, il ottenuto con il co-incenerimento di e combustibile fossile, diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati (vedasi il caso del cromo esavalente nel sangue dei lavoratori del tunnel della Manica).





Inoltre, i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore.




Alle associazioni , , Isola Pulita, Rifiuti Zero Palermo e basta  quanto sopra per dichiararsi assolutamente contrarie a ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo.




Al posto della combustione del si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra, recupero di materia o non di energia.




Dietro l’angolo ci sono i cementieri di Isola delle Femmine, Porto Empedocle, Ragusa, Catania e di Priolo, che aspettano l’autorizzazione del co-incenerimento del : questo non lo permetteremo e ci opporremo con ogni mezzo democratico contro il tentativo di bruciare nei cementifici.


Caricato da isolapulita. - I nuovi video di oggi.

Altro elemento di distorsione nel funzionamento delle società d'ambito concerne la frequente e pressoché sistematica elusione delle regole di evidenza pubblica nella scelta delle imprese cui affidare i lavori, imprese spesso prive dei necessari requisiti di professionalità, caratterizzate da assunzioni clientelari, che in molti casi, come accertato dalla Commissione, hanno riguardato individui con pregiudizi penali, o legati da rapporti di parentela con soggetti pregiudicati.Le criticità di ordine economico finanziario degli ATO hanno quindi avuto ricadute gravissime nella gestione del ciclo dei rifiuti nella regione siciliana, contribuendo a determinare situazioni di altrettanto grave pregiudizio per la salubrità dell'ambiente e, quindi, la salute dei cittadini.
Relazione Commissione Parlamentare sui Rifiuti in Sicilia 6/10/10





sabato 9 ottobre 2010

L’Ue boccia l’ambiente in Sicilia di Giuseppe Bellia


L’Ue boccia l’ambiente in Sicilia
di Giuseppe Bellia

PALERMO - Cinque procedure d’infrazione. Quattro (dal 2002 al 2007) in materia d’inquinamento atmosferico, l’ultima, in riferimento alla non conformità di una novantina di discariche alle norme comunitarie. C’è pure, volendola considerare, la sentenza della Corte di giustizia Ue per il primo bando sui quattro termovalorizzatori, perché non pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea. Fino a quando gli organismi comunitari non si pronunceranno, la questione è aperta, anche se l’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque conta di avere risolto tutto. 


Tutto questo è il conto “nero” e non “verde” che la Regione siciliana presenta ai siciliani, all’Italia e all’Ue, in materia ambientale. Due sono le procedure d’infrazione per la violazione delle Direttive 96/62/CE e 99/30/CE, una terza per la mancata elaborazione – con riferimento agli anni 2005 e 2006 – dei piani e programmi previsti dall’art. 8 del D. Lgs. 351/99 in attuazione della Direttiva 96/62/CE, una quarta per il mancato rispetto dei limiti in vigore dal 2005 per le polveri sottili, in violazione della Direttiva 99/30/CE. Infine l’ultima arrivata, concernente lo stato d’irregolarità delle discariche. Il tutto “condito” da una bufera giudiziaria in corso, d’accuse reciproche, fra Gioacchino Genchi e Pietro Tolomeo, rispettivamente - in due fasi storiche amministrative distinte - responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” e dirigente generale del dipartimento Territorio e Ambiente. Sulle presunte responsabilità tecnico – amministrative, la magistratura giudicante, farà luce sui fatti, accertandone eventuali profili di responsabilità. 
Sui fatti meramente politici si partedalle interrogazioni presentate dai deputati all’Ars, per accertare le responsabilità delle gravi omissioni che si sono registrate nella Regione, dal 2002 fino al 2007, in materia di prevenzione dall’inquinamento atmosferico. All’Assemblea regionale siciliana sono stati presentati specifici atti ispettivi, da parte di deputati regionali appartenenti sia alla maggioranza (Pdl) sia all’opposizione (Pd). Atti rivolti all’esecutivo regionale in carica, finalizzati a individuare sul piano politico e tecnico - amministrativo, i responsabili delle omissioni in materia di tutela dall’inquinamento atmosferico recentemente contestate alla Regione dall’Unione Europea e dal ministero Ambiente.
Sulle prime quattro procedure d’infrazione è stato sollevato in sede di dibattito regionale all’Ars, un complesso confronto su questioni di merito e di metodo che può essere sintetizzato in due interrogazioni parlamentari. La prima la n. 366 del 28 gennaio 2009 da parte di Ignazio Marinese (Pdl) denominata “Presunte violazioni della normativa vigente in materia d’inquinamento atmosferico”. La seconda n. 403 del 11 febbraio 2009 di cui il promotore è stato Gaspare Vitrano dell’opposizione (Pd), denominata “Presunte omissioni e violazioni di norme statali e direttive europee in materia di contrasto all’inquinamento atmosferico”. 

A queste, ha risposto la Regione, attraverso una memoria, predisposta per il Governo regionale dal responsabile del Servizio 3/DTA “Tutela dall’inquinamento atmosferico”, Salvatore Anzà. Questi, all’epoca dei fatti, non rivestiva la carica attuale, pertanto, nulla a lui è imputabile, la sua memoria è stata un atto dovuto. L’ultima “fardello” per la Regione Siciliana è quello delle discariche. Di queste, una novantina sono sott’accusa per inadempienza agli obblighi comunitari in materia, tutti siti antecedenti al 2001 o compresi fra il 2001 e il 2003. Da fonte Arra, si rende noto che sarebbero 13 le discariche ancora attive, in attesa dell’ubicazione dei termovalorizzatori. Dunque, dov’è il “bandolo della matassa”? Felice Crosta ha dichiarato che “non ci sono irregolarità con le norme ambientali” e che queste non rischierebbero la chiusura; la Regione si è affretta a comunicare che le discariche “sono state per lo più chiuse”. Chiusura voluta e decisa dall’allora presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro (ne fece chiudere più di 300). Bruxelles, sulla mancanza di pericolosità delle discariche chiuse,  non la pensa allo stesso modo dell’esecutivo regionale, se ha attivato una procedura d’infrazione. Ed ecco la “frittata”. L’ennesima in materia.

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